Tomb Raider Legacy of Atlantis Dev Diaries – Episodio 1
Un essay di tutti i punti più importanti del primo episodio dei dev diaries di Tomb Raider Legacy of Atlantis.
La macchina promozionale di Tomb Raider: Legacy of Atlantis si è finalmente messa in moto, squarciando il velo di silenzio che avvolgeva la fatidica finestra di lancio fissata per febbraio.
Per scandire le tappe di avvicinamento al day one, la strategia comunicativa scelta dallo studio ha optato per una formula dal sapore squisitamente documentaristico: una serializzazione su YouTube di veri e propri diari di sviluppo. Attraverso questi mini documentari episodici, i vertici creativi al timone del progetto stanno non solo snocciolando preziosi retroscena autoriali, ma stanno tracciando un perimetro precisissimo attorno all’impalcatura strutturale e filosofica su cui poggerà l’intero rifacimento.
Quest’oggi inaugureremo un nuovo ciclo di decostruzione critica, partendo proprio dall’analisi autoptica dei frammenti concettuali più rilevanti emersi dal primo episodio.
La nuova Lara Croft
Stando alle preziose decodifiche emerse da questo primo mini documentario, la Lara che andremo a impersonare si pone in diretta e ininterrotta continuity con la protagonista della Survival Trilogy inaugurata nel 2013.
Questa volta, tuttavia, assistiamo al compimento definitivo del suo Bildungsroman videoludico: il viaggio di formazione è ufficialmente concluso, sancendo la transizione terminale da vulnerabile survivor a vera e propria icona archeologica.
Di conseguenza, a differenza di quanto sperimentato nella trilogia originaria del reboot, è del tutto lecito se non imperativo attendersi un drastico cambio di registro comportamentale: pretendo una caratterizzazione finalmente permeata da quella spavalderia marziale e da quell’attitude orgogliosa e inscalfibile che ha reso leggendarie le storiche iterazioni targate Core Design e l’epopea LAU.
Il vero elefante nella stanza, tuttavia, risiede nel delicatissimo raccordo canonico.
I dev non hanno ancora fornito le coordinate esatte per decifrare l’amalgama tra questa specifica iterazione di Lara e la cosmogonia di Legend, Anniversary e Underworld.
Un nodo gordiano ormai ufficializzato, considerando che Catalyst il capitolo già confermato in uscita dopo questo rifacimento e sequel diretto di Underworld, suggellerà in via definitiva l’ambiziosa Unified Timeline.
Come ho già avuto modo di sviscerare in un mio precedente editoriale, tentare di saldare la Survival Trilogy alla continuity LAU genera inevitabilmente feroci cortocircuiti di trama e aporie narrative incolmabili, impossibili da sanare senza ricorrere a retcon di matrice decisamente aggressiva.
Resta dunque da capire con quale acrobazia drammaturgica il writing team sceglierà di disinnescare questa autentica bomba a orologeria canonica.

Il titolo fatto per i fan con i dev che hanno spulciato tutte le recensioni del franchise
Il vero e proprio leitmotiv comunicativo, reiterato con forza dai vertici creativi nel corso di questo primo documentario, si cristallizza in una rassicurazione lapidaria: ci troviamo di fronte a un’opera programmaticamente forgiata per assecondare il core target storico.
L’obiettivo manifesto è confezionare un prodotto che sappia ricompensare la fanbase più intransigente, attuando una virtuosa e necessaria correzione di rotta rispetto agli scivoloni autoriali commessi dalle gestioni precedenti.
A riprova di questa inedita umiltà metodologica, il team ha confermato di aver intrapreso un sistematico e capillare lavoro di post-mortem storiografico: hanno setacciato l’intero archivio delle recensioni e dei feedback critici legati ai capitoli passati per mappare, e conseguentemente disinnescare, ogni singolo fattore di attrito.
Da analista, l’auspicio più viscerale è che questa faticosa ma lodevole autopsia critica abbia permesso agli sviluppatori di mettere a fuoco, con chirurgica esattezza, le gravi idiosincrasie strutturali che hanno storicamente azzoppato Anniversary.
Solo interiorizzando e metabolizzando appieno la scure contenutistica e le leggerezze di quel rifacimento del 2007, il nuovo team potrà garantirci di non ricadere ciecamente nelle medesime, micidiali trappole di game design, permettendo finalmente a Legacy of Atlantis di ergersi al netto di quei cronici vizi di forma.

Ricreare la medesima esperienza dell’epoca d’oro di Tomb Raider ad un pubblico moderno è l’obbiettivo principale
Un ulteriore snodo nevralgico, evidenziato con assoluta trasparenza dai vertici creativi, impone una profonda riflessione sulle logiche di mercato del progetto: se da un lato il rispetto reverenziale per i veterani del franchise rimane un pilastro inamovibile, dall’altro l’imperativo strategico primario è l’acquisizione di una nuova audience.
Dinanzi a questa dichiarazione d’intenti, la nostra lucidità analitica ci impone di rifuggire dai facili allarmismi: senza un fisiologico ricambio generazionale e un’aggressiva espansione demografica del pubblico, la sostenibilità commerciale di un’IP di tale caratura collasserebbe fatalmente su se stessa.
Tuttavia, l’elemento che inietta una massiccia dose di ottimismo in questa vasta operazione di onboarding risiede nella sfolgorante ambizione culturale del team.
Il loro vero traguardo non si limita alla fredda vendita di un titolo, ma punta a replicare, sulle nuove generazioni, la medesima legacy emotiva che noi fan storici sperimentammo all’epoca.
L’obiettivo ultimo è permettere a Lara Croft di compiere nuovamente quella clamorosa trascendenza del medium videoludico, per riappropriarsi del suo legittimo status di fenomeno di costume e di vera e propria icona pop globale.
Una promessa titanica, ma che assume uno spessore inestimabile alla luce di un dettaglio cruciale: il board creativo è composto da professionisti cresciuti a pane e Tomb Raider, sviluppatori che portano nel proprio DNA l’imprinting autoriale e la memoria storica di quell’inripetibile epoca d’oro, garantendo così una genuina risonanza emotiva all’intero impianto produttivo.

Un primo assaggio con molti episodi a venire
Questo primo spaccato documentaristico rappresenta, in fin dei conti, soltanto un’affascinante ouverture promozionale: il passo inaugurale di un percorso di avvicinamento che ci condurrà per mano verso il grande ritorno della nostra icona archeologica per antonomasia.
Nel prossimo appuntamento torneremo in cattedra per dissezionare il secondo episodio della serie, che già promette di stringere la focale offrendoci un focus verticale e approfondito sulle architetture e le insidie del bioma peruviano.
Tirando le somme, questa prima tranche comunicativa si è rivelata una bussola critica e insostituibile per decodificare l’effettivo scope del progetto, permettendoci di tassarne la magnitudo produttiva e l’ambizione strutturale; un faro fondamentale per orientare le nostre aspettative in questa febbricitante marcia di avvicinamento verso la fatidica finestra di lancio, ormai blindata per il prossimo febbraio.
Vi lascio infine l’episodio completo, ed il mio scorso editoriale sul titolo “Cosa vorrei da Tomb Raider Legacy of Atlantis”.