Stellaris – Recensione

Non appena ci si appresta a testare Stellaris, si ha immediatamente la sensazione che Paradox Interactive abbia dato vita a una vera e propria epopea che durerà per molto tempo negli anni a venire. Un grande strategico ricco e completo quindi che vi occuperà per parecchie ore e che viene pubblicizzato dalla stessa software house come il titolo più “moddabile” del suo catalogo, a maggior riprova della longevità estrema di Stellaris.

Maestri del genere

Paradox è maestra del genere con capolavori assoluti nella sua faretra del calibro di Crusader Kings e Europa Universalis. Ha dato vita a un genere, con meccaniche molto profonde e schemi di gioco praticamente mai vista prima in un videogioco. Il gioco in questione si differenza molto dai suoi predecessori illustri per dinamiche e ambientazione, dato che ci troviamo nello spazio profondo, anche se fortunatamente l’impronta competente di Paradox traspare in ogni aspetto di questa eccellente produzione. Il gioco spicca soprattutto per l’estrema personalizzazione possibile e la massima libertà. In Stellaris infatti non avremo alcun canovaccio storico da seguire e a cui attenerci. Tutto è customizzabile, dalle razze disponibili, modificabili sia nell’aspetto che nei tratti salienti, fino ai tipi di governo adottabili, ai pianeti, alle astronavi e così via. Avremo delle scelte di default tra cui scegliere ma poi potremo dare libero spazio alla fantasia e quindi dare vita a una razza di fungoidi xenofobi ma pacifisti oppure a dei pennuti antropomorfi filosofi e molto avanzati industrialmente. La razza perfetta non esiste nel gioco e quindi dovremo fare i conti anche con i tratti più negativi da includere necessariamente nella creazione iniziale della propria popolazione. Stesso discorso vale per l’adattamento ambientale. Se la vostra origine risalirà a un pianeta oceanico sarà molto difficile colonizzare e vivere su un pianeta arido, con conseguente dispendio di energie e tecnologie per adempiere a questo processo. Il gioco appare già ricchissimo così ma all’orizzonte ci aspetteranno sicuramente centinaia di DLC per personalizzare ulteriormente la nostra esperienza di gioco.

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Anche le astronavi giocano un ruolo importantissimo nelle dinamiche di gioco, dato che oltre all’aspetto, dovremo considerare anche la modalità di viaggio tra i sistemi stellari, dal warp travel al wormhole, molto più difficile da gestire al comando del proprio mezzo. Non parliamo poi di motori, deflettori e cannoni vari, elementi che andranno a influire non poco sul vostro budget generale da tenere sempre sott’occhio. “Last but not least” dovremo anche scegliere la grandezza della galassia in cui ci ritroveremo a giocare, con relativo numero di stelle disponibili. Anche la conformazione è importante dato che potrà essere ellittica, a spirale o ancora sferica. Questo aspetto influenzerà maggiormente la traiettoria da settare per i vostri viaggi interstellari.

Verso l’infinito e oltre

Va da sé che il cuore del gameplay sta tutto nell’esplorazione e nella successiva colonizzazione dei vari sistemi solari. In questo processo troveremo a ostacolarci condizioni ostili, pirati spaziali, imperi concorrenti o ancora più semplicemente terribili mostri alieni per nulla pacifici. Inizialmente sonderemo i satelliti vicini al nostro pianeta di origine e vaglieremo la possibilità di impiantare delle miniere in grado di estrarre le risorse necessarie per la nostra espansione planetaria. Se perderemo tempo in queste fasi preliminari possiamo dirvi con certezza che accumulerete subito un grande divario sia tecnologico che in termini di ricchezze rispetto alla concorrenza.

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Il tutto verrà generato in maniera procedurale quindi potrete avere la fortuna di avere vicino a voi satelliti ricchissimi e fertili così come cumuli di inutile roccia. L’imprevedibilità è un altro elemento assolutamente fondante della produzione e quindi la voglia di esplorare continuamente l’universo in cerca di condizioni di vita migliori vi spingerà a passare parecchie ore davanti allo schermo, senza neppure rendervi conto del tempo che passa.

Microgestione capillare

Con l’espansione del proprio impero intergalattico, arriva anche la microgestione capillare dei propri possedimenti, elemento che viene mutuato direttamente da un classico come Europa Universalis IV. Dovremo infatti, in maniera molto similare all’altro classico gestionale, curare la costruzione di nuovi edifici, così come emanare editti o ancora sperimentare e attuare nuovi sistemi politici per fare prosperare i nostri simili. Con indicatori a schermo e screen sempre molto chiari ed esaustivi saremo sempre in grado di gestire la situazione al meglio. Avremo sempre a schermo sul lato destro una fondamentale schermata in cui avremo la lista delle nostre astronavi e delle svariate attività che stanno compiendo. Questo perché data la vastità del campo di gioco, perdersi qualche pezzo della propria flotta è un rischio papabile.

Molto importante anche il comparto diplomatico, dato che l’intelligenza artificiale degli avversari si comporta sempre in maniera molto razionale ed equilibrata. La cooperazione ad esempio, non viene mai scartata a priori in favore di uno scontro diretto a testa bassa. La diplomazia in Stellaris è stata facilitata in modo da essere fruita e utilizzata anche dai giocatori meno smaliziati. Il commercio e e i mercati ad esempio sono stati proposti in questo caso in una versione molto più light rispetto al solito. Stellaris risulta quindi più facile ai grand strategy canonici, infarciti di numeri e statistiche da considerare fin dalle prime battute di gioco, ma non per questo meno profondo rispetto all’agguerrita concorrenza. Ci sono molti aiuti per i novellini e non verrete mai abbandonati a voi stessi nello spazio siderale.

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La ricerca e lo sviluppo sono invece gestite alla stessa stregua di Civilization: Beyond Earth. Il risultato delle proprie ricerche è infatti quasi sempre un’incognita, senza un albero delle tecnologie ben definito in precedenza. Avremo tre aree di ricerca principali ossia fisica, società e ingegneria e in maniera casuale appariranno di volta in volta le tecnologie sbloccabili. Il tutto con un sistema di carte molto ingegnoso. In testa a ogni dipartimento ci sarà uno scienziato che saprà sempre consigliarvi al meglio. Potremo sceglierlo in base ai suoi tratti e la sua presenza influenzerà innegabilmente tutti gli anelli della catena di comando. Gli scontri invece avverranno in maniera automatizzata, anche se sono stati resi molto più spettacolari dal punto di vista grafico rispetto alla concorrenza. Nella sua componente online il gioco è usufruibile fino a 32 giocatori nella medesima sessione di gioco. Il comparto grafico subisce l’influenza del motore grafico proprietario della software house svedese e quindi di massima regala sempre ottimi scorci di stelle e galassie. Il sonoro vede invece una colonna sonora composta da Andreas Wandetoft, conosciuto ai più come Jazzhole, su ispirazione synth pop anni Ottanta alla Mike Oldfiled pre-trip etnici.

Che dire. Paradox ha collezionato un altro centro. Un grand strategy perfetto sotto ogni aspetto che possibilmente lo diventerà ancora di più grazie alle espansioni del prossimo futuro.

9.5

Pro

  • Immenso
  • Completamente personalizzabile
  • Un grand strategy più accessibile a tutti

Contro

  • Multiplayer che tende a laggare quando si è in una decina di giocatori contemporaneamente
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