Trails Beyond The Horizon – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Ho rinviato questa recensione per quasi una settimana, dopo aver finito Trails Beyond The Horizon. Non mi succede mai. Sono una persona molto ansiosa di finire le cose, appena posso, devo liberarmi di un impegno. Questo è l’unico metodo per riuscire a star dietro a tutto quello che voglio fare, tra lavoro, videogiochi da recensire e non, scrittura e vita sociale.

Eppure stavolta ho tergiversato. Tutt’ora mi viene da tergiversare. Nonostante abbia visto i titoli di coda domenica scorsa, nonostante abbia già cominciato a recensire un altro gioco e sia oltre la sua metà, nonostante abbia ricominciato Trails Beyond The Horizon a Nightmare per il platino e perchè ho mancato una dannatissima chest da qualche parte e nonostante io sappia che scrivere di questo gioco mi porterà via molto tempo.

E il motivo è semplice: faccio fatica a mettere a fuoco cosa penso di questo gioco. So che mi è piaciuto, mi è piaciuto veramente tanto, tu ora stai leggendo la versione completa della recensione e avrai probabilmente già visto un votone alla fine. Ma non mi sembra di averlo metabolizzato completamente.

Più penso al finale, più ricontestualizzo eventi sparsi per una saga ormai ventennale. Più lo rigioco alla caccia dell’inutile trofeo di platino, più non riesco a pensare alla mia esperienza in termini di pro e contro. Perchè di contro ce ne sono, anche tanti, e sicuramente li elencherò.

Però la mia mente torna sempre ad una frase, detta da uno dei localizzatori amatoriali che mi permisero di giocare Trails Through Daybreak prima dell’uscita occidentale, quando noi ancora aspettavamo Reverie, quando ancora il gioco si chiamava solo Kuro no Kiseki. “Questo è speciale”.

Trails Beyond The Horizon - Recensione Altina
Le cutscene di Horizon continuano il trend di miglioramento tecnico mostrato da Falcom…peccato che da noi sia uscito Sky The First, prodotto dopo Horizon e graficamente migliore.

Non aveva recensito Horizon, anzi Kai no Kiseki, lo aveva finito ed era rimasto solo con quelle parole. Particolarmente forti considerando come questa persona (che non cito solo perchè purtroppo non ne ricordo il nome) avesse dovuto abbandonare la localizzazione della serie per un rischio di denuncia da parte del publisher occidentale NiSA e si fosse quindi inasprito nei confronti di Trails.

Lessi quel post ormai due anni fa, lo dimenticai per parecchio, un po’ perchè ai tempi ancora non avevo giocato Kuro No Kiseki 2, arrivato solo l’anno scorso da noi come Trails Through Daybreak 2, un po’ perchè Daybreak 2 mi aveva un po’ deluso e aveva raffreddato anche il mio entusiasmo per Trails.

Però ora ho finito Trails Beyond The Horizon e quelle parole mi sono ritornate fortissime. Perchè questo è davvero un gioco speciale, è un’esperienza che punta ad arrivare alle stelle, si schianta contro dei meteoriti che avrebbero dovuto porre fine ad ogni speranza eppure, alla fine, ci arriva.

The Legend of Heroes, o perlomeno la sezione “Trails” della saga (dato che esistono tre giochi che precedono l’inizio della storia di Zemuria), è composta ad ora da tredici giochi. Diversi superano le cinquanta ore, Azure arriva a 80, Cold Steel IV me ne ha richieste 120, eppure Horizon è un gioco tanto speciale da farmi dire la folle frase “Fidatevi, ne vale la pena”.

I connection event continuano ad essere talmente importanti da essere essenzialmente obbligatori, fortunatamente è possibile farli tutti in una run grazie ad una nuova funzione, interna al Grim Garten.

The Legend Of Heroes Trails Beyond The Horizon Recensione

Quindi, direi che è il caso di parlare di questo videogioco, no? Quasi, bisogna prima finire l’introduzione di commiato. Trails Beyond The Horizon è il tredicesimo gioco della serie Trails, tutti interconnessi tra loro ma divisibili in varie saghe che funzionano anche come “standalone” ma acquisiscono più valore giocando ogni titolo.

Non è assolutamente un buon punto d’inizio, anzi, odio che abbiano voluto chiamato “Beyond the Horizon” piuttosto che “Daybreak 3”. Sia perchè questo è a tutti gli effetti il sequel diretto di Daybreak 3 e funge da preludio alla conclusione della saga di Calvard, sia perchè ora la nomenclatura “Daybreak” che include il mio gioco preferito nella serie è destinata ad avere come ultimo gioco il deludente Daybreak 2.

Gli eventi hanno luogo quattro mesi dopo la conclusione del gioco precedente e un anno dopo l’inizio della ricerca degli Octo – Genesis da parte di Van Arkride e Agnes Claudel. Siamo nel 1209, anno entro il quale è mandatorio ritrovare tutti e otto gli artefatti creati dal nonno di Agnes, il professore dal nome invecchiato peggio di sempre, Epstein.

Se questi non vengono radunati tutti entro il 120X, il mondo finirà. Essendo ormai arrivati all’ultimo possibile anno in cui la “X” può ancora avere senso, il team della Arkride Solutions…se la vive tranquillamente. Infatti, hanno già i Genesis, quindi la tragedia o è stata scongiurata, oppure verrà scongiurata al momento opportuno.

La storia si concentra su un evento apparentemente non correlato, cioè l’imminente primo viaggio spaziale dell’uomo, condotto a Luglio del 1209 e fortemente voluto dal presidente della repubblica di Calvard: Roy Gramheart. Il gioco inizia quattro giorni prima del lancio e si concentra sull’Arkride Solutions presa a contenere eventuali malintenzionati che possano approfittare della situazione.

Come premessa, non è delle migliori…perlomeno su carta. La storia infatti non parte con un preciso obiettivo ma con una domanda: perchè questo lancio è così importante da dedicare un intero gioco a parlare dei giorni precedenti?

Trails Beyond The Horizon - Recensione Mare
L’identità di Mare è uno dei principali misteri dell’arco di Calvard ed è purtroppo uno dei pochi a non ricevere un vero e proprio update durante questo gioco,

Prologo – Una Scacchiera anomala

Se giocando non ti stessi ponendo questa domanda, il gioco ti spinge a portela dopo pochi minuti e lo fa mostrandoti la feature principale della narrazione di Horizon, cioè i protagonisti multipli. Non ci sarà solo il team di Van a perlustrare Edith nel periodo precedente all’operazione spaziale, ma anche l’eroe dell’impero Rean Schwarzer e il cacciatore degli eretici Kevin Graham. 

Anche non conoscendo direttamente le storie di questi due personaggi importantissimi nello scacchiere mondiale (Rean protagonista della pentalogia di Cold Steel e Reverie, Kevin personaggio cardine di Sky Second Chapter, protagonista di Third Chapter e onnipresente nel background di tutti i principali incidenti avvenuti a Zemuria dal 1202 in poi) Daybreak 1 e 2 li citano spesso, quindi vederli direttamente fa sorgere delle domande.

Non dovrebbero essere nella Repubblica, la loro presenza suggerisce a qualcosa di più grosso. Infatti, dopo un prologo che permette di conoscere i tre protagonisti e re-introduce i rispettivi party, cominciano tre narrazioni diverse, inizialmente tutte con direzioni molto vaghe.

Rean Schwarzer, accompagnato da Crow Armburst, Fie Claussel e Towa Herschel, personaggi presenti Trails of Cold Steel (per quanto Fie e Towa abbiano ruoli più o meno rilevanti anche in Daybreak), è stato invitato a partecipare ad un misterioso test utile per rendere il lancio del razzo un successo.

Kevin Graham ha una missione della quale non può rivelare dettagli fino a quando non avrà scoperto cosa stesse facendo Dingo Brad (personaggio morto in Daybreak 1 e cuore della narrazione di quel gioco) nella regione semi-autonoma di Tharbad poco prima degli eventi di Daybreak.

Van Arkride invece non ha nulla di particolare in ballo, se non continuare nel suo lavoro da “Spriggan” aiutando le persone in difficoltà che non possono rivolgersi né alla polizia, né alla Gilda. La sua principale preoccupazione è comprare un regalo adatto all’arrivo del diciottesimo compleanno della sua prima assistente, Agnes Claudel, la quale ha una cotta non ricambiata e non ancora confessata per lui.

Trails Beyond The Horizon - Recensione Kevin
Il ritorno di Kevin è gradito e necessario, pur essendo citato di continuo, non compariva a schermo da Azure e non era giocabile da Sky The Third, gioco in cui era protagonista!

Atto 1 – Diesel

Se leggendo queste premesse avete pensato “che palle”, avete capito uno dei problemi di Trails Beyond The Horizon. L’Atto 1 è molto, molto lento. Non è inutile, anzi, alla conclusione di questa prima parte tutte e tre le storie avranno delle interessantissime strade da seguire e il mistero sul lancio del razzo vi interesserà, ve lo assicuro.

Tuttavia, l’inizio è molto coraggioso nel suo non dare un vero e proprio amo. Coraggio che gli si ritorce contro se devo essere onesto. Iniziare Horizon dopo aver vissuto Daybreak 2, i cui primi due atti sono veramente superflui e noiosi, può essere difficile.

In particolare a causa di una sovraesposizione alla città di Edith, capitale di Calvard e centro principale delle operazioni di Van. Dopo il breve prologo, passerete diverse ore a fare secondarie nei panni dello Spriggan, cosa a cui ogni fan della saga è abituato…tuttavia qualcosa si è inceppato dopo Daybreak 2.

La principale gimmick che separa Van dai protagonisti precedenti è il suo agire nel grigio, affrontando problemi più loschi rispetto all’allegra Estelle in Trails in the Sky o a Lloyd e Rean, entrambi parte di organizzazioni fondate per copiare la gilda cui appartiene Estelle.

Tuttavia, al terzo gioco, le situazioni han un po’ stancato. La colpa è principalmente dovuta a Edith stessa, una città interessante ma non abbastanza da reggere decine di ore di narrazione. Ergo, le prime ore di Horizon sono abbastanza pesanti.

Si vede che il gioco non sta perdendo tempo, a differenza del più recente predecessore. I pezzi stanno andando al loro posto, ci sono delle situazioni con nuovi personaggi secondari che creano intrigo, specie quando il punto di vista passa a Kevin, tuttavia il ritmo è basso e la mancanza di una direzione apparente pesa.

Fortunatamente il combattimento è ottimo, con il sistema ibrido di Daybreak non solo nuovamente presente ma ampliato e migliorato. La parte action è stata arricchita con due nuove meccaniche, una che rallenta il tempo per un periodo e l’altra che permette a personaggi specifici di sbloccare una modalità “risveglio” che li rende più rapidi e più forti.

Quella a turni, la più importante, vede il ritorno dei “comandi”, buff attivi che modificano completamente l’andamento di una battaglia, utilizzabili dal giocatore spendendo le barre di potenziamento necessarie ad utilizzare le S-Break ma anche dagli avversari.

Giocato a difficile, Trails Beyond The Horizon mi ha dato l’esperienza più divertente e soddisfacente della serie. Ha più profondità di Daybreak grazie alla varietà introdotta dai comandi ma evita di diventare troppo facile, a differenza di Reverie, gioco in cui i comandi debuttarono.  Fortunatamente gli sviluppatori sono riusciti ad equilibrare bene tutte le numerose meccaniche introdotte dallo Shard system e nell’atto I questa è la salvezza del gioco.

Tuttavia, il problema principale del primo atto è molto strano. Infatti, in una seconda run è facile notare i lati positivi della narrazione. Si può infatti avere il tempo di legare con tutti i personaggi, portare avanti alcuni legami già prestabiliti e vedere del subdolo foreshadowing.

Questo per dire che l’atto I non è scritto male, anzi, tuttavia ritengo faccia un po’ il passo più lungo della gamba, chiedendo una fiducia estrema che Daybreak 2 già ha messo duramente alla prova. Sicuramente queste ore sono state le peggiori dell’esperienza e fungono anche da comodo scoglio a cui aggrapparmi per non scrivere 3000 parole di folle elogio per ciò che verrà.

Sicuramente già sarò sembrato troppo esaltato parlando di Horizon durante la mia introduzione. Non avete ancora visto niente. Non siamo ancora arrivati a scorgere l’orizzonte…o forse si, però non lo sappiamo ancora.

Interludio – Grim Garten

A metà del primo atto c’è un breve interludio che serve a introdurre la versione completa del principale minigioco di Trails Beyond The Horizon, il Grim Garten. Si tratta di una versione spooky del Marchen Garten di Daybreak 2, un dungeon procedurale virtuale nel quale è possibile utilizzare tutti i personaggi controllabili del gioco, anche se nella storia partecipano a giusto un paio di battaglie.

Essenzialmente, qui è dove si viene a livellare e a staccare la spina, cosa molto utile dato che dalla fine dell’interludio in poi il gioco non ti lascia respiro. La cosa più apprezzabile del Grim Garten, ciò che lo rende superiore sia al Marchen Garten che al corridoio del Reverie, è il modo in cui è incluso nella storia.

Si tratta di un vero e proprio hub nei quali i personaggi si ritrovano ed è bello vedere quali informazioni i vari team condividano tra loro e quali invece tengano nascoste. Dopotutto, sono tutti quasi amici, ma ciò non comporta l’essere dalla stessa parte del conflitto in arrivo.

In particolare è interessante vedere Kevin che nel Grim Garten può distendersi dalla terribile missione affidatagli, ma deve anche nascondere le sue vere intenzioni a tutti tranne che al Fronte del Picnic che lo accompagna nella storia principale.

Inoltre il Grim Garten ha anche una sua storia, parallela agli eventi del lancio del razzo. I cattivoni della saga, Ouroboros, han preso il controllo del Marchen Garten e uno dei “capi”, Novartis, lo sta utilizzando per accedere al codice sorgente, in grado di plasmare la realtà.

Ironicamente, questa modalità secondaria ha un amo narrativo immediato e interessante, specie per chi ha giocato anche i Trails in The Sky e la duologia di Crossbell. Non parlerò ulteriormente del Grim Garten, quindi anticipo anche il fatto che finirlo porta ad una delle rivelazioni di trama più importanti del gioco e anche ad un incontro molto, molto interessante per la storia del continente di Zemuria.

Concludere il dungeon è opzionale ma lo consiglio fortemente, si tratta probabilmente della modalità secondaria più importante della serie, eguagliata solo dal completare il corridoio del Reverie in Trails into Reverie. 

Trails Beyond The Horizon - Recensione shard
Il sistema di combattimento non subisce modifiche sostanziali, ma riceve delle aggiunte interessanti nella forma dei “comandi”.

Atto 2 – 13 giochi di buildup

A conclusione Atto 1 le storie dei tre protagonisti sono più concrete e finalmente interessanti. Il gruppo di Rean è alla ricerca di spiegazioni sul perchè lui e Crow non riescano a vedere le stelle nello spazio (cosa già anticipata in Cold Steel IV e Reverie) , il gruppo di Kevin è alla caccia della più grande eretica del continente e quello di Van alle prese con un nuovo gruppo di villain mascherati chiamati “Vestigi”.

Da questo momento le storie ingranano tutte e il ritmo è in continua crescita. Si tratta ancora di una fase di buildup però ogni domanda nasconde anche una piccola risposta, i misteri si accumulano ed è facile farsi trascinare dalla curiosità e perdere di vista le interazioni tra i personaggi.

Io però non lo farò perché Horizon ha alcune delle dinamiche più interessanti dell’intera serie. Se il gruppo della Arkride Solutions è già rodato e le loro dinamiche consistono nel portare avanti i vari problemi personali di ognuno, toccando anche argomenti molto attuali come l’identità di genere, le relazioni parasociali e l’equilibrio tra lavoro e il mantenere una vita ordinata, gli altri due gruppi presentano due dinamiche completamente differenti.

Rean e i suoi compagni sono essenzialmente amici di lunga data che crogiolano nella nostalgia. Non si vedono da molto e si divertono a parlare di dove le rispettive vite li hanno portati, con Crow finito dall’altra parte del continente, Fie sballottata in giro dalla Gilda, Towa impegnata in uno scambio culturale con i professori della repubblica e Rean rimasto a gestire le conseguenze della resa dell’Impero durante la Guerra del Tramonto.

Sono passati diversi anni anche per i giocatori che han vissuto Cold Steel in diretta, quindi la nostalgia colpisce facilmente anche chi gioca. Inoltre la storia vera e propria del gruppo testa la crescita di Rean, mettendo sulle sue spalle il peso della sua forza come in Cold Steel III, ma ora lui è molto più maturo e cerca di evitare un nuovo tracollo con l’aiuto degli amici di una vita.

Le rivelazioni che avvengono durante il suo atto II si collegano molto a Trails Into Reverie e al fatto che il gruppo di cattivi di quel gioco “Elysium” non fosse riuscito a “conquistare il cielo” e questo si ricollega a sua volta al mistero sull’importanza della missione spaziale della Repubblica di Calvard.

Kevin invece ha probabilmente la mia dinamica preferita del gioco (perlomeno durante una prima run, ma ne parleremo). Costretto a ri-assumere il ruolo di Cacciatore di Eretici, Kevin è fortemente combattuto tra la sua determinazione e i suoi rimpianti. Si era lasciato questo ruolo alle spalle e non vuole uccidere la vittima designata, però capisce anche come sia necessario per il bene del mondo. 

Al suo fianco…c’è il Fronte del Picnic. Un gruppo composto da un’IA con la personalità di una bambina di 10 anni ma conoscenze superiori a scienziati di 100, due ex-assassini teenager che han giurato di non uccidere mai più e per di più nel pieno della loro prima relazione amorosa e un ex-criminale trentatreenne che non vuole far altro che proteggere e viziare i suoi nuovi, giovani amici, comportandosi come “lo zio figo”.

Trails Beyond The Horizon - Recensione The Imaginator
Ouroboros non ha un ruolo principale nella storia di Horizon. Sono ancora in tregua con Calvard a causa del patto stretto da Gramheart con la Grandmaster durante Daybreak. Tuttavia hanno il loro spazio nel Grim Garten…e nelle classiche azioni apparentemente casuali che li portano a diventare temporanei alleati dei protagonisti.

Il contrasto tra la facciata di Kevin e un gruppo che ha imparato ad accettare l’un l’altro è affascinante. Non si tratta di una semplice dinamica in cui il “vecchio incattivito dalla vita” si addolcisce davanti alla meraviglia della gioventù, ma di un confronto continuo tra la voglia di credere in un mondo migliore e la necessità di affrontare quello in cui viviamo davvero.

Svin e Nadia (i due ex-assassini) sono costantemente dubbiosi del cuore di Kevin, lui vorrebbe solo escluderli dalla missione per impedire loro di rompere il giuramento di non uccidere, Rufus e Lapis sono lì, mangiano gelato e sprecano soldi al casinò.

Può sembrare stia dicendo che due personaggi su cinque sono inutili ma è tutt’altro, il Fronte del Picnic (+ Kevin) è una gioia da vedere sia nei momenti migliori che in quelli peggiori. Dicono così tanto con uno screentime tutto sommato molto risicato e affrontano bene il tema principale dell’intera serie, quello del chiedere aiuto senza rinchiudersi in sé stessi.

Una parte di me avrebbe voluto rivedere Estelle, Joshua e Renne (e soprattutto Ries) in questa run con Kevin, tuttavia gli scrittori han preso una strada più difficile e strana, con risultati molto positivi. Salvo una bossfight essenzialmente inutile (e ambientata nell’atto 3) la route di Kevin è praticamente perfetta.

Atto 2.5 – Una Confessione

Alla conclusione degli atti II, la storia è praticamente in quinta marcia. Sta sfrecciando ai 1000 all’ora per coprire una quantità di misteri esorbitante, tutti i pezzi sono al loro posto e c’è solo da farli collidere per creare un caotico atto conclusivo.

E come ho detto prima, in una situazione del genere è facile perdere di vista i personaggi. E ce ne sono due che Trails Beyond The Horizon non può permettersi di tralasciare: Van Arkride e Agnes Claudel. Tutto è iniziato con loro, un ragazzo di 24 anni che non riesce a credere nella bontà delle sue azioni per colpa dei traumi del suo passato e una ragazza di 16 che può essere aiutata solo da una persona che agisce al di fuori della giurisdizione della polizia.

Il loro rapporto è essenziale per la crescita di Van e il magnifico finale di Daybreak 1. Tuttavia è sempre stato un rapporto condannato a finire male. Perchè Van ha 25 anni e Agnes 17 durante gli eventi di Horizon, ma Agnes è innamorata da ormai un annetto.

Mettendo questa differenza di età, Falcom si è un po’ messa all’angolo. Perchè non c’è una via d’uscita. Van ha un’altra love interest, Elaine, e il triangolo non può risolversi senza rompere qualcosa. Non parlo solo della dinamica classica del triangolo amoroso, quanto del fatto che Nihon Falcom si è proprio messa in una situazione disastrosa con la scelta di far innamorare Agnes.

Perchè si, Van è innamorato di Elaine, ma Agnes è la protagonista. Con lei passiamo più tempo, vediamo le sue difficoltà, capiamo come abbia sviluppato quei sentimenti. Elaine invece è una classica amica d’infanzia, un trope che funziona, ma su cui gli scrittori non han puntato moltissimo, specie in Daybreak 2.

Però non possiamo girarci attorno, sarebbe strano mettere assieme Van e Agnes. Anche quando il diciottesimo compleanno della ragazza è alle porte. L’unico modo di ovviare alla stranezza è sviluppando la cosa per anni e anni, cosa che Horizon, ambientato nel corso di 4 giorni, non può fare.

Eppure per Agnes è arrivato il momento di affrontare la cosa e il gioco dedica un intero capitolo alla sua confessione. Van alla fine non riesce a scegliere un regalo, allora le chiede di sceglierlo. Non molto elegante, ma capisco mio fratello Van e la sua incapacità di capire cosa regalare ad una persona. Mi trovo nello stesso dilemma fin troppo spesso.

Agnes decide di chiedere un regalo peculiare, poter pattugliare la sera con Van. La meccanica di pattuglia serale è presente fin da Daybreak 1 ed è sempre stata caratterizzata dal fatto che Van è da solo o con qualche compagno esterno alla Arkride Solutions.

Ovviamente, è solo una scusa per chiedere un appuntamento.

Trails Beyond The Horizon - Recensione Agnes e Van
In futuro, la relazione tra Van e Agnes potrebbe cambiare, ma per ora ritengo sia stata gestita estremamente bene. Una cosa rara anche per una serie nota per trattare fin troppo bene i suoi personaggi.

Da qui alla fine del capitolo, la scrittura è…eccellente. Van e Agnes mostrano il meglio dei rispettivi caratteri e tutta la pattuglia diventa un promemoria importante del perché li abbia amati durante Daybreak 1 e nella seconda metà di Daybreak 2.

Sanno entrambi che stanno andando verso una rottura. Dopotutto, non solo Van ha suggerito più volte ad Agnes come non sarebbe aperto ad avere una relazione con lui, ma lei è pure in divisa scolastica, un promemoria dei mondi diversi in cui vivono i due personaggi.

Questo capitolo porta a Trails Beyond The Horizon una cosa che poteva mancargli e che in altri titoli “story heavy” di Trails viene a mancare. L’umanità dei personaggi, i momenti di intimità e i piccoli drammi. Dopotutto, sono quelli a farci desiderare un finale felice per i personaggi a cui ci affezioniamo.

La fine del mondo c’è quasi sempre nei JRPG, quando ti importa di evitarla è perchè in quel mondo digitale c’è qualcuno a cui tieni. E con l’Atto III di Horizon all’orizzonte, questo promemoria è essenziale. La scena della confessione di Agnes è dolcissima, le conseguenze, gestite con una maturità che sinceramente non pensavo Nihon Falcom avesse più, non in questo contesto perlomeno.

Mi pesa ancora la gestione dell’harem di Rean in Cold Steel. Pensare che lo stesso team ha scritto quell’arco e poi si è ritrovato a confezionare una scena tanto matura nella sua amarezza, è buffo. Van e Agnes sono importantissimi l’uno per l’altro, ma la loro unione non s’a da fare, il primo cuore del gioco si spezza. Questo è foreshadowing, perché appena da qui in poi, l’obiettivo di Trails Beyond The Horizon è spezzare il tuo.

E non hanno intenzione di andarci leggeri. Tredici giochi di buildup per i misteri, personaggi con storie decennali e la voglia di evitare una fine che nessuno ha ancora idea quale forma assumerà. 

Atto 3 – The Legend of Heroes

L’atto 3 di Trails Beyond The Horizon è essenzialmente tutto ciò per cui i fan della serie han giocato tredici giochi. La musica sforna capolavori dopo capolavori, il combattimento raggiunge il suo apice, i misteri vengono svelati con risposte che aprono ad altro intrigo, i personaggi fanno ciò che meglio sanno fare, gli eroi.

La conclusione della route di Rean lo porta ad una destinazione promessa sin da Cold Steel I, ad affrontare un personaggio leggendario di cui si sente parlare sin da Trails in the Sky! Qui è dove si tocca più da vicino la componente di power fantasy della serie, dove personaggi con tecniche leggendarie uniche nel mondo si sfidano tra loro per vedere non solo chi è più forte, ma chi ha il diritto di scegliere il futuro del continente.

Kevin invece punta tutto sul lato tragico di Trails. Ti porta dove è avvenuta la peggior tragedia della serie, ti blocca lo sguardo sulle conseguenze e infine ti fa prendere parte ad una battaglia che nessuno vuole concludere, ma qualcuno deve.

Entrambe le narrazioni si basano sugli elementi che han dato successo ai rispettivi personaggi, con Rean che è sempre stato il protagonista più “eroico” mentre Kevin ha sempre portato empatia tramite i suoi conflitti e le scelte difficili che ha dovuto intraprendere nella sua vita.

Trails Beyond The Horizon - Recensione Harwood
Harwood mantiene il suo ruolo di villain adorabilmente odioso anche quando è dalla stessa parte dei protagonisti. Lo screentime che ha in Horizon ha contribuito a rafforzare la sua posizione come mio membro di Ouroboros preferito. La voce di Kazuma Kiryu su un personaggio che si diverte ad essere un infame, aiuta,

Van invece, prende una strada diversa. Perchè il suo Atto III non è una conclusione, il suo Atto III è il lento arrivo di una consapevolezza, di una verità che è nel retro della sua testa da un po’. Anche lui assiste a rivelazioni importantissime per il mondo di Zemuria, anche lui prende parte a battaglie memorabili che portano alla scoperta dell’identità delle Vestigi.

Ma per quanto emozionante, la storia di Van è diversa da quella di Rean e Kevin. Perchè ancora non ha giocato il suo jolly.

Alla conclusione dell’atto 3, siamo arrivati al momento fatidico, al lancio, ma mentre Rean e Kevin sono concentrati su quello, Van ha un’altra missione. Il giorno del lancio del missile è anche il compleanno di Agnes, tenuta però in prigionia dal padre per evitare che possano prenderla di mira durante il giorno più importante delle loro due vite.

Anche Roy Gramheart, padre di Agnes, sa che la figlia compie gli anni. Anche lui ha un regalo per lei. Ma la Arkride Solutions non accetta che Agnes debba trascorrere il suo compleanno in prigionia, quindi, vanno a salvarla.

Mentre gli altri si preoccupano del destino del mondo, il gruppo della Arkride Solutions vuole solo regalare un diciottesimo felice alla loro collega. Mentre Rean e Kevin guardano al grande schema di Trails, Van guarda all’altro lato della moneta, alle relazioni personali e a come sia possibile superare ogni difficoltà chiedendo aiuto, senza chiudersi in sé stessi.

Finale – Farewell – O – Zemuria

Farewell – O – Zemuria è una frase che abbiamo perso con la traduzione. Il nome originale di Trails Beyond The Horizon infatti è Kai No Kiseki Farewell – O – Zemuria. Nell’adattamento occidentale, NiSA ha deciso di togliere il sottotitolo, forse perchè ai loro occhi potesse essere spoiler. In realtà, lo è meno di quanto potreste aspettarvi.

O meglio, lo è in modo diverso di quanto potreste aspettarvi. In questa recensione mi son preso la libertà di fare qualche piccolo spoiler, necessario per approfondire i miei sentimenti su Trails Beyond The Horizon. Non spoilererò il finale, quindi questa sezione sarà la più breve e probabilmente la meno interessante.

Le ultime ore di Trails Beyond The Horizon sono incredibili. Hanno una consapevolezza del potere della narrazione che poche volte ho visto in un videogioco. Gli scrittori sanno esattamente che tasti toccare e quando. Il dungeon finale è piuttosto semplice, lontano dai picchi del Castello di Heimdallr di Cold Steel II (per quanto poi quel gioco abbia un epilogo e un altro dungeon) o dell’albero celeste di Azure. 

Ma quanto succede all’interno è ineguagliato. La sequenza di eventi è tanto esaltante quanto Trails to the Azure e culmina nel colpo di scena più importante dell’intera saga, all’elemento di worldbuilding che spiega misteri introdotti anni e anni fa, ricontestualizzando l’intera storia del mondo di Zemuria.

Poi, c’è il boss finale più tamarro che Trails abbia mai proposto. Con tre fasi, una esclusivamente action, combattimenti in luoghi e dinamiche fuori di testa per la serie e una colonna sonora che spinge come solamente The Azure Arbitrator prima.

Ma poi arrivano le cutscene finali, e il motivo per cui ad inizio recensione ho affermato di star tergiversando. Perché si, il reveal alla fine di questo gioco riscrive completamente molti eventi dei titoli passati…però non é che sia così inaspettato, i segnali c’erano, Trails ha un ottimo worldbuilding, puoi arrivare a capire a grandi linee cosa ti aspetta.

Comunque molto bello, molto soddisfacente, ma non è il tipo di scrittura che colpisce tanto da portarmi a non sapere come discutere una storia. Anzi, vi dirò un segreto. Me lo avevano persino spoilerato. Purtroppo Trails Beyond The Horizon è arrivato tardi in occidente e non ho voluto giocarmelo in giapponese, un po’ per mancanza di tempo, un po’ perchè gli ultimi due anni han visto una pubblicazione di ben quattro Trails qui in occidente.

Li ho recensiti tutti, l’ho fatto molto volentieri, però a forza di giocare così tanti titoli della stessa serie, la fatica comincia a sentirsi. Quindi avevo deciso di attendere prima di giocare Kai no Kiseki, nonostante lo abbia qui, installato sul PC da cui vi sto scrivendo la recensione, in giapponese.

Trails Beyond The Horizon - Recensione cover
La verità era sotto i nostri occhi sin dall’inizio

Avevo giocato anche il prologo, per poi fermarmi. Purtroppo però, un amico mi aveva spoilerato la grande reveal parlandomi delle sue ipotesi sul perché Nihon Falcom avesse fatto un remake di Trails in the Sky. Quando lo sentii, lo spoiler, non fui arrabbiato ma sorpreso.

“Davvero ci ho azzeccato?”

“Come è possibile?”

“Beh, è da Trails from Zero che ci sono enormi indizi sul fatto che ci sia qualcosa del genere”

Arrivare a vedere il reveal in prima persona ha arricchito l’esperienza, dopotutto tutte le cutscene dedicate allo svelare questo mistero decennale sono molto belle e c’è persino una bossfight con uno stile di gioco nuovo, simile al finale di Cold Steel I dove viene introdotto il combattimento tra mecha per una singola battaglia.

Però, se fosse semplicemente finito lì, sarei stato felice di Horizon, ma senza avere molto su cui riflettere. Certo, potevo pensare cose come “ah ma allora, quell’evento di Sky significava anche quest’altra cosa!” o “Ecco perché quel gruppo ha accettato che Osborne facesse quest’altra cosa in Cold Steel!” e sarebbe stato divertente.

Però il picco della scrittura in Trails lo si trova sempre quando si concentra su come i personaggi affrontano il mondo, non tanto su cosa il mondo sia. E la reveal qua è talmente grossa che i personaggi non han molto da fare, ci sarà un intero gioco per affrontarla…o così pensavo perlomeno.

Invece parte l’ultima cutscene del gioco ed è qui che nasce il mio problema. Anche qua c’è una rivelazione importante, anche qua viene ricontestualizzato qualcosa…ma non è il destino del mondo, o la verità su di esso, è un rapporto interpersonale.

E con questo, cambia tutto ciò che mi importa della saga di Calvard. Cambia tutto su quello che ha passato Van, sulla mia scena preferita di Daybreak, sull’intera storia della Arkride Solutions che ha reso il primo capitolo di Calvard uno dei miei JRPG preferiti.

E Trails Beyond The Horizon ti spezza il cuore. Se ti frega anche solo lontanamente del cast di Calvard, questo finale fa male. In una serie nota per i cliffhanger cattivi, questo gioco riesce a confezionare il più devastante di tutti, più della scena al chiaro di luna di Sky, più della spirale di Erebos di Cold Steel III.

Ma soprattutto, riesce a farti prendere tutto quello che hai vissuto con Van e la Arkride Solutions e a farti soffrire pensando alle conseguenze. Ho finito di scrivere la recensione ed è finita un’altra giornata, un’altra giornata in cui ancora non ho appreso a pieno l’impatto di questo finale e nel quale continuo a pensare a nuovi dettagli, nuove cose che erano lì dall’inizio e solamente adesso riesco a coglierne l’importanza.

E anche dopo 5000 parole, parole che potevo passare a scrivere su un romanzo piuttosto che una recensione inutilmente prolissa, la mia mente ritorna solo a quella semplice frase.

Questo è un gioco speciale.

9.5
Questo è un gioco speciale

Pro

  • Se avete giocato gli altri Trails, questo vi farà impazzire

Contro

  • Inizio molto lento
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