Narita Boy – Recensione

Recensito su Xbox One

Sin dall’apparizione dei primi calcolatori elettronici, da ben prima che ci fosse un PC in ogni casa, il mondo dietro allo schermo, nella sua irraggiungibilità e apparente freddezza, ha sempre suscitato un grande fascino.

Narita boy

La realizzazione di software con il quale operare all’interno del virtuale ha fatto viaggiare nerd e appassionati con la fantasia e l’immaginazione, rendendo il mondo dentro il computer una nuova ambientazione per storie e avventure, in particolare in ambito cinematografico. L’immaginario che si è venuto a creare pesca a piene mani dalle primissime e rudimentali interfacce grafiche grazie alle quali è stato palesato, anche a chi non ha dimestichezza con stringhe di codice, un immaginifico e stroboscopico mondo fatto di pixel, elettroni e operazioni logiche.

Dal cyberspazio di Cyberpunk 2020 al mondo virtuale di Tron, fino a Matrix e Ready Player One, il mondo virtuale ha ricevuto innumerevoli rappresentazioni in molteplici media, spesso legandosi principalmente alla tecnologia e al simbolismo della cultura pop degli anni 80 e amalgamando il tutto con enormi dosi di nostalgia. È qui che nasce il cosiddetto vaporwave: uno stile di arte visiva e sonora composto per lo più da paesaggi poligonali, colorazioni fuxia bluastre e lente sonorità elettroniche.

Narita boy

Le opere ispirate a questo filone nostalgico e retro futuristico sono ormai innumerevoli, ma mai ci saremmo aspettati di trovarne in questo Narita Boy una rappresentazione tanto riuscita ed efficace. Non per niente, è proprio grazie al talento artistico degli spagnoli di Studio Koba che il gioco è riuscito a guadagnarsi la fiducia di oltre 5000 sostenitori su Kickstarter, di un publisher storico come Team17 e di una Microsoft che ha celermente inserito l’opera nel Game Pass sin dal day one.

Sì, perché in Narita Boy c’è davvero tutto ciò che può far andare in brodo di giuggiole qualsiasi appassionato di questo stile artistico: da un ottimo filtro CRT ai paesaggi vettoriali, dalla musica synth a continui riferimenti alla cultura retro e asiatica. Avrete quindi capito ormai che l’eccellente componente artistica è riuscita a colpirci e stregarci, ma anche il gameplay – in particolare il combat system – è in grado di divertire e dare grandi soddisfazioni. Ma andiamo per ordine e partiamo dal protagonista: un nerd come tanti intento a prendersi una lavata di capo perchè passa troppo tempo davanti al computer… Vi suona familiare?

Narita boy

Ma quando il Digital Kingdom chiama non c’è mamma brontolona che tenga e il nostro eroe si ritroverà catapultato all’interno del computer pronto a brandire la techno-sword e a ristabilire l’ordine. Buona parte dell’estetica di Narita Boy si base su tre fasci colorati: quel giallo, blu e rosso che danno colorazione al logo del gioco, alla techno-sword, ai tre mondi principali e a innumerevoli effetti grafici.

Come ci spiegherà infatti Motherboard, madre di ogni programma del Digital Kingdom e nostro fin troppo prolisso cicerone, i tre fasci di luce compongono il Trichroma, una emanazione del codice sorgente di cui è scritto il regno. Ogni fascio ha origine da un sotto sistema: il fascio giallo è emanato da una simulazione del deserto, il fascio blu rappresenta la terra della pioggia eterna e il fascio rosso regola tutto l’equilibrio del Trichroma. È proprio da quest’ultimo regno che è partita la ribellione di HIM, il programma dedicato all’eliminazione dei vecchi dati che, con il suo esercito di programmi chiamati gli Stallion, ha preso il controllo del Digital Kingdom.

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Purtroppo, la prima ora di gioco passa tutta così: fra dialoghi fin troppo lunghi interamente in inglese e la ricerca di floppy disk utili a sbloccare porte, laddove si vorrebbe invece solo dare sfoggio della propria fighissima techno-sword e menare le mani. Non demordete però: nonostante l’inizio particolarmente lento ci saranno tante occasioni per sfruttare a dovere sia la spada, sia le abilità che andremo man mano a sbloccare. La difficoltà di gioco va infatti a incrementarsi progressivamente fino a raggiungere livelli piuttosto soddisfacenti e impegnativi ma mai proibitivi.

Grazie alla fluidità delle animazioni e alla grande quantità di colpi messi a disposizione di Narita Boy, il combat system risulta particolarmente soddisfacente soprattutto nelle sezioni più avanzate di gioco. Qui, le varie combinazioni di tasti necessarie ad attivare le abilità, unite al livello via via sempre maggiore della difficoltà degli scontri, riusciranno a colmare la lentezza delle prime ore rendendo il gioco finalmente divertente e soddisfacente.

Oltre agli attacchi leggeri e pesanti con la spada, Narita Boy sarà in grado di eseguire colpi verso l’alto, verso il basso e affondi che si riveleranno fondamentali anche nelle sezioni platform. Al nostro arsenale si aggiungerà presto anche un’arma da fuoco dotata di tre colpi che si ricaricano col tempo con la quale sarà possibile sia sparare un proiettile alla volta, sia utilizzare tutte e tre le cartucce per generare un grande raggio laser in grado di infliggere grandi danni.

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Tramite la pressione di un tasto si potrà inoltre recuperare un pò di salute consumando degli slot di una barra apposita che si riempiranno man mano che infliggeremo dei danni. Il tempo di cui necessita questa abilità per poter essere portata a termine richiede di trovare il giusto spazio e tempismo all’interno degli scontri, pena essere colpiti e perdere più energia di quanta non si stia cercando di recuperare. All’interno dei combattimenti è presente anche una componente simil-elementale nella forma di alcuni avversari con una fiammella colorata al di sopra del capo, il cui colore indicherà l’affiliazione del nemico a uno dei tre colori del Trichroma.

Ebbene, nel caso in cui ci trovassimo in particolare difficoltà all’interno di uno scontro, potremo caricare la nostra aura del medesimo colore in modo da sferrare attacchi particolarmente efficaci contro di essi, subendo tuttavia a nostra volta danni estremamente maggiorati. Come se non bastasse, in questo vasto set di attacchi possibili trovano posto anche le evocazioni capaci di scatenare attacchi devastanti basati su uno dei tre colori. Completano l’offerta spallate e schivate, in grado rispettivamente di sbilanciare i nemici o evitarne i colpi all’ultimo istante.

Narita boy

Insomma, una grandissima serie di abilità che, unito all’enorme quantità di nemici diversi, sono in grado di rendere i combattimenti particolarmente frenetici e con una buona dose di tatticismo.

Ma sono i nemici ad averci colpito maggiormente e a rappresentare uno dei più grandi pregi dell’intera opera, sia a livello visivo sia nell’approccio che dovremo adottare per poterli sconfiggere. L’ispirazione estetica è una miscela fra il medievale e il futuristico; ecco quindi comparire soldati, scheletri, streghe, stregoni e negromanti, ognuno dei quali dotato di un proprio set di attacchi e parate. Purtroppo la cura riposta nella caratterizzazione dello stile di combattimento delle varie tipologie di nemico è piuttosto altalenante: alcuni di essi infatti richiedono studio e contrattacchi dedicati, altri vengono invece lasciati in balia del button smashing più becero.

Gli NPC tuttavia non sono da meno. Il mondo digitale è brulicante di vita e popolato da una serie di personaggi estremamente belli e ben caratterizzati. Impossibile non menzionare Synth-Sensei: un programma di composizione sonora che si mostrerà come un grande essere collegato a degli enormi sintetizzatori.

Narita boy

Se quindi il combat system è generalmente ben riuscito (in particolare nelle sezioni più impegnative) il level design rappresenta il punto più debole dell’intero gioco. Buona parte delle schermate sono infatti dei semplici corridoi che dovremo attraversare e che spesso non presentano nient’altro di interessante se non un meraviglioso fondale. Le piattaforme e le pareti su cui potremo arrampicarci rappresentano una parte piuttosto trascurabile dell’esperienza, sia a livello quantitativo sia a livello di difficoltà, rendendo quindi l’esplorazione estremamente lineare, semplice e per questo non particolarmente interessante. Tutto ciò si porta in dote una quasi assenza di segreti e collezionabili (relegati unicamente a una manciata di floppy opzionali), il che rende le sezioni già completate una enorme landa vuota, azzerando non solo il backtracking, ma anche ogni stimolo alla rigiocabilità.

Narita Boy resta quindi valido per non più delle 8 ore circa che servono a completarlo, esaurite le quali risulta completamente privo di motivazioni valide per una seconda run, al di là dell’individuale volontà nel tornare a immergersi nelle meravigliose atmosfere di questo bellissimo mondo virtuale.


Narita Boy è un glorioso tributo ai favolosi anni 80 e allo stile vaporwave e synthwave, capace di proporre una retrovisione della realtà virtuale con una scelta artistica eccellente. Nonostante fatichi a decollare durante le prime ore di gioco, quando prende il via il titolo si presenta divertente grazie a un combat system soddisfacente e ben congegnato e a una vastissima serie di nemici ottimamente disegnati e dotati di un loro specifico stile di combattimento. Il problema principale resta purtroppo un level design minimale che rende l’esperienza estremamente lineare e la priva di ogni segreto che ne vada a motivare la rigiocabilità. Al netto dei difetti, Narita Boy resta un titolo più che valido che non mancherà di affascinare chiunque ami lo stile retro futuristico anni 80. Se il vostro sogno è surfare un mare virtuale in piedi su un floppy disk, mentre una eclissi pixellata si staglia fra montagne vettoriali, aggiungete pure un punto alla votazione finale.

7.8

Pro

  • Eccellente stile visivo
  • Comparto audio ottimo
  • Combat system ben congeniato
  • Tipologie di nemico molto numerose e belle da vedere
  • Ottima caratterizzazione visiva degli NPC

Contro

  • Inizio sottotono
  • Level design troppo lineare
  • Nessuna rigiocabilità
  • Localizzazione in italiano assente
Vai alla scheda di Narita Boy
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