Remothered Red Nun’s Legacy – Anteprima Gamescom 2026
Durante questa Gamescom 2026 mi è stata data la possibilità di provare il nuovo Remothered Red Nun's Legacy, e lo definirei a mani basse uno dei migliori appuntamenti di questa fiera.
Durante questa Gamescom 2026 mi è stata data la possibilità di provare in anteprima il nuovo capitolo della trilogia di Remothered, Red Nun’s Legacy, una serie horror completamente made in Italy che è riuscita a distinguersi anche nel panorama internazionale.
Con questo terzo capitolo atteso il 27 ottobre su PC, PS5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2 Stormind Games arriva dopo il parziale insuccesso di Broken Porcelain, che a mio avviso non si meritava affatto, perché soprattutto la trama del titolo non era per nulla male.
Lo studio catanese ha così deciso di fare un ritorno alle origini, recuperando la formula vincente del primo capitolo ma arricchendola con una vasta gamma di meccaniche in più: si parla di retrocognizione, abilità legate agli specchi, manipolazione delle falene e fenomeni ipnotici, il tutto innestato su quella base di stealth e horror psicologico che aveva reso Tormented Fathers un piccolo caso.
La vicenda ci riporta in Sicilia, oltre un anno dopo la sparizione di sei ragazze, nei panni di Susan doppiata da Cissy Jones, impegnata a cercare la figlia in una tenuta isolata alle pendici dell’Etna, con Maggie Robertson nel ruolo della Red Nun e, dettaglio non da poco per il genere, le musiche firmate da Akira Yamaoka.
Detto questo, tuffiamoci dentro questo hands-on.
Remothered Red Nun’s Legacy si pone sulla stessa riga del primo, ma lo migliora in tutto
Come vi anticipavo poco fa, Remothered: Red Nun’s Legacy prende a piene mani dalla formula del primo capitolo e la migliora pesantemente, anche qui tornano gli stalker, ma il modo in cui possiamo gestirli è completamente diverso rispetto a quello che facevamo con Felton in Tormented Fathers.
Partiamo dal cambiamento più grande: ora è possibile raccogliere oggetti con cui difendersi, utili a stunnare gli stalker per un discreto lasso di tempo attenzione però, perché hanno anche la possibilità di parare l’attacco, il che rende ogni scontro ravvicinato una scommessa e non una soluzione garantita, in linea con quel combattimento corpo a corpo volutamente limitato di cui lo studio ha parlato.
Un’altra grande differenza riguarda gli specchi, che in questo capitolo non ti cureranno più: al loro posto bisognerà utilizzare oggetti curativi sparsi per la mappa, inserendo così una graditissima meccanica di gestione delle risorse che nel primo semplicemente non esisteva.
Ho inoltre potuto provare uno dei poteri legati all’ipnosi, che consente di percepire voci provenienti dal passato: una meccanica davvero interessante, soprattutto se integrata bene negli enigmi, e che si sposa con quel filone di retrocognizione su cui il gioco costruisce buona parte della sua identità.
Da quel che ho potuto testare, invece, hanno purtroppo eliminato il bug dei tavolini con cui potevi loopare lo stalker e seminarlo: sì, era un bug grave, ma secondo me faceva parte del fascino del primo titolo, ed era diventato di fatto una meccanica che lo contraddistingueva da tutti gli altri.

Un’ambientazione Italica ancora più marcata
Remothered è sempre stato ambientato in Italia, ma in questo capitolo hanno voluto rendere la cosa ancora più evidente.
Il game director del titolo, Antonio Cutrona, mi ha fatto notare come le reference siano letteralmente ovunque, con un focus particolare sulla Sicilia: si parte dai giornali che ne riportano il logo della regione, fino ad arrivare alla villa che esploriamo nel gioco, che rappresenta alla perfezione la classica villa signorile italiana, con tutto il suo carico di decadenza e memoria.
Il dettaglio più curioso, però, riguarda proprio la sua genesi: la struttura della villa è stata ripresa da una villa abbandonata che il director vedeva ogni giorno lungo il tragitto verso gli studi di Stormind.
Una scelta che, a conti fatti, si sposa perfettamente con la direzione dichiarata del progetto, quel neo-giallo pensato come dichiarazione d’amore al cinema horror italiano di Argento, Bava e Fulci e non stupisce quindi che il radicamento territoriale qui non sia solo una cornice, ma parte integrante dell’identità del gioco.

Un cast di eccellenza
Il team di Stormind non ha badato a spese quando si è trattato del cast: per stessa ammissione di Antonio, questo capitolo segna la chiusura di una trilogia, quindi hanno voluto fare le cose in grande.
Abbiamo così Cissy Jones nei panni di Susan, celebre per aver interpretato Joyce, la madre di Chloe in Life is Strange, e per aver dato la voce a vari personaggi nella serie di The Walking Dead targata Telltale oltre a un BAFTA in bacheca che testimonia il suo peso nel settore.
Ma la scelta di casting più azzeccata è senza dubbio quella di Maggie Robertson nei panni della Red Nun: per chi bazzica la scena survival horror il nome non suonerà affatto nuovo, visto che parliamo dell’attrice dietro nientemeno che Alcina Dimitrescu in Resident Evil Village, ruolo che le è valso anche un riconoscimento ai The Game Awards.
Infine, ma non certo per importanza, c’è il maestro Akira Yamaoka a firmare la colonna sonora del titolo.
Credo non abbia bisogno di presentazioni, essendo l’uomo dietro le OST della serie di Silent Hill e, a mio avviso, il miglior compositore dell’intera scena una presenza che, in un progetto che guarda così apertamente all’horror d’autore, vale quasi quanto una dichiarazione d’intenti.

Un most wanted certo
In conclusione, Remothered: Red Nun’s Legacy è senza dubbio un titolo che aspetto con parecchia ansia, perché rappresenta il connubio di tutto quello che vorrei in un gioco horror: si parte da un cast d’eccellenza costruito con criterio, si passa per ambientazioni tutte nostrane che riescono a rendere l’Italia parte attiva dell’incubo e non semplice fondale, e si arriva a meccaniche completamente rinnovate e migliorate rispetto al primo capitolo, che ampliano la formula senza mai tradirne lo spirito.
Con l’uscita fissata al 27 ottobre, l’attesa è ormai questione di poche settimane.
Peccato solo per i tavolini, che tanto mi avevano fatto divertire in Tormented Fathers, ma se il prezzo da pagare per una formula così solida è la scomparsa di un bug diventato leggenda, direi che ci si può tranquillamente fare pace.
Vi lascio in conclusione la mia anteprima su Alien Isolation 2 per rimanere in tema, e la pagina steam del titolo andate assolutamente a wishlistarlo.