The Witcher 3: Songs of The Past Anteprima – Gamescom 2026

Un'ora a porte chiuse alla Gamescom 2026 con The Witcher 3: Songs of the Past. Dandelion è sparito, Letten è tutta da scoprire e Geralt ha una catena d'argento al braccio. Ecco cosa mi ha convinto e cosa no.

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Certi amori non muoiono, si evolvono. Ed è il caso di The Witcher 3, in cui l’amore si è rinnovato il 14 dicembre 2022 quando uscì la patch Next Gen, giorno in cui ho compiuto trent’anni. Amore che si rinnoverà nuovamente il 29 settembre con la Remastered, che uscirà gratis sia su console che su PC e che porterà con sé anche le due espansioni. E che raggiungerà il suo apice nel corso del 2027, quando uscirà The Witcher 3: Songs of the Past, terza e ultima espansione con protagonista il nostro amato strigo.

Se non lo avessi capito, sono un gran fan di Geralt e delle sue avventure. In occasione della Gamescom 2026 ho passato un’ora in una saletta a porte chiuse, insieme al resto della stampa, a guardare uno sviluppatore di CD Projekt Red giocare le prime battute del nuovo contenuto. Hands-off, niente pad in mano, il che è sempre un limite quando quello che vorresti capire è come risponde il gioco. Partiamo con ordine.

Una Remastered necessaria

Insieme all’espansione è stata presentata anche la versione Remastered, che arriva il 29 settembre su PS5, Xbox Series X|S, Switch 2 e PC via Steam ed Epic Games Store. Chi possiede già il gioco riceve l’upgrade gratuitamente e si porta dietro i salvataggi. In più Hearts of Stone e Blood and Wine diventano gratuiti per tutti, non solo per chi a suo tempo aveva preso la Complete Edition. Ci sono il supporto a PS5 Pro, Xbox Play Anywhere e il supporto alle mod cross-platform, con Yigsoft che affianca CD Projekt Red sulla lavorazione.

Chiamarla necessaria non è un modo di dire. L’aggiornamento next-gen del 2022 era una patch, per quanto sostanziosa: qui invece si è messo mano alla struttura. Illuminazione globale rifatta, texture di vegetazione e acqua a risoluzione molto più alta, ombreggiatura del fogliame nuova. Ma la parte che mi interessa di più è quella che non si vede in uno screenshot.

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Il combattimento è stato reso più reattivo, le animazioni sono state riviste per renderle meno legnose, e finalmente si può cambiare bersaglio nel mezzo di un’animazione, cosa che nel 2015 ha fatto imprecare chiunque abbia provato a colpire il nemico giusto in mezzo a un gruppo.

Sono stati corretti il pathfinding e il comportamento dei mostri, rivisto l’albero delle abilità, aggiunto un sistema di tracciamento delle missioni nuovo, la meditazione immersiva, la transmogrificazione e una modalità foto potenziata. Il producer esecutivo Jakub Kutrzuba ha raccontato di aver impostato il lavoro partendo da una domanda: quali sono oggi i maggiori ostacoli per chi si avvicina al gioco per la prima volta. Il game director Jakub Rokosz è stato più diretto, dicendo che adesso il gioco scorre molto meglio e che non ci sono più momenti in cui l’immersione si spezza.

Il sospetto, legittimo, è che tutto questo serva anche a preparare il terreno a The Witcher 4. Non mi scandalizza. Se il risultato è che un capolavoro di undici anni fa diventi giocabile senza doversi giustificare con chi ci si avvicina adesso, va bene così.

Letten, il posto da cui viene Ranuncolo

La demo di The WItcher 3: Songs of the Past si apre in un modo che è già una dichiarazione d’intenti: Geralt si sveglia con una sbornia devastante dopo i festeggiamenti di Belleteyn, senza equipaggiamento, in un posto che non conosciamo. Siamo a Letten, una valle nel cuore della Redania che nel gioco base non avevamo mai visto, e che secondo la vision director Karolina Kuzia è rimasta al riparo dalla guerra. Un lago cristallino, rilievi verdi, colline che ricordano le zone più riuscite dell’originale.

Ranuncolo è sparito. Questo è l’incipit attorno a cui ruota tutto: lo cerchi, e nel cercarlo attraversi la sua famiglia, la sua terra, il suo passato. Geralt ritrova il liuto del bardo, e da lì arriva alla tenuta di famiglia dove incontra Lilla, cugina di Dandelion, e la nonna, una matriarca che non fa nulla per risultare simpatica. È Lilla a convincerlo che la sparizione non è una delle solite fughe romantiche del suo amico.

Sulle dimensioni, si è parlato di un’espansione paragonabile a Blood and Wine, quindi attorno alle venti ore per la storia principale, con Letten costruita come open world vero e non come area di supporto a una manciata di missioni. Ovviamente ci saranno tante missioni e attività secondarie che ci porteranno ad esplorare la terra natale di Ranuncolo.

Il Giardino di Rovi

La seconda metà della demo cambia registro. Il Garden of Thorns è un villaggio abbandonato che la foresta si è ripreso, dove una magia della natura molto antica ha trasformato gli abitanti in gusci vuoti, corpi senza anima intrappolati fra rovi e radici. Sotto c’è la maledizione del conte Humbert de Lettenhove, un antenato di Ranuncolo, e il fatto che il male di famiglia si chiami Lettenhove come lui è esattamente il tipo di collegamento che questa saga sa costruire senza doverlo spiegare.

Si chiude con lo Slumbering Knight, uno scheletro ricoperto di radici che para, contrattacca e costringe a lavorare di schivate perfette. Un boss vero, non un mostro da bestiario riciclato.

The Witcher 3: Songs of the Past introduce la catena d’argento

La seconda metà della demo cambia registro. Il Garden of Thorns è un villaggio antico che il bosco si è ripreso, e chi ci finisce dentro smette in fretta di essere umano: una magia legata alla natura stessa consuma le persone e le riduce a gusci vuoti, creature senz’anima prigioniere di spine e radici.

Qua incontreremo nuovi nemici, molto diversi da quelli che siamo abituati a vedere, così da portare una ventata d’aria nuova. Come ogni mostro che si rispetti, avranno le proprie debolezze e dovremo capire che segno utilizzare per sconfiggerli al meglio.

L’indagine porta Geralt e Lilla dentro una leggenda di famiglia, quella del conte Humbert de Lettenhove, antenato pazzo del bardo. Ricordo per chi ha rimosso: Ranuncolo all’anagrafe è Julian Alfred Pankratz, visconte de Lettenhove, quindi qui la maledizione è roba di casa sua nel senso più letterale. C’è poi un pozzo che sembra legato tanto alla maledizione quanto alla sparizione. Sembra, appunto. Quanto le due cose coincidano la demo non lo dice, e immagino sia voluto.

A guardia del pozzo c’è lo Slumbering Knight, uno scheletro ricoperto di radici che di simbolico non ha niente: para, contrattacca e costringe a una danza di schivate perfette e parate al millimetro. Un boss vero, non un mostro da bestiario riciclato.

Quello che non mi ha convinto

Un’ora guardando qualcun altro giocare non basta per un giudizio, ma un paio di cose me le sono segnate. Le animazioni facciali non sono all’altezza del resto: quelle di Lilla in particolare mi sono sembrate rigide, e il divario fra la qualità degli ambienti e quella dei modelli dei personaggi resta evidente. È il limite di un gioco del 2015 rimesso a nuovo, e va messo in conto, però in un’espansione costruita sulle relazioni fa più male del previsto.

Poi c’è la questione Lilla romanzabile. Non ne sentivo il bisogno, come non sentivo il bisogno di romanzare Shani su Hearts of Stone. Io sono team Yen, e trovo che infilare un interesse amoroso nuovo in una storia che parla dell’amicizia fra Geralt e Ranuncolo rischi di spostare il baricentro dove non serve. Spero sia una possibilità laterale e non un pilastro della scrittura.

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Sapore di casa

Il motivo per cui sono uscito da quella saletta con l’hype alle stelle non è la catena d’argento e non è l’illuminazione globale. È che rivedere Geralt camminare in una valle che non conosco, con Doug Cockle che borbotta e un mistero di famiglia da sbrogliare, mi ha fatto lo stesso effetto di quando torno in un posto che sento casa. Undici anni dopo, questa è ancora la cosa che The Witcher 3 sa fare meglio di chiunque altro.

Ci vediamo il 29 settembre per la Remastered. Per il resto, appuntamento al 2027.

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