Final Fantasy Resonance Demo – Il ritorno dei tempi d’oro?
È uscita la demo di Final Fantasy Resonance, il titolo che segna il ritorno al turn based della serie dopo fin troppo tempo...
Al termine dell’ultimo State of Play è stata annunciata a sorpresa una demo di Final Fantasy Resonance, disponibile direttamente al termine dello show.
Una volta che hanno finalmente deciso di pubblicarla su Steam, e dopo circa un’ora passata a refreshare la pagina, va detto ho potuto mettere le mani sul nuovo titolo targato Square.
Parliamo del primo Final Fantasy realizzato in HD-2D, una riedizione ampiamente rifatta del primo arco narrativo di Final Fantasy Brave Exvius, il defunto gioco mobile del 2016, stavolta ricostruito come RPG single player a tutti gli effetti e affidato al Team Asano.
La demo non è nemmeno un assaggio striminzito: copre l’intero primo capitolo, per un totale di tre-cinque ore di gioco, con i salvataggi che verranno trasferiti direttamente nel gioco completo in arrivo il 22 ottobre.
Nello stesso trailer è arrivata anche la conferma della presenza di Sephiroth come sfida opzionale da affrontare per sbloccare una ricompensa speciale, che va ad aggiungersi a un parterre di volti noti già ricco tra Cloud, Tidus e il Guerriero della Luce.
E vi posso dire che, nonostante si tratti di un titolo minore nell’economia della serie, fa gran parte delle cose molto meglio di quanto Square stia facendo sulla saga principale.
Il ritorno al turn based senza alcun elemento action
Finalmente, dopo anni, abbiamo un Final Fantasy che fa ritorno al sistema a turni, abbandonando quel combattimento action tanto criticato nei capitoli moderni.
Resonance propone una riedizione del sistema classico che ha accompagnato la serie dal primo al terzo capitolo, per farvi capire: torna quindi la pianificazione ragionata di quello che c’è da fare turno dopo turno, e si evita quel button mashing continuo di quadrato fino all’abbattimento del boss che caratterizzava Final Fantasy XVI.
Non si tratta comunque di una riproposizione pedissequa del passato, perché Square parla apertamente di un sistema a turni evoluto, con innesti come le Visioni, lo Sweeping Stagger e le mosse Resonance attivabili al termine della Extra Phase insomma, un turn based con qualche torsione moderna.
Avrei preferito il sistema ATB, quello introdotto con Final Fantasy IV e rimasto fino al nono capitolo? Assolutamente sì.
Però già il fatto che la serie stia compiendo un primo passo di ritorno verso il turn based è un segnale più che positivo, visto che questo sistema ha ancora moltissimo da dire basta guardare Clair Obscur e come abbia tranquillamente surclassato qualsiasi variante action mai vista in un Final Fantasy.

Final Fantasy Resonance presenta le Visions, un sistema molto simile ai GF che vi servirà per buildare il vostro party
Con un po’ di licenza poetica presa in prestito da Final Fantasy VIII, in questo capitolo vengono introdotte le Vision, il cui funzionamento ricorda parecchio quello dei Guardian Force e del sistema di junction.
Potrete infatti equipaggiare queste Vision, che nella maggior parte dei casi corrispondono a personaggi importanti degli altri capitoli della saga Square, da Cloud a Tidus fino al Guerriero della Luce, e proprio come facevamo con i GF sarà possibile apprendere da esse nuove abilità e magie.
Io l’ho letta un po’ come una variante semplificata del vecchio sistema di junction, dove fortunatamente non dovrete passare ore ad assimilare magie dai nemici, ma vi basterà livellare le Vision stesse per sbloccarne i benefici.
Inoltre ognuna di esse dispone di spell proprie, utilizzabili consumando il turno del personaggio che le ha equipaggiate un dettaglio non da poco, perché aggiunge un ulteriore livello di pianificazione a un sistema di combattimento che, come dicevamo, punta tutto proprio sulla gestione ragionata dei turni.

L’HD2D rimane spettacolare
La ciliegina sulla torta resta però l’utilizzo dell’HD-2D, questo è il primo capitolo della serie Final Fantasy a farne uso un traguardo non da poco, considerando che quello stile è nato proprio in casa Square con Octopath Traveler e che il Team Asano, che firma anche Resonance, è esattamente lo stesso che l’ha portato al successo e devo dire che, come ormai da tradizione, il risultato è fenomenale.
Vedere finalmente sprite di personaggi vecchissimi come il Guerriero della Luce sotto una veste più definita e dettagliata è davvero un sogno che diventa realtà: c’è qualcosa di quasi commovente nel ritrovare figure nate nel 1987 restituite con una densità di dettaglio che all’epoca era semplicemente impensabile, senza però che venga tradito un solo grammo della loro identità originale.
Ma il discorso vale anche al contrario, perché osservare personaggi ben più moderni reinterpretati sotto questa luce è altrettanto stupendo, e crea quel cortocircuito visivo per cui volti provenienti da epoche completamente diverse della serie convivono all’interno della stessa grammatica estetica senza stonare mai.
Senza contare poi tutte le varie ambientazioni, che grazie a quell’illuminazione tipica dell’HD-2D con il suo gioco di profondità di campo, bagliori e sfocature che simulano un diorama in miniatura, riescono finalmente a splendere con una palette cromatica di cui, per quanto mi riguarda, non riuscirò mai ad annoiarmi.
È uno stile che ha il pregio raro di funzionare tanto sulle scene ampie e panoramiche quanto sui dettagli minuti, e in un gioco che vive di regni, cristalli e cieli solcati da aeronavi trova probabilmente la sua collocazione ideale.
Un plauso va infine anche agli sprite utilizzati nei vari dialoghi, curati con un’attenzione che raramente si vede in produzioni di questa fascia, e che riescono a trasmettere espressività e carattere pur lavorando entro i limiti volutamente ristretti della loro estetica.

Una demo che sembra promettente, ora sta al gioco completo confermare questo sentore
Da quello che ho potuto provare in questa demo, Final Fantasy Resonance sembra davvero un capitolo interessante, che finalmente vuole fare ritorno alle proprie origini da turn based, e lo fa affidandosi a sistemi che sulla carta hanno un potenziale notevole dalle Vision alla struttura evoluta dei turni, passando per quel job system reso più accessibile senza rinunciare alla profondità.
Detto questo, va ribadito che l’esperienza della demo resta molto limitata, essendo presente il solo primo capitolo: parliamo pur sempre di tre-cinque ore di gioco, quindi tutt’altro che un assaggio striminzito rispetto agli standard del settore, ma comunque una porzione ridotta rispetto a quello che sarà il pacchetto completo.
Giustamente, quindi, non posso formulare un verdetto definitivo su un titolo di cui ho visto solo l’incipit.
Quello che posso dire è che la trama di Brave Exvius era già di suo interessante, e mi incuriosisce parecchio capire che tipo di aggiunte e riscritture il team introdurrà lungo il corso di questa riedizione, considerando che non parliamo di un semplice porting ma di una ricostruzione integrale pensata per un’esperienza single player.
Spero soltanto che non ci finiscano dentro le forzature del caso, quelle tipiche del Team Asano già viste in Bravely Default e nel più recente The Adventures of Elliot, dove le stesse zone venivano riciclate fino allo sfinimento per allungare artificialmente il brodo.
È un vizio ricorrente dello studio, e su un progetto che parte da materiale mobile quindi già di per sé strutturato per episodi ripetitivi il rischio che riemerga non è affatto remoto.
Sarà proprio quello, secondo me, il vero banco di prova di Resonance al lancio del 22 ottobre.
Vi lascio in conclusione il nostro ultimo provato della Gamescom 2026, e la pagina steam del titolo.