Minishoot Adventures – Recensione PS5
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
C’è qualcosa di naturalmente rinfrescante in un titolo che, pur unendo due generi, non esagera con la sperimentazione ma utilizza i suoi due generi di appartenenza come fondamenta, per restituire “solamente” un’esperienza ludica piacevole, della giusta durata, e che non rompe troppo il sistema al quale appartiene.
L’ambizione a volte è la causa del crollo di progetti, e Minishoot Adventures dimostra come il duo Severin Larose/Adrien (i due dev), a capo di Soulgame, sappiano perfettamente cosa stanno facendo.

Minishoot Adventures – Recensione
Ho iniziato l’introduzione di questa recensione parlando di due generi, e credo la cosa meriti una spiegazione, data la poca comprensibilità di questa unione, a colpo d’occhio: esteticamente e per la scelta del protagonista, Minishoot Adventures sembra infatti in tutto e per tutto uno shoot’em up, ma non lo è. Certo, ne prende le meccaniche, ma è, nel modo meno rocambolesco possibile, più della somma delle sue parti.
Sì, in Minishoot Adventures ci muoviamo con un analogico e direzioniamo lo sparo con l’altro; presto potremo sbloccare potenziamenti per la nostra arma, un boost di velocità utile a schivare i proiettili più grossi, uno scudo che stordisce i nemici… ma la struttura di game design è quella di un RPG vecchio stile. Dove molti giochi – non per forza minori – scelgono l’RPG come base, Minishoot Adventures in un certo senso la usa come condimento, persino a livello narrativo.
Risvegliata da un prigione di cristallo, la navicella che ci fa da controparte digitale non ha tempo per capirsi: un antico male è stato rilasciato, e sta a noi liberare i nostri amici intrappolati nel cristallo, sconfiggere 4 boss in precise location della mappa, e poi abbattere una volta per tutte il cattivone che ha causato tutto. Una storia dell’eroe scarna, ma funzionale al destino ludico di Minishoot Adventures. Volutamente funzionale, tra l’altro.

Muoviti e spara
Siamo una navicella e per lo più dovremo prenderci cura – a suon di proiettili – di altre navicelle, e già qui deve esplodere il primo fuoco d’artificio del miracolo che il gioco rappresenta: il cambio di prospettiva ci porta da un piano verticale 2D classico da shoot’em up, ad un piano orizzontale sul quale viaggiare in ogni direzione, nei “limiti” di una mappa che crea accenni di biomi senza perdersi troppo in sprechi di asset o pericoli ambientali che, nel 2026, sono indigesti.
Minishoot Adventures ha una capacità innata di traslare il feel dello shoot’em up, senza riproporne gli stilemi più rigidi, il tutto in un’avventura di 10 ore che non solo restituisce un ottima esperienza di shooting, sempre preciso e affidabile, ma che scala con una competenza imbarazzante – per gli studi più grandi che raramente la azzeccano – nei livelli più alti, con boss che sparano di più, più aggressivamente, e con molta più cattiveria di quanta me ne aspettassi.
Anche i nostri potenziamenti scalano in modo sensibile: alcuni di essi sono vincolati a una progressione lineare che mai ci appanna il cervello con numeroni e numeretti, ma che risulta sempre chiara; altri richiedono il pagamento dell’unica moneta in-game, ottenibile, in una perfetta chiusura di cerchio, con l’abbattimento di nemici più impegnativi sparsi nella mappa ma che, anche, ci si pareranno davanti nella nostra naturale progressione.

Quanto era mancato un po’ di equilibrio negli RPG…
L’esplorazione è poi un ottimo compromesso fra libertà e Golden Path, con un numero di segreti nell’ordine della decina e tutte, immancabilmente, ricompense che potenzieranno la nostra navicella, dalle batterie, ai potenziamenti del boost, a tanto altro. La leggibilità della mappa poteva godere di qualche piccola attenzione in più – in particolare considerando che nei dungeon la nostra mappa non funzionerà – ma il recupero di uno dei collezionabili di gioco, i pezzi di mappa appunto, offrono un naturale respiro di sollievo quando finalmente il – flebile – senso di smarrimento sfumerà del tutto, come un ricordo vago.
Spesso, inoltre, la via da A a B che Minishoot Adventures propone richiede piccole deviazioni che risultano al minimo godibili, e nei momenti migliori delle goliardiche rateizzazioni di distruzione ritmata dei nemici. L’assenza, in particolare, di vere missioni secondarie o fetch quest, altro vanto e ancora degli RPG, mostra ancora di più la capacità di sintesi di Soulgame.
In post-game Minishoot Adventures offre sfide aggiuntive, forse al limite della mia pazienza ma affrontabili con un po’ di attenzione e forza d’animo. Se ti trovassi in difficoltà, una manciata di opzioni di accessibilità potranno inoltre permetterti di goderti il gioco senza lanciare troppe bestemmie.
Sconfiggere nemici ci farà guadagnare cristalli che, al raggiungimento di una quantità predefinita, si convertiranno in un punto abilità, da utilizzare in un albero di abilità funzionale e senza orpelli. A limitare le nostre scorribande c’è invece il numero di cuori salute che avremo (sono espandibili trovando frammenti di cuore extra in giro per la mappa): una volta che quel numero raggiungerà zero, torneremo al punto di checkpoint, qui non rappresentato da un momento di gioco, ma da un luogo, solitamente la piccola piazza cittadina che ci fa da base.

Triangoli che sparano a triangoli
In 10 ore, tempo necessario a completare tutto al 100% e per l’inevitabile platino (platino n° 208, btw), la varietà di nemici è sempre fresca, alternando versioni potenziate dei mob base, a nemici unici e con unici pattern di attacco. Una tecnica comune di Minishoot Adventures è quella di chiuderti in una piccola area finché tutti i nemici non saranno stati distrutti, ed è in questi momenti che le sinergie fra nemici dimostrano l’ottimo lavoro di design.
Se sono 4 – più 1 – i boss che dovremo obbligatoriamente far fuori, altrettanti sono nascosti in giro per la mappa, e sono tutti meccanicamente interessanti e sfidanti. È in questi momenti che la natura più bullet-hell di Minishoot Adventures si palesa, ed è questi sono anche i momenti nei quali più senti, a livello di genere, la mancanza di strutture di gameplay capaci di stare in equilibrio fra l’essere difficili e l’essere fattibili (Saros, sto guardando e sperando in te!).
Non sono solo sparatorie, però, e il gioco ci offre anche momenti più puzzle, quasi sempre legati all’esplorazione approfondita di mappa di superficie e dungeon: non c’è l’ombra di vernice gialla o di ingranaggi da bloccare, però, perché gli enigmi che dovremmo risolvere ricadono sempre su uno dei pilastri di gioco, in questo caso quello appunto esplorativo. “Come arrivo in quel punto, da qui?” sarà l’unica domanda che vi farete, insomma, e trovarvi risposta è sicuramente uno dei ventricoli ludici di Minishoot Adventures.

Conclusioni
Minishoot Adventures prende la struttura da RPG e ci piazza sopra uno sticker di Galaga. Lo fa con abilità, fondendo abilmente esplorazione, progressione e sblocco di power-up, con le prigioni digitali offerte dai tanti momenti di bullet-hell. Una durata perfetta, una varietà di nemici sempre attenta, e un endgame capace di farvi rompere qualche controller, rendono Minishoot Adventures un titolo che vi consiglio senza particolari riserve, e Soulgame un duo di dev da tenere attentamente al centro del proprio cono di visione.
RPG e shoot’em up sembrano un unione profana, ma Minishoot Adventures lo fa sembrare il matrimonio più scontato di sempre.
RPG e shoot'em up sembrano un unione profana, ma Minishoot Adventures lo fa sembrare il matrimonio più scontato di sempre.
Pro
- RPG e shoot'em up si fondono con curiosità
- Il feeling dello shooting è top tier
- I boss sono sfidanti
- La varietà dei nemici sorprende
Contro
- A 10 ore un minimo di stanca potrebbe sopraggiungere, ma a quel punto sarete già vicine alla fine
- Alcuni problemi di leggibilità dell'environment nel terzo atto di gioco