Captain Tsubasa 2 World Fighters – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali. Nota: Abbiamo provato il gioco grazie a un codice ricevuto dal Publisher
Tra le uscite di un mese di agosto rovente più che mai, e non solo per le temperature decisamente superiori alla media stagionale, Captain Tsubasa 2 World Fighters è una di quelle che attendevo con maggior impazienza. Da grande appassionato della serie di Takahashi, che ha plasmato la mente e le gesta sportive di molti “diversamente giovani” della mia età, il secondo capitolo della nuova iterazione videoludica dedicata a “Holly e Beniji” è uno di quei prodotti che non poteva passare inosservato.
A distanza di, ormai, sei anni dall’uscita del primo capitolo, Rise of the New Champions, Captain Tsubasa 2 World Fighters arriva sul mercato con un’idea ben precisa: riprendere la formula del suo predecessore, decisamente interessante e per lunghi tratti riuscita, e migliorarla su tutta la linea. Almeno, per quanto possibile. A tal proposito, voglio subito essere molto chiaro: la missione di Tamsoft e Bandai Namco e di tutto il team dietro alla produzione può dirsi, in larga parte, riuscita.
Questo nuovo capitolo riesce a puntellare alcuni degli aspetti meno riusciti del suo predecessore, piazzandosi come un prodotto ricco e sfaccettato su diversi aspetti e decisamente più sicuro dei propri mezzi. Sfortunatamente, però, per parlare di videogioco “definitivo” dedicato all’universo di Captain Tsubasa è ancora presto. Alcune cose continuano a non convincermi del tutto, alcuni errori sembrano essere stati ripetuti e, soprattutto, non ho apprezzato del tutto alcune soluzioni, sia sul piano dei contenuti sia sotto il profilo ludico. Ma ne parliamo con tutta la calma del mondo.

Captain Tsubasa 2 World Fighters: alla conquista della Coppa del Mondo
Voglio subito fugare ogni dubbio: la modalità Storia, che poi è, ancora una volta, il fiore all’occhiello di tutto il pacchetto, funziona, ancora una volta, molto bene, seppur con qualche limite. Il viaggio creato dal team di sviluppo, che unisce elementi canonici ad adattamenti originali, pensati per amalgamare al meglio nella storia il protagonista, creato ad hoc dal giocatore attraverso un editor di creazione dei personaggi a dir poco generoso, svolge molto bene il ruolo di trascinatore, confermandosi come una parte veramente importante di un progetto sempre più completo e ambizioso.
In questo secondo capitolo, gli sviluppatori hanno arricchito il tutto con una sequenza di azioni pensate sia per rendere più variegata l’esperienza di gioco sia, e soprattutto, per ampliare il grado di conoscenza del giocatore nei confronti dell’opera, a trecentosessanta gradi. Questo esperimento, a dire il vero, l’ho trovato riuscito solo a metà, ma apprezzo comunque il tentativo e, nel complesso, le cose funzionano abbastanza bene. Nello specifico, a svolgere questo compito troviamo le missioni “secondarie”, i capitoli extra, e le attività Link.
Queste attività, all’atto pratico, consentono di sbloccare nuove abilità per il proprio giocatore, ma anche di avere accesso a oggetti cosmetici e via dicendo. Creare un legame con i tantissimi giocatori presenti nella storia, non soltanto quelli della Nankatsu o del Giappone, è un mezzo perfetto per avere accesso alle abilità di tutti i campioni di Captain Tsubasa, ma è anche un interessante tentativo di estendere la storia e i suoi protagonisti. Sfortunatamente, però, queste attività extra sono limitate alla sfera di cutscene da seguire, al massimo con qualche risposta multipla da inserire (priva di ripercussioni) e poco altro.

Avrei gradito, ad esempio, l’inserimento di allenamenti speciali da svolgere in campo o, magari, la necessità di completare partite aggiuntive, che non fossero soltanto quelle relative al capitolo della Storia in questione. È un peccato, perché la storia, come detto prima, riesce a coprire in maniera anche intelligente un grosso arco temporale, guidando gli appassionati attraverso diverse fasi della crescita dei protagonisti, ma all’atto pratico finisce col diventare una semplice sequenza di partite in fila, dalla difficoltà crescente (a volte un po’ sbilanciata).
La modalità Storia, inoltre, si presenta anche molto ricca sul piano della longevità e del, praticamente, endgame. Una volta arrivati ai titoli di coda, infatti, si sbloccano nuove sfide, sia contro avversari inediti, ma non solo. La modalità in questione si arricchisce anche dei cosiddetti “What if”, una sorta di versione alternativa di quanto avviene nella storia originale, con l’obiettivo di variare e sperimentare nuove soluzioni narrative. È un’aggiunta decisamente interessante, ancora una volta non rivoluzionaria, che fa bene il suo lavoro ed arricchisce i contenuti. Come se non bastasse, poi, ci sono gli episodi Rivali, che consentono di giocare partite tra le migliori squadre del panorama di Captain Tsubasa.
Diventare campioni, a ogni costo
Considerando il forte accento posto sulla vena “narrativa” dell’opera, è un peccato non aver pensato di inserire contenuti più marcati e variegati dal punto di vista ludico. Lo è anche perché i giocatori e le abilità presenti in Captain Tsubasa 2 World Fighters sono veramente molto numerose, ben più del primo capitolo, e riguardano non solo la fase offensiva, ma anche quella di costruzione del gioco, del dribbling e della difesa, ragion per cui si sarebbe potuto creare qualcosa di veramente gigantesco. Mi rendo conto, ovviamente, che magari non sarebbe stato semplicissimo gestire tutto insieme al meglio, ma qualcosina in più si poteva sicuramente fare.
Tornando al discorso del gameplay al suo stato più puro, Captain Tsubasa 2 World Fighters, come detto in apertura, si pone come la naturale evoluzione del primo titolo, da cui eredita gran parte dell’ossatura di gioco. La parola d’ordine, o per meglio dire le parole, sono due: bilanciamento e fluidità. In entrambi i casi, gli sforzi compiuti dal team di sviluppo sono palpabili, seppur, però, non sempre accompagnati da risultati completamente vincenti. Rispetto al primo capitolo, comunque, Tamsoft ha reso l’esperienza di gioco anni luce più fresca, dinamica e veloce. I giocatori si muovono in campo in maniera nettamente più fluida e reattiva.

Questo, ovviamente, garantisce al gioco una spettacolarità e una sensazione di sano divertimento ancor più marcata e palpabile. I giocatori possono contare su diverse meccaniche di gioco, tra novità, conferme e miglioramenti vari, che rendono la costruzione del gioco nettamente più ricca e meno ridondante. A tal proposito, ho apprezzato parecchio la gestione dei passaggi speciali e delle combinazioni aeree, che hanno aggiunto un po’ di pepe a tutta la manovra. Captain Tsubasa 2 World Fighters ha anche saputo snellire, rimuovendo alcune meccaniche che rendevano l’esperienza di gioco troppo pesante.
La fase difensiva, ad esempio, ora è gestita in maniera più libera. Con i tempi giusti, e soprattutto tenendo bene sotto controllo i vari indicatori, è possibile limitare non poco la pericolosità delle squadre avversarie, comprese quelle più ricche di campionissimi rinomati. Può sembrare banale, ma la scelta di rendere il gioco più “manuale”, dando al giocatore il pieno controllo sulla fase difensiva che, per carità, trovo ancora eccessivamente efficace, mi è sembrata una delle cose più intelligenti possibili.
A tal proposito, ho anche apprezzato parecchio la scelta di dare più abilità a più giocatori. I passaggi speciali per i centrocampisti, come il Trust pass di Sawada, le specialità difensive, come la Scivolata del rasoio di Soda, e le skill speciali dei portieri più iconici, rendono l’esperienza di gioco nettamente più dinamica. In questo modo, oltre ad accentuare l’aspetto “ruolistico” del gioco, si ha anche l’effetto di non rendere gli scontri dei semplici duelli tra star, bensì delle vere partite in cui ogni giocatore può dire la sua.
Il gioco del calcio secondo Tamsoft, e secondo Takahashi
Captain Tsubasa 2 World Fighters è un titolo intelligente. Nella sua semplicità, Tamsoft ha creato un sistema divertente e incredibilmente appagante, ma in cui aleggia un po’ di perplessità. In primo luogo, all’atto pratico, continuo a non digerire, come detto poc’anzi, le cose fatte a metà. Durante le mie sessioni di gioco, ho avuto la sensazione che il team di sviluppo abbia agito con il freno a mano tirato, forse per il timore di andare contro alle richieste di una buona parte del pubblico. Nello specifico, mi riferisco al costante dominio della fase difensiva e, perché no, anche dei portieri.
In entrambi i casi, con la giusta manualità, ho percepito una vera e propria voglia di mettere per forza di cose un freno al predominio dei tanti goleador presenti nel gioco, il che può anche starci. Il problema, però, è che ho visto troppe partite in cui superare il centrocampo, tra contrasti continui e passaggi inspiegabilmente imprecisi, era un vero e proprio miracolo, con conseguente 0-0 finale con poche emozioni. Ciò è anche per via dell’eccessiva efficacia dei portieri, che con il nuovo sistema della “ruota” delle direzioni diventano potenzialmente letali. Non ci sarebbe niente di male, se non fosse per il fatto che questo vale anche per i portieri più scarsi e meno conosciuti.

La voglia di equilibrare il tiro, per intenderci, ha suscitato un appiattimento generale di statistiche e “anzianità” di servizio. Per intenderci, seppur esteticamente sempre più perfetti, per fattezze e movenze, in alcune partite sembra che i giocatori siano tutti – forzatamente – sullo stesso livello. Da un lato funziona, ma dall’altro sporca veramente tantissimo il fattore divertimento. Per il resto, però, rimane un titolo che sa come divertire. Le situazioni esagerate, al limite, tipiche della serie non mancano di certo e annoiarsi, in tal senso, è davvero difficile.
A tal proposito, ho trovato intelligente anche la mossa di limitare un po’ i comandi di gioco. Lo schema di comandi più manuale e immediato ne è un esempio, ed è un mezzo importante per rendere le partite meno pesanti. Il risultato è buono, ma non buonissimo, almeno non sempre. La gestione dei match in Captain Tsubasa 2 World Fighters rimane comunque caotica, soprattutto nella fase centrale del campo e con gli indicatori di “potenza” carichi, che danno vita a una sorta di predominanza della difesa a volte fastidiosa.
Un nuovo eroe, silenzioso…forse troppo?
In apertura vi ho parlato anche della scelta, buonissima, di unire la modalità Storia a quella “Giocatore”, con risultati interessanti. In Captain Tsubasa 2 World Fighters, infatti, l’alter ego è inserito in maniera intelligente nella storia canonica, con qualche ritocco ad hoc per far quadrare tutto, e in generale devo ammettere che l’esperimento funziona anche piuttosto bene. Quello che però non mi è piaciuto affatto è che il protagonista sembra non avere realmente un peso nella storia.
Per quanto sia comunque presente, complice anche il fatto che sia un protagonista squisitamente “muto”, il giocatore creato ad hoc per entrare nel mondo di gioco è accompagnato da un’identità generale molto marginale, con pochissimi sprazzi di personalità. Ciò, ovviamente, è anche a causa del fatto che non c’è alcun tipo di peso nelle (poche) risposte multiple fornite quando si viene interpellati, ma in generale è proprio la scrittura del nuovo membro del team che sembra scarica di idee.

Per intenderci, ho avuto la sensazione che il giocatore sia stato inserito in maniera, paradossalmente, troppo “naturale” con il resto della storia, e sembra essere uno dei tanti comprimari che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Il modo in cui la sua presenza viene gestita all’interno della squadra non mi ha fatto impazzire, anche proprio sul piano pratico. Pad alla mano, infatti, il giocatore, per quanto liberamente personalizzabile, rimane relegato a un ruolo da “comprimario” e non sembra mai essere, forse anche giustamente, la star della situazione.
È una scelta coraggiosa, ma che toglie un po’ di pepe. Nel complesso, comunque, devo ammettere che ho trovato il modo in cui gli sviluppatori hanno deciso di far quadrare il tutto, funzionale. Come già accennato poco sopra, la modalità Storia funziona bene e appassiona, anche se, devo ammetterlo, alcune volte risulta eccessivamente appesantita da intermezzi narrativi, anche a volte molto banali ed evitabili, che rompono un po’ il ritmo della progressione.
Modalità di gioco: una visione ordinaria che funziona, ma pecca di originalità
Venendo all’offerta contenutistica in sé, al di là della già abbondantemente presentata e sviscerata modalità Storia, Captain Tsubasa 2 World Fighters arriva sul mercato con idee ben precise. Il titolo di Bandai Namco e Tamsoft fa all-in sui contenuti legati alla storia, ma offre comunque una batteria di modalità alternative tutto sommato accettabile. In primis, ovviamente, spicca la modalità Allenamento. Considerando la grande mole di comandi e meccaniche di gioco, soprattutto per chi inizierà direttamente da questo secondo capitolo, è una buona idea prendere confidenza con i numerosi tutorial messi a disposizione dal team.
A parte questo, troviamo l’utilissima Galleria. Con quest’ultima, come potrete già immaginare, è possibile rivivere le varie scene del gioco, riuscendo, così, ad avere un quadro complessivo sempre più accurato degli avvenimenti. Oltre a questa tipologia di contenuti, non manca certamente la “ciccia”. Captain Tsubasa 2 World Fighters offre ai giocatori la possibilità di prendere parte a match offline in versus, in maniera molto tradizionale.
Parlando di tradizione, ho apprezzato la scelta di rendere disponibili le varie compagini, per le partite veloci, soltanto dopo averle sconfitte durante la storia, una scelta molto retrò e che mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Per quanto riguarda le partite online, invece, al momento non ho avuto modo di testare la bontà dei server. Le modalità online, i match classificati, le prime stagioni e i primi eventi, infatti, arriveranno soltanto successivamente e, sicuramente, non mancherò di provarli per tenervi aggiornati sulla bontà del tutto.

Un prato verde, sempre più verde
Sotto il profilo tecnico, il passaggio alla nuova versione dell’Unreal Engine si fa sentire tutto, seppur non tutto funziona proprio a dovere. Il quadro generale complessivo è, sicuramente, di pregevole fattura, soprattutto per la qualità e la profondità dei modelli poligonali degli atleti sul rettangolo di gioco, e la stabilità generale, almeno su PlayStation 5 Standard, è di buonissimo livello.
Grazie all’Unreal Engine 5 le animazioni appaiono più fluide e, soprattutto, la densità e la mole dei corpi degli atleti creati dall’immortale e geniale penna di Takahashi, appare sempre più credibile e inconfondibile. Di pari passo alla qualità generale dell’immagine si muove la spettacolarità. Captain Tsubasa 2 World Fighters segue la falsariga del suo predecessore, e la estende a dismisura, grazie anche all’evoluzione, appunto, del comparto tecnico.

Da vedere, infatti, Captain Tsubasa 2 World Fighters, è un vero e proprio tripudio di colori, azioni spettacolari, super tiri, effetti speciali e chi più ne ha più ne metta. Il tutto, senza contare la quantità sproposita di giocatori presenti, tutti perfettamente ricreati nel mondo di gioco, sia per quanto riguarda l’aspetto sia per le voci, per la cura sulle loro abilità peculiari e via dicendo. Purtroppo, però, non è tutt’oro quel che luccica.
Se da un lato è innegabile il grande lavoro compiuto sul piano tecnico, non si può dire sempre lo stesso dell’ottimizzazione. In primis, ho trovato i tempi di caricamento, almeno su PS5 Standard, davvero troppo lunghi e soprattutto frequenti, capaci di spezzare parecchio il ritmo dell’azione. Anche la pulizia dell’immagine non mi è sembrata sempre al top. In alcune zone del campo, ad esempio lungo i lati dello schermo, fenomeni come tearing e altri artefatti grafici sono a volte anche frequenti, e rompono un po’ la “magia” generale di un titolo pensato per fare realmente la felicità dei fan dell’opera.
Captain Tsubasa 2 World Fighters è un titolo divertente e intelligente, ma non esente da limiti e incertezze. Il nuovo capitolo della serie targata Bandai Namco e Tamsoft è decisamente più a fuoco rispetto al predecessore, soprattutto nella gestione della fase difensiva, e offre un’esperienza di gioco più snella e divertente.
Ciononostante, la “pesantezza” di alcuni elementi permane ed è a tratti molto fastidiosa. In primis, non ho apprezzato la scelta di bloccare le partite, in continuazione, con intermezzi narrativi e spezzoni di storia. Per quanto comprensibile e gradevole, per molti, l’ho trovato un fattore di “disturbo”, a essere sinceri.
Per quanto riguarda il resto, non ho gradito anche l’eccessivo caos che si genera a centrocampo. La difesa più manuale rende tutto più gestibile, ma in ogni caso ho trovato, ancora una volta, i difensori e i portieri talvolta eccessivamente efficaci. Per il resto, comunque, i passi avanti ci sono e sono evidenti, anche sotto il profilo tecnico. Peccato, in tal senso, solo per i caricamenti: sono troppi e troppo frequenti.
In attesa di poter mettere le mani sulle modalità online di gioco, comunque, sono molto soddisfatto: ho (ri)vissuto un sogno, tra robe fuori di testa e personaggi che non ho mai dimenticato. E ne sono veramente felice. Per i tecnicismi, insomma, ci sarà tempo.
Pro
- Modalità Storia corposa e appagante
- Ancora più divertente e fuori di testa
- Più spazio per tutti, anche i "comprimari"
- La gestione dei portieri, più manuale, funziona molto bene
Contro
- Curva di difficoltà non sempre ben bilanciata
- La difesa rimane sin troppo efficace
- L'azione diventa spesso caotica
- Caricamenti frequenti e lunghetti