Resident Evil 7: Biohazard – Recensione

Recensito su PlayStation 4

Resident Evil 7: Biohazard è chiaramente un dono del Signore. Dopo aver deluso milioni di videogiocatori con un sesto capitolo che di terrificante aveva soltanto il gameplay, Capcom ritorna sul luogo del delitto per mezzo di un “reboot” in grado di rilanciare alla stragrande la serie, sino a qualche anno fa sinonimo di eccellenza nell’ambito del maciullato universo delle produzioni videoludiche horror.

Resident Evil 7: biohazard

Lo fa tornando alle radici, mediante una formula decisamente votata al survival horror, capace di abbracciare ogni singolo elemento costituente questi venti anni della saga. Contrariamente alla decisa sterzata action intrapresa da Shinji Mikami con il quarto, spettacoloso episodio di Resident Evil (perseguita poi dai due appuntamenti successivi del franchise), il codice binario di questa ultima discesa negli inferi trasuda blasfemie da ogni poro, ponendo l’homo ludens al centro di una vicenda che vede Ethan Winters ricevere un messaggio audiovisivo dalla sua compagna, Mia, a tre anni dalla sua scomparsa.

Una richiesta di aiuto che condurrà Ethan e il videogiocatore, de facto, nella villa di proprietà dei Baker, una famiglia dalle abitudini non propriamente ortodosse, vogliosa di accogliere tutti coloro i quali l’andassero a trovare in maniera decisamente violenta e sanguinolenta.

Resident Evil 7: biohazard

Il benvenuto ricevuto dal videogiocatore è, a tutti gli effetti, destabilizzante, urticante, quasi mortifero. E mentre Ethan si chiede prevalentemente cosa sia accaduto alla sua amata, il fruitore si maledice, avendo accettato di calarsi in una realtà virtuale che, per quanto fittizia, rasenta il fotorealismo. Scorta di Pampers obbligatoria, insomma, un’opzione suggerita per contenere eventuali deiezioni organiche immediatamente seguenti ciascun scare jump. Osservabile mediante una spettacolosa visuale in prima persona, la vicenda di Resident Evil 7: Biohazard non è di quelle che si dimenticano facilmente, corroborata com’è da un accompagnamento sonoro davvero evocativo e penetrante.

Quasi tutto il videogioco si svolge in un’apnea senza soluzione di continuità, a sfintere anale contratto, con il timore che da qualche parte, nascosta nell’ombra, possa esserci qualche malefica creatura pronta a porre fine alla propria avventura. Fortuna vuole che, sebbene anche a difficoltà standard non manchino situazioni particolarmente fastidiose e contraddistinte da un elevato tasso di sfida, tanto i frequenti checkpoint, quanto i salvataggi infiniti contribuiscano a rendere l’esperienza di gioco essenzialmente priva di alcun motivo di frustrazione. Neppure il ritorno di bauli e di un inventario dalle dimensioni non esattamente esagerate riesce a minare quella sensazione di perfetta fruibilità che avvolge il titolo tutto.

Resident Evil 7: biohazard

Questo settimo episodio, in poche parole, è un piacere da vedere e da giocare, essendo contraddistinto da un gameplay in grado di modificarsi dinamicamente con quelle che sono le vicende narrate nel gioco. Senza voler rivelare nulla a livello di trama, non è possibile non rimarcare come, sebbene le meccaniche di base rimangano ancorate alla necessità di cercare e trovare chiavi e oggetti senza i quali non sarebbe possibile proseguire nell’avventura, a ogni occasione proposta dall’evoluzione del plot corrisponda una sensibile variazione del mood ludico.

A volte survival puro, a volte decisamente action, in altre occasioni puzzle game, Resident Evil 7: Biohazard è un gioco che mantiene una qualità lorda elevatissima, riuscendo a non stancare praticamente mai, se non conseguentemente a un flebile calo nella qualità delle sezioni giocate immediatamente successivo agli epocali frammenti iniziali e in corrispondenza di determinate boss fight.

Resident Evil 7: biohazard

Un’interessante trovata: la storia del videogioco viene veicolata anche per mezzo di videocassette consultabili mediante l’utilizzo degli appositi lettori, installati strategicamente in ciascuna delle ambientazioni che fanno da background alle vicende narrate. La fruizione di tale materiale audiovisivo, latore di preziosi flashback, permetterà peraltro di ottenere preziosi indizi utili alla corretta risoluzione di enigmi altrimenti impossibili da porre alle spalle.

Da evidenziare come la longevità dell’horror game, completabile in una decina di ore al livello di difficoltà standard, venga innalzata dalle possibilità legate al gameplay emergente, che spesso pone il videogiocatore al centro di un invisibile canovaccio narrativo modificabile (seppur in maniera piuttosto modesta) mediante le azioni perpetuate a schermo. L’eventualità di raccogliere tesori e potenti armi secondarie, unita alla prospettiva di riuscire a cogliere ogni sfumatura di una storia ricca di dettagli, invita definitivamente ad un secondo, più approfondito, playthrough.

Resident Evil 7: biohazard

La versione da noi testata, quella per PS4, supporta appieno PlayStation VR: il visore Sony aggiunge effettivamente qualcosa all’esperienza tutta, soprattutto dal punto di vista dell’immersività, a discapito di un sensibile downgrade grafico e a una visuale di gioco contraddistinta da un’ampiezza leggermente ridotta. Un buon paio di cuffie e via, verso la paura e l’isolamento più totale.

Da evidenziare l’inclusione di un discreto doppiaggio italiano e come, in particolari situazioni (poche, fortunatamente), i caricamenti diventino davvero parecchio lunghi. Nulla di preoccupante, sia chiaro, in quanto tali circostanze si verificano soprattutto in corrispondenza dei frammenti giocosi custoditi all’interno delle videocassette recuperabili in corso d’opera.

Resident Evil 7: biohazard

Resident Evil 7: Biohazard è la sorpresa di questo inizio 2017. Ogni aspetto della produzione targata Capcom incarna le virtù di un reboot evidentemente realizzato con cura e passione.

Coraggiosamente divincolatosi da zombie e personaggi storici della serie principiata da Shinji Mikami, Resident Evil 7: Biohazard è un ottimo gioco, ancor prima di essere un ottimo episodio della saga. Fatelo vostro, non ve ne pentirete.

8.9

Pro

  • Visivamente splendido
  • Giocabile e longevo
  • Atmosfera da brividi

Contro

  • Qualche sezione un pochino sottotono
  • Caricamenti lunghi, in casi sporadici
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2 Commenti

  1. Sembra proprio che Resident Evil sia tornato in pompa magna. Sinceramente, per quanto mi fidi della recensione, sono curioso di conoscere i pareri al di fuori dei giudizi della stampa. La storia insegna che molto spesso il giudizio nelle recensioni non concorda con quello degli utenti comuni e viceversa. Staremo a vedere nei prossimi giorni.

    1. Ciao Musashi, ti confesso che, sebbene fossi rimasto positivamente impressionato dalla demo rilasciata da Capcom qualche mese fa, qualche dubbio lo nutrivo pure io. Dubbi che, tuttavia, si sono disciolti come neve al sole una volta messe le mani sul prodotto finito 🙂
      Gli sviluppatori hanno confezionato davvero un ottimo prodotto, a mio giudizio, riuscendo a sfornare un titolo capace di rimaner fedele al franchise, pur essendo coraggiosamente disancorato da quelli che sono i personaggi e la timeline della serie. Poco fan service e tanto arrosto 😛

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