Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas – Recensione

Dare un giudizio su Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas è indubbiamente legato ai ricordi che noi “vecchi” utenti abbiamo dei titoli adventure sulla prima PlayStation, dove il genere ha forse raggiunto un importante picco di qualità e quantità. Senza lasciarci andare sul viale dei ricordi, il titolo di cui ci occuperemo in questa recensione è un tipico platform-adventure molto legato all’esplorazione e, perché no, anche all’azione. Un mix di generi e contenuti che oggi si riesce con fatica a ritrovare nei prodotti videoludici, e che potrebbe quindi fare felici grandi e piccoli appassionati di questo meraviglioso media.

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas è un titolo sviluppato da Cornfox & Brothers, studio indipendente finlandese, che ha raggiunto un numero enorme di piattaforme di distribuzione, spaziando dalle console PlayStation 4 e Xbox One, al PC e addirittura ai dispositivi mobile. Abbiamo potuto mettere mano al titolo nei scorsi giorni, e questa è la nostra opinione.

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas

Una pericolosa ricerca

In Oceanhorn si racconta di un figlio alla disperata ricerca del padre, un guerriero forte e valoroso, che però è scomparso durante la battaglia con una creatura temibile e invincibile, chiamata appunto Oceanhorn. Il nostro protagonista armatosi di coraggio decide quindi di intraprendere un viaggio pericoloso e misterioso alla ricerca di questa mitologica creatura, e del padre perduto. La narrativa in Oceanhorn non è certamente brillante e coinvolgente come altri videogiochi, ma nel complesso l’abbiamo trovata divertente e con ottimi spunti in certi frangenti.

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas

Dopo la breve scena d’apertura è stato possibile osservare il cartoonesco e fiabesco stile del gioco, con una grafica 3D e una telecamera dall’alto, che si può leggermente spostare ma che nel complesso rimane pressoché fissa. Il giovane protagonista nei frangenti iniziali del gioco sarà limitato a pochi movimenti, ma procedendo nell’avventura il bagaglio di abilità e oggetti del personaggio si arricchirà notevolmente. Piccolo appunto sui comandi di gioco che sono fin dai primi istanti estremamente semplici, e consistono in un banale attacco (ad esempio con la spada), una parata e un breve scatto. Fondamentale sarà anche la possibilità di raccogliere certi oggetti e usarli come vere e proprie armi.

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas

Un incessante ripetersi

Il gameplay di Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas si basa sull’esplorazione di piccole isole e sulla risoluzione di enigmi sparsi per queste terre. Seppur l’ambientazione sia molto colorata e ben costruita, il costante ripetersi delle medesime geometrie e strutture, rende le isole più o meno identiche, tranne casi sporadici. Anche gli avversari purtroppo soffrono del medesimo problema di ripetitività: la varietà di animali o esseri ostili è quasi nulla, tanto che il primo nemico base che incontriamo durante il “tutorial” verrà continuamente reintrodotto nelle altre isole, rendendo quindi noiosa e lenta la progressione.

Non mancano alcune Boss-Fight, che però a causa di pattern elementari e poco originali, tendono a essere superate senza alcun problema di sorta, rendendo praticamente assente il livello di sfida. Già, Oceanhorn non è affatto un gioco difficile e una volta preso mano ai comandi e compreso il pattern degli avversari (che sono ridicolmente banali) è un gioco da ragazzi superare i livelli. Tale infimo livello di difficoltà si scontra però con enigmi ambientali ben curati, che potranno tenervi incollati anche per minuti prima di comprenderne la risoluzione. Per gli appassionati del collezionismo inoltre sarà molto divertente andare alla ricerca dei tesori, ben nascosti nelle isole.

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas

Isole in via di sviluppo

Una meccanica originale e che poteva risultare interessante è lo spostamento tra le isole, che avviene tramite una barca. Infatti una volta arrivati alla nostra imbarcazione sarà possibile aprire la mappa di gioco colma di isolette che appaiono ogni qualvolta veniamo a conoscenza della loro esistenza parlando con gli NPC. Il tragitto da una terra all’altra è però automatico, e l’unica cosa che potremmo fare durante queste sezioni è sparare, tramite un cannone, a barili sparsi per l’oceano o a ostacoli. Se la meccanica riesce a divertire le prime volte, il costante ripetersi della stessa, senza il benché minimo cambiamento durante l’avventura, rende quasi frustrante lo spostamento tra isole.

Dal punto di vista tecnico, Oceanhorn è un titolo non all’altezza. I problemi si notano parecchio durante i combattimenti, quando ad esempio riusciamo a colpire e ferire gli avversari anche da altezze e distanze imbarazzanti. Le hitbox sono infatti assurde15 e mal calcolate. Altri problemi si notano durante la risoluzione di enigmi, che consistono spesso nello spostamento di casse. Accade infatti più di una volta che si rimane incastrati durante i tentativi, e non esiste possibilità di tornare indietro rendendo obbligatorio tornare al menù di gioco e ricaricare il salvataggio. Sarebbe bastato inserire un’opzione “torna al checkpoint” ma così non è stato. Un plauso invece alle splendide musiche orchestrare da Nobuo Uematsu, compositore di numerose colonne sonore videoludiche come quelle di Chrono Trigger o Final Fantasy VII.

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas

Per concludere, Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas è un platform-adventure che non nasconde il suo fitto attaccamento al mondo mobile. Difatti seppur contraddistinto da uno stile eccellente e musiche strepitose, il titolo perde il suo potenziale nell’enorme mole di ripetitività e nella poca cura tecnica di combattimenti ed esplorazione. Inoltre l’irrisorio livello di sfida del gioco sarà quasi frustrante procedendo nell’avventura. Da notizie recenti è stato comunicato lo sviluppo del sequel. Speriamo che Cornfox & Brothers Studio imparino dai loro errori.

5

Pro

  • Stile affascinante
  • Musiche stupende
  • Enigmi ben congeniati

Contro

  • Problemi tecnici evidenti
  • Poca varietà in ambientazioni e nemici
  • Troppo facile
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