Rock Band Unplugged – Recensione Rock Band Unplugged

Qualche anno fa, il panorama dei videogiochi musicali subì un’imponente scossa rigenerante data dall’uscita di un particolare titolo, che da solo rivoluzionò la concezione classica del genere e aprì la strada ad un nuovo modo di giocare: da quel momento iniziò la vera diffusione del genere musicale nei videogiochi e gli utenti che si avvicinarono a questo mondo iniziarono ad aumentare sempre più velocemente. Dopo poco tempo quel titolo venne seguito da un secondo capitolo, il quale consolidò definitivamente il meritato successo e spalancò le porte del videogaming al genere musicale: tutto ciò, sorprendentemente, fu possibile grazie ad un’unica, geniale innovazione, il controller-chitarra.
Guitar Hero (GH) e Guitar Hero II (GH2) riuscirono in questo: la nuova periferica permetteva al giocatore di sentirsi veramente sul palco a scatenarsi, dando la possibilità a chi non l’aveva di sognare un po’ o di esaltarsi almeno nel salotto di casa; non solo, facendo leva sulla curiosità degli utenti, questa novità aumentò nettamente le vendite del videogioco, portandolo nelle case di molti e mettendoli dunque a contatto con un genere musicale non proprio commerciale. Il rock di Guitar Hero dava spazio a brani leggendari e a titoli che la massa non poteva conoscere, ma che si fecero apprezzare subito, finendo con l’attirare gran parte dell’utenza verso questo nuovo (per loro) genere musicale. Senza esagerazioni, al giorno d’oggi alcuni giocatori ammettono di aver conosciuto per la prima volta i Guns n’ Roses, Lynyrd Skynyrd, Avenged Sevenfold, Foo Fighters, Kiss, Rage Against The Machines, Black Sabbath e molti altri gruppi che hanno fatto la storia solo grazie a GH, e furono apprezzati. Non solo il panorama dei videogames musicali, dunque, ma anche il rock stesso deve essere grato almeno un po’ a questo titolo divenuto un fenomeno.
Dopo il secondo capitolo, la Neversoft comprò dalla Harmonix i diritti del marchio Guitar Hero, continuando la saga dal terzo capitolo in poi; ma la seconda casa di produzione, conscia di aver già innovato in precedenza il genere musicale, non attese molto a rimettersi in gioco con un nuovo titolo: Rock Band.
Ancora una volta il successo principale fu dato dai controller speciali, divenuti in tutto quattro: ai già esistenti basso e chitarra si aggiunsero un microfono e la batteria, la quale decretò maggiormente il nuovo successo. Questa novità venne presto seguita anche dai nuovi Guitar Hero, mentre le origini dei brani scelti per le tracklist iniziarono a cambiare proprio in virtù dei nuovi strumenti.
Adesso, mentre la rivalità tra i due titoli continua sulle console 3rd gen, la Backbone, casa di sviluppo californiana già nota per Death Jr. e Sonic Rivals, si dedica ancora una volta alla sorella più piccola di casa Sony con un capitolo che mira a conquistare il rock in formato portatile: Rock Band Unplugged.

1, 2, 3, 4!

Non solo uno, non due, addirittura non tre ma ben quattro strumenti da poter suonare per qualsiasi brano, in qualsiasi momento; o meglio, da dover suonare in qualsiasi momento. Ebbene sì, perché la caratteristica principale di Rock Band Unplugged (RBU) consiste proprio nella sua particolare modalità di gioco principale, la quale, pur essendo destinata ad una console portatile, non intende rinunciare affatto ai numerosi strumenti caratteristici della saga e anzi finisce con il servirsi di tutti insieme contemporaneamente. Basso, batteria, microfono e chitarra, in ordine, disposti parallelamente sul piano dello schermo da sinistra a destra, nella consueta forma delle corsie a scorrimento tipica dei giochi musicali: come al solito le note arrivano “dall’interno dello schermo” sino al giocatore, disposte su quattro colonne (corrispondenti a diverse tonalità) e colorate diversamente in ciascuna di esse. Oltre a quattro colonne, in parallelo si hanno le quattro corsie degli strumenti sopracitati, tutte a portata di “switch”: con una semplice pressione dei tasti L o R, è possibile spostarsi sulla corsia subito a sinistra o a destra, andando a suonare così parti differenti di canzone.
Ricapitolando, la giocabilità di RBU risiede tutta nella sua modalità principale, ovvero il tour: impersonando una band di quattro elementi, si inizia una lunga scalata verso il successo che finirà per attraversare tutte le più importanti città del globo. In ognuna si possono trovare circa cinque concerti (tra i quali brani singoli e scalette di più pezzi), da suonare ciascuno con tutti e quattro i componenti della band, contemporaneamente. Dall’inizio della canzone si trovano le quattro corsie, contraddistinte da chiare icone, che vengono attraversate dalle prime note: suonandone correttamente una serie si completa una strofa, unità strutturale dei brani di questo capitolo e sezione vitale di ciascuna corsia. Quando una di queste viene completata, lo strumento corrispondente continua ad andare avanti da solo per un certo intervallo di tempo, durante il quale il giocatore può e deve riuscire a dedicarsi agli altri strumenti, completandone le varie strofe e mantenendo il livello dell’esibizione al massimo possibile. Saltando anche una sola nota la strofa fallisce e si sposta più avanti, rallentandone il completamento: in questo modo non si arriva in tempo a “ricaricare” le altre corsie, che smettono di andare avanti da sole e iniziano a “ perdere potenza”, abbassando drasticamente il volume dei loro strumenti così come il livello dell’esibizione. Per recuperare terreno bisogna poi esibirsi senza errori per qualche strofa o magari lanciarsi in Overdrive (Star Power per chi è abituato a GH), bonus che raddoppia il moltiplicatore di punteggio momentaneo e risolleva il gradimento del pubblico riguardo la prestazione della band.
Dopo tutto ciò viene però da chiedersi: ma se su PSP non esistono periferiche del gioco aggiuntive, né è possibile (o pensabile) collegare gli strumenti per PS3 alla console portatile, come si possono suonare quattro strumenti diversi contemporaneamente? La risposta coincide con l’unico vero difetto del gioco.
Più precisamente, è il pregio migliore che viene a mancare: ciò che ha reso speciale questa serie di videogiochi sono stati sicuramente i numerosi strumenti a disposizione, principalmente chitarra e batteria. Su Nintendo DS, GH On Tour cerca di mantenere ancora vivo questo collegamento con i titoli "più grandi", mentre su PSP Rock Band Unplugged si arrende alla legge dei pulsanti. E’ dunque obbligatorio far notare che in questa versione si gioca semplicemente con i tasti, niente periferiche aggiuntive, niente controller speciali: solo due freccette, tre pulsanti e i tasti dorsali.
Non è detto però che questa mancanza basti da sola a limitare un gioco: tuttavia, il problema è anche un altro. Impostando la difficoltà a facile ogni brano diventa dopo pochissimo terribilmente lento e noioso. Spostandola a medio si impara presto ad eseguire facilmente dei 100%, a livello difficile ci si diverte molto di più, ma subentrano i problemi legati a questa giocabilità. Le dita sono quello che sono e, per quanto vicini, i pulsanti di comando sfruttano due pollici per quattro tasti: con l’aumentare delle note e il loro rapido susseguirsi l’utente difficilmente riesce a seguire la canzone proprio a causa di un impedimento che non è solo di abilità, ma di natura. Molti pezzi sono eseguibili, frenetici e divertenti, ma ritrovarsi strofe impegnative che diventano impossibili solo a causa di questi passaggi di note vicine rischia di rivelarsi alquanto fastidioso. Nulla di grave, solo qualche punto percentuale in meno a fine canzone (per molti non è solo questo), che si trasforma in una seccatura quando influisce sulle sfide che vengono così mandate in fumo: non accade sempre, ma può accadere, e non è piacevole.
 

Strofa completata con successo e punti bonus guadagnati! Sotto alla prossima!

Le sfide

Nell’ultimo pezzo del capitolo precedente si è accennato alle sfide, che di fatto costituiscono un fattore molto influente nella longevità e nella giocabilità di RBU.
Durante la modalità Tour, sia nel caso di canzoni uniche che di scalette, si vedono apparire abbastanza spesso (in maniera del tutto casuale) delle schermate speciali che invitano il giocatore a mettersi alla prova o gli propongono interessanti compromessi: dal suonare a feste private (meno fan ma più soldi guadagnati), ai concerti di beneficenza (zero soldi ma molti più fan), passando per le vere e proprie sfide i cui premi sono più allettanti, ma esigono prestazioni di alto livello (del tipo “cinque stelle per quintuplicare i guadagni”). Considerando che il gioco consiste solo nello schiacciare alcuni tasti per suonare il brano, queste sfide aiutano a mettere un po’ di pepe e a movimentare l’azione, così come gli stessi parametri “soldi” e “fan”. Questi ultimi sono essenziali per proseguire nel gioco sbloccando altri concerti, quindi lavorare per guadagnarne di più ripaga meglio di quanto può fare il “vile” denaro, che in fin dei conti serve solo a personalizzare la vostra band con nuovi strumenti e capi d’abbigliamento.
L’altro aspetto molto interessante è quello del personale, la cui scelta influisce sulla carriera della band e sui suoi progressi: inizialmente insieme solo alla vostra mamma, piano piano si arriva ad avere a disposizione un folto gruppo di assistenti che possono lavorare, uno alla volta, per lanciare la band verso il successo. Chi per i fan, chi per i dollari, chi per la fama, ciascuno ha un suo pregio e i suoi vantaggi: spetta al giocatore scegliere se puntare sui fan, sui dollari o sulla voglia di suonare in arene altrimenti inaccessibili. Man mano che si prosegue, si ottiene la disponibilità di personale sempre più avanzato e dalle caratteristiche più complesse, ma in qualsiasi momento si può anche decidere di tornare agli albori e recuperare il fedele gruppo di supporter o la cara vecchia mamma; tutto in modo da avere una vasta scelta con diverse opzioni, senza dover rinunciare a nulla e senza essere costretti di volta in volta a puntare sul personale più recente. Viva la fantasia.

Non solo Tour

Seppur la modalità principale sia e rimanga il Tour, RBU non dispone unicamente di quella e ne offre anzi altre due: Riscaldamento e Sopravvivenza. Entrambe sopperiscono al desiderio di poter suonare i vari brani senza la limitazione delle strofe, le quali permettono sicuramente di destreggiarsi tra gli strumenti senza errori, ma impediscono al giocatore di rimanere su uno solo di essi o di dedicarsi a parti del brano che magari preferisce completare con uno strumento piuttosto che un altro.
Nel dettaglio, la modalità Riscaldamento dà a disposizione tutti gli strumenti contemporaneamente, ma lascia al giocatore la scelta di quale suonare e per quanto tempo, permettendogli anche di spostarsi in qualsiasi momento su un’altra corsia; in questo modo si dà anche un senso alle indicazioni date su ogni brano riguardo la sua intensità con chitarra, batteria, voce, basso e band in generale. Il giocatore può scegliere e non mancano brani più che piacevoli anche su un unico strumento.
La modalità Sopravvivenza invece si presenta come la più difficile del gioco: il funzionamento è come quello del Tour, ma senza l’aiuto delle strofe, con tutte le note di tutte le corsie che continuano a scorrere rendendo la vita difficile al giocatore. Il risultato finale assomiglia al gioco dei piattini in equilibrio: così come a questi ultimi bisogna via via far recuperare velocità di rotazione per mantenerli in equilibrio, così nella Sopravvivenza è necessario dedicarsi ad un solo strumento quanto basta per poi passare a “ricaricarne” subito un altro, con velocità e precisione, per evitare che fallisca. A differenza del tour, qui è richiesta molta più abilità e precisione, ma per gli appassionati e i più abili si rivela una sfida più che allettante.
 

Overdrive e moltiplicatore al massimo!! Let’s rock!

Riciclaggio o Best of?

Qualche parola deve necessariamente essere spesa per la tracklist, altro elemento chiave di un videogioco musicale. Senza troppi giri di parole, molti brani presenti in RBU provengono da altri Rock Band: da un certo punto di vista può essere considerato un riciclaggio semplice e veloce, che ha permesso agli sviluppatori di risparmiare tempo e fatica nella produzione del gioco. Lo sguardo di un fan finisce con il vedere un “Best of” della serie che raccoglie musica orecchiabile, bella da suonare e abbastanza conosciuta: il massimo.
In entrambi i casi, comunque, bisogna ammettere che la musica di RBU è davvero ben scelta, con pezzi rock commerciali accompagnati da altri più selezionati, ma ugualmente piacevoli: ci si diverte praticamente con ogni canzone, sia nel suonarla che nell’ascoltarla, obiettivo veramente difficile con oltre 40 canzoni, che arrivano a 85 contando anche i brani scaricabili, tutti famosi, tra cui (tra originali e scaricabili) Bon Jovi, Jackson 5, AFI, Billy Idol, The Police, Smashing Pumpkins, Boston, Pearl Jam, Lacuna Coil, Kansas, Nirvana, Audioslave, 3 Doors Down, Foo Fighters, Blink-182, Offspring, System of a Down, Motorhead, Lynyrd Skynyrd, Muse, No Doubt, Guns n’Roses, Red Hot Chili Peppers, Avenged Sevenfold, 30 Seconds To Mars, Oasis, R.E.M, Stevie Ray Vaughan, Iron Maiden, Godsmack, Evanescence e si potrebbe continuare per ore.
Riciclaggio o Best Of, questa tracklist, soprattutto se si considera completa dei numerosi (e costosi) brani scaricabili dall’emporio musicale, è una delle migliori mai viste in un videogioco musicale, e per questo alla Backbone bisogna dare un grande merito. Complimenti.


Assolo finale

Per un gioco che praticamente ha reso quasi perfetti tutti gli altri elementi, è davvero un peccato che manchi la cosa più importante, ovvero i controller-strumenti. Chi è ancora abituato a vecchi titoli come Amplitude lo amerà alla follia, chi si è appassionato al genere solo dopo GH rimarrà sempre con un po’ di rammarico. Un titolo ben curato in ogni elemento, con una giocabilità piacevole, diverse tipologie di gioco e una lista tracce infinitamente vasta e bella, capace di catturare ciascun giocatore per molto e molto tempo. Il Tour è incredibilmente lungo e fa sì che il gioco sia molto adatto da giocare anche a brevi distanze di tempo, di fatto necessarie per evitare di cadere nella monotonia. Unico difetto? Lo abbiamo già detto, e non è per nulla irrilevante. Su PSP non si poteva fare molto di più, ma almeno GH On Tour su Nintendo DS ci ha provato: l’assenza degli strumenti si sente. In mancanza di un nuovo Rock Band per console di casa, tuttavia, riesce facilmente ad ingannare l’attesa. Consigliato.

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