Dropsy

Questa recensione è per quelli che, come me, hanno vissuto una gioventù dove il top del top del videogame, nel suo divertimento misto a ragionamento e deduzione, era rappresentato dalle avventure grafiche punta e clicca. Abbiamo spremuto le meningi con Loom, Zac McKracken e con Maniac Mansion, ci siamo fatti risate con la saga di Monkey Island e con Sam & Max, abbiamo viaggiato nel tempo con Day of The Tentacle e siamo partiti all’avventura con Indiana Jones. Ma quelle sensazioni, magnifiche e piene di redarguimenti, sono andate sparite in una chiusura mentale portata dalla nascita delle console e dalla conseguente sparizione di mouse e tastiera. Questo non ha portato solamente ad una ingiocabilità degli sparatutto (No, è inutile che contestate, il pad non è comodo come mouse e tastiera), ma anche alla morte delle avventure grafiche che hanno tentato il cambio di rotta con movimenti tridimensionali adatti ai pad come per Escape from Monkey Island e Grim Fandango, ma con un risultato che alla fine non ha trovato gran riscontro, terminando a quell’epoca ogni tipo di uscita, ad eccezion fatta per qualche piccolo titolo dal nome occultato dal mercato di oggi. Tuttavia, grazie al boom degli indie ormai in corso da qualche anno, la speranza è tornata a galleggiare: abbiamo già provato emozioni che sembravano ormai quietate testando Gods will be Watching e la saga di Deponia, in attesa che approdasse il qui presente Dropsy.

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Un clown triste

La storia di Dropsy parte immediatamente sul tragico. Dropsy era un felice clown che lavorava al suo circo, ma un giorno è accaduto qualcosa che ha completamente stravolto la sua vita. Il circo ha infatti preso fuoco misteriosamente, lasciando lui come unico sopravvissuto e, pur senza prove, il principale indiziato e sospettato dell’accaduto. Son passati diversi anni da allora, e oltre alla tragica morte della sua mamma adottiva e al padre malato, l’episodio del circo continua a manifestarsi sotto forma di inquietanti incubi notturni e di odio e paura delle altre persone. Eppure Dropsy, nonostante il suo aspetto terribilmente inquietante, desidera solo rendere felici le persone, donando loro conforto e un abbraccio.

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Free Hugs

Lo scopo finale di Dropsy, in questo titolo, è quello di trovare il modo di curare suo padre. Tuttavia nella sua ricerca della cura, in una maniera o nell’altra si ritroverà di fronte ovunque, in questa triste città, persone arrabbiate, in preda alla depressione, o con problemi di ogni sorta. Risolvere questi problemi è per il nostro pagliaccio una missione di vita, e ogni qualvolta riusciremo a cancellare da qualcuno l’odio che prova verso di noi, riceveremo in cambio un caldo abbraccio che renderà il clown più felice, il quale verrà catturato in un bambinesco disegno raffigurante la persona aiutata da appendere sopra il giaciglio del dolce pierrot.

In termini di gameplay vero e proprio è tutto molto classico, dagli oggetti da raccogliere e da usare nelle situazioni più adatte, alle conversazioni con le persone. No, forse l’ultima parte non è esatta, poichè Dropsy è un titolo del tutto privo di righe di dialogo. Il nostro clown non parla, e tutte le persone con cui verremo a contatto mostreranno i propri pensieri e i propri desideri solo tramite dei fumettini disegnati che appariranno sulle loro teste. Compito del giocatore è dunque quello di interpretare al meglio le richieste di ogni abitante della città, cosa non sempre semplice ma decisamente soddisfacente.
Dropsy dovrà viaggiare di luogo in luogo attraverso una mappa davvero gigantesca, con una media di locazioni decisamente più alta rispetto ai comuni punta e clicca. Nel farlo avrà contro anche lo scorrere del tempo, poiché svariati personaggi cambiano azioni e locazione a seconda del periodo della giornata o della nottata. Fortunatamente, sparsi per la mappa, troveremo alcuni “luoghi di riposo” da sbloccare per far dormire il tenero pagliaccio e scegliere quindi anche se svegliarci di giorno o di notte, così da gestire meglio ogni enigma a cui dovremo far fronte.
Il simpatico Dropsy però, nonostante la sua capacità di prendere oggetti e conservarli nei suoi enormi pantaloni per poi usarli quando più necessario, non è in grado di fare tutto da solo e avrà bisogno dell’aiuto di alcuni fedeli animali che potremo controllare in prima persona. Il cagnolino può scavare buche (e fare pipì un po’ ovunque per restare soddisfatto, un po’ come il pagliaccio ama gli abbracci), il topo può infilarsi in piccoli anfratti per recuperare oggetti, mentre la cincia può volare e afferrare item altrimenti irraggiungibili.

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Terrificante ma adorabile

Graficamente Dropsy è coloratissimo e pieno di allegria, in completo contrasto con ciò che ci viene presentato. Difatti attorno a noi sarà sempre pieno di rabbia, di odio, di discriminazione e di depressione. Il protagonista stesso è un aborto naturale, un viso che farebbe paura a chiunque, e che viene ancor più accentuato dal trucco da clown che porta indosso. Nonostante ciò, il nostro protagonista rappresenta una natura umana dolce e ingenua, quasi bambinesca, nella sua continua ricerca di confortare gli altri, e nella sua felicità nel semplice ricevere un abbraccio. Ogni cosa riesce alla perfezione, regalandoci le giuste emozioni sia nella grafica che nella colonna sonora, con un gameplay ben rodato nel corso degli anni ma che non ha paura di osare (anche con un pizzico di follia) e una longevità che non ha nulla da invidiare ai grandi del punta e clicca.

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[signoff icon=”quote-circled”]Dropsy è strano, è inquietante, eppure allo stesso tempo carino e bellissimo. Lascia la storia all’interpretazione del giocatore, offrendo come spunti e spiegazioni solo immagini, senza alcuna riga di dialogo. Mai giudicare un clown dal trucco che porta, e lo stesso vale per questo gioco, così tenero, pieno di significato e morale, ma anche divertente e impegnativo. Dropsy non vede l’ora di darvi un abbraccio, accoglietelo a braccia aperte.[/signoff]

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