The Legend of Heroes: Trails in the Sky – Recensione The Legend of Heroes: Trails in the Sky

La Falcom è una casa di videogames giapponese che qui da noi non è molto conosciuta. Probabilmente la serie di rpg più famosa, qui in occidente, che abbiano fatto, è YS, ma anche quella qui da noi è conosciuta solo da un nubolo di fan e non ha mai raggiunto una vera e propria popolarità. In pochi sanno però che in Giappone, la Falcom è nota non solo per YS ma anche per un’altra serie di rpg, e cioè proprio The Legend of Heroes. Una delle serie di Legend of Heroes, divisa in 3 capitoli, fu anche portata in America, ma a causa di una traduzione orrenda e addirittura un ordine di uscita tra i 3 giochi errato, non ebbe mai molto successo.
Stavolta ci riprovano, Trails in the Sky (Sora no Kiseki) è una trilogia uscita originariamente su PC nel 2004, e in Giappone il porting per PSP è stato fatto nel 2006.

Vuoi essere anche tu un Bracer?

L’eroina di questa storia è un maschiaccio che si chiama Estelle Bright. Lei non è una delle solite ragazze che amano gioielli e shopping, no, lei colleziona insetti e ama combattere: tutta suo padre, un famoso Bracer, ossia una sorta di squadra di polizia speciale che svolge lavori su richiesta, che possono spaziare dal recuperare oggetti all’uccidere mostri. Un giorno suo padre, quando lei era ancora piccola,  di ritorno da uno dei suoi viaggi, portò a casa un bambino dal passato misterioso. Questo ragazzo, Joshua, è diventato così il fratello adottivo di Estelle, e ora che sono cresciuti, entrambi aspirano a diventare Bracers famosi come loro padre. I due ragazzi sono quindi cresciuti assieme, ma Joshua ha un carattere molto diverso da quello impulsivo di Estelle: è molto calmo e riflessivo, e ama leggere libri. Il loro viaggio quindi comincia: riusciranno a diventare veri Bracers, accumulando tra le varie città lettere di raccomandazione? Ciò che non sanno è che dietro alle loro azioni, lentamente ma inesorabilmente, inizia a palesarsi un oscuro complotto.
 

 

 

RPG Classico? O a scacchiera?

Iniziamo subito col dire che la storia del gioco è eccezionale, ma inizia a ingranare dopo svariati capitoli, quindi dovete avere pazienza. I personaggi, d’altro canto, sono tutti ben caratterizzati sin dai primi istanti di gioco, tanto che anche ai giocatori più stagionati non costerà alcuna fatica affezionarsi a loro, grazie a ottime scelte di dialogo e diverse gag e battute al momento giusto. Anche gli NPC sono estremamente curati e capiterà spesso di incontrare personaggi con una loro ministoria, che magari si spostano da un luogo all’altro del mondo man mano che la loro "minitrama" prosegue.
In ogni caso, veniamo al fulcro di questo gioco di ruolo: il battle system. Una volta entrati in combattimento troveremo i nostri personaggi e i mostri disposti su una scacchiera, in una maniera similare a Final Fantasy Tactics o Disgaea. Essenzialmente le azioni da compiere sono le stesse che ci sono nei gdr classici, quindi Attacco, Magia, Oggetti… l’unica differenza è che con un attacco comune, se siamo distanti dal nemico, dovremo prima avvicinarci. Le magie possono invece colpire ovunque sulla scacchiera, ma richiedono prima un intero turno di carica. Anche i turni presentano in questo gioco un enorme dose di tattica e strategia: ogni turno infatti presenta un bonus passivo (che può essere un incremento di attacco, una piccola cura, ecc), quindi anche prendere conto di questi fattori è importante. In tutto ci sono 8 personaggi, ma il party in battaglia può arrivare fino a 4 membri. Ognuno di essi ha un suo albero di skill, chiamate Craft, da utilizzare con i CP, cioè appunto i Craft Points. Questi punti si ottengono attaccando i nemici e subendo danni, ma una volta raggiunti i 100 punti è possibile utilizzare la S-Craft, cioè una potentissima abilità che può addirittura essere attivata a prescindere dal turno in cui ci si trova. Anche la personalizzazione è presente, in ogni caso, tramite un sistema chiamato Orbments che è del tutto simile al sistema di Materia che troviamo in Final Fantasy VII. Ogni personaggio ha a disposizione 6 diversi slot nei quali inserire delle gemme chiamate Quartz: queste garantiranno vari incantesimi e abilità esterni a quelle che sono quelle di base del personaggio stesso. Oltretutto, la magia che si riceve dipende addirittura anche dal posizionamento sull’Orbment e dall’elemento affine o meno al personaggio al quale lo equipaggiamo.

Le battaglie sono piuttosto toste, incontreremo spesso anche nemici normali contro i quali dovremo impegnarci. Questo perchè più il livello dei nostri personaggi è e, meno EXP guadagnamo da nemici di livello più basso, arrivando anche a quasi 0. Non sono presenti incontri random, quindi sarà necessario battersi ogni volta che incontriamo avversari, se vogliamo crescere in maniera uniforme, e durante le battaglie contro i boss, molto difficili, nel caso di una nostra sconfitta potremo anche scegliere di tornare all’inizio della battaglia ma con un nemico indebolito.
Oltre alla storia, sono presenti naturalmente una quantità esorbitante di Sidequest, vista la natura del lavoro di un Bracer. In ogni città è presente una bacheca, dove sono affissi i lavori richiesti ai Bracers e che potremo accettare o meno, ma molte sidequest si ottengono anche semplicemente parlando con certi NPC.
 

Un gioco di 7 anni fa

Essendo questo essenzialmente un gioco del 2004, viene da sè che la grafica sia la parte peggiore del titolo. I personaggi sono sprite bidimensionali, ben fatti e dalle buone animazioni, ma gli ambienti, in 3d, sono poco curati e soprattutto con la conversione a PSP hanno perso qualità. Per chi conosce giochi come Breath of Fire 3 e 4, graficamente questo titolo assomiglia molto a quei due piccoli capolavori della Capcom. La longevità si attesta su buoni livelli, intorno alle 40-50 ore, e la grande quantità di subquest aiuta a espandere il gioco, anche se ci ritroveremo molto spesso a dover fare parecchio backtracking, e sempre a piedi, non essendoci nel gioco alcun tipo di spostamento veloce. La colonna sonora, dal suo canto, è uno dei migliori aspetti del titolo: musiche bellissime e che non fanno altro che migliorare con il proseguire dei capitoli.

 

 

In conclusione

Trails in the Sky è un gioco che non brilla per il suo gameplay, quanto che per la sua storia e i suoi personaggi. E’ divertente e, anche se la trama inizia a decollare dopo molti capitoli, tiene attaccati allo schermo. Oltretutto, nonostante sia solo il primo capitolo di una trilogia, funziona benissimo anche come storia a sè stante, con un proprio finale. Era da molto tempo che non usciva un gioco di ruolo così ben fatto e… ah, in effetti, questo è un gioco di 7 anni fa.

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