.hack//G.U. vol. 1//Rebirth – Recensione .hack//G.U. vol. 1//Rebirth

La serie di .hack ha suscitato a suo tempo reazioni abbastanza discordanti.
Il suo concept è stato senza dubbio originale, proponendo un “gioco nel gioco”, cioè mettendo il giocatore nei panni di Kite, un personaggio che aveva il ruolo di combattere e interagire con altri personaggi all’interno di un MMORPG conosciuto come “The World”. In questo modo l’atmosfera e le dinamiche di un gioco di ruolo on-line venivano adattate ad un’esperienza off-line.
La Bandai scelse una commercializzazione azzardata per questa saga: immettere nel mercato ben quattro giochi in circa un anno sfruttando di volta in volta la stessa “base” per i giochi, le stesse dinamiche di base, lo stesso aspetto grafico e le stesse musiche (sebbene aggiornate di volta in volta). In questo modo è riuscita ad assicurare ai giocatori dei seguiti in breve tempo. Ma a che prezzo?
I giochi della serie .hack soffrivano di non pochi problemi al livello di gameplay, la grafica non proponeva nulla di eccezionale (e man mano che il tempo passava diventava sempre più datata) e presi singolarmente i giochi erano molto corti. La scelta di mantenere costanti le basi (essendo .hack ambientato sempre nello stesso gioco) e di sviluppare i giochi in poco tempo l’uno dall’altro ha precluso agli sviluppatori di imparare dai propri errori e di implementare la formula originale di gioco; il risultato sono quattro giochi praticamente identici tra loro (fatta eccezione dello storyline ovviamente) che di volta in volta si trascinavano dietro i problemi originali.
Al di là dei problemi, comunque, .hack ha introdotto idee nuove e una trama valida; non solo, ma la saga ha proceduto di pari passo con una serie di manga e una di anime, diventando un fenomeno non solo videoludico, ma a tutto tondo.

Dopo alcuni anni dall’avvento della saga originale, la Bandai ci ripropone questa sua particolare serie con un’altra storia, questa volta in 3 capitoli e soprattutto con la possibilità di imparare dagli errori passati.
Sappiate dunque che per apprezzare appieno questo gioco sarebbe il caso di aver giocato prima la prima serie.


Troverete il nuovo The World più misterioso e sinistro che in passato

Rinascita

La storia di Rebirth si svolge 7 anni dopo gli avvenimenti di QUARANTINE, l’ultimo capitolo della saga originale. A causa di un incendio alla CyberConnect Corporation, tutti i dati del server di “The World” vengono perduti. Sebbene la compagnia non possa fare niente per recuperare tutti i dati dei giocatori, riesce comunque a sviluppare una seconda versione del popolare gioco on-line: “The World: R2”. Lo sviluppo di questa nuova versione ha dato l’opportunità di inserire varie aggiunte, tra cui la possibilità di affrontarsi uno-contro-uno in un’arena, attaccare ed uccidere altri giocatori senza bisogno di un’occasione particolare, formare delle gilde ecc…
La nuova versione del gioco sembra ottenere molti consensi, ma anche questa volta qualcosa non va per il verso giusto. Nuovi casi di coma sopravvengono ad alcuni giocatori attaccati da certi PK (Player Killer, giocatori che uccidono altri giocatori) infettati da un misterioso virus malware conosciuto come AIDA, che terrorizzano i giocatori di The World, soprattutto i più inesperti.
Il protagonista del gioco si chiama Haseo, che, come Kite a suo tempo, inizia a giocare a The World per la prima volta. Viene però fatto cadere in un’imboscata da alcuni PK che uccidono il suo personaggio deridendolo e umiliandolo. Da allora Haseo decide di vendicarsi di loro e di tutti i PK. Alcuni mesi dopo il nostro protagonista ha fatto enormi progressi in The World arrivando al livello 133; conosciuto e temuto con l’appellativo di “Terror of Death”, Haseo è un formidabile PKK (Player Killer Killer, cioè un giocatore che uccide PK).
Un giorno la sua fidanzata Shino viene ‘uccisa’ da un misterioso PK di nome Tri-Edge, un autentico flagello di The World. Haseo lo rintraccia e lo affronta in combattimento, viene però sconfitto pesantemente e gli viene inflitto il Data Drain, facendolo tornare al livello 1!
Furioso per la sconfitta e per tutti i suoi progressi andati in fumo, Haseo è più deciso che mai a vendicarsi di Tri-Edge; egli si unisce ad una gilda chiamata G.U. che cerca di investigare sul misterioso Tri-Edge e sul virus AIDA.

Ancora una volta la storia avrà come nucleo il rapporto tra Realtà Virtuale e Realtà, dal punto di vista delle personalità di coloro che abitano entrambi i mondi: i giocatori. Questa volta il protagonista, Haseo, è un tipo più testardo e “lupo solitario”; anche The World ha, complice la possibilità di ‘uccidere’ altri giocatori, un’atmosfera più oscura e sinistra che in passato.
La trasposizione delle dinamiche di un MMORPG, nonché del suo stile di comunicazione tra giocatori (slang compreso) è anche questa volta resa molto bene, trasmettendo appieno la sensazione di trovarsi in un gioco on-line.
Essendo solo la prima parte di tre, la trama del gioco non soddisferà la curiosità suscitata dai numerosi misteri, ma risulta più appagante di INFECTION della saga originale.


Haseo è un tipo introverso e spesso si sentirà a disagio con i compagni troppo esuberanti

Player Killers

Le dinamiche di base di .hack vengono riproposte, ma questa volta con i dovuti ritocchi.
Ancora una volta prenderete il diretto controllo solo del protagonista, mentre la AI del gioco gestirà gli altri due personaggi del vostro party. Quando entrerete a contatto con un avversario verrà creata una barriera attorno a voi impedendo ai contendenti di scappare (salvo tramite determinati oggetti).
Ancora una volta potrete attaccare con la pressione dei tasti, ma per selezionare le vostre abilità speciali questa volta avrete lo “Skill Trigger”: un menù disponibile con la sola pressione del tasto R1 dal quale potrete accedere alle vostre Skill senza dover ogni volta aprire il menù principale.
Se colpirete abbastanza un nemico potrete attivare dei Rengeki, che non sono altro che le vostre normali Skill che però infliggeranno più danni e vi faranno ottenere più punti esperienza.
Sono state inoltre introdotte le cosiddette Awakenings, delle abilità di gruppo che potenzieranno il vostro party in vari modi.
Infine tra le aggiunte troviamo le Avatar Battle. Un Avatar è una creatura che Haseo potrà controllare per sconfiggere altri Avatar in battaglie diverse dal normale, in cui dovrete prevedere ed evitare i colpi dell’avversario e rispondere prontamente; in effetti sono scontri molto più simili ai classici shooter arcade che altro. Una volta sconfitto l’avversario avrete l’occasione di infliggergli il Data Drain.

In generale il gameplay è stato migliorato non poco. Le aggiunte rendono i combattimenti più vari e danno l’opportunità di terminarli in meno tempo. Non sono stati fatti molti passi avanti per conferire una difficoltà più strategica, ma meglio di niente.
Per rendere l’avanzamento più agevole che in passato sono stati introdotti dei mezzi sicuramente utili: il Chaos Gate, che vi teletrasporterà direttamente nel dungeon desiderato, e la Steam Bike, una specie di motocicletta con la quale potrete esplorare il mondo di The World (dungeon esclusi).
Avanzare nel gioco sarebbe ora più scorrevole, se non fosse per un altro tipo di difetto. Per avanzare nel gioco sarà necessario alternare sessioni all’interno di The World con l’altra faccia della vostra ricerca, cioè controllare la vostra casella di posta elettronica e i vari forums del gioco. Per fare questo però dovrete ogni volta effettuare un log-out da The World e poi riconnettervi quando avrete finito; si tratta di una procedura che spezza di molto l’azione di gioco e la rende a volte tediosa e frustrante. Sarebbe bastato rendere possibile la consultazione di e-mail e forums da un’interfaccia in-game, senza costringere il giocatore a frequenti via-vai dal gioco vero e proprio che con i tempi di caricamento (non elevatissimi, ma in questo caso frequenti) possono alla lunga spazientire.
Permangono inoltre ancora problemi con la telecamera che spesso non vi permetterà la corretta visualizzazione dei nemici.


Anche questa volta controllerete il protagonista e sarete aiutati da due compagni

Un altro Mondo

La qualità grafica di Rebirth fa un notevole passo avanti rispetto a quella dei capitoli passati. Le animazioni sono ora davvero degne di lode, così come la cura dei dettagli. Le occasioni migliori in cui la grafica da del suo meglio sono ancora una volta le sequenze non interattive, dove troveremo sia azione che scene umoristiche tra i personaggi.
Il design dei personaggi è ancora una volta di buona qualità, proponendo uno stile originale in perfetto stile anime giapponese. La bellezza dei modelli dei personaggi viene risaltata da un particolare cell-shading e dalle fluide animazioni.
L’unico vero problema della grafica è la scarsissima varietà di tipi di ambienti disponibili per i dungeon. Inoltre non sarebbe stato male proporre un più alto numero di mostri e creature, invece di riciclarne in massa.
In generale comunque l’aspetto grafico del gioco è più che soddisfacente.

Musica virtuale

Rispetto alla colonna sonora della prima serie di .hack, che proponeva brani spesso anonimi e monotoni, questa volta il reparto sonora è abbastanza migliorato.
I temi sono sicuramente meno ripetitivi, con alcune eccezioni, e spaziano attraverso vari generi musicali, da tonalità drammatiche fino ad altre più “frivole” e allegre.
Il doppiaggio non è male, anche se avrebbe potuto avere una migliore direzione. I fan puristi saranno dispiaciuti nel sapere che non è più presente l’opzione per ascoltare il doppiaggio originale giapponese.

Log-out

Anche sul piano della longevità si sono fatti dei passi avanti: per finire il gioco vi ci vorranno circa 25-30 ore, sicuramente meglio della durata media di un capitolo della passata serie, ma siamo ancora lontani dalle promesse della Bandai, secondo le quali un solo capitolo della serie G.U. avrebbe dovuto essere durevole quanto i quattro della serie originale.
Sono presenti anche questa volta numerose side-quest, che vi aiuteranno a far crescere il vostro personaggio fino al massimo consentito, che questa volta è il livello 50.

Conclusione

Sicuramente sono stati fatti dei miglioramenti rispetto al passato e praticamente su tutti i piani. Soprattutto i problemi di giocabilità sono stati affievoliti, anche se alcune leggerezze strutturali di base permangono.
Questo primo capitolo della serie G.U. è sicuramente più gradevole del primissimo INFECTION, proponendo nuovi personaggi e uno stile leggermente diverso. Sarebbero state però benvenute più innovazioni e meno ricicli dal passato; di sicuro molti giocatori della serie originale si troveranno a proprio agio, ma è anche vero che le somiglianze sono davvero molte, e chi si fosse aspettato un gioco completamente nuovo potrebbe rimanere deluso.
Sicuramente Rebirth è consigliatissimo a chi ha apprezzato la prima serie di .hack, soprattutto a coloro che hanno saputo sopportare i suoi non pochi difetti. Chi invece in passato non ha potuto soffrire i suoi lati negativi dovrebbe prima provarlo.

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