Death’s Door – Recensione

Recensito su PC

È inevitabile. La morte, così come l’esigenza umana di esorcizzarla attraverso infinite rappresentazioni artistiche. Difficile non pensare per esempio alla ciclicità della morte di Dark Souls, che mette in scena emblemi e personificazioni della condizione umana, come il corvo. Un animale sfuggente dal manto nero lucido che per questo ben si presta a incanalare alcuni specifici valori. Un volatile misterioso che ha ispirato ora Death’s Door, ultima fatica di Acid Nerve. Il duo di Manchester aveva già fatto parlare di sé sei anni fa circa, quando debuttò nell’industria con titan souls. Sempre di morte si parlava, eppure quella della loro esclusiva PC – la versione da noi testata tramite Steam – e console Xbox ha tutto un altro sapore. È stato all’evento organizzato da Devolver Digital per l’E3 2021 che lo studio inglese ha catturato il pubblico mostrando un cambiamento importante nel suo percorso di crescita, attraverso un gioco pronto a stregare e a rapire chiunque si lasci ammaliare dallo sguardo del piccolo corvo.

Death's DoorLa porta della Morte

Ultima fermata del bus. Neanche il tempo di scendere che sparisce all’orizzonte. Le giornate iniziano sempre nello stesso modo, con il solito uccellaccio senzatetto sulla panchina, la cabina telefonica mezza rotta e un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Il giovane corvo senza nome è stato infatti assunto per scovare, raccattare e trascinare le anime dei defunti nell’aldilà. Apparentemente avventuroso, l’impiego si trasforma invero in una routine tediosa. Alla Hall of Doors tutto è grigio, letteralmente, e nulla sembra potere spezzare il trantran quotidiano. Sì, il protagonista senza nome ha ricevuto un incarico di prestigio, recuperare uno spirito importante per cui pagheranno un bell’extra ma rimane sempre la stessa solfa, forse.

Death's Door

La sala centrale del posto di lavoro appare come la hall di un hotel dei primi anni del ‘900 made in USA, con ampie scale e decorazioni vicine all’Art Déco dei ruggenti anni ’20. Al posto delle valigie, si trovano cassetti, cassettoni e scaffali grondanti scartoffie varie. I defunti sono sempre tanti, quindi c’è bisogno che un gruppo di corvi si occupi di redimere i documenti a essi riferiti, su apposite scrivanie dotate di macchine da scrivere, mentre quelli in tenera età vengono mandati a fare il lavoro sporco. A questo fine, passano per una delle tante porte disseminate per l’atrio. Oltre una di queste si trovava l’importante incarico affidatoci e tutto sembrava filare liscio. Sennonché, sul punto di agguantare la Giant Soul, siamo stati colpiti da dietro e derubati della stessa.

Scovato il ladro, la trama si apre su uno scenario più stuzzicante e aperto, relativo al recupero delle anime di tre personalità che hanno cercato di barare. Sarà un viaggio lungo circa 10 ore che porrà il nostro becco di fronte a personaggi bislacchi, situazioni singolari e battaglie all’ultima piuma. Death’s Door burocratizza la morte e la intinge di un piglio ironico, sagace quanto intelligente, capace di manovrare sapientemente vari temi. Abbiamo già interpretato simili mietitori nel capolavoro Grim Fandango o visto una gerarchizzazione dell’Oltretomba in Hades ma Acid Nerve ha saputo cogliere una sfumatura tutta sua, facendo comunque perno sulla componente ludica.

Death's DoorLe vie del corvo sono (quasi) infinite

Come accennato in apertura, Death’s Door rappresenta un cambio vigoroso nella carriera del team inglese. Da un titolo ispirato a Shadow of the Colossus, hanno puntato su un action dalla visuale isometrica con qualche punto in comune con The Legend Of Zelda. Rispetto alla terza persona, tale punto di vista offre una panoramica più ampia sulle arre esplorabili e gli autori hanno saputo sfruttarla attraverso giochi di camera studiati insieme ad architetture su più piani fatte di ascensori, scale e incroci senza mai diventare dispersive. Attraversare le porte insomma, conduce di volta in volta in biomi unici, ognuno dedicato a uno specifico ingannatore della morte. L’assenza di una mappa su schermo potrebbe destabilizzare il giocatore intento a scoprire ogni anfratto nascosto, eppure siamo convinti che si tratti di una precisa scelta di design coerente con l’intera produzione.

Death's Door

Le meccaniche ludiche sono ridotte all’osso, eppure l’idea di una presunta povertà dell’impianto generale viene disinnescata nella quasi totalità dalle dinamiche che si vengono a creare. Il giovane corvo dispone di un attacco base e uno caricato di spada – o altre armi bianchi da scovare – oltre a un attacco speciale dato dalla magia o, inizialmente, da arco e frecce. La progressione del personaggio non procede tramite l’aumentare di livelli, bensì grazie all’ottenimento di anime dai nemici caduti, preziosa moneta da spendere per aumentare attacco, destrezza, velocità e magia.

I combattimenti diventano così una danza di colpi e rotolate – con un minimo cooldown – da calcolare minuziosamente, poiché i punti vita sono appena quattro e tentare la via del button mashing si tradurrà in un biglietto di sola andata per il Game Over. I mietitori caduti si rialzeranno presso le porte di partenza, senza perdere le anime precedentemente ottenute a differenza delle opere FromSoftware. Proprio a questi ultimi potremmo ricondurre l’ispirazione di livelli interconnessi, dove pullulano scorciatoie preziose. Di volta in volta, Death’s Door presenta inoltre angoli semi nascosti, piccoli bonus o zone secondarie raggiungibili solo usando l’ingegno e le risorse a propria disposizione. Il tutto in maniera completamente autonoma, senza alcun input da parte del gioco.

Death's DoorUn diorama di stile

Sulle prime, sembrava quasi di poter toccare quei piccoli corvi e le costruzioni che compongono il mondo di Death’s Door. Enfatizzati dalla visuale isometrica, i percorsi sono assimilabili a dei diorami in continuo movimento. Tanto gli ambienti quanto i personaggi sfoggiano un dettaglio artigianale encomiabile per un prodotto indipendente; basti citare gli schizzi di sangue lasciati dai nemici, o un uso delle luci sopraffino. Lo si può immaginare come una produzione Pixar, nel senso di una versione in chiave favolistica di situazioni quotidiane umane. A corredo di questo concentrato di stile, un sound design molto piacevole e una colonna sonora ora delicata, ora potente e feroce durante i momenti più concitati.


Pochi, semplici ingredienti servono a Death’s Door per comporre una ricetta ricca di stile, divertente da giocare. Mentre narrazione e piglio artistico si fondono in un impasto originale per dare vita a un diorama interattivo, la componente ludica rappresenta il perno della produzione. Pur nelle sue meccaniche ridotte all’osso che rischiano di dare un retrogusto di ripetitività, il sistema di combattimento così come le fasi esplorative sono costruite per incentivare il giocatore a sperimentare e a rischiare. Non fatevi pertanto spaventare dall’assenza di una mappa, il piccolo corvo ritroverà sempre la via per la Porta della Morte.

8.9

Pro

  • Un concentrato di stile tra ironia, simbolismi e design affascinante
  • Level design efficace
  • Gameplay asciutto, di poche meccaniche stimolanti...

Contro

  • ... Che avrebbero meritato un'ultima limatura ai controlli
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