Dungeons – Recensione Dungeons

E’ difficile non considerare Dungeons come seguito spirituale di Dungeon Keeper, famoso gestionale del ’97 della Bullfrog. Esso riprende infatti spudoratamente ogni singolo aspetto di quest’ultimo, riproponendone le stesse meccaniche a distanza di più di dieci anni. Ci ritroveremo ancora una volta a impersonare un signore del Male, il cui compito è gestire il proprio dungeon. Non è un compito facile, infatti come ben sappiamo i dungeon sono preda di temerari eroi che in cerca di fortuna si avventurano in essi. Il nostro compito è ammaliare tali eroi tramite sfarzosi tesori e accattivanti decorazioni (gli eroi hanno gusto per il macabro), per poi ucciderli. Facile no?


Voglio il divorzio!

Il gioco si apre con un simpatico tutorial, dove gestiremo tramite wasd un goblin che si rivelerà ben presto come aiutante del Signore del dungeon, e che ci accompagnerà lungo l’avventura. Prendendo dimestichezza con i comandi di base, avremo poi modo di scoprire i contenuti avanzati a ogni livello successivo del gioco. Appena cominceremo a vestire i panni del nostro super cattivone, il titolo diviene uno strategico in tempo reale; l’iniziale gestione tramite wasd del nostro protagonista può essere richiamata in qualsiasi momento tramite una spell. Come genere, Dungeons si può quindi definire come un miscuglio tra strategico in tempo reale e gioco di ruolo. Gran parte delle azioni sono tipiche di uno strategico, con tanto di visuale dall’alto del nostro dungeon, mentre l’impostazione della skill bar a fondo schermo e i controlli con visuale (facoltativa) in terza persona del nostro eroe ricordano i combattimenti di un GDR.
Per quanto riguarda la trama, non è stato pensato nulla di più di un simpatico pretesto per avviare la sequenza di diciassette livelli in cui ci vedremo impegnati: la nostra malefica moglie Calypso ci ha traditi scagliandoci contro forti eroi e togliendoci il nostro territorio sotterraneo.


Andiam… andiam… andiam a lavorar!

Le meccaniche fondamentali di gioco sono piuttosto semplici. In quanto Signori del dungeon, il nostro obiettivo è controllare tramite dei pentagoni, i quali fungono da punto di spawn delle nostre creature, quanto più spazio possibile del dungeon, e all’interno di tale area delimitata porre macabri abbellimenti e luccicanti tesori per accattivarsi l’attenzione degli eroi. Essi una volta entrati nel nostro possedimento sotterraneo faranno di tutto per riempirsi le tasche d’oro e abbattere i mostri generati dai pentagoni, fino a che o soddisfatti dai tesori o contenti di aver abbattuto orde di creature demoniache, decideranno di abbandonare il nostro dungeon – cosa che noi dovremo evitare. Infatti un eroe soddisfatto che esce dai sotterranei significa perdere risorse, ecco perché dobbiamo prima ucciderli e impadronirci così delle loro anime e del loro denaro. Più la soddisfazione del malcapitato eroe è alta, più energia spirituale avremo dallo stesso. Per ricavare tale energia, indispensabile per la creazione delle decorazioni, o ci limiteremo a uccidere tali avventurieri, o li sottoporremo a prigioni e torture, le quali permetteranno di spremere ogni singola goccia della loro energia spirituale. Indispensabili inoltre saranno i nostri goblin minatori, i quali permettono di scavare lungo il dungeon ampliando le zone calpestabili, e la costruzione di nuove infrastrutture. Ovviamente quest’ultimi non lavorano gratis, al contrario svuoteranno rapidamente i nostri fondi bancari. Tra l’oro e l’energia spirituale che possediamo, ecco che entra in gioco un terzo elemento: il prestigio. Esso aumenta tramite le suddette decorazioni e le varie attrazioni cattura eroi. Maggiore sarà il prestigio, maggiore sarà l’interesse da parte degli avventurieri ad addentrarsi nel nostro sotterraneo. A infastidirci però ci saranno nemici pronti ad attaccare il cuore del nostro dungeon. Esso rappresenta la nostra fonte vitale: ogni volta che noi moriremo o il cuore stesso verrà attaccato, tale fonte diminuirà, sino a perdere la partita. Per difenderlo potremo utilizzare le nostre creature oppure, ancor meglio, degli antieroi a noi alleati.
A rendere meno monotono il tutto è presente una serie di varie missioni, primarie e secondarie, caratterizzate da una buona dose di humor.
Infine, in stile GDR, il giocatore avanzando di livello guadagnerà i soliti punti esperienza da gestire fra tre skill tree, specializzandosi su settori differenti in base alle proprie preferenze di gioco.
Nota di demerito per il gameplay è la gestione delle telecamere, che soprattutto nei comandi tramite wasd del nostro personaggio risulta quanto mai fastidiosa.


Tecnicamente parlando…

Ciò di cui soffre maggiormente Dungeons è un comparto tecnico assolutamente sotto tono. Essendo il titolo fortemente ispirato a Dungeon Keeper, e non proponendo di per sé nulla di fortemente innovativo, la software house avrebbe dovuto puntare a una realizzazione tecnica un po’ più curata. La qualità delle texture degli scenari è molto bassa, ed i modelli 3D non possono essere considerati del tutto sufficienti. Le stesse decorazioni non spiccano per la loro qualità grafica, e nel complesso le location risultano alquanto povere di dettaglio. Gli effetti delle nostre magie e le animazioni dei personaggi risultano appena sufficienti. L’unico aspetto che si salva è lo stile cartoonesco che caratterizza lo spirito umoristico del prodotto.
Dal punto di vista dell’audio, il titolo è accompagnato da buone musiche, effetti discreti, e un doppiaggio in lingua inglese molto buono e ben caratterizzato.


Un remake mal riuscito?

Considerare Dungeons un remake di Dungeon Keeper è forse esagerato, ma l’influenza ricevuta dal capolavoro della Bullfrog è stata sicuramente decisiva. Sin dalle prime ore di gioco il titolo di presenta interessante e divertente. Il gameplay di base è molto semplice, forse fin troppo, ma la serie di missioni da svolgere lungo ogni livello distoglie dall’uccidere di continuo i malcapitati eroi. Ciò che manca al videogioco per riuscire a spiccare è un comparto tecnico meglio concepito e qualche caratteristica in più per riuscire magari a scostarsi da quella banalità di fondo che si potrebbe percepire dopo alcune ore di gioco. Probabilmente, per i possessori di Dungeon Keeper, è meglio per il momento tenere i 44 euro in tasca per evitare spiacevoli delusioni.

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