Dragon’s Dogma 2 RECENSIONE | Un mondo di emozioni

Recensito su PC

dragon's dogma 2 recensione

Di Dragon’s Dogma 2 si è parlato tanto e siamo convinti che si parlerà ancora molto. Il nuovo progetto di Capcom, ancora una volta affidato alle sapienti mani di Itsuno-san ha saputo rubare il cuore dei giocatori, così come il Drago ha rubato quello dell’Arisen, e con nuovi mezzi e con una consapevolezza più estesa dei propri mezzi si è spinto verso vette decisamente importanti.

Dopo aver passato un bel po’ di dozzine di ore di gioco in compagnia dell’Arisen e soprattutto delle pedine, che a nostro avviso rappresentano un po’ croce e delizia di questo progetto autoriale, ma anche dei tanti nemici, degli intrighi e con una fame di conoscenza praticamente immutata come quella di un bambini che va per la prima volta in sala giochi, siamo pronti a spiegarvi perché, nel bene e nel male, questo progetto sia destinato a lasciare un’impronta gigantesca nel medium videoludico.

Dragon’s Dogma 2 non è certamente un prodotto perfetto, lo si era già capito, ma si porta dietro una scia di unicità e di magia a dir poco luccicante. Durante le nostre lunghissime e continuate sessioni di gioco l’abbiamo amato e lo abbiamo odiato ma, soprattutto, ci ha lasciato un vuoto enorme ogni volta che ci siamo allontanati dal suo incredibile mondo, che ha saputo sempre e comunque rapirci, in modi che non provavamo da ormai tanto, troppo tempo.

Alla scoperta di un mondo senza confini

L’aspetto più particolare di questo Dragon’s Dogma 2 è sicuramente la gestione dell’ open world e a tutto quello che il gigantesco mondo di gioco ha da offrire. Sin dalle prime battute, Capcom ha lasciato intendere chiaramente quanto volesse sperimentare, con Dragon’s Dogma 2, quanto volesse spingersi in là e provare a varcare sentieri potenzialmente tediosi, finora sempre in qualche modo evitati per evitare di incappare in pericoli vari.

Del resto Itsuno e il suo team ci avevano già provato con il primo Dragon’s Dogma, che aveva già avuto il grande merito di provare a portare una timida ventata d’aria fresca a tutto il genere di riferimento, con risultati alterni ma comunque con delle ottime basi. Inutile dirvi che il team di sviluppo, con più consapevolezza e con un budget più generoso, ha potuto lavorare per bene su quegli aspetti più particolari, creando un ecosistema ludico non certamente perfetto e in totale armonia con gli standard attuali, ma comunque ricco di ottime idee e, soprattutto, tirato su con un potenziale alla radice a dir poco enorme.

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Le Pedine sanno sempre il fatto loro

Alla base, Dragon’s Dogma 2 ha un impostazione ludica, per certi versi, anacronistica, ma anche molto innovativa. Il primo tassello a finire subito sotto la lente d’ingrandimento è la gestione dell’  open world, che ci ha trasmesso, a onor del vero, sensazioni fortemente contrastanti. In Dragon’s Dogma 2, così come nel primo capitolo ma ancor di più, quello che stupisce è l’estensione del mondo di gioco, ma non tanto sul piano delle dimensioni ma soprattutto per la quantità, la qualità e la diversità delle cose che si possono fare e che si possono vedere.

Il mondo di gioco creato da Itsuno e il suo team è gigantesco e allo stesso tempo minaccioso, ricco di insidie: agguati, nemici spaventosi, truffatori e minacce di ogni tipo sono all’ordine del giorno, ma allo stesso tempo aprono davanti al giocatore un mondo di possibilità. Itsuno ha battuto molto sul dare un’impronta realistica al gioco e ci è riuscito. Viaggiare da un punto all’altro è una sfida continua che richiede tanta pazienza e tanta dedizione, sia in termini di gameplay sia in termini di esplorazione e conoscenza del mondo di gioco, anche e soprattutto per queste scelte di game design, che aiutano a plasmare un senso di immedesimazione a dir poco totale.

Un oceano di mostri e creature

Questo sistema viene amplificato a dismisura dalla grande pericolosità dei nemici che, per quanto a volte non brillano per intelligenza, tendono a mettere sempre molto in difficoltà il gruppo dell’Arisen, che sfruttano sia un vantaggio numerico quasi onnipresente sia un’indole di fondo a dir poco aggressiva. Viaggiare, dunque, è veramente molto complesso, specialmente di notte, e se a questo si aggiungono l’assenza dei viaggi rapidi canonici (ancora una volta bisogna affidarsi alle pietre del teletrasporto, ma occhio alle imitazioni!) e una gestione non esattamente a fuoco del carico massimo trasportabile, iniziano a sorgere i primi problemi, quelli che ci hanno suscitato i sopracitati pareri contrastanti, per intenderci.

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La stagione di caccia è aperta

Dragon’s Dogma 2 ha delle ottime idee, idee che provano a fare la differenza. Il problema, secondo il nostro punto di vista, è che messe tutte insieme tendono a compromettere l’esperienza ludica, un po’ come quando si mette un po’ troppo zucchero nel caffè e si finisce per ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. Non vogliamo girarci troppo intorno: per quanto affascinante e interessantissima, la gestione dell’esplorazione del mondo di gioco, proprio per tutti i motivi sopracitati, non ci è andata sempre a genio. I continui spostamenti richiesti dal gioco sono diventati troppo pesanti, di ora in ora, proprio perché flagellati da scelte di design che prese singolarmente hanno il loro perché ma che, messe tutte insieme, hanno finito per rendere una delle potenziali armi più taglienti del gioco un’arma a doppio taglio difficile da ignorare.

Dragon’s Dogma 2 è il paradiso delle “quest secondarie”

Questo gigantesco discorso iniziale, necessario per comprendere quanto Dragon’s Dogma 2 sia un prodotto fortemente desideroso di innovare e rinnovare il dna di un genere ritenuto (giustamente) troppo conservativo, diventa fondamentale nell’analisi di quello che è forse il punto più audace della produzione: la narrazione . Ci riferiamo in particolar modo non tanto alla tipologia e alla qualità della scrittura, che per certi versi si mantiene su standard se vogliamo molto canonici, per temi trattati e soluzioni narrative varie, bensì nel modo in cui essa si apre di fronte al giocatore. Dragon’s Dogma 2 si pone in modo particolare, con una storia e una scrittura che si affacciano sul mercato in un modo praticamente attivo rispetto all’utenza, e non il contrario. Il mondo creato da Itsuno si lascia scoprire un po’ alla volta, ma con i suoi tempi, è una creatura dai mille volti, e soltanto se approcciato e vissuto nel modo giusto possono essere colte tutte quelle sfaccettature da cui è composto.

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Il Grifone è uno dei nemici più ricorrenti nell’avventura

Questa soluzione creativa si sposa tanto alla “lore” e alla costruzione del gargantuesco mondo di gioco di quanto alla “semplice” linea narrativa principale di Dragon’s Dogma 2, e dobbiamo ammettere che, per quanto non tutto abbia funzionato sempre perfettamente, abbiamo apprezzato non poco lo sforzo creativo del team di Capcom. In primis, chiariamo comunque che Dragon’s Dogma 2 non è un vero e proprio sequel diretto sotto il punto della narrazione e, di fatto, anche Itsuno ha sottolineato più volte che non è necessario aver giocato al primo per poter godere appieno della sua narrazione. Ancora una volta, comunque, il gioco ci mette nei panni dell’Arisen che, stavolta, è chiamato ad affrontare non soltanto la minaccia sempre più opprimente e ingombrante, ma anche e soprattutto quella più spietata di un nemico ancor più temibile: l’uomo. L’incipit iniziale, che strizza molto l’occhio a produzioni come House of the Dragon e Game of Thrones, ci trascina in un mondo fantasy più “moderno” in cui gli uomini hanno imparato a diventare più minacciosi dei mostri, finendo col diventare i mostri che tanto temono. Il nostro avatar, l’Arisen, si ritrova catapultato al centro di una gigantesca congiura di cui ne diventa l’ inatteso protagonista.

Un viaggio in compagnia

Senza entrare troppo nello specifico, vi diciamo che la storia si muove in una direzione molto chiara: da un lato la lotta al drago e tutto ciò che ne consegue, dall’altro il bisogno di (ri)costruirsi un’identità, di figurare ogni dubbio e dimostrare di essere effettivamente degno del nome di Arisen. Quest’ultima asserzione è molto importante, perché impatta fortemente sull’esperienza di gioco, anche a livello pratico. Tutto il percorso creativo di Dragon’s Dogma 2 si basa proprio sul ritrovarsi e sul conoscere i propri mezzi, attraverso l’esplorazione di un mondo di gioco che offre proprio un numero impressionante di elementi aggiuntivi, pensati esattamente e perfettamente per espandere l’universo narrativo della produzione. A spiccare, sotto questo aspetto, sono senza dubbio le pedine, gli immancabili guardiani dell’Arisen che in Dragon’s Dogma 2 hanno assunto un’importanza a dir poco capitale.

Se la gestione di essi rimane fondamentalmente immutata rispetto a quelle del primo capitolo, ciò che risulta completamente diverso è il loro approccio al mondo di gioco, che ci ha veramente stupito, in diversi casi. Le “nuove” pedine sono dotate di un’intelligenza artificiale molto più sviluppata, così come i mostri e i nemici in generale, e si pongono anche sul piano narrativo in maniera totalmente diversa rispetto a quello che potrebbe essere un atteggiamento ritenuto canonico. Spesso e volentieri le pedine ci parlano o parlano tra loro, e altrettanto spesso dicono cose importanti, legate tanto alla storia quanto al loro background e quello del mondo di gioco, risultando dei tasselli cardinali ai fini della comprensione della lore e della narrazione in generale.

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Ecco Sven, uno degli NPC più fighi del gioco!

Le pedine, oltre a poter avere informazioni importanti su come proseguire, ci possono guidare verso obiettivi, forzieri e tesori vari, ma possono anche commentare le nostre scelte, suggerisci di riposare e, addirittura, discutere tra loro. Tutto questo senza contare che ogni pedina può avere le sue missioni personali, legate proprio al loro passato o ai loro viaggi e al loro rapporto con il mondo circostante. Proprio parlando di missioni e attività secondarie, è veramente impossibile non lodare il lavoro svolto da Capcom in fase di programmazione di questo aspetto fondamentale. Dragon’s Dogma 2 è RPG totalmente differente dalla massa, soprattutto sotto questo aspetto e, vorremmo aggiungere, menomale. Nel titolo di Capcom, un po’ come in tutto il resto delle cose, sono le missioni a cercare il giocatore, che spesso viene letteralmente assalito da un numero gigantesco di NPC e pedine che hanno qualcosa da dire e, soprattutto, il bisogno di un aiuto.

Tra una leggenda da sfatare, un carico da recuperare, un bambino da salvare e tanto altro ancora, il mondo di Dragon’s Dogma 2 non si ferma mai, è in continuo movimento, e non lascia al giocatore un attimo di respiro. Proprio per questo motivo e anche per la qualità egregia delle linee narrative e ludiche secondarie, il rovescio della medaglia è quello che, troppo spesso, si fa molta fatica a seguire la storia principale anche per la quantità di attività secondarie che si rendono disponibili anche soltanto camminando per strada o ascoltando un dialogo tra due NPC che, onestamente, troppo spesso spezzano il ritmo dell’avventura. Però, sia chiaro, Dragon’s Dogma 2 è un po’ come The Witcher 3 in questo senso: le linee narrative secondarie sono tutte (o quasi) uniche e affascinanti, e forse superano anche per qualità di scrittura e interesse generato la storia principale, quindi rappresentano una deviazione molto gradita, ma è doveroso specificare che questa scelta soluzione potrebbe non andare giù a tutti i giocatori.

Classi, progressione e sviluppo delle abilità

Da buon RPG, comunque, Dragon’s Dogma 2 aveva tanto da dimostrare anche sotto l’aspetto più pratico, ossia quello del combat system e dell’esperienza “sul campo” e dobbiamo ammettere che, tra alti e bassi, anche sotto questo possiamo ritenerci più che soddisfatti, soprattutto in termini di varietà delle situazioni e del comportamento dell’intelligenza artificiale. Prima di entrare nello specifico, infatti, vogliamo spendere due parole sui nemici, sia quelli semplici sia quelli più importanti, che rappresentano uno snodo fondamentale della nostra digressione su quello che è stata l’esperienza di gioco, più in generale.

Prima vi parlavamo dell’esplorazione e del fatto che i mostri sono sempre molto presenti ed è giusto sottolineare che non solo questi sono quasi sempre molto coriacei, ma ci sono anche sembrati molto bravi nel cercare di colpire i punti deboli dell’Arisen e del suo gruppo. Sotto questo aspetto, il lavoro svolto dal team di sviluppo è a dir poco sontuoso. Ogni nemico affrontato può infatti sfruttare le proprie caratteristiche peculiari per avere la meglio del giocatore, e questa è una variabile da tenere sempre in considerazione, anche negli scontri apparentemente più semplici.

dragon's dogma 2

Molto spesso ci è capitato di vedere un branco di lupi che hanno trascinato via l’Arisen nella propria tana per isolarlo e attaccarlo con più facilità, arpie e grifoni che con loro zampe hanno sfruttato il volo per lanciare nel vuoto i nostri alleati e persino noi stessi (portandoci immediatamente al gamer over) e così via, dimostrandosi perfettamente in grado di portare avanti quella linea creativa super originale e autoriale che si percepisce sotto quasi ogni aspetto della produzione. Paradossalmente i boss, invece, ci sono sembrati nettamente più classici nelle loro intenzioni. Sia chiaro, anche in questo caso abbiamo assistito a un’insistente desiderio di farci fuori in ogni modo possibile ma, vuoi anche per una questione di dimensioni e dunque visiva, ci siamo sentiti in difficoltà più per la “paura” generata dalla loro presenza più che dal loro effettivo modo di aggredire il giocatore.

Di Dragon’s Dogma 2, abbiamo apprezzato molto di più gli scontri “liberi” piuttosto che le boss fight che, per quanto sempre discretamente spettacolari, hanno confermato i dubbi della vigilia relativi alla pesantezza di affrontare nemici troppo coriacei. Alcune boss fight sono durate anche quindici o venti minuti, anche con personaggi molto livellati e con un party variegato e costruito in modo intelligente, cosa che chiaramente da un lato enfatizza la necessità di conoscere perfettamente il gioco e le sue soluzioni ludiche ma dall’altro rende tutto un po’ troppo pesante.

Fronteggiare il pericolo, a ogni costo

E, ovviamente, venendo al combattimento di Dragon’s Dogma 2 e ai tanti modi con cui è possibile sconfiggere i nemici presenti in game, dobbiamo toglierci qualche sassolino dalla scarpe, in merito ad alcune scelte di game design che abbiamo digerito con molta fatica. La prima, la più evidente, considerando anche la presenza continua di gruppi di nemici folti e variegati (alati, velenosi e via dicendo) è l’impossibilità di puntare i nemici durante gli scontri, cosa che ha reso molto spesso le battaglie più lunghe e complesse di quanto fossero.

Capcom ha battuto molto su questo aspetto, anche sul discorso inquadratura, spiegando che tutto è stato concepito per rendere l’esperienza più immersiva, ma la realtà dei fatti è che alcune cose funzionano decisamente male, tipo questa. Con questa scelta, infatti, ci è parso che Capcom abbia un po’ indirettamente favorito un livello di difficoltà pompato in maniera troppo artificiosa, che in qualche modo vanifica quanto di buono fatto su un sistema di combattimento finalmente molto più chiaro e godibile, per quanto comunque ancora un po’ troppo rigido, così come quello del primo capitolo.

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I Goblin cercheranno sempre di prendervi alla sprovvista

A questo si deve aggiungere che, qualora non foste guerrieri con scudo o comunque appartenenti a determinate classi, potreste non avere modi per difendervi in battaglia, giacché non sono presenti né la schivata né la parata. Se si mixa il tutto è chiaro che viene fuori un qualcosa di molto audace, pensato per spruzzare adrenalina da ogni poro, ma la realtà dei fatti è che queste scelte rendono troppo spesso i combattimenti pesanti e anche noiosi, anche perché i nemici hanno la tendenza di, in qualche modo, allearsi tra loro e cercare di attaccare l’Arisen quando già è sotto assedio, proprio a testimonianza della loro grande aggressività.

Se il combat system “puro” ci ha convinto a metà per la presenza di queste scelte non esattamente condivisibili, quello che ci ha dato grandi soddisfazioni è stata la gestione delle classi. In primis, è bene sottolineare che le classi si sbloccano in modi particolari, magari parlando con un NPC o facendo una determinata missione, e già questo è un grandissimo “si” ma è anche proprio la loro caratterizzazione che ci ha nettamente soddisfatto.

La classe non è acqua

Durante la nostra prova, abbiamo avuto modo di provarne veramente parecchie e dobbiamo ammettere che il feeling restituito è stato molto interessante, proprio in termini di pattern, movenze e soprattutto di skill disponibili per ogni classe. Grazie agli appositi PC (punti classe) è possibile sia sbloccare nuove classi sia potenziare quelle già presenti, che man mano che si portano avanti in termini di rango (per un massimo di nove) permettono di sbloccare nuove skill di classe.

Oltre alle abilità di classe, in Dragon’s Dogma 2 sono disponibili anche delle competenze uniche che si sbloccano man mano che si aumenta la competenza con una classe o, semplicemente, quando il personaggio sale di livello, aspetto in cui il gioco si pone più conservativo e meno ispirato, ma non per questo meno interessante, anzi. Salendo di livello, completando missioni e combattendo, l’Arisen e la pedina principale aumentano automaticamente le loro statistiche fisiche e il peso trasportabile, cosa che potrebbe non piacere a quelli che avrebbero voluto un livello di personalizzazione più ampio ma che allo stesso tempo, oggettivamente, rende l’esperienza di gioco più fluida.

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Il Ladro è una delle classi più interessanti nelle fasi inziali

L’evoluzione del personaggio si muove in maniera separata da quelle delle classi, che si possono cambiare con grande facilità, ogni volta che si vuole, parlando con gli appositi NPC. Quello che ci ha convinto poco relativamente alle classi è il bilanciamento. Ancora una volta ci è parso troppo evidente quanto le classi magiche avessero una marcia in più, sin dalle prime battute, e in generale non tutte le specializzazioni sembrano avere lo stesso potenziale, ma il computo complessivo è comunque positivo.

Va riconosciuto, però, che Capcom con Dragon’s Dogma 2 è riuscita a “nascondere” meglio il bilanciamento complicato delle classi. Ricordate il discorso relativo all’atteggiamento dei mostri? Ebbene, con le classi meno prestanti fisicamente, tipo appunto i maghi e gli stregoni, specialmente nelle fasi iniziali potrebbe essere complicato riuscire a portare a casa la pelle, sia perché gli incantesimi richiedono sempre un po’ di tempo per essere lanciati sia perché, in generale, la resistenza ai colpi, per forza di cose, è decisamente inferiore a quelle delle altre.

Per un pugno di pixel

Vogliamo essere sinceri: dal nostro punto di vista, dopo aver girovagato per il mondo di gioco di Dragon’s Dogma 2, ci siamo convinti che si è dato troppa rilevanza al fattore tecnico ed estetico della produzione in fase di presentazione. Dragon’s Dogma 2 è infatti talmente bello e ispirato artisticamente che, forse, fermarsi a discutere dei 30 o dei 60fps potrebbe essere stato un vezzo evitabile.

Sia chiaro: in fase di combattimento, avendo potuto provare sia la versione PC sia quella PS5, la differenza è tanta e la fluidità maggiore ha rivestito un peso importante nell’economia degli scontri, ma siamo convinti che, senza un confronto, entrambe le versioni possono vivere e funzionare senza troppi affanni. Ora, chiaramente, su PC la situazione sia migliore, in termini di effetti, shader e soprattutto di scalabilità della potenza grafica, ma è anche chiaro che il RE Eninge in alcuni passaggi, su PC, non si è comportato benissimo.

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Il colpo d’occhio è sempre meraviglioso

In alcuni casi, infatti, specialmente nelle sezioni più concitate, abbiamo notato la presenza di un frame rate un po’ instabile e di una sorta di “lag” nei colpi e nei movimenti, cosa che, anche a causa dei limiti più evidenti di natura tecnica, su PS5 non si è avvertito quasi mai. Su console, infatti, per quanto più povera di pixel e di potenza di calcolo, la situazione è decisamente più stabile, anche forse più di quanto ci saremmo aspettati, e non è una cosa scontata, anche considerando che il titolo, su certi aspetti, si è dimostrato ben più “next-gen” di quanto avremmo immaginato.

Se nel complesso il colpo d’occhio generale sembra tutto sommato poco avanti coi tempi, la realtà dei fatti è che Dragon’s Dogma 2, specialmente su PC, è un titolo molto valido anche sotto il profilo tecnico, tralasciando un impianto artistico di primissimo livello che si macchia, forse, soltanto di poca varietà in termini di ambientazioni, e lo si capisce analizzando nello specifico alcuni aspetti che ci hanno dato un’ottima impressione. Espressioni facciali, draw distance, gestione dell’illuminazione e altro ancora: Capcom ha creato un ottimo ecosistema audiovisivo e anche il doppiaggio inglese ci ha convinto parecchio, con ottime tonalità espressive e, in generale, un buon feeling e una buona interpretazione di fondo.


Dragon’s Dogma 2 è un titolo sontuoso, ma non privo di difetti. Capcom ha creato un ecosistema ludico ricco di inventiva e di spunti rivoluzionari, ma che a volte si scontrano con scelte di game design anacronistiche, che scoraggiano la progressione e tendono a rendere troppi passaggi inutilmente lunghi e tediosi. È un peccato, perché con qualche “aiuto” in più avremmo potuto parlare di un vero capolavoro, ma siamo già abbondantemente felici così, e possiamo garantirvi che gli appassionati del genere potrebbero aver finalmente trovato la loro personalissima isola del tesoro.

8.9
Sontuoso, ma non senza difetti

Pro

  • Mondo di gioco vivo e pulsante, che si muove intorno al giocatore
  • Enorme, ricco e innovativo sotto quasi tutti i punti di vista
  • Combattimento spettacolare, specialmente se si prendono in esame le classi magiche
  • Gestione del world building e delle missioni secondarie splendida e originale
  • La scrittura ha fatto un deciso passo avanti rispetto al primo capitolo
  • Artisticamente molto ispirato

Contro

  • I viaggi sono il cuore della produzione, ma risultano troppo spesso eccessivamente tediosi e forzatamente "pesanti"
  • La mancanza del puntamento può portare a diversi problemi in battaglia
  • L'avanzamento non è sempre chiaro e spesso non si capisce bene cosa fare per progredire con la storia
  • Qualche incertezza tecnica su PC
Vai alla scheda di Dragon’s Dogma II
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