Docked – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
“Nessuno può davvero voler giocare un gioco che simula un lavoro, no?”
Poi Powerwash Simulator di FuturLab fa 17 milioni di giocatori, e si apre il vaso di Pandora. Sicuramente il simulativo di FuturLab non è stato il primo nel suo genere, ma è forse quello che più di altri è riuscito a infrangere la barriera di genere: i simulativi erano quasi sempre dominio del mercato PC, non di quello console, ma Powerwash ha sdoganato la “multipiattaformità” e aperto anche il pubblico console all’enorme genere del qualcosa-simulator.
Se di Roadcraft non ti abbiamo mai veramente potuto parlare, l’opera successiva di Saber si sposta dalle strade ai porti, più precisamente mettendoci nei panni di una manciata di dipendenti di un magazzino portuale. Docked ti chiede di tirarti su le maniche, metterti al comando di un mezzo, e sistemare le sorti di un’azienda familiare sul procinto del lastrico. Se le meccaniche ti terranno sicuramente incollata, il gioco ti chiederà molta pazienza dal punto di vista tecnico.

Docked – Recensione
Docked inizia con una breve cutscene che riesce a “vendere” un senso di urgenza del quale il titolo beneficia, almeno per i momenti iniziali: un uragano fortissimo ha non solo danneggiato una nave mercantile, ma distrutto quasi ogni struttura del magazzino portuale di nostro padre.
Accorsi per salvare il salvabile, anche se quello non è più il nostro lavoro da tempo, Docked ci mette in mano una gru di banchina e il tutorial ci spiega velocemente come recuperare e muovere i container, il nostro “oggetto” sul quale applicheremo il verbo-giocatore “spostare” per tutte le 10 ore circa di Docked.
La possibilità di switchare la telecamera con relativa facilità piazza da subito Docked come un titolo abbastanza attento dal punto di vista della UX: in modalità normale, infatti, basterà approssimativamente avere il carrello elevatore sopra il container, perché il sistema ci permetta di agganciarlo. I parametri con i quali dovrai avere a che fare sono lunghezza del container, angolazione e inclinazione, tutti accorgimenti che non rendono mai noioso il gameplay mtm (moment to moment).

Nello spostare i container da un punto A ad un punto B, core di gran parte delle nostre attività in Docked, dovremo fare ovviamente anche attenzione ai danni causati, che, raggiunto il 100%, ci costingeranno a ricominciare la missione. La varietà di mezzi si palesa molto velocemente, perché sì, il verbo è sempre “spostare”, ma Docked ci dà poco meno di una decina di mezzi per eseguire quello spostamento.
Data la struttura a missioni (che ci garantiranno materiali, genericamente utili per ricostruire le strutture del porto, o soldi, utili anche a comprare nuovi mezzi ed espandere le nostre capacità di “spostamento”), non saremo mai veramente liberi di usare i mezzi che vogliamo nel momento in cui vogliamo farlo, ma Docked sembra, sulla carta, beneficiare di una struttura più su binari, e non ha paura di attribuirci missioni anche piuttosto complesse, nelle quali dovremo switchare fra diversi mezzi per completarle.
Che siano carrelli elevatori semoventi, gru a cavaliere o gru ship-to-shore, i comandi dei vari mezzi di Docked risultano familiari, e passare da uno all’altro non è mai il colpo di frusta che potrebbe essere. Alcune delle telecamere disponibili avrebbero forse goduto di un paio di settimane di polishing in più, ma non c’è moltissimo di cui lamentarsi, qui.

Su navi per mari
Prima riferivo un comparto narrativo inizialmente interessante, e la parola chiave è “inizialmente”.
So cosa stai pensando: “Perché pretendi una narrazione complessa o almeno piacevole da un simulatore?”. Non è davvero una pretesa, ai miei occhi, soprattutto quando con un infimo sforzo narrativo in più anche titoli come Expeditions: A Mudrunner Game sono in passato riusciti a creare il giusto – per quanto minimo comune denominatore – sottobosco “emotivo” per rendermi almeno curioso dell’evoluzione del canovaccio.
Dopo la premessa interessante, invece, Docked molla la presa del tutto, con dei dialoghi sempre forzati, dei personaggi – fortunatamente solo “teste parlanti” 2D – palesemente creati con l’IA, e una spinta emotiva incastrata sulla prima marcia. Sarà solo la voglia di vedere tutte le aree al 100% e i garage pieni di mezzi a spingerti a fare la prossima missione, e quella dopo ancora.

Due obbiettivi alla volta
Docked ha una particolare struttura di design, nel suo darci obbiettivi: sì, le missioni sono al centro del gameplay, ma il tutto è organizzato a giorni, una sorta di turno di lavoro, se vogliamo. Ogni giorno potremo svolgere un numero limitato di missioni (da 2, inizialmente, a 5, in endgame), e per passare al giorno successivo e sopravvivere economicamente dovremo anche occuparci di accettare e organizzare i lavori del “resto” del magazzino portuale.
Messi davanti ad una selezione di lavori, dovremo soppesare diversi elementi, dalla quantità di TFU (unità di trasporto, aka container) richiesti dal lavoro, alle capacità materiali delle nostre strutture: se completare del tutto un lavoro porta soldi, sempre e costantemente necessari alla progressione – tanto da avermi costretto ad un game over nelle fasi iniziali di gioco -, mancare anche solo di una manciata di container la consegna comporta il pagamento di una penale, e quelle dannate penali sanno essere bastarde.
Fortunatamente Docked crea un obbiettivo intermedio, fra il voler finire questa missione e il voler finire il gioco, ossia le Milestone. Queste sono costituite da 4 macro-obbiettivi: uno è sempre legato al volume di container movimentato con gli ordini, e gli altri sono invece legati all’upgrade di strutture, all’acquisto di mezzi e al completamento di alcune missioni “storia”.

Queste missioni storia sono anche quelle che creano degli imprevisti nel corso del loro svolgimento, da incendi improvvisi, a tempeste di fulmini che ci costringono ad un cambio in emergenza di un generatore. A dirla tutta, quasi volevo una maggior presenza di questi imprevisti anche nel corso delle normali missioni, ma posso anche capire, dal punto di vista del design, come la cosa possa facilissimamente sfuggire di mano.
Per tenere il gameplay fresco, Docked include anche sezioni a piedi, nelle quali, con uno scanner futuristico in mano, sonderemo le componenti dei vari mezzi e macchinari per individuare le parti malfunzionanti, e le potremo riparare con un minigame. Non sono mai sezioni troppo frequenti, e spezzano piacevolmente il gameplay.
Sulle missioni ho invece un appunto da fare: lo sai, se mi leggi da un po’, io sono un completista, un malato di trofei. Ed è sotto questo aspetto che la struttura trofei di Docked è fallace. Per alcune milestone, infatti, il titolo di Saber sembra spingerti a rigiocare determinate missioni, invece che trattare semplicemente la lista di quelle disponibili come una checklist da riempire di spunte. Il farlo ti chiude fuori da tutte le missioni che non hai completato prima del completamento della milestone, cosa che, per la gioia dei platinatori come me, ti blocca dall’ottenere il trofeo legato allo svolgimento di 100 missioni.

Ah, e nemmeno cancellare i save e iniziare una nuova partita smuove quel numero (ora per me bloccato a 66/100). Saber, se mi leggi…. fixa questa cosa, please!
Rivalutare il presente
L’ultimo paragrafo prima di chiudere lo devo assolutamente dedicare al lato tecnico, l’aspetto di Docked che più abbassa la sua valutazione.
Premetto che il team di sviluppo ha chiaramente occhio per la composizione dell’immagine. Stiamo parlando certo di un simulatore di magazziniere portuale, ma la location del porto stessa offre degli scorci molto piacevoli, tra palme che si muovono nel vento, uno shader delle onde ben fatto, e il colore dei container che salta all’occhio in modo giocoso.
È un environment che mi sarebbe piaciuto godermi… se tutto non andasse – fortunatamente al di fuori del gameplay “in gru” – a 20/25 fps incostanti. Tolto il fastidio di un lunghissimo caricamento all’avvio di ogni missione (30-45 secondi su PS5 Pro), e l’inevitabile manciata di secondi di intenso stutter ogni volta che miglioravo una struttura o compravo un nuovo mezzo, Docked è costantemente una fatica per gli occhi, a livello di framerate. Non esistono modalità grafiche, su console, e attivare o disattivare i vari sync e simili non migliora assolutamente nulla.

Vedere un prodotto così piacevole appesantito dall’handicap di prestazioni tecniche miserabili, è impossibile da percepire diversamente da uno sfregio, per il team e per il prodotto stesso. Già di Roadcraft non avevo sentito grandissime cose, al lancio, a livello tecnico, ma si spera sempre che l’esperienza aiuti: Docked, in fondo, non è in early access, e il codice ricevuto è quello del titolo al quale tutti possono accedere sul PlayStation Store, quindi giustificazioni davvero non ne dovrebbero esistere.
Conclusioni
Docked è un ottimo simulatore di “lavoro”, con una piacevole quantità di mezzi, sezioni a piedi che alterano con gusto il ritmo di gioco, e una struttura di design duplice che offre obbiettivi comprensibili sul breve e medio termine. Tutto è però azzoppato da prestazioni insufficienti, almeno su PlayStation 5 Pro, e un framerate che mi ha attivamente fatto vedere nella fluidità della cross media bar di PS5… il futuro, a livello di fluidità e stabilità dell’immagine. Peccato…
Un loop piacevole, ostacolato da delle performance terribili
Pro
- Colpo d'occhio efficace
- Loop di gioco piacevole e quasi cozy
- Sezioni a piedi nelle quali dovremo sistemare i macchinari
- Varietà di mezzi
Contro
- Performance tecniche insufficienti
- Narrativamente dimenticabilissimo
- Un trofeo inottenibile