Fahrenheit – Recensione Fahrenheit

L’espressività (non) è tutto

A rendere interessante un film sono prima di tutto gli attori. Purtroppo quelli di Fahrenheit sono tanto curati caratterialmente quanto scarni dal punto di vista grafico. Gli sviluppatori hanno fatto un grande lavoro tentanto di rendere al meglio alcune espressioni del viso, ma non ci siamo ancora: in molti primi piani ci si ritrova davanti delle facce imbalsamate, che per nulla rispecchiano le emozioni che trapelano dalla musica o dai dialoghi (a tal proposito, sottolineiamo come il gioco sia interamente doppiato in italiano con una qualità superiore rispetto alla media, anche se non eccelsa come il doppiaggio di un film richiederebbe). Stessa nota dolente per gli scenari: anche in questi è stata riposta una discreta cura, ma la scelta di rappresentare una New York sommersa dalla neve (sulla quale non diciamo di più sempre per motivi di spoiler) non ha certo semplificato il lavoro. L’impressione finale è che i programmatori si siano concentrati molto sulla realizzazione dei vari "ciak", perdendo di vista un elemento fondamentale come il comparto tecnico. In parole più semplici, anche la regia più ispirata perde risalto se le immagini riprese sono troppo povere di particolari.

 

Gli ambienti sono buoni ma poveri, i personaggi troppo poco espressivi

 

 

Un film troppo lungo… o un gioco troppo corto

Come già sottolineato in precedenza, il grosso punto debole di Fahrenheit è la trama, che a lungo andare dà l’impressione di perdere colpi e di essere stata scritta troppo frettolosamente. Lo sforzo dei Quantic Dream è stato incredibile, in quanto il loro progetto è a tutti gli effetti un film interattivo strapieno di scene, la cui durata complessiva si aggira attorno alle dieci ore. Dieci ore che, purtroppo, per un film del genere sono un po’ troppe: il giocatore meno attento rischia di perdere di vista la vicenda principale e di non districarsi più tra i vari avvenimenti. Questo non gli impedisce di finire io gioco, ma certamente lo estranea da quanto vede accadere sullo schermo, quando invece le prime ore di gioco sono tutte improntate sull’immedesimazione e sul crescere di un pathos che viene stroncato proprio quando dovrebbe proiettare il giocatore e le sue emozioni verso il gran finale. D’altro canto dieci ore, se raffrontate alla durata media di un’avventura grafica tradizionale, non sono in grado di garantire una longevità sufficiente ai videogiocatori più esigenti. Se quindi il Fahrenheit film è troppo lungo e dispersivo, il Fahrenheit gioco rischia paradossalmente di avere le caratteristiche opposte. L’esperimento dei Quantic Dream si colloca così in una sorta di limbo videoludico: una terra di confine tra gioco e film in cui i potenziali capolavori non incontrano l’accoglienza sperata e hanno vita dura.

 

 

Carla Valenti e Tyler Miles, i due detective da impersonare in Fahrenheit

 

 

Un esperimento riuscito a metà

In conclusione, vale la pena giocare a Fahrenheit? Noi ci sentiamo di consigliarlo soprattutto a chi ama sperimentare cose nuove, totalmente diverse da tutti i titoli facilmente etichettabili con un genere ben preciso. Escludendo il precedente lavoro dei Quantic Dream – Nomad Soul, di cui si parlava nel primo paragrafo – non esiste qualcosa di realmente paragonabile a Fahrenheit. Cosa è e cosa non è abbiamo cercato di descriverlo al meglio nella recensione che avete appena letto. Di certo è un prodotto che sarà apprezzato da alcuni e odiato da altri, senza mezze misure. L’unica sicurezza che resta è purtroppo la nota dolente di avere un qualcosa di realizzato a metà: il potenziale per essere una Killer Application c’erano eccome, ma non sono stati sfruttati a dovere. Per chi è disposto a chiudere un occhio sul lato tecnico Fahrenheit resta comunque un titolo coraggioso e meritevole di una possibilità. L’esperienza cinematografica che i Quantic Dream hanno cercato di ricreare è un ottimo punto di partenza per le produzioni future, e sicuramente il team di David Cage ha tracciato la strada per quello che potrebbe diventare in futuro un nuovo genere videoludico.

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