Xbox in crisi? Ninja Theory rischia la chiusura, altri studi in bilico. Il “reset” di Asha Sharma fa le prime vittime

Ninja Theory, Compulsion Games e Double Fine rischiano la chiusura nel "reset" di Asha Sharma, pochi giorni dopo l'Xbox Games Showcase

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La situazione all’interno di Xbox Game Studios è più grave di quanto trapelato durante l’Xbox Games Showcase di inizio giugno. A distanza di pochi giorni da uno show presentato come un rilancio della divisione, la realtà che emerge dalle ultime ore è quella di un’azienda in piena ristrutturazione, con studi storici sul ciglio del baratro e un clima di profonda incertezza tra i team creativi.

Secondo quanto riportato da Bloomberg e The Verge, Ninja Theory è stato informato da Microsoft che verrà chiuso. Lo studio di Cambridge, fondato nel 2000 e noto per titoli come Heavenly Sword, DmC: Devil May Cry ed Enslaved: Odyssey to the West oltre all’intera serie Hellblade, starebbe però cercando attivamente un acquirente nel tentativo di riconquistare la propria indipendenza.

XBOX mette in moto il grande reset, ma non come ce lo aspettavamo

La situazione è paradossale per tempistiche: appena una settimana fa, sempre durante l’Xbox Games Showcase, Ninja Theory aveva annunciato Senua, un nuovo action-adventure previsto per il 2027 su PC, PS5 e Xbox Series X. Il fatto che Microsoft abbia permesso allo studio di presentare un gioco in pieno sviluppo per poi comunicargli la chiusura nel giro di giorni è già diventato uno degli elementi più discussi della vicenda.

Ninja Theory non è l’unico studio in pericolo. Sempre secondo Bloomberg, anche Compulsion Games e Double Fine sarebbero in trattative per ottenere una qualche forma di indipendenza, con la possibilità di chiusura in caso di mancato accordo. Si tratta di studi con storie e identità molto diverse tra loro: Compulsion Games è lo studio canadese responsabile di We Happy Few e più recentemente di South of Midnight, mentre Double Fine è la casa fondata da Tim Schafer, autore di classici come Psychonauts, Grim Fandango e Brutal Legend, acquisita da Microsoft nel 2019.

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Il fatto che anche loro siano coinvolti nel piano di ristrutturazione amplia considerevolmente la portata di quello che sta succedendo all’interno di Xbox.

Il contesto in cui si inseriscono queste notizie è quello del cosiddetto “reset” avviato dalla nuova CEO di Xbox Asha Sharma, subentrata a Phil Spencer a febbraio 2026. Nelle scorse settimane erano già emersi rapporti su tagli significativi ai budget e licenziamenti in arrivo su larga scala. Satya Nadella ha dichiarato pubblicamente che la divisione gaming deve rendere il proprio business “sostenibile”, mentre Sharma ha rivelato che Xbox stava operando con un margine di responsabilità del 3%, un dato che spiega la brutalità delle misure in corso.

La stessa settimana in cui venivano presentati giochi come Senua, Clockwork Revolution e Gears of War: E-Day a un pubblico entusiasta, la dirigenza stava già pianificando la chiusura di alcuni degli studi che quei giochi li stavano sviluppando.

Vale la pena ricordare che questa non è la prima ondata di chiusure sotto la gestione Microsoft.

Nel 2024 erano già stati chiusi Tango Gameworks, autore del pluripremiato Hi-Fi Rush, Arkane Austin, Alpha Dog Games e Roundhouse Games, in una mossa che aveva suscitato forti critiche nel settore per la crudezza con cui studi creativi e produttivi erano stati eliminati. Quella stagione sembrava aver già segnato un punto di non ritorno nell’immagine pubblica di Xbox; quello che sta succedendo ora rischia di essere percepito come un secondo atto ancora più dirompente, sia per la dimensione degli studi coinvolti che per le circostanze particolari, come il caso Ninja Theory, che rendono la situazione difficilmente difendibile anche dal punto di vista comunicativo.

Il futuro di Senua, il gioco annunciato da Ninja Theory pochi giorni fa, rimane completamente incerto. Non è chiaro se il progetto sopravviverà a un’eventuale acquisizione dello studio da parte di terzi, né cosa ne sarà del team nel caso in cui Microsoft dovesse procedere con la chiusura senza trovare un acquirente.

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