Join Us - immagine dell'anteprima
Il gioco Join Us PCIn uscita a marzo 2027
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Tra i titoli meno convenzionali di gamescom 2026 c’è sicuramente Join Us, survival sandbox dal tono dark comedy sviluppato dallo studio canadese Wolf Haus Games. Io ho potuto mettere le mani sulla demo, la stessa già mostrata in occasione dell’Xbox Games Showcase, e ti racconto cosa significa davvero fondare e gestire il proprio culto apocalittico.

Join Us è un survival sandbox story-rich in cui il giocatore veste i panni di un membro devoto di un culto della fine del mondo, inviato a fondare una nuova filiale nella zona rurale della Bedford County, negli Stati Uniti. L’impostazione narrativa gioca apertamente sul paradosso: pur seguendo gli insegnamenti del misterioso Leader, il giocatore è libero di plasmare la propria “filiale” come meglio crede, quasi fosse una catena di fast food, reclutando seguaci, costruendo un compound e definendo un proprio sistema di credenze attraverso un dinamico sistema di insegnamento.

Il gioco unisce meccaniche di base building e gestione dei seguaci a un combattimento in terza persona, con un arsenale che spazia da armi convenzionali a soluzioni più bizzarre come lanciafiamme e persino maiali da battaglia. L’esperienza è pensata per essere affrontata sia in solitaria sia in cooperativa fino a quattro giocatori, all’interno di un mondo aperto dinamico dove la sopravvivenza del culto dipende dalla gestione di seguaci, risorse e territorio, mentre l’apocalisse si avvicina inesorabile.

Join Us è attualmente atteso per l’autunno 2026 su PC via Steam, con oltre 200mila liste dei desideri già accumulate prima ancora dell’annuncio di una data precisa.

Dal canale YouTube di GameSource

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JOIN US – Anteprima – GAMESCOM 2026

Join Us è, suo malgrado, una delle più amare realizzazioni di questa Gamescom.

Nonostante la gentilezza del team, che mi ha accolto con più calore di tanti altri, Join Us non si è presentato, nei trailer visti finora, come il gioco che io ho visto nella mia prova di un’ora. Ciò che rimane intatto è l’ironia che permea il titolo, sin dal video introduttivo. I culti sono sicuramente una cosa seria ma, come ci insegna quella perenne barzelletta chiamata America, in esse ci sono risvolti al limite del farsesco, se si cerca bene.

Una volta scelto l’alter ego digitale fra una serie di standard (Unreal Engine credo sia il maggior colpevole dell’appiattimento estetico del panorama videoludico moderno), ci svegliamo nel nostro letto, all’interno dell’accampamento del culto di cui già facciamo parte. È ora di girare la grande ruota delle opportunità, e la nostra girata non finisce altro che sul “Lavoro”: la nostra missione diventa quella di creare un nuovo culto, in una cittadina sperduta e quasi letteralmente dimenticata d’america. E per “creare”, intendo letteralmente creare.

È qui che entra, di testa, il grosso conflitto che ti introducevo prima: la quasi totalità della mia prima ora l’ho passata a cercare materiali e a costruire. Fortunatamente l’edificio di base è, per quanto diroccato, già in piedi, ma sta al fortunato discepolo – e presto leader di un suo culto – costruire… beh, tutto il resto. Un po’ come Pietro e la pietra sulla quale qualcuno ha costruito la chiesa, qui siamo noi a dover impostare la base del nostro culto, ma nel suo senso più materiale.

Per recuperare materiale basta uscire leggermente dall’area della nostra base, poi però arriva la fame e arriva il bisogno di riposarsi. Sono componenti ludiche che di per sé mi hanno già stancato altrove, ma non ne sono ostile se il gioco le “richiede”. Qui sembrano di troppo, e non l’infarinatura che forse avrei concesso a Join Us. Componenti survival come queste sembrano appiccicate sul loop di gioco con un intento specifico: quello di dare struttura a un gioco che forse non ne ha o, peggio, per farlo durare di più. Alcune componenti di reclutamento degli adepti introducono qualche piccola variante a questo loop, dato che il nostro convincere una persona a unirsi al nostro culto dipende da una serie di fattori influenzabili da determinate attività di crafting che possiamo compiere o meno per facilitarci il lavoro.

Presto però anche queste interazioni diventano puramente numeriche e, nel caso nel quale non si riesca a convincere il prospetto adepto e si vogliano usare le maniere forti, le meccaniche di shooting e di combat corpo a corpo sono le più “unreal-engine” possibili. Purtroppo nella mia prova di un’ora mi sono trovato distante anche dalla follia visiva dei trailer che abbiamo visto. So che è un giudizio superficiale del titolo e potrebbe ricadere nell’esempio di “bel gioco, ma pessimo pezzo da portare in gamescom“, ma c’è una sorta di superficialità meccanica in Join Us stesso, a mio parere.

Se visivamente posso lasciargli correre la sua genericità quasi ossessiva, non ho visto, nella mia ora di prova, nulla che sollevi – come invece facevano i trailer – Join Us dal sottobosco di titoli survival con vaghe narrazioni semi-ironiche che popolano Steam. Se il prezzo da pagare per arrivare alle follie che ho visto nel trailer sono 10 ore di elementi survival, crafting e raccolta di risorse, non sono sicuro di volerlo personalmente pagare.

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L'autore

Dopo l'assenteismo nella generazione PS2, è bastato un bundle PS3 + Uncharted 3 a farmi tornare un controller fra le mani. Per quanto felice possessore di Ps5, Xbox Series X e Switch, prediligo la prima con ripetuti tradimenti verso la seconda, mentre con la terza ci sentiamo ogni tanto per sapere come stiamo. Game Designer vichingo ora residente in Svezia, sono affamato di vita, pronto tanto ad essere intrattenuto quanto ad intrattenere.

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