Tomb Raider: Legacy Of Atlantis – Il ritorno dell’apice della saga

Tomb Raider Legacy Of Atlantis finalmente fa il suo ritorno durante lo State of Play, con un trailer che ci fa fare un deep dive rassicurante in questa nuova opera.

Tomb Raider Legacy Of Atlantis Qualopec in tutto il suo macabro splendore
Tomb Raider Legacy Of Atlantis Qualopec in tutto il suo macabro splendore

Sotto i riflettori del palcoscenico mediatico dell’ultimo State of Play, il sipario si è finalmente sollevato in modo tangibile su Tomb Raider: Legacy of Atlantis.

L’industria ci ha finalmente concesso quel reveal strutturale e approfondito che bramavamo da mesi, permettendoci di scrutare sotto il cofano della nuova odissea che attende l’archeologa più iconica del medium.

Certo, il dovere di cronaca ci impone di affrontare subito l’elefante nella stanza: la doccia fredda del posticipo, l’ufficializzazione di uno scivolamento strategico al 12 febbraio 2027 rappresenta una pillola innegabilmente amara da ingoiare per l’intera community.

Eppure, analizzando chirurgicamente il trailer mostrato, questa delusione temporale viene letteralmente disintegrata dalla caratura produttiva del progetto.

Il titolo si è spogliato della sua iniziale aura di mistero, mettendo in mostra un’impalcatura ludica e visiva di tale spessore da aver catalizzato in me un hype vertiginoso, tramutando una semplice attesa in un’urgenza viscerale in vista della release definitiva.

Tomb Raider Legacy Of Atlantis riprende direttamente dal finale di Shadow Of The Tomb Raider

Sgomberiamo subito il campo da un potenziale equivoco: questa sedicente “nuova Lara” non è affatto una pagina bianca, bensì un’incarnazione che porta addosso tutte le cicatrici di un passato a noi fin troppo noto.

Nonostante Legacy of Atlantis si palesi a tutti gli effetti come la sfarzosa reimmaginazione dell’opera seminale del 1996, le fondamenta di questo progetto erano già state gettate nell’epilogo di Shadow of the Tomb Raider.

I fan più analitici ricorderanno bene quel criptico finale: la lettera recapitata a Lara, firmata da Jacqueline Natla e indirizzata alla Scion Tower di Calcutta, esattamente lo stesso, inconfondibile proscenio geografico che apriva la primissima avventura a 32-bit.

Questo innesco narrativo rappresenta la prova schiacciante di un’ambizione editoriale gargantuesca: Crystal Dynamics sta orchestrando una vera e propria saldatura canonica.

L’intento manifesto è quello di far collidere e unificare in modo coerente due retaggi storici fino ad oggi separati: l’estetica cruda della Survival Trilogy forgiata sotto Square Enix e l’impianto narrativo della compianta trilogia LAU (Legend, Anniversary, Underworld) di matrice Eidos.

E se la sceneggiatura lancia inequivocabili messaggi in codice, la regia del trailer lo conferma urlando attraverso la sua iconografia.

Nelle primissime battute, vediamo l’archeologa sfoderare con naturalezza l’iconica piccozza da scalata, affiancata dalla rassicurante presenza dell’amuleto di giada.

Non si tratta di puro fanservice, ma di potentissimi feticci visivi; ancore iconografiche che testimoniano in modo inconfutabile l’eredità survival del personaggio, non stiamo assistendo all’ennesimo, sterile reboot, ma alla monumentale consacrazione di un’unica, grande linea temporale condivisa.

Inoltre sappiamo anche che il prossimo capitolo dopo Legacy Of Atlantis, intitolato Catalyst è un sequel di Tomb Raider Underworld, quindi ormai la teoria è praticamente confermata.

Tomb Raider Legacy Of Atlantis La lettera da parte di Natla alla fine di Shadow
La lettera da parte di Natla alla fine di Shadow

Un’approccio più simile a quello di Anniversary che a quello originale

Analizzando in controluce la grammatica visiva del trailer, emerge con assoluta nitidezza un dato fondamentale: Legacy of Atlantis si muove programmaticamente nell’orbita di Tomb Raider: Anniversary.

Moltissime sequenze, dalla composizione delle inquadrature alla dinamica delle transizioni, palesano una parentela registica diretta con il rifacimento del 2007, piuttosto che con l’arcaico capostipite del 1996.

Un’operazione che non va assolutamente demonizzata, ma che anzi risponde a una ferrea logica di filologia narrativa.

Se l’obiettivo manifesto è saldare questo nuovo tassello alla macro-continuità della trilogia LAU, è quantomai doveroso e coerente allinearsi al materiale d’origine di quest’ultima.

Senza contare che, sotto il profilo puramente testuale, la sceneggiatura di Anniversary vantava una caratura drammaturgica e una tridimensionalità dei conflitti infinitamente superiori rispetto alla narrativa squisitamente scarna e primitiva degli albori a 32-bit.

Tuttavia, l’entusiasmo deve necessariamente camminare di pari passo con la prudenza critica, il mio auspicio più grande è che il team di sviluppo non finisca per replicare i medesimi inciampi strutturali che all’epoca alienarono la community.

La speranza, in breve, è che Legacy of Atlantis erediti la maturità di scrittura di Anniversary, ma ne rigetti la pericolosa tendenza alla compressione geometrica delle mappe, preservando l’asprezza intellettuale degli enigmi ambientali anziché rifugiarsi in un level design addomesticato e privo di mordente.

Tomb Raider Legacy Of Atlantis Finalmente torneranno gli scontri con Pierre
Finalmente torneranno gli scontri con Pierre?

Tutti gli elementi iconici sono presenti, anche se sembra esserci qualcosa in più

Passando al setaccio il footage mostrato, appare evidente come il trailer si configuri come una vera e propria lettera d’amore al mito fondativo del franchise, sfoggiando con orgoglio tutti i totem iconografici che hanno scolpito l’opera nell’immaginario collettivo.

La cura per il dettaglio filologico è chirurgica: dal fatidico briefing a distanza con Jacqueline Natla, astutamente riproposto tramite lo schermo di un moderno tablet, un vezzo di ricontestualizzazione tecnologica tanto geniale quanto capace di strappare un genuino sorriso.

Fino al ritorno del celebre easter egg cartaceo, la rivista sensazionalistica che immortala Lara alle prese con il Bigfoot, una microscopica chicca di world-building che conferma la volontà di preservare intatto il fascino pulp dell’originale.

Ma è sul versante dell’azione pura che il montaggio sgancia i carichi pesanti, confermando il ritorno dei grandi volti del passato, rivedere a schermo l’eterna rivalità con Larson e l’inevitabile scontro con Pierre Dupont riaccende i fasti dell’era 32-bit

A tal proposito, il mio occhio critico solleva un’aspettativa ferrea: confido vivamente che il duello con Pierre venga finalmente restituito alla dignità del vero gameplay interattivo, rifuggendo categoricamente quella pigra deriva cinematografica che, in Anniversary, lo aveva imperdonabilmente declassato a una semplice e asettica cutscene scriptata.

A chiudere questo trionfale caleidoscopio intervengono due massime icone della saga: il boato di un mastodontico T-Rex e lo scorcio maestoso della Sfinge incastonata nel Santuario dello Scion.

Insomma, ci troviamo davanti a un clamoroso manifesto d’intenti che spunta ogni singola casella della nostra memoria storica, rassicurandoci che l’anima viscerale del capolavoro del ’96 batte ancora forte.

Tomb Raider Legacy Of Atlantis Natla direttamente dal suo Ipad Pro
Natla direttamente dal suo Ipad Pro

Le varie aggiunte che possiamo notare nel trailer

Scendendo nel vivo dell’analisi strutturale, emerge un dettaglio cruciale che rincuora l’anima critica: Legacy of Atlantis rifugge categoricamente la sterile etichetta di rifacimento pedissequo, smarcandosi dalla pigra tentazione di una riproduzione in scala 1:1.

Il trailer svela infatti un’intelaiatura di innesti inediti che impreziosiscono il materiale d’origine con brillanti e doverose licenze creative, da me accolte con assoluto entusiasmo.

Basti osservare le inedite meccaniche implementate nella Lost Valley: sequenze in cui il giocatore è chiamato a manipolare un intricato sistema di ingranaggi galleggianti, andando a creare un’ottimo enigma ambientale.

A questo si affianca la fugace ma inequivocabile apparizione di un interessante puzzle ottico, basato sulla deviazione e rifrazione di fasci luminosi tramite specchi; una chiara e massiccia iniezione di quel puzzle design cerebrale necessario per dare respiro al ritmo dell’esplorazione.

Ma la vera, dirompente novità risiede nella scenografia, l’inquadratura che svela la presenza di insediamenti rudimentali e vestigia di capanne proprio nell’epicentro del dominio del T-Rex è un colpo di genio autoriale.

Questa scelta tradisce una lodevole volontà di fare del vero e proprio environmental storytelling, una mossa che, se confermata pad alla mano, andrebbe finalmente a sanare uno dei limiti fisiologici dell’opera originale: riempire di world-building e di antropizzazione un bioma che, al netto del colossale e iconico scontro preistorico, si era sempre rivelato come un’arena concettualmente asettica e drammaticamente spoglia.

Tomb Raider Legacy Of Atlantis Che abbiano finalmente aggiunto lore alla Lost Valley
Che abbiano finalmente aggiunto lore alla Lost Valley?

Ottime premesse, dobbiamo però attendere la release finale

Tirando le somme su quanto svelato sotto i riflettori di ieri sera, le premesse gettate da Legacy of Atlantis si delineano come a dir poco eccellenti.

L’impressione è quella di trovarsi, finalmente, al cospetto dell’adattamento definitivo: un remake in grado di esorcizzare e sanare quelle palesi lacune strutturali che avevano, a suo tempo, azzoppato l’esperimento di Anniversary.

Un’operazione titanica che sembra rifiutare il banale compitino nostalgico per stratificare ulteriore spessore e carisma su un’opera seminale che, già nella sua spigolosa incarnazione originale, trasudava un fascino magnetico da ogni singolo poligono.

Tuttavia, il necessario rigore deontologico impone di mantenere i piedi ben saldi a terra, dobbiamo essere intellettualmente onesti e riconoscere che quelle che stiamo formulando oggi, per quanto supportate da ottimi indizi, rimangono pur sempre speculazioni analitiche estrapolate da un montaggio promozionale sapientemente confezionato per attirare le vendite.

L’ardua sentenza passerà inesorabilmente al codice definitivo, superata la spietata prova del pad: spetterà unicamente all’opera compiuta l’onere e l’onore di consacrare, o di ribaltare rovinosamente, questo imponente castello di floride aspettative.

Vi lascio infine la pagina steam per preordinare il gioco, ed il mio scorso editoriale sulla saga.

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