Return to Jurassic Park – Recensione

Recensito su Xbox One X

Ormai a più di un anno dalla release, Jurassic World Evolution rimane uno dei più interessanti giochi mai realizzati con il marchio di Jurassic Park/World. La produzione Frontier Developments ci aveva convinti abbastanza alla release (qui la recensione), seppure presentando qualche limite, risultando un po’ semplicistico nelle sue meccaniche di gestione, se confrontato con i mostri sacri del genere. Questo d’altra parte lo rende un titolo certo più accessibile al grande pubblico della media degli strategici, anche per chi lo volesse provare su console, dove i comandi sono tradotti in maniera più che convincente (a proposito, è pure inserito nei Games with Gold di Xbox questo mese).

Oggi, Dicembre 2019, siamo qui per recensire il secondo macro-DLC di Jurassic World Evolution, quello che chi vi scrive aspettava da mesi per finalmente tornare a concentrarsi sul gioco: ecco a voi Return to Jurassic Park.

return to jurassic park
Una delle immagini più rappresentative della storia del cinema, ora ricreata nel gioco.

Return to Jurassic Park è, come potete immaginare, una nuova campagna dedicata alla trilogia – con un focus particolare sul film del 1993 – che ha ovviamente preceduto i lungometraggi moderni con Chris Pratt e compagnia bella. L’idea di questo DLC deve essere stata principalmente quella di pescare all’amo tutti i nostalgici del kolossal di Spielberg regalando loro una nuova storia, seguito diretto delle vicende degli originali, con tanto di look vintage per dinosauri e costruzioni.

Return to jurassic park
L’indimenticabile centro visitatori, quello della scena dei bambini in cucina con i raptor.

Attenti a quei tre

La campagna di Return to Jurassic Park rappresenta il fulcro del tempo che passerete con questo DLC e anche la conditio sine qua non per sbloccare tutti gli elementi aggiunti dal team di sviluppo anche nelle altre modalità come sandbox. Sebbene non si distingua per complessità o tensione (complice anche l’assenza di cutscene o modelli dei personaggi, come nel Jurassic World Evolution originale d’altronde), la trama raccontata da Frontier riesce a intrattenere discretamente, grazie anche all’aura di legittimità donata dal doppiaggio degli attori originali della saga (Laura Dern, Jeff Goldblum e Sam Neill, stante l’impossibilità di avere nel cast Richard Attenborough per ovvie e tristissime ragioni).

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Fanno il loro esordio gli pteranodonti con relativa voliera da Jurassic Park 3.

In pratica, nella storia alternativa di Return to Jurassic Park, John Hammond riesce – incredibilmente – a convincere il trio di scienziati del primo film a tornare su Isla Nublar per provare una seconda volta a erigere un parco dei dinosauri, imparando dagli errori dell’epoca e riparando le strutture esistenti sull’isola. A parte questo incipit delirante, il tempo passato tra Nublar e Sorna (il sito B) in questa storia all’acqua di rose fatta di battutine sugli avvenimenti dei film risulta piacevole. Non aspettatevi colpi di scena o grandi rivelazioni, ma per gli appassionati ci saranno un paio di scambi piacevoli e vedere il centro visitatori o la gabbia dei raptor danneggiata non appena atterreremo sull’isola è un colpo al cuore non da poco per gli appassionati.

Nostalgia a parte, siamo sempre lì

In Return to Jurassic Park il loop di gameplay rimane abbastanza invariato da quello del gioco base, a parte un paio di modifiche/semplificazioni dovute alla storia e alle risorse che erano disponibili all’epoca nella lore del film. Dimenticate infatti l’Indominus Rex e date il benvenuto agli Pteranodon, ai Compsognathus o alle skin classiche per T-Rex e Velociraptor, oltre che a un restyling – graditissimo – di vetture (le JEEP!) e edifici. Potrete anche costruire quanti portoni con le torce vorrete. Spoiler: ne abbiamo installati davvero tanti.

Riguardo al gameplay, i cambi principali sono due: nella gestione degli animali ora sono i ranger a gestirne anche il trasporto e la vendita (sparito infatti il Centro ACU con i suoi elicotteri), mentre persino la Hatchery è stata mandata in pensione, e con buona ragione: ora i rettiloni vengono prodotti su Isla Sorna – come nei film – e trasportati via aerea nel parco. Niente che modifichi troppo la gestione del tutto, semplicemente abbiamo apprezzato come il team abbia studiato anche questi particolari nell’ambientare l’azione in un’epoca con tecnologie differenti.

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Ora anche gli erbivori possono arrabbiarsi e prendersela con le jeep dei ranger.

Return to Jurassic Park si dimostra un richiamo davvero importante per i nostalgici del film del 1993 e una buona scusa per tornare a costruire il parco dei dinosauri dei nostri sogni. Le aggiunte visive sono impeccabili e gradite e, sebbene la storia sia in fondo un po’ un’occasione mancata per raccontare qualcosa di più intricato, ci sta che in un gestionale di questo tipo essa faccia solo di contorno a una giocabilità che alla fine resta più che dignitosa. Ora, quando verrà sfruttata davvero questa IP da qualcuno? Il potenziale resta infinito, in attesa del ritorno della professoressa Sattler, il professor Grant e Ian Malcolm anche in Jurassic World 3 nel 2021.

7.8

Pro

  • Il Jurassic Park classico in tutta la sua bellezza e nostalgia
  • Voci originali degli attori (!)
  • Ritmo della campagna più sommesso di quello della storia del gioco principale

Contro

  • Il gameplay quasi va indietro invece che migliorare
  • Aggiungere qualche cut-scene anche solo a fumetto cambierebbe il livello della narrazione
Vai alla scheda di Jurassic World Evolution
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