Cultic Recensione PS5
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
C’è una categoria di titoli indipendenti molto facili da recensire. Si tratta di giochi semplici che decidono di fare una sola cosa, molto bene. Per un recensore è semplice giocarci, divertirsi e dargli un voto molto alto, più per la mancanza di difetti rispetto a dei pregi particolarmente speciali. Cultic, nelle sue prime 10 ore di gioco, era esattamente in questa categoria.
Un boomer shooter dalla struttura molto semplice ma altrettanto funzionale, divertente dall’inizio alla fine, con un pacing rapido funzionale al ritmo di gioco caratteristico del genere. Un progetto che può essere visto come troppo “sicuro”, certo, tuttavia risulta curato nella sua semplicità. Un facilissimo 8 o 9, in base al tipo di recensore. Nel mio caso: un buonissimo 8, in quanto tendo a dare più valore ai pregi di un gioco rispetto alla sua assenza di difetti.
Tuttavia, l’articolo si chiama Cultic Recensione PS5, e il titolo è arrivato su console suddiviso in tre parti, essenzialmente due giochi distinti e un DLC ambientato dopo il primo. Se capitolo 1 è esattamente il gioco descritto nelle righe precedenti, il capitolo 2 cambia pelle e il risultato è un titolo più interessante…al costo di numerosi difetti, i quali eventualmente mi han fatto apprezzare molto meno l’esperienza.
Cultic Recensione PS5
La premessa di Cultic è semplicissima, tu sei un detective, ti risvegli in un cumulo di cadaveri, scaricati in una foresta da una setta. Hai tanta rabbia, tanti proiettili e tanta voglia di unire le due cose per falciare chiunque si muova nel tuo campo visivo.
Non c’è veramente nient’altro da dire sotto il lato narrativo, l’obiettivo del gioco non è intrigare con un mistero o coinvolgere con personaggi memorabili, il punto dell’esperienza è divertire passando da sparatoria a sparatoria, intervallando l’azione con della buona esplorazione, ricompensata con potenziamenti per le armi e munizioni extra.
Essenzialmente, la formula boomer shooter ridotta all’essenziale. Durante capitolo 1, Cultic non pretende di essere nulla di più che questo: un’ottima love letter al genere reso celebre da Wolfenstein e Doom. Il suo principale pregio sta nel modo in cui le mappe sono strutturate. Non ci sono mai troppi nemici, i segreti sono spesso interessanti da trovare senza che tolgano troppo l’attenzione dall’azione, e tutte le meccaniche sono ben integrate.
Sparare è soddisfacente, il movimento è fluido e i tre scatti a disposizione del protagonista ovviano uno dei classici problemi del genere, permettendo al giocatore di uscire da eventuali angoli in cui è possibile essere spinti dai nemici. L’unico vero e proprio limite di Cultic Chapter One è nella sua estetica a mio parere.
Nonostante il colpo d’occhio dei primi secondi sia molto gradevole, il gioco cade in fretta in una sequela di ambientazioni estremamente simili tra loro, le quali rendono l’esperienza meno memorabile, per quanto decisamente non meno divertente.

Sperimentare con l’arte – I due lati della medaglia
In base ai gusti e alla considerazione del videogioco di chi vi si approccia, Cultic Chapter One può essere considerato un gioco perfetto. Io stesso, avendo esperienza nel creare arte, ammiro il pacing immacolato dell’esperienza, specie considerando che il primo capitolo è sviluppato da una sola persona.
Tuttavia, tendo a valorizzare titoli più sperimentali, anche al costo di dovermi “sorbire” gli inevitabili inciampi portati dal volersi buttare in idee più complesse da realizzare. Ed il principale difetto di Chapter One è la mancanza di originalità, la quale ha come conseguenza una generale scarsa memorabilità dell’avventura.
Cultic Interlude e Chapter 2 puntano a evolvere il gioco, proponendo non solo un “more of the same” ma anche livelli dalla struttura più complessa, varie sezioni con gimmick particolari in grado di dare loro l’identità mancante agli scenari del predecessore.
Per i primi livelli, funziona molto bene. Cultic è al suo meglio nei primi livelli di Chapter 2 e durante l’interludio, dove lo sviluppatore, ora supportato da un piccolo team, ha trovato l’equilibrio perfetto tra i limiti del genere boomer shooter e la sua voglia di evoluzione.

Purtroppo però, questo equilibrio si spezza completamente nelle ultime 5 ore di gioco. Nel tentativo di evolvere il design, il team di sviluppo finisce per perdere completamente la bussola e cade in tutti i difetti più banali a cui penso se devo recensire un brutto gioco di questo genere.
Gli ultimi livelli diventano lunghissimi, estenuanti, perdendo il pacing perfetto del primo capitolo. Le “gimmick” sono interessanti a livello superficiale, ma la loro realizzazione è spesso pessima. Tendono a rallentare la progressione, annacquando notevolmente livelli dalla struttura troppo semplice da poter sostenere i lunghi tempi di completamento.

Soprattutto, il gioco diventa frustrante, e intendo dire MOLTO frustrante. Il piazzamento dei nemici rompe tutte le buone regole del game design. Compaiono spesso dal nulla, alle tue spalle, a volte stanno sparando in tua direzione prima che entri nella loro stanza, altre ti ritrovi con 5 nemici pesanti ma allo stesso tempo rapidissimi che ti corrono in faccia e metà delle tue armi ti danneggiano se le usi a corto raggio.
Il che ti porta a usare solo il fucile a pompa, finendo le munizioni e aggravando la frustrazione. L’esperienza delle ultime ore di gioco è pessima, decisamente insufficiente, salvata parzialmente solo dalla solidità delle meccaniche basilari di Cultic, le quali rimangono affidabili fino ai titoli di coda.

Cultic è un gioco che mi porta ad avere un approccio critico molto pragmatico. Parte come un’esperienza divertente, con pochi difetti ma anche poco coraggio, finisce come un’opera con coraggio da vendere ma realizzazione molto frustrante. Non posso far altro se non impiegare la matematica. Cultic Chapter 1 è un 8, Cultic Interlude pure, Cultic Chapter 2 è un 5. In definitiva, mi sento di arrotondare la valutazione complessiva ad un 7.
Cultic è un'esperienza particolare, solidissima e divertente nel primo capitolo, frustante e annacquata alla fine
Pro
- Gunplay divertente
- Mappe ben strutturate
- Pacing ottimo (Chapter 1)
- Coraggio di provare qualcosa di nuovo (Chapter 2)
Contro
- Pacing orripilante (seconda metà Chapter 2)
- Ambientazioni monotone
- Va molto sul sicuro (Chapter 1)