Legaia 2: Duel Saga – Recensione Legaia 2: Duel Saga

Legaia 2: Duel Saga esce a 4 anni dal suo leggendario padre Legend of Legaia. Orfano dei suoi primi sviluppatori a causa della perdita dei diritti, questo continuo si affaccia in un mondo difficile dove in quasi tutte le occasioni i seguiti delle saghe più famose sono sottoposti a giudizi estremamente meticolosi e Legaia non sfugge alla maledizione. Come noterete a breve nelle righe seguenti i cambiamenti di stile portati dalla nuova comitiva giovano in ben pochi settori per poi scadere in un nuvolone di sgradevolezza.


Musica

Partiamo da qui, già il predecessore ha fatto storcere il naso per la poca intensità delle melodie che all’orecchio riuscivano a risaltare soltanto durante gli scontri cruciali contro boss vari. Duel saga, sembra quasi difficile pensarlo, riesce a fare persino peggio! Partendo da un doppiaggio scarno dove ogni voce si dimostra inadatta al personaggio, per non parlare dell’ordinaria interpretazione che tanto ricorda quella dei cartoni animati per bambini. Ancora una volta nessun brano riesce a essere un fattore determinante per il gioco, se mai un giorno si ipotizzasse di un 3° capitolo è vivamente sperabile in un rinnovamento, magari affidandosi alla bacchetta dei maestri giapponesi più famosi; sarà anche dispendioso ma un giocatore che alza il volume al massimo durante il gioco credo sia motivo di orgoglio non da poco!!


Storia

Alzi la mano chi di voi si aspetta il solito scenario dove un ragazzo paesanotto scopre di essere un eroe e cerca di cambiare il mondo? Complimenti, avete colto in pieno nel segno. In un piccolo villaggio chiamato Nohl, una pietra dai poteri misteriosi dona prosperità e fortuna ai suoi abitanti grazie a una fonte d’acqua infinita da lei stessa generata. L’aqualith, cosi viene chiamata, un giorno viene rubata da una minacciosa figura dagli occhi dorati, accompagnata da un essere ultraterreno riflesso dal suo stesso sguardo. Nohl sarebbe così destinata a un futuro di sofferenza e fame se non fosse che Lang, un giovane scapestrato che dalla vita si aspetta più che coltivare verdure, nel pieno dei suoi allenamenti con la spada si sente chiamato in causa rendendosi conto di essere l’unica speranza per i suoi amici. Questo è il prologo di un racconto pressochè identico al predecessore se non per differenziarsi nella particola del tratto grafico che rende i personaggi somiglianti a quelli comparsi in Hokuto no ken e Tekken


Gameplay

Tactical Arts System, questa parola ormai rimbombante nelle nostre orecchie è il modo più semplice per esprimersi sulla giocabilità. Per coloro che non avessero avuto il piacere di giocare a Legend of Legaia spiegherò in breve di cosa si tratta. Essendo questa saga dedicata alle arti di combattimento corpo a corpo, in particolare quelle marziali se non con l’eccezione di qualche sporadica arma, i buoni sviluppatori han ben pensato di realizzare un innovativo sistema pieno zeppo di attacchi sbloccabili soltanto dopo la giusta sequenza posta dai tasti direzionali. Partendo da una semplice sequenza di colpi fino alla scoperta di finisher che raggiungono la decina. Aumentando di livello la barra aumenterà gradualmente ma è possibile avere un bonus speciale di un turno se si decide di entrare in una sorta di modalità "trance" capace di potenziare la suddetta barra nel turno successivo. Piuttosto semplice è anche l’utilizzo degli AP sprecabili in battaglia da attacchi sia fisici che magici. Siate svelti nel concludere i combattimenti anche più banali poiché la forza del gruppo diminuirà di turno in turno, quasi a voler simulare un pò di realismo nel caos. Oltre al Tactical Arts System va segnalato un maggior grado di difficoltà nel fronteggiare i nemici e, soprattutto, il fatto che in questo capitolo dal principio avrete a disposizione soltanto Lang e diventerà una vera e propria impresa progredire nelle prime fasi.

Conclusione

In chiusura, Legaia 2 è nato e morto per via dell’irreverenza del nuovo staff sviluppativo che ha dimostrato sì di aver una miglior visione in ambito grafico, ma carente in tutto ciò che resta tanto che la storia stessa del gioco si rivela come un pallido, pallidissimo clone che s’illumina soltanto di luce riflessa. Niente di nuovo da dimostrare ai fan degli rpg se non nello stile disegnativo eccentrico e anche stavolta "scippatore", tantè che molti dei personaggi, come già detto, assomigliano in tutto e per tutto a feroci guerrieri ed eroi presenti in Hokuto no Ken o Tekken. Vedi come esempio lo stesso uomo dagli occhi d’oro molto somigliante all’immenso Raul o il maestro Kazan, futuro membro del gruppo, che s’avvicina per aspetto e movenza ad Heihachi Mishima. Tutto sommato questo è un titolo che per quanto lo si denigri va giocato per rispetto al nome che porta, non essenziale ma meritevole almeno di una prova.

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