Devil May Cry – Recensione Devil May Cry

Cosa succede quando la mente del creatore di Resident Evil si incontra con il genere gothic con una punta di metal anni ’80? Qualcosa di inusuale sicuramente, ma senz’altro buono e Devil May Cry lo ha dimostrato.
Questo gioco ha fatto parlare di sé sin dai primi momenti di vita della PS2, in particolare per la particolare ambientazione che proponeva. Vediamo di cosa si tratta.

La storia si ripete

Il protagonista si chiama Dante ed è il figlio di Sparda, un leggendario cavaliere oscuro e demone che 2000 anni prima ha aiutato gli umani nella guerra contro l’Underworld e il suo signore: Mundus. Dante è quindi un mezzo-demone, avendo in sé il sangue del padre e quello della sua madre umana.
Il gioco inizia quando una strana donna di nome Trish annuncia a Dante che Mundus è risorto e che si sta preparando a sferrare il suo attacco da Mallet Island, dove sembra esserci una sorta di portale che collega i due mondi dentro un castello.
Se la trama generale vi sembra qualcosa di già sentito…è perché lo è. Non è chiaro se sia voluto o meno, ma il contesto di Devil May Cry sembra ricalcare parecchi cliché di questo tipo di storie. La trama prende solo in seguito delle pieghe interessanti, ma niente di eccezionale a dire il vero. Anzi alla fine del gioco si rimane con la sensazione che qualcosa in più poteva essere raccontato.
Per fortuna l’innegabile carisma di Dante costituisce un ottimo punto a favore.

Fuoco e acciaio

E’ nella giocabilità che Devil May Cry dimostra tutta la sua forza. Il sistema di controllo in particolare risulta intuitivo ed efficace. Le abilità fisiche di Dante sono eccezionali e si potrà scegliere di attaccare con la spada o con le pistole, o volendo con entrambe dando vita a combinazioni spettacolari e devastanti. E’ proprio la capacità di gestire le abilità di Dante la chiave per riuscire a liberarsi facilmente dei vostri avversari, questo accadrà incentivando la fantasia e i riflessi.
Con l’andare avanti del gioco si potranno sbloccare nuove armi e mosse sempre più potenti e spettacolari.
Gli avversari che incontrerete non staranno certo a guardarvi riempirli di mazzate, anzi specialmente nei livelli di difficoltà avanzati vi daranno filo da torcere. Mostri e boss sono abbastanza variegati e ognuno ha peculiarità e schemi d’ attacco diversi che vi costringeranno a prediligere l’uso del cervello invece di menar fendenti a caso.
L’unico aspetto imperfetto del gameplay è costituito dalle inquadrature fisse. A volte vi ritroverete a colpire (o, peggio, cercare di colpire) nemici nascosti alla visuale, coperti da ostacoli o altro. Anche il cambio di angolazione della telecamera tra un ambiente e un altro a volte può essere disorientante; niente di estremamente fastidioso comunque.
Nonostante tutto le inquadrature fisse permettono di gustarsi al meglio le mosse ultrafluide di Dante e la bellezza degli ambienti. 

Mallet Island

Lo stile grafico di Devil May Cry richiama leggermente quello di Resident Evil, ma ne è altrettanto evidente l’evoluzione.
Malet Island è un vero spettacolo per gli occhi e l’avventura vi porterà attraverso varie ambientazioni: dalle fredde sale del castello agli ampi cortili, da grotte nascoste a templi in pietra e addirittura sott’acqua. Non siamo di fronte alla varietà di un Castlevania, ma ci si avvicina.
Le texture sono impressionanti e realistiche e l’uso delle luci crea degli effetti davvero notevoli. I modelli poligonali sono generalmente ben fatti, anche se si notano sporadiche imperfezioni sulle giunture. Ma soprattutto: sia Dante che i suoi avversari sono estremamente fluidi e questo permette un’azione di gioco veloce e priva di rallentamenti.

Let’s rock it!

La musica durante il gioco si adatta alle situazioni. Quando Dante esplora una zona la musica viene attenuata al punto da rendere ben distinguibili i passi del protagonista o gli echi di versi demoniaci.
quando incorre un combattimento, le tonalità passano velocemente all’heavy-metal. In realtà i riff di chitarra elettrica non sono propriamente ottimi, ma danno sicuramente la giusta atmosfera all’azione.

Devil Never Cry

Una decina di ore basteranno per portare a temine il gioco, tutto sommato quindi la longevità si attesta sulla media del genere.
Sono disponibili diversi livelli di difficoltà per i più ambiziosi e varie sfide che verranno sbloccate tornando in certi posti in determinati punti dell’avventura.

Per concludere

Devil May Cry è sicuramente uno dei più validi action-adventure su console. Il carisma e le abilità acrobatiche di Dante lo rendono un personaggio naturalmente divertente da controllare e difficilmente vi stancherete di scatenarlo per fare strage di demoni.
Se riuscirete a passar sopra alla storia non proprio originale, vi aggiudicherete un ottimo titolo.

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