Scriptorium: Master of Manuscripts – Recensione

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Scriptorium Master of Manuscripts - Recensione (1)

Credo vada profondamente studiata la deriva d’interesse verso gli stili grafici diversi dall’ “usuale”, nel mondo indie. Se con Inkulati lo stile grafico era “solo” di accompagnamento ad una struttura ludica capace e solida, con il suo “sequel estetico” Scriptorium: Master of Manuscripts, Yaza Games mira molto più al sandbox e molto meno al… gioco.

Ci sarà riuscita?

Scriptorium: Master of Manuscripts – Recensione

Non c’è moltissimo da dire su un titolo che essenzialmente vuole essere una UI con una moltitudine di strumenti da utilizzare per disegnare miniature, ma proverò a parlartene nel modo più completo possibile.

Il buon Jgor può confermarlo: il mio interesse per Scriptorium: Master of Manuscripts è un po’ arrivato dal nulla. L’algoritmo di Youtube mi presenta un trailer, io clicco, e scatta se non l’amore almeno un vago interesse per il titolo.

Non ho giocato Inkulinati, mi dico, ma questo sembra qualcosa di diverso, qualcosa sul quale perdermi senza una vera direzione, e mai predizione fu più esatta. Con lo stesso stile grafico di Inkulinati, infatti, Scriptorium: Master of Manuscripts ci mette nei panni di un amanuense: ci sono delle illustrazioni da fare, quest dopo quest, e sono le nostre mani le protagoniste.

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La struttura è sin da subito faceta, leggera, infarinata di un’ironia che trova assoluto rinforzo nello stile grafico, sì fedele ma anche e soprattutto capace di restituire quell’inevitabile sorriso o risata nella relativa poca verosimiglianza delle illustrazioni miniate di quei secoli. Occhi strani, gambe in posizioni recondite, senso di profondità quasi impercettibile sono tutti elementi di un comparto estetico che risulta fresco e originale proprio nella forza rilfessiva delle illustrazioni “originali”. Ciò che Scriptorium aggiunge, però, è sia perfettamente a tono sia perfettamente assurdo, a livello visivo (un simil Yoda è solo il primo di tanti elementi tematicamente dissonanti).

Scriptorium: Master of Manuscripts non pretende che disegniamo a mano libera, però, ed ecco che entra in gioco il toolbox di strumenti a nostra disposizione: non veri strumenti, mi spiego, quanto più un arsenale di parti da utilizzare per soddisfare i requisiti della missione. Non si parte tra l’altro con nature morte o paesaggi naturali, ma proprio con la necessità di riprodurre, su illustrazione miniata, noi stessi, o almeno il nostro personaggio.

Queste prime missioni tutorial introducono con un piacevole ritmo tutte le basi meccaniche di Scriptorium, dall’utilizzo appunto dei pezzi di cui parlavo, alla gestione di quelli che possiamo considerare gli obbiettivi bonus delle varie missioni, fino all’interazione con il laboratorio dei colori.

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Gli obbiettivi bonus di ogni incarico possono variare da piccoli sforzi creativi in più, ad effettive ricerche dell’oggetto descritto nella richiesta bonus fra i tanti a nostra disposizione. Ogni missione completata ci restituirà 3 valute diverse: le penne d’oca, monete e corone. Le ultime sono solo associate all’aumento di livello, mentre le prime due sono legate allo sblocco e all’acquisto di nuovi elementi decorativi. Le penne d’oca servono infatti a sbloccare nuovi “Lego” miniati da utilizzare nei vari incarichi, mentre le monete ci permettono di comprare nuovi pezzi per la nostra stanza (sorta di hub e menu principale allo stesso tempo).

Non solo quest, però, in Scriptorium, perché il menu ci permette di interagire, come anticipavo, con il laboratorio dei colori. Qui partiremo con una manciata di colori base più l’oro, ma potremo, mescolando gli ingredienti primari (perlopiù fiori), ottenere nuove sfumature per poi applicare questi colori a nostro piacimento sugli elementi decorativi sbloccati o acquistati.

Un altro menu ci mette invece davanti a sfide giornaliere più complesse, ma comunque piacevolissime da gestire. Il completamento di queste ci dà modo di sbloccare nuovi elementi di arredo, ma devo confessare che mi sono ritrovato un po’ stranito nel ritrovare questo elemento così profondamente live service in un titolo così distante da quel marasma ludico.

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Nel cercare di concludere questa recensione mi sono ritrovato a pensare, esattamente, a cos’è che non funziona, eventualmente, di Scriptorium, e l’unica risposta che sono riuscito a darmi ha a che fare proprio con la libertà che il gioco lascia. Chi mi conosce lo sa che sono piuttosto antagonista verso i giochi che sono troppo sandbox: Breath of the Wild stesso ho faticato a finirlo, Tears of the Kingdom fatico a iniziarlo, e Minecraft e Teardown sono grossi fallimenti, ai miei occhi, seppur per motivi diversi.

Il fil rouge che accomuna questi titoli, e Scriptorium con essi, è la quantità di libertà che mi viene data: pur nel contesto di un sandbox, io come giocatore ho bisogno di una direzione, di uno scopo. Ho bisogno, in gergo puramente di game design, di essere costantemente di fronte a delle domande, a delle scelte, e Scriptorium in questo semplicemente non riesce. Fallisce per l’opposto di una limitata libertà: c’è modo infatti di completare le richieste, anche alcune di bonus, semplicemente trascinando e piazzando pezzi a caso sulla pergamena.

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Questo non deve chiaramente essere uno spartiacque capace di giudicare la qualità di un titolo o la sua insufficienza, però pesa il contrasto mentale che Scriptorium affronta con Inkulinati. Lì, vuoi per il genere, vuoi per le scelte esplicite di design, la struttura ludica è rigida, quasi inamovibile nella sua eleganza di system design. Qui la struttura quasi non esiste, vincolando piuttosto chi gioca alla debolissima gabbia direzionale degli incarichi.

Sembra esserci stata un po’ di confusione nella definizione del target di questo gioco, e la cosa si riflette in una certa incertezza nell’offerta ludica di Scriptorium che, per sua fortuna, non ritengo sbilanci troppo il mio voto.

Conclusioni

Scriptorium: Master of Manuscripts è una piroetta piuttosto unica, nel panorama indie e non. Non credo di ricordare un altro titolo che, con così tanta facilità, ci mette in mano degli strumenti di “disegno” e ci permette di affrontare delle sfide con essi. Se l’aspetto estetico e l’offerta, sulla carta, sono pregevoli, la libertà offerta è davvero troppa, al punto da diventare disorientante e negare qualsiasi tipo di mordente.

Un po’ più di chiarezza sul target del gioco avrebbe sicuramente avvicinato Scriptorium a qualcosa di più che un passatempo per un paio di sessioni di gioco qui e lì.

7.5
Buono l'intento, ma la realizzazione manca di solidità

Pro

  • Buon toolbox
  • Lo stile visivo è iconico, come per Inkulati
  • La diversità di missioni

Contro

  • Troppa libertà nel risolvere gli incarichi
  • Un po' troppo senza direzione, "solo" alla stregua della creatività
  • Manca una storia valida al punto da essere chiamata tale
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