Exodus – Anteprima Gamescom 2026
Alla Gamescom 2026 ho avuto la possibilità di mettere le mani su Exodus, e vi devo dire che le mie speranza di vedere un titolo alla BioWare si sono riaccese...
Durante questa Gamescom 2026 mi è stata data la possibilità di provare Exodus in anteprima, e vi devo dire che è uno di quei titoli in cui sono entrato con assolutamente zero aspettative e da cui sono uscito piacevolmente stupito, sia per il gameplay che, soprattutto, per quell’anima da Mass Effect che non mi sarei mai aspettato da un progetto del genere.
A pensarci bene, però, così sorprendente non è: dietro Exodus c’è Archetype Entertainment, studio fondato da un gruppo di ex BioWare tra cui James Ohlen e Drew Karpyshyn, quest’ultimo autore proprio della scrittura dei primi due Mass Effect, con Wizards of the Coast in veste di publisher.
Il gioco ci porta 40.000 anni nel futuro, nel cluster di Omega Centauri, nei panni di Jun, un Traveler impegnato a recuperare antiche reliquie aliene chiamate Remnant, il tutto costruito attorno a una meccanica di dilatazione temporale relativistica per cui pochi giorni vissuti dal protagonista corrispondono a decenni di cambiamenti nella civiltà che si lascia alle spalle.
Proprio durante la Opening Night Live di questa Gamescom è arrivata anche la data d’uscita definitiva, fissata al 7 aprile 2027 su PS5, Xbox Series X|S e PC. Detto questo, tuffiamoci dentro questa preview, che è durata all’incirca un’ora.
Exodus sembra esser molto improntato verso la politica Sci-Fi
Un aspetto molto marcato di questa produzione, che ho potuto notare fin da questo hands-on, è la sua forte impronta sci-fi fantapolitica.
Fin dalle prime battute il titolo mette in scena due fazioni contrapposte, entrambe leali a concetti e soprattutto a individui differenti, in uno scontro che non si limita mai a essere una semplice cornice per le sparatorie.
Non è un caso, del resto: la missione che ci è stata data da giocare ruotava attorno all’esplorazione di un relitto spaziale conteso proprio da diverse fazioni a caccia dei preziosi Remnant custoditi al suo interno, e già solo quel contesto lasciava intuire quanto gli equilibri di potere pesino sull’intero impianto narrativo.
A rendere il tutto ancora più interessante è il fatto che uno dei componenti del nostro party mostri una lealtà quasi cieca alla propria “fazione” e ai suoi ideali, con tutte le tensioni che ne derivano all’interno del gruppo un dettaglio che contribuisce a costruire un universo fantapolitico davvero stratificato, dove ogni alleanza sembra portarsi dietro un prezzo.

Un sistema di reputazione dei personaggi che mi ha ricordato quello di Mass Effect
Un altro sistema che ho notato e apprezzato davvero molto è quello di reputazione con i nostri compagni, che mi ha ricordato parecchio quello di Mass Effect d’altronde il team di sviluppo arriva proprio da lì, tra ex BioWare che hanno lavorato sia su Dragon Age: Origins che sulla scrittura dei primi Mass Effect, quindi di certo non sono estranei ai meccanismi della cara vecchia BioWare.
Ogni scelta compiuta nei dialoghi non sarà vana: i nostri compagni reagiranno in modo positivo o negativo alle nostre decisioni, e in più di un’occasione ci troveremo davanti a bivi che accontenteranno una parte del gruppo facendo infuriare l’altra.
È una meccanica che adoro, soprattutto quando porta i membri del party a compiere scelte drastiche, fino ad arrivare all’abbandono del gruppo stesso un rischio che, in un titolo dove le fazioni pesano così tanto sull’impianto narrativo, avrebbe tutto il senso del mondo.
La speranza, ovviamente, è che imbocchino davvero la strada della vecchia BioWare, con scelte che hanno un peso concreto sulla trama, e non che si finisca con un sistema sostanzialmente inutile come quello visto in Dragon Age: The Veilguard, tanto per fare un esempio.

La sua anima da shooter con vari poteri annessi
Il gameplay del titolo si presenta come uno shooter con meccaniche di copertura, ma la parte che fa davvero la differenza è la vasta gamma di poteri a cui possiamo attingere.
Nel mio caso, dato che l’hands-on non partiva dall’inizio del gioco ma da una sezione più avanzata, avevo a disposizione due abilità: la prima era un’onda d’urto, mentre la seconda permetteva di pietrificare sia elementi ambientali, utili a proseguire negli enigmi disseminati per il livello, sia i nemici stessi, bloccandoli per una discreta quantità di tempo.
È una duplice funzione che apre parecchio il ventaglio di approcci possibili, permettendoti di risolvere una situazione tanto con la forza bruta quanto ragionando sull’ambiente circostante.
Devo dire che il gameplay si è rivelato tutto sommato piacevole e ben ritmato, anche se resto convinto che la parte più interessante di Exodus sia quella ruolistica che poi, considerando il pedigree di chi c’è dietro, è esattamente il campo in cui ci si aspetta faccia la differenza.

Un titolo molto interessante che spero possa raccogliere la sua eredità
In conclusione, ho trovato Exodus un titolo davvero interessante, grazie ai suoi sistemi e soprattutto alla sua componente ruolistica, che è l’aspetto su cui riponevo meno aspettative e che invece mi ha convinto di più.
Voglio davvero vederne di più, e soprattutto voglio sperare che riesca a raccogliere l’eredità lasciata dalla vecchia BioWare cosa che, considerando chi siede dietro a questo progetto, non è affatto un auspicio campato per aria.
Purtroppo, ultimamente sono davvero pochi i titoli che riescono a replicare quello standard qualitativo: l’unico che ci è riuscito, secondo me, dai tempi di Dragon Age: Inquisition in poi è Baldur’s Gate 3.
E allora fremo dalla voglia di rimettere le mani su un gioco di quello stampo, visto che ormai è diventato un’evenienza più unica che rara rispetto a vent’anni fa con l’attesa che, per fortuna, ha finalmente una scadenza precisa: il 7 aprile 2027.
Vi lascio in conclusione la pagina steam del titolo, e la nostra ultima anteprima sulla Gamescom 2026 su Crazy Taxi World Tour.