Crop Provato – Gamescom 2026
Twin Peaks e farming sim: è una combo possibile? Crop vuole dimostrare di sì, e noi abbiamo giocato l'incipit alla Gamescom 2026.
Ultimamente non ne posso più di leggere “cozy” di qua e “cozy” di là. Beninteso, non ho assolutamente nulla contro questo tipo di giochi, ma l’inflazione cui stiamo assistendo negli ultimi tempi mi pare stia un po’ svuotando il genere dal suo significato, relegandolo in un limbo di centinaia di giochi-fotocopia uno più inutile dell’altro. Ben venga quindi un titolo che provocatoriamente si definisce cozy-horror a sparigliare le carte in tavola.
Opera prima di Carbonara Games – che a dispetto del nome non è italiano bensì norvegese, ma evidentemente la pasta va forte da quelle parti – Crop mi ha colpito subito per la sua intrigante commistione tra meccaniche da farming sim e narrativa di stampo horror-weird. C’è qualcosa che decisamente non va nella piccola comunità dove ci troviamo catapultati senza ragione apparente. Comunità isolata dal resto del mondo e in cui il lavoro agricolo è funestati da oscuri presagi e minacciose presenze. Il gioco pone la stessa importanza nelle attività di gestione e sviluppo della fattoria, indispensabile per assicurare la sopravvivenza dei cittadini, e l’attività di investigazione tramite cui siamo chiamati a far luce sui tanti misteri che affollano la storia: come siamo finiti in questa situazione? Perché non si può abbandonare il villaggio? E chi sono le presenze che ci spiano dall’ombra mentre compiamo ogni sforzo per non precipitare la comunità nell’inedia?
Attingendo a suggestioni New Weird, l’opera di Carbonara Games vuole anche offrire il suo particolare punto di vista sul genere farming sim, con un’attenzione particolare rivolta alle dinamiche di crescita del raccolto, che sarà influenzato da tanti fattori e minacciato da allagamenti, agenti infestanti e molto altro. L’idea è quella di spingere il giocatore a “lavorare sodo” per assicurarsi un raccolto sufficiente a mantenere in vita la popolazione e sopravvivere lui stesso il più a lungo possibile. Pubblicato da 11 Bit Studios, Crop si è mostrato con una demo giocabile alla Gamescom. Ci ho messo le mani sopra per capire meglio cosa ci aspetta.
Braccia strappate all’agricoltura
Devo in primo luogo mettere le mani avanti: la demo era estremamente breve, poco più che una fase tutorial su alcune semplici meccaniche base. Se quindi lato gameplay c’è ben poco che possa commentare, è evidente che l’intento della prova fosse quella di immergere il giocatore nel particolare mood del titolo, agli antipodi dei classici del genere. Siamo dalle parti di quell’irriverenza e gusto per il perturbante che può offrire un’esperienza come Horses di Santa Ragione, tanto per darvi un’idea. Comunque ecco come si è svolta la mia prova.

Ho giocato l’incipit dell’avventura, che si apre con la “personalizzazione” del personaggio: oltre a decidere il colore della pelle, possiamo anche optare per gli unici due outfit disponibili: con maglietta o senza maglietta. Se già questa scelta appare strana, lo è ancor di più la presentazione stessa del protagonista, rannicchiato in posizione fetale in uno spazio angusto. Il perché è presto detto: appena il gioco inizia scopriamo di essere prigionieri nel bagagliaio di un auto. Fortunosamente ci liberiamo e ci ritroviamo, soli e in mutande, in mezzo a un bosco sconosciuto, di notte. Si va subito a nero, dopodiché ci risvegliamo a casa di un prete che ci ha fortunosamente trovato. Ma l’uomo non è particolarmente gioviale: siamo un peso per lui, e dovremo “fare la nostra parte per la comunità”.
Poco dopo incontriamo altri personaggi che ci danno qualche indizio sulla premessa narrativa del titolo: ci troviamo in un non meglio precisato paesino di campagna che è rimasto tagliato fuori dalla civiltà a causa della tempesta: strade inagibili, comunicazioni radio interrotte, ponte crollato. Incerti sul da farsi e su quando e se arriveranno mai degli aiuti esterni, non resta che rimboccarsi le maniche e darsi all’agricoltura. Il nostro primo compito sarà… seppellire un cadavere.
Il frutto (marcio) del raccolto
Che ci sia qualcosa che non va aldilà delle condizioni meteorologiche appare evidente fin dalle prime battute del gioco. I motivi non ci vengono detti, ma c’è una preoccupante moria generale in paese, dovuta a cause misteriose. Inoltre l’attitudine delle persone non è delle più accoglienti. Un clima di sospetto accompagna la nsotra comparsa nella comunità, guardinga e diffidente nei nostri confronti. Il fatto che il tutorial sulla coltivazione avvenga nello stesso campo dove abbiamo seppellito la povera vittima non depone a favore della popolazione locale, la cui sanità mentale sembra traballante.

Comunque sia, i compiti che ci vengono impartiti inquadrano Crop nelle classiche meccaniche da farming sim: smuovere zolle di terra, piantarvi dei semi, innaffiarli, ripulire il terreno dalle erbacce, disinfestare il raccolto con i pesticidi: bisogna fare tutto il possibile per massimizzare e velocizzare la rendita, ed essere in grado di sfamare la comunità. In questo frangente mi sono trovato a svolgere mansioni classiche con modalità altrettanto rodate: gestire lo spazio nell’inventario, individuare e recuperare oggetti sparsi per la (mini)mappa, svolgere attività ripetitive. Come detto, non è stato il certo il gameplay loop a suscitare interesse in questa prova, quanto il suo contorno.
L’atmosfera tetra e uggiosa è una netta opposizione rispetto ai colori accesi del genere di riferimento: i campi da coltivare sono squallidi e pieni di rottami, anziché verdi e invitanti. Non siamo l’eroe della situazione, bensì una seccatura con cui gli NPC devono fare i conti. Non veniamo premiati per il nostro lavoro da messaggi rassicuranti e complimenti, bensì da una paga da fame e da rimbrotti per la necessità di dover fare di meglio. E quando si tratta di estirpare dalla terra i frutti del nostro lavoro… beh, vi dico solo che non vi aspettano dei succosi e teneri frutti in attesa di essere addentati!
Welcome to Silent Twin Hill Peaks
In effetti l’aggettivo “disturbante” è probabilmente il più indicato per descrivere la peculiare atmosfera che permea la produzione di Carbonara Games. Le battute finali della demo mi hanno portato ad incamminarmi verso il centro del villaggio per acquistare degli attrezzi da lavoro: al mio arrivo, la telecamera virtuale si è alzata a volo d’uccello per offrire una panoramica sul paesino, completamente deserto e immerso nella nebbia. Il collegamento mentale con Silent Hill è pressoché immediato, ma d’altronde è voluto dagli stessi sviluppatori, che citano esplicitamente l’opera di Konami nei materiali promozionali del gioco.

L’altro nume tutelare citato dal team è Twin Peaks, e non si fatica a capirne il motivo: il mondo conchiuso di una comunità che nasconde segreti inconfessabili e orrori indicibili dell’opera di David Lynch e Mark Frost trova un’eco immediata nella bizzarra scontrosità della manciata di personaggi con cui si interagisce nella demo, il cui finale lascia presagire che ci ritroveremo nostro malgrado sempre più invischiati nelle vicende di questa cittadina tutt’altro che amena.
Se l’atmosfera di Crop è senz’altro azzeccata, la brevità della demo impone comunque cautela. L’incipit riesce indubbiamente nel suo intento, ma la bontà del comparto narrativo del titolo resta tutta da scoprire. Così come rimane da approfondire la sua natura da farming sim: quanto sarà complessa e stratificata? Quanto le bizzarrie del mondo di gioco modificheranno l’esperienza rispetto ai classici del genere? Quanto c’è effettivamente da scoprire nel titolo di Carbonara Games e a che tipologia di giocatore si rivolge esattamente? Tutte domande a cui è impossibile rispondere ora come ora. Così come, di conseguenza, risulti impossibile consigliarlo a prescindere.
Con il suo piglio originale Crop è senz’altro in grado di incuriosire, tuttavia lato gameplay e narrativa ha ancora tutto da dimostrare. Per sapere cosa si nasconda sotto la superficie dovremo aspettare il lancio del gioco, previsto nel corso del 2027.