Project Songbird – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Project Songbird Recensione cover

Negli ultimi mesi ho parlato spesso di horror su questo sito, affrontandone varie sfaccettature. Dall’horror psicologico di Silent Hill f, a quello folkloristico di Fatal Frame II Remake fino al superficiale horror “ti faccio boo molto forte nelle orecchie” di Order 13. Trovo quindi poetico parlare oggi di Project Songbird, un altro approccio al genere, potenzialmente paragonabile a Silent Hill f ma fondamentalmente diverso per quanto vuole esprimere.

Siamo davanti ad un horror psicologico con radici nel genere walking simulator, ma con meccaniche di combattimento basilari che tecnicamente lo fanno rientrare nel survival horror. Una sorta di approccio più spaventoso alla tensione creata da titoli come Firewatch…o almeno così sembra.

In realtà, Project Songbird è un esempio del genere horror utilizzato nel modo che preferisco. Non come serie di convenzioni e strutture atte a spaventare, ma come una lente per esprimere un concetto o una tematica particolare. In questo caso, un malessere di chi sta dietro al palcoscenico, di chi vive per creare arte ma giunge al punto da non riuscire a distinguere la gioia dell’espressione artistica, dalla stanchezza del processo creativo.

Project Songbird – Recensione

Questa è una di quelle recensioni in cui mi concentrerò a lungo sulla narrazione dell’opera, questo perché in essa risiede il vero appeal dell’esperienza proposta da Project Songbird. C’è altro da apprezzare e c’è anche qualcosina da criticare in tutto il contorno interattivo, lo farò, ma arrivandoci per gradi.

Sicuramente posso anticipare che il gioco è molto grezzo. Si tratta di un progetto di un team minuscolo. I titoli di coda mostrano circa una decina di persone, con il nome di Conner Rush che compare in praticamente tutti gli ambiti, dalla scrittura, alla direzione, alla produzione esecutiva.

Quindi è indispensabile avvicinarcisi con l’aspettativa di trovare degli angoli non smussati, tuttavia penso valga la pena “sopportare” le imperfezioni. Non solo perché la narrazione copre bene le spalle ai lati più deboli del gioco, ma anche perché nessuno dei difetti che andrò a discutere meglio più avanti è tanto grave da rovinare l’esperienza.

Il vero spartiacque sul gradimento dell’esperienza sta nel quanto apprezzerete la storia ed è per quello che ora ne parlerò quanto possibile, senza entrare in ambito spoiler ma dovendo inevitabilmente alludere ad alcune delle sorprese del gioco.

Project Songbird Recensione inquadrature
Il primo pregio che vedrete in Project Songbird è nelle inquadratura che propone, spesso molto belle.

Scavare sotto la superficie

Project Songbird ci mette nei panni di Dakota, cantante non-binario per il quale userò il maschile poiché questo è il pronome utilizzato dall’adattamento italiano del gioco (non perfetto, vi consiglio di utilizzare l’inglese se masticate la lingua). Dopo mesi di blocco artistico, Dakota viene inviato in una casetta all’interno di una foresta per staccare dalla modernità e concentrarsi sulla musica.

La sua carriera stenta, l’ultimo album ha ricevuto critiche negative e qualcos’altro di cui non ci è dato sapere turba l’animo del cantante. Il periodo di isolamento è l’ultima occasione per sbloccarsi e riprendere in mano la sua carriera…per quanto, sin da subito c’è il dubbio su quanto Dakota voglia effettivamente continuare a creare.

La composizione musicale è molto pesante sulla sua psiche e molto in fretta, il gioco la lascia in background per concentrarsi su una classica storia horror nella quale strane cose succedono nella foresta attorno a Dakota. Starà impazzendo? Sarà tutto vero?

Insomma, se avete masticato horror, videoludici e non, sapete cosa aspettarvi a questo punto. Incubi, percezione distorta della realtà, mostri che rappresentano i traumi di Dakota, i soliti ingredienti dell’horror psicologico, molto comuni ai fan di Silent Hill, per rendere il concetto, pur banalizzandolo.

E se vi piace questo tipo di narrazione, Project Songbird fa un buon lavoro nel realizzarla. La storia è divisa in tre atti, ognuno porta in una zona diversa della foresta ma anche in un diverso dungeon “onirico”, svelando pian piano le turbe psicologiche di Dakota e culminando in una rivelazione piuttosto scontata, per quanto realizzata abbastanza bene.

Ed è qui che il discorso su Project Songbird si complica. Superficialmente, la storia è molto semplice, carina ma niente di particolarmente memorabile. Però, c’è qualcosa di più sotto a questa superfice. Non parlo di segreti nascosti che svelano disegni più grandi, né da indizi sparsi che mettono in dubbio ciò che si vede.

Non siamo davanti quindi a un Silent Hill f, non c’è un vero mistero da svelare giocando più volte. Né dinnanzi ad un Look Outside, con una “lore” ampia da scoprire partita dopo partita. Ciò che si nasconde sotto la superficie di Project Songbird…è semplice, diretta, espressione umana.

Project Songbird Recensione atmosfera
I livelli “dungeon” hanno un’atmosfera memorabile.

Dakota ha una sua storia ed è…ok, funziona. In parallelo però si sviluppa una seconda narrazione, una che coinvolge il rapporto tra l’arte, l’artista e l’osservatore. Andare nel dettaglio mi risulta difficile senza cadere in spoiler, ma c’è una metafora molto adatta utilizzata dal gioco stesso.

Corvo o Usignolo?

L’arte è una canzone e l’artista un uccello canoro, un “Songbird” appunto. Tuttavia, l’arte può materializzarsi in un corvo o in un usignolo, può essere trasmessa come un piacevole cinguettio o un gracchiare fastidioso. Può fare bene o male, specialmente a chi la crea, ed è in questa tematica che la storia di Project Songbird trova il suo vero valore.

Se come me avete mai provato a creare arte, che sia un romanzo, un videogioco o una canzone, penso Project Songbird sia un titolo da recuperare. Un gioco che prende sul serio la potenzialità artistica del medium e lo usa per creare effettiva arte, cioè un’espressione vera e personale di un argomento, da parte di un artista.

Nonostante non lo ritenga un capolavoro, è indubbio che ci siano pochi videogiochi che provino ad essere arte e non solo intrattenimento. Tanti videogiochi che fanno solo intrattenimento sono anche esperienze migliori di Project Songbird (ho decisamente apprezzato molto di più una run di Resident Evil IX, in tutta la sua superficiale e fighissima cafonaggine), però titoli come questo hanno un valore specifico per coloro che possono empatizzare col messaggio che nascondono.

Per godere del buono di Project Songbird, bisogna però anche fare i conti con la grande lama a doppio taglio del medium videoludico: l’interazione. Ed è qui che il gioco inciampa abbastanza nettamente. Per farla semplice, le performance hanno qualche problemino su PlayStation 5, e fin qui niente di grave.

I puzzle non sono niente di che, servono più a raccontare la storia che a far pensare il giocatore. Anche qua, nulla di tragico. Il combattimento però è proprio brutto. Questo è il primo gioco della compagnia in cui viene introdotto un combattimento vero e proprio…e per quanto io detesti gli horror “nascondino”, forse Project Songbird sarebbe stato meglio senza le pistole.

Project Songbird è un horror psicologico che usa il genere per raccontare una storia molto personale, non basata sui classici stereotipi dell’horror ma sul rapporto tra artista e arte, ma anche sul costo umano della creazione. Consigliatissimo, pur avendo dei limiti tecnici e ludici non indifferenti.

8
Project Songbird è arte allo stato puro, non perchè sia un capolavoro, ma perchè usa un medium artistico per sviscerare un sentimento personale del suo creatore.

Pro

  • Storia interessante, espressione pura della visione artistica del creatore
  • Molte scelte affascinanti nell'estetica

Contro

  • Limiti tecnici e interattività basilare
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