Onimusha Way of the Sword Come un attore deceduto è diventato il volto di Musashi

Fortunatamente, non è questione di intelligenza artificiale.

Onimusha Way of the Sword Come un attore deceduto è diventato il volto di Musashi

Un trend comune nei giochi con grafica fotorealistica è quello di basare l’aspetto dei personaggi su attori realmente esistenti. Da Shimizu Hinako, la piccola bomba di rabbia protagonista di Silent Hill f, basata su Konatsu Kato, ai vari antagonisti della serie Like a Dragon, spesso basati su attori giapponesi associati con film sulla Yakuza.

Con l’uso sempre più diffuso del motion capture, questa scelta ha decisamente senso, per quanto trovo possa banalizzare l’arte del character design se troppo abusata. Tuttavia, gli ultimi anni hanno visto un evoluzione strana della pratica, con personaggi basati sull’aspetto di attori del passato.

Onimusha Way of the Sword Come un attore deceduto è diventato il volto di Musashi

Questo è il caso di Musashi, in Onimusha Way of the Sword. Il leggendario spadaccino giapponese è stato plasmato sull’aspetto di un leggendario attore: Toshirō Mifune. La scelta è stata spiegata dal direttore Satoru Nihei, sempre nel corso della stessa intervista esclusiva riportata dalla rivista estera GameInformer, della quale vi ho già parlato in due occasioni questa settimana.

Il motivo per l’utilizzo di Toshirō Mifune è in realtà molto logico: si tratta dell’attore più iconico ad aver vestito i panni di Miyamoto Musashi in film come la trilogia del Samurai, composta da Samurai I: Musashi Miyamoto, Samurai II: Duello al tempo Ichijoji e Samurai III: Duello all’isola Ganryu.

Oltre a questo, Mifune è anche un volto particolarmente riconoscibile agli appassionati di film sui samurai, in quanto è stato protagonista di diversi film diretti da Akira Kurosawa, probabilmente il più famoso regista giapponese di tutti i tempi.

Inoltre, Onimusha ha sempre avuto un protagonista modellato su un attore esistente. Per il primo titolo, Takeshi Kaneshiro, per il secondo Yūsaku Matsuda e per il terzo…Jean Reno. Non fate troppe domande, Onimusha III è un gioco molto, molto particolare.

Tuttavia, mi sorge un dubbio morale abbastanza pesante. Non sarebbe meglio lasciare i morti tali? Non sono un grande fan dell’utilizzo di attori deceduti e questo è un argomento abbastanza attuale nel contesto dei videogiochi tripla A, con Tupac presente in Stranger Than Heaven come esempio molto controverso.

Il giornalista Wesley Lebland ha svolto un ottimo lavoro dinnanzi a questo argomento, chiedendo a Nihei dettagli su come funzionasse l’utilizzo del volto di un attore defunto. Tutto è iniziato con la richiesta del permesso alla famiglia di Mifune, la quale ha accettato. Poi gli artisti di Capcom han utilizzato l’attore come riferimento per creare la propria versione di Miyamoto Musashi, passando alla famiglia tutte le bozze di sviluppo e chiedendo loro conferma.

Insomma, pur essendo una scelta che continua a rimanere un po’ amara, è apprezzabile lo sforzo di Capcom di perseguirla con il costante coinvolgimento della famiglia. Specie considerando come il Musashi di Onimusha Way of the Sword è basato su una versione interpretata da Mifune, quando lo spadaccino era ancora ventenne e lontano dall’acquisire la maestria di spada e lo stile a due katane che lo renderanno leggendario.

Vai alla scheda di Onimusha: Way of the Sword
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