Dead Cells – Recensione

Recensito su PlayStation 4

Dopo un lungo accesso anticipato su Steam, Dead Cells è finalmente uscito in versione completa come titolo multi piattaforma. Si tratta di un lavoro indipendente, realizzato da Motion Twin, con uno stile grafico che si rifà alla pixel-art e un gameplay ibrido tra il Rogue-lite e il Metroidvania.

Protagonista di Dead Cells è un prigioniero senza nome che, prima di finir decapitato, è stato sottoposto a strani e misteriosi esperimenti a causa dei quali è in grado di riprendere controllo del proprio (o altrui) corpo dopo la morte, nel tentativo di fuggire una volta e per tutte dal carcere… e dai suoi carcerieri.

Lo stile narrativo si rifà molto ai titoli Souls di From Software: dialoghi e spiegazioni ridotte all’osso e schermate di caricamento e descrizione di determinati oggetti come unici indizi sulla “lore” del mondo di gioco. Sono comunque presenti NPC non ostili, disposti a commerciare e conversare brevemente con il poco loquace protagonista e alcuni boss possono fornire informazioni e contesto agli avvenimenti in-game, contemporanei e passati. In ogni caso, Dead Cells rimane un gioco che pone il gameplay in prepotente priorità rispetto alla trama.

Dead Cells

Come The Binding of Isaac ha insegnato anche ai meno stagionati, il rogue-lite è un genere spietato, che punisce il fallimento con la perma-death: in poche parole, non esistono checkpoint, né salvataggi manuali in grado di salvare il giocatore dal ricominciare la partita dal livello iniziale in caso di game over.

Dead Cells prevede diversi livelli a difficoltà crescente, attraverso cui avanzare per la conquista della propria libertà: non tutti sono obbligatori, ciascuno ha le proprie trappole ambientali e diverse tipologie di nemici. L’estetica di questi ultimi non è particolarmente originale e nemmeno troppo ispirata; inoltre, nel caso si trovino più creature a schermo contemporaneamente, è quasi inevitabile che la situazione diventi caotica, con la forza avversaria fusa in un blob di pixel vibranti, dalle intenzioni poco leggibili.

Escludendo queste situazioni estreme e sfortunate, l’atmosfera di Dead Cells è molto evocativa, sia per la cura nella creazione dei vari biomi, che per il comparto audio, in grado di creare intere conversazioni con pochi effetti sonori e un’OST sempre all’altezza.

Dead Cells

La struttura delle aree del titolo è generata in modo procedurale: nonostante alcune sezioni rimangano fisse, ogni partita ha la propria disposizione di nemici e potenziamenti, come anche di trappole e dislivelli.

Le meccaniche rogue-like, ma soprattutto rogue-lite, sono tornate alla ribalta in questi ultimi anni grazie alla nascita e l’espansione del mercato videoludico indipendente, per cui Dead Cells non dovrebbe trovare i giocatori completamente impreparati. Se la sconfitta causa un ritorno all’area iniziale, esistono comunque minimi, ma significativi potenziamenti definitivi che il protagonista può ottenere tramite esplorazione e sconfitta di boss e nemici potenti, denominati “Élite” e provvisti di potenza e abilità uniche, diverse dalle controparti standard.

Le cellule raccolte dalle creature sconfitte e dai forzieri possono essere scambiate con potenziamenti passivi (come la possibilità di cominciare una nuova partita con una determinata somma d’oro, raccolta nella run precedente) o per sbloccare progetti di nuove armi, anche questi ottenibili esplorando e combattendo. Cellule e progetti possono essere convertiti in miglioramenti del personaggio solo nei passaggi da un livello all’altro, in aree neutrali all’interno delle quali è possibile incontrare la maggior parte degli NPC. Morire durante l’esplorazione condanna il giocatore a perdere ogni cellula e progetto non ancora offerto al Collezionista, così come anche le pergamene di potenziamento per le tre statistiche presenti, ma non rimuove tutto ciò che è stato ottenuto nella zona di passaggio precedente.

Dead Cells

Dead Cells offre un’insospettabile profondità nel gameplay, grazie al buon numero di tipi d’armi primarie e secondarie, sia da mischia che da distanza. Oltre al DPS, quasi ogni arma ha uno o più effetti secondari, che con la giusta dose d’ingegno (e fortuna) possono trasformare uno strumento offensivo quasi insignificante in un’arma di distruzione di massa. Il move-set e i tempi di animazione per sferrare i colpi sono altrettanto importanti e variano in modo determinante l’approccio all’ambiente e agli avversari. Arrivati a un certo punto del gioco, è anche possibile pagare del denaro e riforgiare questi equipaggiamenti (in uno stile molto “Diablo-like”) per modificarne gli effetti secondari in modo casuale.

Anche il prigioniero può, a sua volta, equipaggiare diverse Mutazioni e ottenere abilità uniche, tra cui la tanto mortificante quanto gratificante possibilità d’ingannare la morte e scampare al game over una singola volta… bonus ben lontano da un biglietto gratuito verso il traguardo, ma comunque migliore di un’ennesima schermata di “Corpo Dissacrato”.

Dead Cells

Come se il già alto livello di difficoltà non fosse sufficiente, Dead Cells offre ulteriori sfide ai giocatori più coraggiosi. Muoversi rapidamente fra i livelli impedisce un’esplorazione efficace, la raccolta di molti potenziamenti, eventuali progetti e armi interessanti e, ovviamente, l’ottenimento di denaro dai nemici; tuttavia esistono delle porte speciali a tempo, dietro le quali si nascondono vere e proprie stanze del tesoro, colme di ogni genere di rarità e ricchezza, ma destinate a sigillarsi per sempre nel caso in cui venissero raggiunte troppo tardi: “chi va piano, va sano e va lontano”, ma “chi dorme non piglia pesci”… né cellule, o progetti rari.

È possibile recuperare blueprint di oggetti preziosi e potenti anche grazie alla sfida giornaliera, estremamente ardua per chi è alle prime armi ma non per questo meno invitante, proprio grazie alla rapidità d’esecuzione e la possibilità di riprovare più e più volte senza alcun malus. Osare senza il brivido della perdita tira infatti fuori il lato più arcade e giocoso di Dead Cells, in cui i livelli diventano vere e proprie corse a ostacoli e dislivelli, estremamente soddisfacenti proprio grazie all’ottimo lavoro svolto dagli autori del titolo nella creazione di un binding comandi semplice e intuitivo e input lag quasi inesistente.

Dead Cells


Dead Cells è un “RogueVania” con tanti assi nella manica, ma uno stile troppo particolare per essere apprezzato all’unanimità: a partire dallo stile grafico in pixel art e proseguendo con un bilanciamento non sempre ottimale delle abilità personali e dell’equipaggiamento, l’ambizioso lavoro di Motion Twin potrebbe incollare allo schermo i giocatori più caparbi per decine e decine di ore, come anche stuccare in pochi minuti a causa di situazioni estremamente caotiche e assai frustranti, in cui il “Fattore C” ricopre un ruolo determinante tanto quanto – e forse più – dei riflessi e l’esperienza di gioco.

8.4

Pro

  • Veloce e reattivo ai comandi
  • Tante possibili combinazioni di armi e accessori
  • Mappe interessanti da esplorare
  • Longevità potenzialmente infinita

Contro

  • Alcuni design nemici sono davvero poco ispirati
  • L'RNG crea situazioni a volte insuperabili
  • Le fasi iniziali di gioco possono risultare frustranti
  • Il potere degli equipaggiamenti poteva essere bilanciato meglio
Vai alla scheda di Dead Cells
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