Cara XBOX, il problema della prossima gen non sono solo i costi
"Gran parte degli utenti non può permettersi 1000 dollari di next gen"
Trovo sempre ironico quando una CEO che prende uno stipendio che nessuno di noi potrà mai vedere in una vita intera, ci viene a dire cosa possiamo o non possiamo permetterci, però non posso non trovare qualcosa di valido nelle ultime affermazioni di Asha Sharma, recentemente posta al posto di Phil Spencer come CEO di XBOX.
Quest’intervista in particolare è di Fortune, e ovviamente, dato lo stato non proprio roseo del titano verde, si è finiti a parlare di console e di dove si potrebbe muovere il mercato in futuro. Sharma ha toccato ovviamente il costo dei componenti (in particolare le RAM, grazie Sam Altman) ma anche il costo di costruzione delle console stesse.
La CEO di Xbox, Asha Sharma, sul futuro delle console
Riporto, tradotte da Google Traduttore per garantire la neutralità del tono, le parole della CEO.
“Siamo in crisi in questo momento, l’intero settore lo è…”
“Dobbiamo pensare a nuovi modi di concepire la struttura dei costi della console. Dobbiamo pensare a come creare piani diversi per permettere a più persone di partecipare all’esperienza con la console. Dobbiamo pensare a partnership che ci consentano una migliore distribuzione e una maggiore portata. E dobbiamo pensare anche alle esperienze che creeremo al di fuori della console per raggiungere nuovi pubblici.”
“Credo che continueremo a esplorare nuovi modelli di business. Penso che sia questo ciò di cui le console hanno bisogno, non solo la console più premium e performante al mondo. Credo che abbiamo raggiunto un punto in cui sarà difficile immaginare che il grande pubblico possa permettersi di spendere migliaia di dollari per una nuova generazione di console, e quindi penso che inizieremo a vedere modelli di business radicalmente diversi, che non ci saremmo mai aspettati, emergere entro la fine dell’anno.”
Il problema del futuro non sono solo i costi, Asha
Non voglio onestamente toccare l’argomento RAM e costo componenti: trovo che la corsa all’IA sia stupida e ci vedo solo un riflesso della fascinazione che in passato shareholders e investitori hanno avuto per il VR, per gli NFT, per le criptovalute, e tanto altro. Sicuramente strumenti come Claude o simili, che io stesso uso a volte per velocizzare il lavoro di recupero di informazioni, sono motori di ricerca potenziati, non sicuramente i sostitutivi della manualità e artigianalità di quello che può essere il lavoro di un artist, di un programmatore, o di un editor come me. Aiutano, sì, ma non sostituiscono.
Detto questo, voglio toccare due punti. Il primo: “dobbiamo pens

are a come creare piani diversi per permettere a più persone di partecipare all’esperienza con la console“.
Questo sistema già esiste, in XBOX, e si chiama XBOX All Access, un servizio che permette di dilazionare in 24 rate a zero interessi (non esiste in Europa, se non erro) il pagamento di una Series S|X. Al momento la cosa è dissociata dall’abbonamento Xbox Game Pass, ma è facile immaginare una “riformulazione” dell’All Access per includere anche l’abbonamento. Questo però solleva problemi forse ben più gravi, del non potersi permettere la console, ossia primariamente distacca ancora di più l’utenza dal concetto di “possedere” qualcosa, e secondariamente abitua ancora di più l’utenza XBOX al Game Pass come chiave universale dell’esperienza gaming.
Opacizzazione
Capiscimi: che i costi debbano aumentare mi sembra una curva naturale, dato quanto tutto, nel mondo, stia gradualmente aumentando di prezzo, fra shrinkflation, guerre e enshittification. Da qui a riuscire a guardare senza arruffare il naso l’ennesimo modo che XBOX – o un’azienda in generale – hanno per farci possedere ancora meno “roba”… mi si chiede troppo. Il dilazionamento del pagamento è un piccolo problema di per sé, ma è proprio l’abituarsi alla indubbia comodità di Game Pass, il vero problema per me.
Poi chiaramente tu che mi leggi potrai rispondermi “ognuno fa quello che vuole”, e avresti ragione, ma credo anche che servizi del genere non possano sussistere ed esistere senza una qualche opacizzazione della verità, ad esempio omettendo che se un gioco venisse tolto dal servizio Game Pass domani, tu non ci avresti più accesso se non con l’acquisto, cosa che invece su PlayStation, ad esempio, dipende dal tipo di abbonamento che stai pagando: l’Essential, infatti, ti permette accesso ai giochi mensili riscattati finché paghi l’abbonamento, e addirittura ci riguadagni accesso se disdici l’abbonamento e dopo un po’ ritorni. La capacità di godersi un gioco su Game Pass dipende da scelte di altri, mentre su PlayStation Plus dipende quasi esclusivamente dalla tua.
Prossimo punto: “E dobbiamo pensare anche alle esperienze che creeremo al di fuori della console per raggiungere nuovi pubblici“. Qui, secondo te, di cosa stiamo parlando? Di Cloud, l’altra bestia di Satana, se lo chiedi a me.

Nuvole e… lenzuola tirate
Un Cloud che, lo ammetto, è una soluzione superficialmente accattivante ma profondamente problematica, fra costi di mantenimento dei server (dimostrati essere ben oltre la sostenibilità), un persino maggior distacco fra utente e gioco posseduto, e una portabilità che – non mi convincerò mai del contrario – sminuisce il medium in modo critico.
So che sul secondo punto mi potrai far la guerra vita natural durante, soprattutto considerando che non c’è una regola universale che obbliga una giocatrice o giocatore ad avere fisicamente possesso dei giochi che vuole giocare, soprattutto in un contesto odierno nel quale il 25% dei giochi è solo online, non è su disco o ha comunque bisogno di una prima connessione per essere aggiornato e giocato.
Sul terzo punto, però, è difficile smuoversi. Non credo ci siano esperienze, se non alcuni gacha e titoli come Vampire Survivors, Balatro, Vampire Crawlers e simili, che “guadagnano” dall’essere esperiti su uno smartphone o su un handheld, invece che su un monitor o una tv. È la stessa esperienza? Vagamente, ma non restituisce lo stesso effetto. È un paragone che forse troverai immeritato, ma non potrai mai convincermi che guardare “Nighthawks” di Hopper su un tablet sia la stessa cosa che spararselo su un 77 pollici, no?
Sono entrambe esperienze legittime, ecco, ma una è più rispetto del medium dell’altra, e il Cloud porta a galla appunto quella che non posso non considerare una mini-enshittification dell’esperienza ludica che un gioco vuole offrire. Sentiti libera/o di convincermi del contrario nei commenti.
Giochi, o modelli di business?
Ultimo punto: ” […] nuovi modelli di business. Penso che sia questo ciò di cui le console hanno bisogno, non solo la console più premium e performante al mondo“.
Chi glielo spiega che sono i giochi a vendere le console? Quello che manca, in particolare in casa XBOX ma in parte anche in casa PlayStation (meno in casa Nintendo, ma non ne è completamente esente), sono titoli first, second e third party che muovano numeri. Se mi è difficile non notare quanto i generi promossi dagli studi interni XBOX siano molto uniformi, tanto che l’XBOX Games Showcase credo ci abbia mostrato 6 o 7 FPS, anche PlayStation sembra offrire una certa uniformità nei suoi titoli first party, optando per il gioco narrativo in terza persona, tecnicamente eccellente ma meccanicamente e ludicamente una “quantità nota”.
Da un lato, quindi, servono titoli di spessore che possano, appunto, muovere numeri. A ben vedere, sono alcuni publisher multipiattaforma a offrire pesi da novanta, ultimamente, come Capcom che sto anno potrebbe fare la tripletta e portare 3 giochi alla nomination per il GOTY, con Resident Evil Requiem, Pragmata e, si spera, Onimusha Way of the Sword. Trovare la stessa forza in publisher first party è più difficile, perché da un lato i titoli validi XBOX non solcano vette di vendite per colpa delle abitudini che XBOX stessa ha inculcato nella proprio utenza via Game Pass, dall’altro i titoli first party PlayStation sono pochi e ci sono ancora diversi studi che in questa gen non hanno ancora consegnato nulla alle sbraitanti folle (Naughty Dog e Media Molecule su tutte).
Non c’è modello di business che possa reggere il confronto con una decina di giochi first e second party durante l’anno fiscale, ed è ora che anche i piani alti inizino a capirlo (PlayStation sembra sulla strada per, mentre XBOX sembra con piacere voler rifare tutti gli errori del passato).
Ne riparliamo fra qualche mese, che ne dici?