Turok: Origins Provato – Gamescom 2026
Dopo anni di oblio, Saber ha finalmente deciso di resuscitare un'IP storica con Turok: Origins, che abbiamo provato alla Gamescom. Pronti a picchiare dinosauri?
Infanzia, si sa, fa rima con dinosauri. Non so quale sia il misterioso attrattore che provoca in quasi tutti i bambini una fascinazione estrema per i lucertoloni, ma so per certo che io ne fui assolutamente vittima. Jurassic Park, Viaggio nella Preistoria, Chuck Rock II… che fossero film, programmi televisivi di divulgazione scientifica (grazie Piero Angela!) o videogiochi, c’era sempre un buon motivo per avvicinarsi alla scoperta di questi a volte inquietanti, a volte affabili giganti del passato del nostro pianeta. Probabilmente il primo contatto in assoluto è avvenuto grazie al segmento dedicato nel film Fantasia di Walt Disney, ma anche uno dei primissimi videogiochi che ho giocato nella mia vita, il platformer per MS-DOS Prehistorik, aveva il giurassico come ambientazione.
Tra tutti questi franchise, ce n’è uno con cui non sono mai entrato davvero in contatto: Turok. Sapevo della sua esistenza – “quel gioco dove spari ai dinosauri che non è Dino Crisis” – ma per un motivo specifico non mi ci sono mai avvicinato: il primo gioco della serie uscì nel 1997 su Nintendo 64, mentre io sono passato da Sega Mega Drive a PlayStation. Perciò la serie FPS inaugurata da Acclaim e passata poi a Disney e Universal mi rimase sempre distante. Inoltre, dopo un trascurabile gioco pubblicato nel 2019, l’IP è caduta in letargo, pur rimanendo nel cuore di molti giocatori.
Ora le cose stanno per cambiare. Annunciato per la prima volta ai TGA 2024, Turok: Origins segna il ritorno del franchise con un capitolo concepito, come dice il nome, come un nuovo inizio. La proprietà intellettuale è ora passata nelle mani di Saber Interactive, in particolare al suo studio spagnolo che qualche anno fa aveva confezionato Evil Dead: The Game. Radicato nella cultura degli Indiani d’America, proprio come il fumetto degli anni ’50 di Western Publishing che ha dato origine al franchise, ma traslato in un remoto futuro ultra sci-fi, il gioco è un action-adventure futuristico affrontabile da soli o in cooperativa fino a 3 giocatori. Dopo averlo provato alla Gamescom, ecco cosa ho scoperto.
In tre si è in compagnia
Un breve filmato introduttivo ha dato il via alla missione. Devo ammettere di non avere familiarità con l’universo narrativo di Turok, tuttavia alcune coordinate mi sono chiare: ci gli alieni, e noi dobbiamo ucciderli. Per “noi” intendo ovviamente i guerrieri Turok, uomini potenziati non solo da una tecnologia in grado di aumentarne gli attributi fisici, ma anche da patti magici siglati con animali totemici che conferiscono abilità uniche. I malvagi Xenia, capitanati dal comandante alieno Hexagis, dirige le sue forze su un pianeta lussureggiante e lontano dal fronte, dove crede che si celi una misteriosa arma in grado di risolvere la guerra a suo favore, spazzando via per sempre la razza umana. Venuti a conoscenza dei piani del nemico, non resta che sventarlo ad ogni costo.

Questo si traduce, a livello di gameplay, nella scelta di una delle tre classi utilizzabili, che prendono il nome dell’animale associato: Puma (Cougar), Corvo (Raven) e Bisonte (Bison), che sono il corrispettivo di melee, ranged e tank. A prescindere dalla classe scelta, avremo le stesse manovre di attacco e movimento, cui si aggiungono abilità specifiche. Io ho giocato melee, il che mi ha conferito danni aumentati per gli attacchi corpo a corpo, che ho messo a frutto con profitto risolvendomi spesso in brutali esecuzioni piene di sangue e sbudellamenti. Ciò non toglie che abbia comunque potuto usare le armi da fuoco: ce ne sono di automatiche e non automatiche; alcune hanno effetti aggiuntivi e velocità di ricarica differenti, oltre che tempi di cooldown e munizioni ridotte per quanto riguarda le armi più pesanti e devastanti. Il gunplay – fruibile in prima o terza persona – è a metà strada tra la frenesia di momenti concitati e il calcolo strategico su quali attacchi usare in quali momenti per massimizzare i danni inflitti, in concerto con i compagni di squadra.
La sensazione è che Turok: Origins abbia senso prevalentemente in modalità cooperativa. Indizio forte in tal senso è che ho potuto affrontare la demo con altri due giocatori. Si può giocare anche singolarmente, nel qual caso il controllo dei compagni di squadra sarà assunto dall’AI. Ma data la specificità del suo gameplay, che offre una e una sola cosa ovvero l’avanzare contro orde di nemici, temo che solo la compagnia di altri esseri umani, con cui coordinare i movimenti e pianificare strategie, possa offrire uno stimolo sufficiente.
Pianeta corridoio?
L’action shooter di Saber è infatti lineare nella sua struttura: la missione ci ha catapultati in una giungla selvaggia, con l’obbiettivo di procedere e sgominare i nemici di turno. Nel corso dell’operazione, altri obiettivi intermedi compaiono a dettare il pacing dell’azione, che si tratti di distruggere una torre di controllo o di ripulire un avamposto nemico. Il tutto si riduce sempre e solo allo sparare contro qualcosa o qualcuno e via di questo passo fino al boss di fine livello.

Se non altro è proprio qui che Turok: Origins brilla. Il minaccioso T-Rex corazzato che ho dovuto abbattere con i miei compagni di avventura era aggressivo, aveva attacchi di ogni tipo e si infervorava col diminuire della sua energia vitale. Siamo riusciti a non andare mai KO, ma abbiamo dovuto sudarcela. Movimento e riposizionamento costanti, lettura del moveset per reagire subito dopo con schivate o attacchi, baiting per permettere ai compagni di infierire sul mostro mentre cerca di mangiarmi. Una sfida sicuramente divertente e ben progettata, tuttavia anch’essa in una grande arena circolare desolatamente vuota.
Il resto del livello non è molto più articolato: a parte qualche copertura occasionale offerta dalla vegetazione, non vi sono state variazioni al procedere nell’unica direzione disponibile falcidiando qualsiasi cosa si muovesse. L’interazione è ridotta all’osso, con la sola presenza di alcune piante dalle quali “germogliavano” sostanze curative e munizioni per le nostre bocche da fuoco. A proposito, la quantità di risorse che la demo ci ha gettato addosso era davvero esagerata; probabilmente si è trattato di una semplificazione che gli sviluppatori hanno scelto di implementare in questa build per assicurarsi che tutti potessero completarla a prescindere dalla propria abilità in questo genere di gioco. D’altra parte questo rende difficile giudicare il bilanciamento del livello di difficoltà generale, né sappiamo se sarà possibile settarla in partenza.
In definitiva, questa breve demo ha messo in luce quanto le qualità di Turok: Origins emergano nel senso di un gameplay cooperativo veloce e appagante nel mettere a punto manovre di attacco coordinate che sfruttino le peculiarità delle 3 classi disponibili. Il design generale dell’esperienza, tuttavia, appare totalmente appiattita su questo aspetto col rischio di sacrificare eccessivamente la componente esplorativa. Ciò getta qualche dubbio sulla tenuta del gioco in modalità single player, e sul bilanciamento generale dell’esperienza che è apparsa fin troppo permissiva.