Reptilian Rising – Recensione

Recensito su Nintendo Switch 2

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Reptilian Rising - Recensione

Avete presente quella schiera di giochi che cercano in tutti i modi di sembrare importanti, di darsi delle arie e brillare? Reptilian Rising non è uno di questi, andando esattamente controcorrente rispetto al mercato moderno, fatto di toni e prodotti lucidati. Il gioco prende in prestito un’idea volutamente ridicola, la spinge fino al limite del nonsense e la trasforma in un’esperienza sorprendentemente coerente.

Sviluppato da Gregarious Games e Robot Circus, Reptilian Rising non punta a ridefinire il genere strategico, né tantomeno a riempire la testa del giocatore con storie profonde o dilemmi emotivi. Il suo obiettivo è molto più semplice, ma non per questo meno ambizioso: divertire, sfruttando un’estetica particolarmente rétro e un sistema di combattimento che fonde i giochi da tavolo degli anni ’80 con gli strategici più attuali, utilizzando l’ironia come forma di interesse principale.

In operazioni del genere, il rischio concreto è sempre quello di scivolare nella pura trovata bizzarra e surreali, utilizzando un’idea forte, magari divertente sulla carta, ma che risulta incapace di sostenersi nel lungo periodo. Reptilian Rising, fortunatamente, riesce a non cadere in questa trappola per buona parte della sua durata, pur mostrando qualche limite strutturale che emerge con il passare delle ore.

La storia di Reptilian Rising

La premessa narrativa è, senza mezzi termini, esilarante. Il tempo è sotto attacco da una minaccia rettiliana che ha distrutto le barriere temporali, invadendo diverse epoche storiche con un esercito di mostri (e non solo) che sembra uscito da un catalogo di giocattoli che puoi trovare da un pediatra.

Non si tratta però di una singola ambientazione. Reptilian Rising attraversa continuamente periodi storici differenti, passando da scenari antichi a visioni futuristiche, costruendo una sorta di guerra totale che si estende lungo tutta la linea temporale. Il risultato è un susseguirsi di contesti volutamente incoerenti tra loro che proprio per questo funzionano perfettamente nel tono generale.

Abbiamo quindi dinosauri cyborg, raptor armati di pistole laser e creature ibride che dominano i campi di battaglia. Il tutto culmina in un antagonista che, senza alcun collegamento ma in linea con lo spirito del gioco, incarna quale sia l’obiettivo di Reptilian Rising: il Dictatorsaur, una specie di fusione grottesca e ironica di alcuni dei peggiori tiranni e dittatoria della storia all’interno di un unico corpo da dinosauro.

A contrastare la follia che il gioco propone troviamo un dream team altrettanto bizzarro composto da alcune delle figure più iconiche della storia umana. Giulio Cesare, Robin Hood, Albert Einstein e molti altri personaggi si ritrovano a combattere insieme, superando ogni logica temporale. Ciò che colpisce è che al gioco non importa di di giustificare davvero questa premessa, e fa bene così.

La narrazione è esclusivamente un mero pretesto per alimentare il motore dell’esperienza, ma è comunque un pretesto che viene costruito con consapevolezza e non buttato a caso nelle prime ore, utilizzando una dose di ironia che non guasterebbe ritrovare anche in altre produzioni. Anche i dialoghi e le descrizioni a schermo giocano spesso con il carattere dei personaggi, strizzando sempre l’occhio al giocatore.

Reptilian Rising - Recensione

In questo senso, Reptilian Rising ricorda davvero una partita a un vecchio gioco da tavolo, dove la trama viene fuori più dalle situazioni assurde che da una sceneggiatura strutturata. Dal punto di vista visivo, il gioco abbraccia completamente la sua identità rétro. Le unità sono rappresentate come miniature stilizzate, con un design che richiama esplicitamente i giochi da tavolo ma anche le produzioni cinematografiche degli anni ’80.

Questo approccio non è funzionale alla giocabilità del titolo poiché in Reptilian Rising è fondamentale che ogni elemento, ogni possibilità di azione e ogni oggetto risulti leggibile a schermo, anche nei momenti più caotici. Su Nintendo Switch 2, soprattutto in modalità dock, il colpo d’occhio è decisamente buono, con animazioni fluide e poche sbavature, risultando nell’insieme coerente.

Certamente non si tratta di un titolo tecnicamente stupefacente, ma è evidente la cura nel mantenere uno stile che sia il più possibile riconoscibile. Anche l’interfaccia utente è ben organizzata ma soprattutto rapida, pratica, permettendo di accedere con velocità alle informazioni necessarie e avviare una nuova partita senza fronzoli e senza appesantire l’esperienza.

Come ci si diverte?

Il cuore pulsante di Reptilian Rising è il suo sistema di combattimento a turni nonché il movimento. La struttura di base è quella classica degli strategici su griglia in cui i personaggi si muovono su caselle, posizionandosi sul campo di battaglia con un numero limitato di azioni per turno. Ogni movimento va quindi ponderato con attenzione, poiché la distanza dai nemici, la copertura e l’ordine delle azioni possono fare la differenza.

Raggiunta la posizione desiderata, è possibile attaccare i nemici quando sono a portata, sfruttando abilità specifiche di ciascun personaggio. Qui entra in gioco uno degli elementi più interessanti del sistema ovvero la controreazione. Ogni azione difatti può innescare una risposta da parte del nemico e attaccare non è sempre un gesto sicuro, ma una scelta che può esporre il personaggio a contrattacchi, costringendo il giocatore a ragionare in anticipo su ciò che accadrà dopo.

Questo elemento rende il ritmo delle battaglie più serrato rispetto ai tattici più tradizionali, obbligato a ragionare in modo da costruire una sequenza di azioni che tenga soprattutto conto delle reazioni nemiche, oltre che dell’obiettivo dello stage. Un altro aspetto rilevante è l’interazione con l’ambiente in quanto le mappe non si presentano come semplici arene statiche, ma spazi che possono essere sfruttati a proprio vantaggio.

Troviamo quindi ostacoli, coperture e elementi posizionati sul terreno che possono diventare strumenti tattici utili per proteggersi o controllare i movimenti avversari. Le battaglie sono generalmente pensate per essere relativamente rapide, mantenendo costantemente un ritmo sostenuto in modo da evitare tempi morti, rendendo il gioco accessibile anche a sessioni più brevi.

La progressione in Reptilian Rising gioca un ruolo fondamentale nel mantenere acceso l’interesse. I personaggi possono essere potenziati nel corso dell’avventura, sbloccando nuovi perk e miglioramenti che permettono di personalizzare il proprio stile di gioco e orientarsi verso un approccio anche maggiormente aggressivo. Alcuni eroi difatti sono più orientati all’attacco diretto, altri al supporto o al controllo del campo, e trovare le giuste combinazioni diventa parte integrante dell’esperienza.

Conclusione

Reptilian Rising è un gioco che nasce, vive e muore sulla forza della sua idea, un’idea che sorprendentemente regge e tiene botta fino alla fine. Non perché sia particolarmente originale ma perché viene portata avanti con coerenza e una chiara consapevolezza dei propri limiti, attraverso un gameplay che non annoia.

Non è un gioco che fa della profondità assoluta o della complessità estrema la propria anima perché non ha interesse a competere con i grandi nomi del genere sul piano della stratificazione. Quello che offre è un’esperienza compatta, divertente e accessibile, capace di intrattenere ogni giocatore, senza distinzione di pubblico, senza realmente mai prendersi troppo sul serio.

I suoi difetti sono evidenti, figli di una certa ripetitività nel lungo periodo, una mancanza di evoluzione significativa del gameplay e una narrazione che rimane sempre sullo sfondo. Ma sono sbavature che, in qualche modo, fanno parte del pacchetto di Reptilian Rising che non vive per essere un’opera perfetta ma per permettere di sperimentare e sorridere di fronte a un’idea particolarmente surreale.

È quel tipo di esperienza che funziona quando si accettano le sue regole non scritte che consistono nel non cercare troppo il senso, non aspettarsi rivoluzioni, ma lasciarsi trasportare spensierati da un sistema che, pur nella sua semplicità, riesce a offrire momenti di soddisfazione genuina. Reptilian Rising sceglie quindi di intrattenere, puntando a a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama odierno

7.5
Reptilian Rising è la dimostrazione che non serve sempre reinventare un genere per lasciare il segno. Con un’idea semplice ma portata avanti con coerenza, riesce a costruire un’esperienza leggera, ironica e sorprendentemente solida. Non tutto funziona alla perfezione, ma quando accetta di essere esattamente ciò che è centra il bersaglio.

Pro

  • Idea originale e volutamente surreale, portata avanti con coerenza
  • Sistema di combattimento a turni accessibile ma con buone possibilità tattiche
  • Meccaniche di manipolazione temporale che aggiungono varietà agli scontri
  • Buona varietà di personaggi e approcci strategici

Contro

  • Ripetitività che emerge nel lungo periodo
  • Evoluzione del gameplay limitata nelle fasi avanzate
  • Narrazione poco incisiva, resta sempre in secondo piano
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