Pepper Grinder RECENSIONE | Trivellare, che passione fugace

Recensito su Nintendo Switch

pepper grinder

Trivellare è davvero divertente in Pepper Grinder; peccato che la corsa sia tanto breve quanto sempre circoscritta. Ahr Ech ha infatti scavato quanto bastasse tra le formulazioni degli action adventure a base di piattaforme per scovare la sua chiave di volta ideale, coadiuvato da quel martello pneumatico di produzioni a basso budget quale è Devolver Digital.

Pepper Grinder RECENSIONE | Una trivella per domarli tutti

La terra di Nintendo Switch e PC è parsa la prediletta per Pepper Grinder, congeniale com’è a delle sessioni brevi a favore, per esempio, della portabilità della console ibrida con cui ho avuto modo di scoprire, quanto per dei lunghi scavi a seconda delle proprie esigenze.

Tanto l’una quanto l’altra piattaforma sono ricche di giacimenti platform nelle loro pressoché infinite ibridazioni, pertanto il solo modo per brillare come una pietra preziosa di fronte ai minatori del momento è proporre una formula lavorata a puntino affinché brilli rispetto alle altre.

Così l’artista, animatore e game designer di Ahr Ech ha pensato di estrarre in tutti i sensi la trivella, ovvero la Grinder che accompagna la piccola Pepper nella sua avventura sotterranea (e non solo), proponendo la sua idea di intrattenimento: un’esperienza dal sapore arcade di altri tempi e non solo per i suoi pixel.

Approcciarsi a Pepper Grinder è facile e immediato, lasciarsi trasportare dalla sua corsa sinuosa e trapanante è istantaneo, ma la sua durata complessiva esigua porta alla necessità di mantenere alta la concentrazione sin dalle prime trivellate, alla costante ricerca di un nuovo tesoro da disseppellire.

Pepper Grinder RECENSIONE

Storie di pirati di altri tempi

La rapidità con cui sia possibile passare dall’accensione al gioco vero e proprio sottintende la centralità del gameplay rispetto al fattore narrativo. La trama di Pepper Grinder è di fatto un contesto – tanto elementare quanto funzionale agli intenti della produzione – che demanda alle immagini in movimento tutti i suoi snodi, sacrificando cioè qualsivoglia dialogo scritto, tanto meno doppiato.

D’altronde non c’è tempo di chiacchierare o di leggere chissà quale descrizione o pagina di diario quando un ricco tesoro aspetta solo di essere scovato tra le rocce, ma se sei curioso (e soprattutto se appartieni a una certa generazione di videogiocatori) apprezzerai la presenza di un manuale virtuale consultabile tramite il sito ufficiale.

Un lacerante conflitto tra le nazioni continentali ha gettato il mondo intero nelle mani della pirateria e tra i vari bucanieri spicca la cacciatrice di tesori Pepper, che vaga per i mari con l’obiettivo di fare incetta di tesori perduti. Una violenta tempesta, però, distrugge la sua nave, facendola naufragare su un’isola sconosciuta.

Qui viene attaccata da un gruppo di creature simili a dei narvali, i Narling, che arraffano con il suo bottino e se la danno a gambe, capeggiati da una misteriosa figura, Decisa a non darsi per vinta, Pepper prende il Grinder e intraprende una pericolosa ricerca, giurando di farla pagare a quei lestofanti.

Pepper Grinder RECENSIONE

Scavare e colpire

Sulle piattaforme che costruiscono i livelli di Pepper Grinder si salta sì come in un qualunque altro gioco con elementi da platform, ma nella maggior parte dei casi vi si arriva dal basso o da un lato, dopo avere ottenuto una spinta alla propria trivella tale da permettermi di bucare dei massi e atterrare dolcemente in piedi.

Il concept del gioco potrebbe essere partito da qui, dal Grinder che ne costituisce l’elemento portante e caratteristico, mutuandolo dal modello di Dig Dug (Namco, 1992) o di Mr. Driller (Namco, 1999) per fare due esempi illustri, cercando successivamente la rotta verso la propria unicità.

Ebbene, quel pirata di Ahr Ech è riuscito a trovare il suo piccolo tesoro, nella misura di un movimento con la trivella dinamico, vivace e divertente da padroneggiare. Mentre altri titoli mantengono infatti lo scavo un’azione statica, Pepper Grinder aggiunge un po’ di pepe (o polvere da sparo per cannoni?) alla sua formula.

Facendomi passare da una comune camminata a delle nuotate nella sabbia e nella ghiaia, passando per un rampino che si propone di non interrompere mai il flow delle trivellate, l’opera prima dello sviluppatore indipendente si fa leggera e insieme riuscita nei suoi intenti.

Pepper Grinder RECENSIONE

Narvali poco convinti

La semplicità del sistema di gioco viene enfatizzata dalla necessità di un solo tocco di uno dei due dorsali (quelli di Nintendo Switch nel mio caso) per tuffarsi nel sottoterra, potendo così concentrarsi sulle monete da prendere nel proprio percorso, sulle porte da sbloccare o sugli ostacoli da superare senza perdere le preziose vite.

I check-point sono dosati in maniera ottimale lungo i percorsi, consentendo alla piccola Pepper di riapparire nei suoi pressi nel caso di sconfitta. Game over che potrebbe giungere più per una distrazione nelle proprie nuotate rocciose piuttosto che per un attacco fatale da parte dei nemici, o persino dai boss di fine area.

Se i comuni Narling rappresentano perlopiù un fastidio da cui liberarsi nel corso dei livelli, i boss sono battibili in maniera meccanica per così dire, imparando cioè i loro due o tre pattern di attacco e trovando il giusto ritmo tra tuffi, scatti con la trivella e colpi. Senza alcuna velleità da GDR, senza potenziamenti o simili, sconfiggerli sta solo nell’abilità del giocatore.

Come per altri platform dal sapore arcade, le monete raccolte in Pepper Grinder possono essere spese in elementi cosmetici nella misura di colori di capelli e pezzo unico di indumento, mentre quelle speciali vanno scambiate con degli adesivi da collezionare.

Pepper Grinder RECENSIONE

Pixel pirateschi all’arrembaggio

Pepper Grinder si forgia di una pixel art gradevole e ben congegnata, che viene risaltata dal piccolo schermo di Nintendo Switch – specie con il modello OLED. I livelli bidimensionali possono in questo modo vantare degli sfondi discretamente pregevoli, ammantati da dei colori intensi e vivaci. Puoi notarlo in prima persona passando dalla demo gratuita.

Sono da segnalare dei problemi di natura tecnica di Pepper Grinder, i quali riguardano specialmente lo scontro con il boss finale: questo ultimo si è bloccato, lasciandomi carta (o trivella) bianca, mentre il sistema audio si è mutato nel corso della battaglia. Si trattano di magagne sistemabili attraverso una o più patch, ma in un titolo in cui il ritmo del movimento è importante, essi acquistano maggiore peso nella bilancia del giudizio.

Un altro centro per Devolver Digital, ma non il più centrato

La trivella di Devolver Digital è solita scavare nelle profondità degli autori o dei piccoli studi indipendenti, scovando di volta in volta la miccia per un’esplosione di pietre videoludiche preziose. Pur nella sua semplicità del game design e dei suoi sistemi, Pepper Grinder può entrare di diritto tra i centri dell’azienda produttrice, forgiandosi proprio nell’immediatezza delle sue meccaniche e nello svago dato dal dinamismo del movimento. Un’esperienza consigliata a chi sia a caccia di tesori di breve durata, dal sapore retro.

6.9
Ogni amante del genere dovrebbe provare a farsi una nuotata con la trivella.

Pro

  • Concept riuscito e divertente nei movimenti
  • Facile da approcciare
  • Buona pixel art

Contro

  • Qualche problema tecnico a sporcare il tutto
  • Gli scontri con i boss non rendono giustizia
Vai alla scheda di Pepper Grinder
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