Hotline Miami 2: Wrong Number – [E3 2013]Hotline Miami 2: Wrong Number

12 Giugno 2013, E3.

Diario di una folle avventura: uno dei nostri membri staff (il sottoscritto, ndr) ode notizia che Hotline Miami 2 sia in mostra da qualche parte all’E3 – o meglio, fuori, perché ufficialmente per gli organizzatori della fiera non c’era proprio nulla. Comincia quindi una corsa forsennata nei dintorni dell’enorme edificio del Los Angeles Convention Center, cercando in ogni possibile luogo e affidandosi agli indizi rilasciati su Twitter da produttori e publisher.
Se avete letto la notizia di oggi (link), sapete già che siamo riusciti a trovarli. Quello che però non sapete è che gli abbiamo trovati nascosti dentro un camper anonimo stazionato in un parcheggio. La presenza di uno dei compositori della colonna sonore del predecessore (Jasper Byrne, altresì unico autore dell’ottimo horror psicologico Lone Survivor) seduto fuori dal mezzo era già un chiaro segno, ed una volta aperta la porta non c’erano più dubbi: eravamo di fronte a Dennis, uno dei due sviluppatori di Dennaton Games, che, quasi stupito dal fatto che qualcuno li avesse beccati, ci ha offerto una birra e mostrato Hotline Miami 2: Wrong Number.

Qualcuno credeva fosse uno scherzo, eppure è successo davvero. Ed Hotline Miami 2 è realtà. “Aspettative” è la parola d’ordine di questo titolo. Aspettative per i fan, e non solo quelli del gioco, ma anche quelli nel gioco. Vi siete già persi? Normale. Per chi ha giocato il primo, saprà che il protagonista senza nome era un brutale quanto efficiente omicida su commissione, i cui ingaggi avvenivano tramite telefono. La scoperta pubblica degli eventi accaduti ha dato vita a nuove tendenze: un gruppo di produttori di film snuff interessati a girare film in tema, una banda di emulatori che massacra gangster sperando di ricevere quella chiamata, e altre fazioni che si sveleranno. Non bisogna aspettarsi però un more of the same. Hotline Miami 2 è simile, ma allo stesso modo diverso. Le atmosfere sono cambiate, e permane un velo di tristezza: questa è la fine, per la serie e per la storia. Gli eventi finiranno qua, e finiranno in maniera imprevista, e anche sapere questo non aiuterà in alcun modo il giocatore a prevedere come si svilupperanno gli eventi, e cosa sarà vero e cosa no.

 

Lo show inizia, e le scene a video sono subito familiari: colori che nessun altro vorrebbe usare, brutalità eccessiva, cattiveria senza precedenti. Sì, Hotline Miami è tornato, eppure la sensazione di fondo è diversa: qualcosa è cambiato e sì sente, tutto appare più cupo. Ciò non impedisce però di sentirsi esaltati: quell’esaltazione malata che porta protagonisti e giocatore ad uccidere, uccidere di continuo e senza interruzione, facendo scorrere il sangue nelle vene e dando l’eccitazione che porta ad avere dubbi verso la propria morale.

Venti (almeno ufficialmente) nuovi capitoli che connettono storie di personaggi differenti e in tempi differenti, unite dalle dinamiche tanto amate: tornerete a uccidere, e lo farete con più armi, in ambienti molto più dettagliati e vari del predecessore, con nuove musiche composte da autori già noti e non, ma che riusciranno comunque a farvi sentire ancora più dentro alla spirale di malessere e violenza. E se per caso foste tra i masochisti a cui il modello “un colpo e muori” pareva troppo facile, sappiate che c’è una nuova modalità hardcore tutta per voi – “we want f*ck you up”, le testuali parole di Dennis.

Signori, quest’anno si torna a impazzire.

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