Kingdom Come Deliverance Next Gen – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Parto con una dovuta premessa.

Questa NON sarà una recensione di Kingdom Come Deliverance, ma solo della sua edizione Next Gen, in arrivo sulle console current gen – lo so, sembra uno scioglilingua – e che vede generici ammodernamenti dell’aspetto grafico del titolo, in particolare texture migliorate e – FINALMENTE – un framerate distante, verso l’alto, dal numero 30.

Kingdom Come Deliverance Next Gen – Recensione

Non ricordo esattamente il numero di volte nelle quali, spinto dallo zeitgeist del momento, da colleghi di altre redazioni che me ne hanno sempre tessuto le lodi (un saluto a Francesco), o dalla semplice curiosità di provare giochi di ogni genere, ho avviato Kingdom Come Deliverance nella sua versione PS4 sulla mia PlayStation 5.

Ogni volta rimanevo affascinato dall’esplicativa cutscene iniziale, dal senso di immersività visiva e tematica – e anche di ritmo, a dirla tutta – del prodotto dei praghesi di Warhorse Studios: non credo infatti di avere in memoria un prodotto d’intrattenimento, videogioco o meno, che abbia scelto una location e un periodo storico così precisi, come sfondo e palcoscenico dell’avventura.

Per quanto l’estetica medievale sia qualcosa di noto e quasi quotidiano, per un videogiocatore, visto anche quanti prodotti low e high fantasy usino gli stilemi visivi del medioevo come trampolino per la creazione di un “senso di luogo” consono ad un’avventura, Kingdom Come Deliverance è un immersive sim ben lontano da draghi, poteri magici e mostri leggendari: la Boemia del 1400 è la reale Boemia del tempo, e la fedeltà storica è solo uno dei tanti pregevoli aspetti di Kingdom Come Deliverance, anche ovviamente in questa sua forma current gen.

A respingermi fino ad ora, e non provo vergogna nel dirlo, è sempre stato lo stato tecnico piuttosto povero del gioco nella sua versione PlayStation 4. Per quanto su PC avrei potuto godermelo meglio – e prima -, la mia piattaforma primaria di gioco è costantemente PlayStation, e quindi eccomi imprigionato in un sisifeano loop di avvii, prove e disinstallazioni… almeno fino ad una decina di giorni fa.

Da rumor a realtà

Dopo diversi rumor a riguardo, infatti, abbiamo finalmente ricevuto in redazione la conferma, sotto embargo al tempo, dell’esistenza di una patch next-gen di Kingdom Come Deliverance in arrivo, e io mi ci sono fiondato con la convinzione di un momento di redenzione – mia e della mia ignoranza ludica verso il titolo – in arrivo.

L’impatto è senza dubbio forte, già nei primi momenti. No, dal menu ti sembrerà di essere davanti allo stesso gioco di prima, e non ho notato differenze evidenti nella qualità tecnica della cutscene introduttiva, ma parlo dei primi momenti di gameplay. Per quanto il gioco inizi con un dialogo fra Henry, il protagonista, e sua madre, una volta conclusa la chiacchiera mi sono mosso per l’ambiente casalingo – e relativo verde esterno – piacevolmente sorpreso dalla versione “finalmente a 60fps” di un incipit che così tanto avevo visto, rivisto e, in parte, detestato.

In un batter di mani mi sono ritrovato un’ora e mezza dopo, dimentico dell’ora e pienamente immerso nelle vicende di Henry e nel suo giustissimo piano vendicativo. Sia chiaro, ancora oggi, con una manciata di ore alle spalle, non posso dire con sincerità di aver notato il passo avanti promesso, a livello di texture: questo non trattiene complimenti al gioco, capace di restituire dialoghi scritti bene quanto i migliori film storici e livelli meccanici di immersione che davvero, pur nel seguire in alcuni aspetti il tracciato dettato da altri, funzionano, funzionano bene e, soprattutto, funzionano in sintonia reciproca.

Malato di trofei come sono io, ho deciso ovviamente di impostare tutto in direzione del platino, e questo mi ha inavvertitamente portato a evitare due degli aspetti che al tempo, almeno a mia memoria, avevano più diviso la community di Kingdom Come Deliverance: il combattimento e l’arte – mancata – dello scassinamento.

Il pentagono appuntito

Nonostante il platino mi richiedesse di non uccidere nessuno, ho voluto esplorare il combattimento di Kingdom Come Deliverance per capirne i limiti, la funzionalità e, in generale, l’efficacia. Lo confesso: per un immersive sim, il combattimento è complesso come merita di essere.

Se non posso nemmeno immaginare cosa abbia richiesto, a chi ha giocato questo titolo a 30fps, a livello di pazienza, con la fluidità dei 60 frame al secondo il combattimento è impegnativo ma soddisfacente. Io ci ho ovviamente aggiunto la difficoltà supplementare del non poter sferrare colpi mortali, ma questo non sembra essere lineare come si potrebbe pensare.

Nel tentare di ricaricare prima di questa o quella specifica situazione di combat, mi sono ritrovato con un ulteriore “scelta” di design di Warhorse: il salvataggio. Come saprai se hai già giocato il titolo e mi stai leggendo incuriosito dalla valutazione del suo update next-gen, il gioco salva in automatico quando dormi, all’inizio di una quest o, se lo vuoi, non appena consumi un oggetto specifico – una piccola boccia di alcolico: questo oggetto è però piuttosto raro, quindi spesso mi sono ritrovato a dover ricaricare salvataggi stabiliti decine di minuti prima della mia – o altrui – dipartita.

È forse questo il vero grosso scoglio della produzione, per me.

UX not found

Molto spesso la scelta di un engine o la gestione di determinati asset portano uno studio di sviluppo a scontrarsi con i diversi limiti di un eventuale upgrade di generazione per un loro gioco. Non conosco ovviamente i limiti tecnici del CryEngine 3, ma, da questo upgrade, c’era forse da aspettarsi un po’ di più, a livello di UX, ossia esperienza utente.

Non parlo solo dei salvataggi, ma di una serie di attenzioni quality of life che, per nulla in contrasto con l’idea di simulativo “duro” che lo studio chiaramente ricerca con Kingdom Come Deliverance e Kingdom Come Deliverance II, avrebbero reso questa revisione appetibile non solo per chi già il titolo l’ha giocato, ma anche per quelli che non ci si sono mai avvicinati finora.

È giusto in questi giorni che prende fuoco la discussione online sull’introduzione dei trucchi su Final Fantasy VII Rebirth (ne parliamo nell’ultimo episodio di Sourcecast, tra l’altro), in arrivo in contemporanea con l’uscita del gioco su console diverse da PlayStation 5 e PC, e la volontà degli sviluppatori di Rebirth, lì, è encomiabile, per quanto sicuro ed evidente trigger per chi, sforando un po’ nel gatekeeping, ritiene che l’unico modo di godersi un gioco sia giocarlo nel suo stato più puro.

Ovviamente paragonare Square Enix a Warhorse è da idioti, e non è quello che sto proponendo: le copie vendute da Kingdom Come Deliverance non sembrano chiaramente darmi ragione, ma rimango dell’idea e opinione che, dato proprio l’assurdo successo del secondo capitolo, revisionare il primo titolo con un approccio non “solo” tecnico avrebbe giovato molto ad ampliare la fetta di pubblico interessata al titolo, invece che far tornare chi il titolo già l’ha comprato, giocato, amato, spulciato.

Che lo scopo di questa revisione di Kingdom Come Deliverance sia questo o meno, lo sa solo Warhorse.

A minare il primo impatto con ogni sessione di gioco è invece il lunghissimo caricamento iniziale, di poco meno di un minuto su PS5 Pro: non so precisamente se il motore stia caricando le texture migliorate o meno, ma, messi in pari, il caricamento di Kingdom Come Deliverance Next Gen è lungo quasi il doppio di quello del titolo nella sua versione PS4. Nulla che non possa essere aggiustato con una patch day one, ma in caso contrario, la critica a questo aspetto sopravvive.

Un upgrade necessario, ma non del tutto studiato

Ripeto, Kingdom Come Deliverance Next Gen mantiene tutte le altissime ed evidenti qualità del prodotto originale: una trama scritta benissimo, dei personaggi interessanti, un sistema RPG strutturato con sapienza, e un senso di immersività ad oggi incontrastato.

Di contro, questa edizione rende, ironicamente a 60 frame al secondo, ancora più evidenti i difetti di UX del titolo di Warhorse, ora tecnicamente avanzato ma inattento ad elementi quality of life (come la possibilità di regolare la dimensione della UI, o il salvataggio veloce) che, parliamoci chiaro, non sembrano, sulla carta, giustificati nella loro assenza.

(Sì, sono il primo a lamentarmi di chi critica un titolo per quello che NON c’è, invece che per quello che c’è, ma gli aggiustamenti di UX che propongo sono davvero un minimo sforzo.)

Possiamo essere davanti ad una revisione meno grossa di quel che sembra, forse, ma lo sforzo di portare Kingdom Come Deliverance all’ “oggi” tecnico è inevitabilmente minata da piccole disattenzioni e mancanze a livello di esperienza utente che avrebbero potuto portare il titolo ad essere davvero un must, per i neofiti del genere o dell’IP.

8.5
Il primo Kingdom Come Deliverance, tirato a lucido (o quasi)

Pro

  • Il gioco rimane un immersive sim di altissimo livello
  • Narrazione di prim'ordine
  • Un framerate finalmente accettabile

Contro

  • Le schermate di caricamento così lunghe sono davvero poco accettabili
Vai alla scheda di Kingdom Come: Deliverance
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