Tales of Berseria Remastered Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Giocare Tales of Berseria Remastered è un ottimo modo di ricordarsi quanto i cicli di sviluppo siano diventati insostenibili. Suppongo di non essere l’unico ad aver reagito all’annuncio della rimasterizzazione del penultimo Tales of uscito con un “perché?”
Tales of Berseria è giocabile su PlayStation 5 tramite la versione PlayStation 4, a occhio la remaster non migliora granché ed è, di nuovo, il penultimo Tales Of. Dopo di lui è uscito solamente Tales of Arise. Poi vado a vedere la data d’uscita originale di Berseria, 2016, dieci anni fa, e il ragionamento di Bandai Namco comincia ad avere senso.
Tales of Berseria Remastered Recensione
Essenzialmente, è un’operazione commerciale fatta per il decennale del gioco con l’obiettivo principale di renderlo giocabile su Switch, Switch 2, Xbox e PC nelle regioni in cui non è mai stato portato su Steam. Questo mi lascia in una posizione particolare. Ho recensito Tales of Berseria Remaster su PlayStation 5 e abito in una delle regioni in cui l’acquisto su Steam era disponibile.
Quindi, sono nella situazione in cui le migliorie devono conquistarmi per giustificare il prezzo di quaranta euro…e devo dirvi che non è il caso. Se avete già vissuto l’avventura di Velvet su PlayStation 4, non c’è motivo di prendere la remaster: le migliorie sono carine ma poco impattanti e graficamente il gioco risulta pressoché identico.
Detto questo, se volete recuperarlo su altre console per la prima volta, ne vale la pena? Da qua in poi, mi concentrerò su questo, parlando di luci e ombre di un RPG Action che inciampa più spesso di quanto vorrei.
Berseria…perchè è Berserk
Il principale punto di forza di Tales of Berseria Remastered è la sua storia. Non ci giro attorno poiché la sceneggiatura è l’unico motivo per cui ho sopportato il sistema di combattimento action macchinoso e poco ispirato, decisamente meno eccitante di quello di altri capitoli come Tales of Vesperia o Tales of Arise.
Seguiamo le gesta di Velvet Crowe, una ragazza con un unico obiettivo: vendicarsi del cognato che le ha ucciso il fratello e l’ha trasformata involontariamente in un “Therion”, creatura a metà tra umano e demone che si nutre di altri mostri.
Il setup è molto semplice ma ha una peculiarità; Tales of Berseria Remastered è un gioco che non si limita a mostrare apertamente le sue ispirazioni, le indossa sulla propria pelle al punto da sembrare quasi una re-interpretazione.
Ovviamente, l’opera ispiratrice è Berserk, il manga del compianto Kentaro Miura. Il gioco inizia con una re-interpretazione molto meno cruenta dell’Eclisse, un rituale che porta una persona amata dalla protagonista a diventare il principale antagonista della storia.

Come Guts perde i suoi amici, Velvet perde il fratello; come Guts urla alla vendetta mentre gli strappano il braccio a morsi, Velvet urla alla vendetta nel mentre le tagliano di netto il braccio. Come Griffith sacrifica tutto per la possibilità di raggiungere il suo sogno (il che eventualmente diventa la salvezza dell’umanità durante la saga del Falco Millenario), Arthur sacrifica la propria famiglia per ottenere un metodo per salvare il mondo.
Dopo il prologo, il mondo di Berseria va incontro ad un cambiamento enorme, con la magia che diventa comune e i demoni che diventano un pericolo sempre più diffuso, così come le terre di mezzo di Berserk vengono inondate da creature mitologiche dopo la comparsa della Mano di Dio.
Insomma, Tales of Berseria prende talmente tanto da Berserk da sembrare al limite della fanfiction. Tuttavia un JRPG con il peso narrativo di Berserk è difficile da realizzare, infatti eventualmente Berseria trova una sua strada, sempre vicina a quella della principale ispirazione, ma in grado di dare un’esperienza diversa.
La formula Tales of inizialmente è in sfondo ma pian piano si palesa, rendendo Berseria un vero e proprio incrocio tra il manga di Miura e un classico Tales of, nel bene e nel male. Se da una parte gli sceneggiatori di Bandai Namco non sono riusciti a dare a Velvet lo spessore di Guts, dall’altra la natura “cattiva” del party aiuta a dare freschezza ai soliti cliché della serie.
Eventualmente tutto torna alla normalità, con le correnti Miuriane completamente prosciugate in favore del classico finale da JRPG, ma devo ammettere che questo connubio ha un suo perché e non posso che consigliarvi di provare ad avvicinarvi a Tales of Berseria, anche se siete stanchi della ripetitiva formula dei Tales of.
Però il combattimento…
Il mio consiglio ha però un grosso asterisco. Detto fuori dai denti, il combattimento di Tales of Berseria non mi piace. Non mi urta, nel tempo riesce a togliere qualche soddisfazione, ma giocandolo non riesco a pensare a come il titolo sarebbe meglio con un combattimento a turni.
La sensazione è simile a quella che provai con il primo Xenoblade Chronicles, quando vi parlai della sua remaster. Tales of è sempre stata una serie di Action RPG, quindi non voglio suggerire seriamente un cambio tanto drastico, tuttavia trovo Berseria decisamente più caotico e meno responsivo rispetto a Vesperia, titolo che trovo abbia proposto questo tipo di combattimento nella sua forma migliore.
Essenzialmente, si controlla un personaggio in un party e ad ogni tasto è assegnata una mossa. Una volta premuta, il personaggio controllato sfrutterà un punto abilità per andare ad attaccare. Dare più comandi in sequenza permetterà di fare una combo.
I punti abilità sono essenzialmente delle mini barre ATB, il cui funzionamento non è troppo diverso da quelle di Final Fantasy XIII. Il mio problema sorge nel feeling degli attacchi. Non c’è un buon feedback quando si colpisce il nemico, sembra di attaccare il vuoto nel mentre si fissa una barra della vita che si abbassa.

C’è anche molto buono
Ad ora la situazione che ho descritto è molto ambivalente. Storia bene, gameplay maluccio…ma in realtà non è esattamente così. Il sistema di combattimento ha il grosso problema di feedback di cui ho già parlato, tuttavia la parte ludica di Tales of Berseria è tutt’altro che insufficiente.
Pur nei suoi limiti, il gameplay ha il pregio di riuscire a variarsi dando ad ognuno dei personaggi controllabili una gimmick unica, cosa in grado di rendere divertente (o perlomeno meglio sopportabile) il combattimento. La protagonista può sbloccare combo differenti, molto più soddisfacenti da fare, consumando un punto abilità in maniera permanente, un altro personaggio può contrattaccare, un altro lancia i nemici in aria per concatenare combo più lunghe, etc…
Imparando a concatenare i vari personaggi, c’è sicuramente del divertimento da trarre dal combattimento, nonostante il problema del feedback durante gli attacchi rimanga. Inoltre Tales of Berseria è un JRPG, quindi è anche importante considerare il sistema di crescita dei personaggi e il modo in cui l’esplorazione gioca un ruolo nell’esperienza.

E in questi due fattori, il gioco si propone con strutture classiche ma funzionanti e solide. Il sistema di abilità è essenzialmente uguale a Final Fantasy IX, con abilità legate agli equipaggiamenti ma imparabili in modo permanente. Apprezzo molto questo sistema di crescita e mi ha portato a combattere più volentieri del previsto.
Allo stesso modo l’esplorazione non inventa nulla: ci sono decine di macro mappe divise in sezioni più limitate, piene di tesori e diversi tipi di collezionabili, tutti con la propria utilità. A questo si aggiungono zone opzionali e decine di scenette che caratterizzano meglio il party.
Tales of Berseria Remastered è una riproposizione molto pigra dell’originale, tuttavia mi sento di consigliarla a chiunque voglia avvicinarsi alla storia di Velvet Crowe su console differenti da PlayStation 4/5 o PC. Il racconto è di buona qualità, con un cast solido e una dinamica protagonista/antagonista molto memorabile. Se l’idea di un JRPG ispirato a Berserk, in forma molto più adolescenziale, vi ispira, lanciatevi senza remore. Dovrete sopportare un combattimento tutto sommato mediocre, ma l’esperienza ne vale la pena.
Tales of Berseria Remastered è Tales of Berseria, senza scossoni, nel bene e nel male
Pro
- La storia è ben preservata
- Buon sistema di personalizzazione
- Esplorazione "vecchio stile" soddisfacente
Contro
- Sistema di combattimento poco responsivo
- Graficamente datato