Jamestown: Legend of the Lost Colony – Recensione Jamestown

A volte ritornano. Di cosa sto parlando? Ve lo spiego subito: avete presente quei maledetti cabinati delle sale giochi anni ’90 nei quali, controllando un aereo/navicella/coso-volante-generico, bisognava sparare a tutto quello che arrivava incontro evitando al contempo miriadi di pallini fluttuanti, raggi laser e amenità multicolore varie? Sì? Bene: si chiamano shoot’em up (shmup), e state per leggere di Jamestown: Legend of the Lost Colony.
 


 

A volte ritornano – ma quando se ne sono andati?

A dirla tutta, circoscrivere gli shmup come una realtà retrò è vero solo nella Repubblica delle Banane (leggi: Italia). All’estero, specialmente in oriente, è un genere che non è mai passato di moda, anche se non si può dire che spopoli tra le masse. Ad ogni modo, Jamestown è uno shmup "neo-classico", citando testuali parole dei suoi sviluppatori, Final Form Games. Parole sante; ogni elemento rimanda a ricordi nostalgici, a partire dalla grafica fieramente bidimensionale e pixelosa, per seguire con tutti quegli elementi dell’hud che ben ricordiamo – crediti inseriti, punti raccolti, vite rappresentate da cuoricini, e così via. Sì, c’è anche quel temuto countdown quando si muore: Continue?

La vecchia scuola

Passiamo ai fatti: la pretestuosa storia ci vede nei panni di un fuggiasco britannico del 1619 che fugge nella colonia di Jamestown in cerca di redenzione combattendo spagnoli e… marziani. Sì, avete letto bene, visto che la Jamestown del caso è dislocata su Marte. Appurato ciò, prendiamo una navicella e iniziamo a sparare a tutto, raccogliendo bulloni ed altri ingranaggi dorati che i nemici faran cadere e cercando di non farsi colpire. La raccolta di oro, inoltre, riempie la barra del vaunt, una sorta di potere che, se attivato, elimina qualsiasi minaccia incombente e rende il nostro fuoco più efficace.
Inutile dire altro sulle meccaniche, che come avrete capito rispecchiano esattamente quelle che caratterizzavano gli shmup vecchia scuola, da riscoprire attraverso 5 stage, tutti caratterizzati diversamente e con il proverbiale boss finale enorme a cui prosciugare una barra della salute che pare interminabile.
Ciò che lo adegua alla modernità è la raccolta di denaro al fine di sbloccare nuovi elementi, quali navi, modalità di gioco, difficoltà e così via. Particolarmente interessante la presenza di scenari bonus che si traducono in sfide di vario tipo, permettendo di distaccarsi dall’esperienza di base. Da menzionare anche la compatibilità con pressoché ogni periferica, potete difatti giocare sullo stesso schermo con mouse, tastiera e pad fino ad un massimo di quattro persone, aggiungendo così anche qualche caratteristica diversa dal gioco solitario.

 


 

Do ut des

Tutto qui? Beh, il parametro di valutazione è molto soggettivo, essendo un genere allo stesso tempo adatto a tutti e a nessuno: se cercate un passatempo, è probabile che una volta finiti i 5 stage primari vi annoierete in fretta e passerete ad altro, ma per le teste dure la longevità del titolo è influenzata da quanto vi incallirete a tentare di sbloccare ogni cosa, migliorare i vostri record (condivisibili online), e completare gli immancabili achievement, che probabilmente sono quel valore aggiunto perfetto per un titolo arcade. In buona sostanza, da Jamestown potete aspettarvi questo: uno shoot’em up estremamente curato e preciso, perfetto per gli appassionati ma che potrebbe lasciare indifferenti i più.

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