The Inpatient – Recensione PlayStation VR

Dopo il successo di Until Dawn molti si aspettavano un seguito legato alle vicende raccontate nel primo capitolo o qualcosa che ne seguisse lo stile narrativo, magari con qualche approfondimento legato proprio alla storia di quei giovani ignari del loro destino. Supermassive Games ha invece sfornato The Inpatient, un prodotto giocabile interamente con il PlayStation VR. Il titolo risulta essere un prequel di quanto raccontato in Until Dawn, in cui le meccaniche risultano per certi versi simili ma per altri completamente differenti.

The Inpatient

Bentornati a Blackwood

Il gioco è ambientato nel sanatorio di Blackwood, un luogo tetro e spaventoso che i giocatori di Until Dawn ricorderanno sicuramente. Le vicende sono collocate in un arco temporale che ruota intorno alla metà degli anni ’50, periodo in cui il sanatorio aveva iniziato a ricoverare pazienti con problemi di stabilità mentale. Nel primo capitolo, ambientato circa 60 anni dopo, si potevano già facilmente trovare degli indizi sui Wendigo e sugli episodi relativi al cannibalismo risalenti al 1952, dove si parlava di alcuni minatori che vennero accolti nel sanatorio dopo un gravissimo incidente. Durante il prosieguo degli eventi di The Inpatient verremo messi al corrente di quanto accaduto nello stesso e vi torneranno facilmente alla mente alcuni episodi, come ad esempio l’accoglienza dei minatori nel sanatorio e i problemi che ne conseguirono, il tutto vissuto in prima persona e con il terrore sulle spalle.

The Inpatient

In The Inpatient vestiremo i panni di un paziente, del quale potremo scegliere sesso e colore della pelle, che non ricorda nulla di quanto avvenuto prima del suo ricovero nella clinica di Blackwood. Il nostro primo incontro è con un dottore che inizia a porci domande e ci incoraggia a cercare nel nostro subconscio eventuali ricordi rimasti intrappolati. Poco dopo ci ritroveremo a condividere una stanza (più simile ad una cella) con un altro paziente alquanto strano, che, come noi, non ricorda molto del suo passato. Passeremo buona parte del vostro tempo qui dentro, e ci verrà data spesso la possibilità di muoverci liberamente per interagire con alcuni oggetti e parlare con il nostro “simpaticissimo” compagno di stanza.

Gameplay troppo lineare?

Con The Inpatient ci saremmo aspettati una maggiore immersione a livello di esplorazione e di interazione degli ambienti. Sarà possibile esaminare cartelle cliniche, mangiare tramezzini avvicinando il controller alla bocca, oppure spingerlo in avanti per aprire una porta, ma non sono presenti altre interazioni ambientali in grado di stravolgere la linearità del gameplay.

The Inpatient

Durante il nostro soggiorno nella clinica di Blackwood avremo il “piacere” di rivivere ricordi che ci aiuteranno a scoprire le nostre origini ma allo stesso tempo verremo sommersi da incubi e allucinazioni caratterizzati da una cura tale che sarà difficile rimanere tranquilli. Urla, rumori, scricchiolii e suoni disturbanti diventeranno la norma, obbligandoci a percorrere ogni corridoio con la massima attenzione e controllando ogni angolo e stanza prima di continuare.

The Inpatient sembra puntare tutto sulla narrazione, la quale risulta profonda e coinvolgente soprattutto per chi abbia affrontato il primo capitolo grazie ai continui riferimenti presenti. Tuttavia un gameplay così “passivo” potrebbe far storcere il naso a quei fan che si sarebbero aspettati un’esperienza simile ad Until Dawn.

Scegli con cautela

Come in Until Dawn, anche in The Inpatient sono presenti molteplici svolgimenti della trama principale, i quali obbligano il giocatore a scegliere con attenzione le strade da prendere e le risposte da dare. Grazie al microfono integrato nel visore, sarà inoltre possibile effettuare una scelta semplicemente pronunciando la risposta a voce, cosa che garantisce un maggiore livello di profondità ma che alla lunga finisce per stancare. Le risposte sono limitate a due e permetteranno dei risultati “emotivi” che spesso andranno a modificare quello che è già conosciuto come “effetto farfalla”, che però in questo capitolo risulta molto meglio integrato e darà la possibilità di influire sul finale già dalle prime scelte.

The Inpatient

Particolare attenzione va riposta anche nei ricordi, che andranno attivati in determinati momenti della trama interagendo con un determinato oggetto. In questi ricordi sono confezionate informazioni preziose sul nostro passato e sulla storia del sanatorio che possono esserci utili in alcuni dialoghi e allo stesso tempo ci forniranno un quadro d’insieme sulle vicende narrate.

Immersione totale

L’aspetto che sicuramente ci ha colpiti maggiormente in positivo, è l’ottimo comparto tecnico, che riesce a far immergere completamente il giocatore nelle vicende. Dal punto di vista grafico ci troviamo più o meno allo stesso livello degli altri titoli PlayStation VR, i quali per raggiungere la fluidità necessaria spesso optano per texture a bassa risoluzione che risultano comunque ottime nel titolo di Supermassive Games. Ma la grafica passa in secondo piano dopo pochi minuti di gioco, infatti il livello di immersione è quasi totale, il che non è necessariamente un bene, infatti ci troveremo più di una volta a saltare dalla poltrona per i jumpscare o a sentire i brividi durante l’esplorazione di un corridoio buio dal quale provengono suoni poco rassicuranti. Ottima anche la realizzazione poligonale ed espressiva dei personaggi, che risultano sempre reattivi e mai macchinosi, anche se non mancano alcune compenetrazioni quando ci avviciniamo troppo ad un soggetto, compromettendo alle volte anche la gestione della visuale.

Il sistema di spostamenti adottato dagli sviluppatori risulta ottimale per tutte quelle persone che potrebbero soffrire di motion sickness, si riesce infatti senza problemi ad affrontare sessioni di gioco abbastanza intense, anche se consigliamo di effettuare di tanto in tanto qualche breve pausa.

The Inpatient

The Inpatient è sicuramente un prodotto valido, che eleva la lineup di PlayStation VR ad un livello superiore gestendo bene l’horror e il thriller psicologico. Le vicende narrate torneranno sicuramente alla mente dei fan di Until Dawn e aiuteranno a completare il quadro generale della storia, anche se alcune questioni rimangono ancora aperte, lasciando uno spiraglio per un possibile sequel. Un gameplay forse troppo lineare e un basso livello di esplorazione vengono colmati dall’ottima realizzazione tecnica e dalla trama ben studiata, oltre che dalle ambientazioni cupe e ricche di dettagli horror che riescono a coinvolgere il giocatore mettendolo continuamente all’erta. Supermassive Games ha sicuramente reso onore ad Until Dawn, gestendo in modo ottimale una risorsa preziosa come PlayStation VR, che permette un altissimo livello di immersione.

7.8

Pro

  • Immersione totale
  • Ambientazione spaventosa
  • Narrazione profonda

Contro

  • Poca interazione con l'ambiente
  • Gameplay forse troppo "passivo"
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