The 9th Charnel Recensione
Quello che colpisce subito di The 9th Charnel è l’ambizione. Un’ambizione evidente, quasi ostinata, che cerca di fondere l’horror psicologico classico con una struttura da survival moderno in prima persona.
Il risultato, però, è un titolo profondamente contraddittorio: affascinante nelle intenzioni, spesso frustrante nella realizzazione, e gravemente compromesso da una lunga serie di problemi tecnici e di design che ne minano l’esperienza complessiva.
Sviluppato da un piccolo team indipendente Saikat Deb, guidato in gran parte da una singola figura creativa, The 9th Charnel nasce chiaramente dall’amore per il genere.
Le influenze sono dichiarate e impossibili da ignorare: da Resident Evil 7 a Outlast, passando per Amnesia: The Dark Descent. Il problema non è tanto l’ispirazione, quanto la difficoltà – tipica di molte produzioni indie horror – di trasformare buone idee in un’esperienza coerente, rifinita e tecnicamente solida.
The 9th Charnel Recensione | Una storia familiare, tra culto e isolamento
La narrazione si apre con un incipit estremamente classico per il genere. Michael J. Jones, insieme ai colleghi Sara Whitlock e Daniel J. Hart, si reca in un remoto parco naturale. Un incidente d’auto lo separa dal gruppo e lo lascia intrappolato in una valle isolata, apparentemente controllata da una setta religiosa fanatica dedita a rituali oscuri.
La valle diventa rapidamente il vero cuore dell’esperienza: un luogo ostile, carico di simbolismi, che sembra vivo e intenzionato a respingere chiunque osi addentrarsi nei suoi confini.
Attraverso documenti, diari e racconti ambientali, il gioco prova a costruire una lore stratificata, introducendo sei personaggi principali, ciascuno con le proprie paure e segreti ma, purtroppo, fallisce miseramente mettendo in scena personaggi anonimi.
Nonostante una buona atmosfera iniziale, la storia soffre di una forte prevedibilità. I temi trattati – fanatismo religioso, isolamento, senso di colpa – sono interessanti, ma sviluppati in modo poco originale. Chi ha già esperienza con il genere riuscirà ad anticipare molti colpi di scena, rendendo la progressione narrativa meno incisiva di quanto dovrebbe.

Gameplay: quando la tensione funziona… e quando crolla
La prima parte di The 9th Charnel è senza dubbio la più riuscita. Michael è completamente indifeso, costretto a muoversi lentamente, esplorare ambienti claustrofobici e nascondersi per evitare i nemici. L’assenza di armi rende ogni incontro potenzialmente fatale e spinge il giocatore a osservare, ascoltare e pianificare.
La gestione delle risorse è ben calibrata: batterie per la torcia, kit medici e oggetti chiave sono limitati, mentre l’inventario ridotto obbliga a fare scelte difficili. In questa fase il gioco riesce davvero a creare tensione, trasmettendo un costante senso di vulnerabilità.
Il problema principale emerge nella seconda metà dell’avventura, quando il giocatore ottiene una pistola. Da quel momento, The 9th Charnel cambia drasticamente identità, abbandonando la componente survival per trasformarsi in uno shooter mal realizzato.
La mira è imprecisa, il feeling delle armi è debole e i combattimenti risultano poco soddisfacenti. L’intelligenza artificiale dei nemici, già incostante nelle fasi stealth, mostra ancora più limiti durante gli scontri a fuoco. Il risultato è un gameplay sbilanciato che distrugge la tensione costruita nelle ore precedenti.
Invece di evolversi in modo naturale, il gioco sembra tradire le proprie fondamenta, offrendo una fase finale confusa e priva di mordente.
Un comparto tecnico pieno di falle
Dal punto di vista tecnico, The 9th Charnel mostra tutti i suoi limiti. I modelli dei personaggi sono rigidi, con animazioni poco naturali ed espressioni facciali spesso innaturali. Nelle cutscene, questi difetti diventano particolarmente evidenti, compromettendo il coinvolgimento emotivo.
L’illuminazione è uno degli aspetti più deludenti. In un horror, la luce è fondamentale per costruire atmosfera, ma qui risulta spesso piatta e incoerente. Ombre poco credibili e fonti luminose mal gestite riducono l’impatto visivo e rendono alcuni ambienti confusi.
Anche il comparto audio lascia a desiderare. Sebbene l’idea di base sia valida, con suoni ambientali pensati per mettere in allerta il giocatore, il mixaggio è spesso sbilanciato e i cue sonori non sempre affidabili. Il doppiaggio, pur discreto, manca di intensità nei momenti più drammatici, indebolendo ulteriormente la narrazione.
Un’occasione solo parzialmente sfruttata
The 9th Charnel non è un fallimento totale, ma è lontano dall’essere un horror davvero riuscito. Le buone idee ci sono, soprattutto nella prima parte dell’avventura, ma vengono soffocate da problemi tecnici evidenti, scelte di design discutibili e un cambio di ritmo che snatura l’esperienza e questo non basta ad arrivare ad una sufficienza ludica.
È un gioco che poteva funzionare molto meglio se avesse avuto il coraggio di restare fedele alla propria anima survival, invece di inseguire un action mal calibrata. Un titolo che spaventa più per ciò che avrebbe potuto essere che per ciò che effettivamente offre.
L'ambizione non basta
Pro
- Atmosfera iniziale tesa e ben costruita
- Buona gestione delle risorse nella prima metà
- Ambientazione interessante e carica di potenziale narrativo
Contro
- Gravi problemi tecnici (modelli, animazioni, illuminazione, audio)
- Transizione mal gestita verso il combattimento shooter
- Ritmo narrativo e ludico incoerente nella seconda parte






