NBA 2K27 – Recensione PS5
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali. Nota: Ho testato NBA 2K27, su PS5, grazie a un codice fornitoci dal pubblisher.
Questo mese di settembre si sta confermando a dir poco rovente, sia sul fronte delle temperature sia su quello delle uscite videoludiche, tra le quali spicca – ovviamente – anche NBA 2K27. Il nuovo capitolo della serie cestistica 2K e Visual Concpets, che si avvicina a festeggiare i trent’anni di vita, arriva sul mercato con un bagaglio importante di novità, pensate per rendere l’esperienza di gioco più vicina possibile alle richieste dei giocatori.
NBA 2K27 rimane comunque fedele alla sua struttura, sia ludica sia contenutistica, ma la espande, la migliora ulteriormente e cerca di mettere a posto alcune delle criticità più additate dai cestisti virtuali dopo la passata edizione. Gli sviluppatori si sono preoccupati, in primis, di perfezionare un gameplay già di per sé strepitoso, ma con troppe lacune strumentali e concettuali, specialmente nel competitivo.
Grazie a un lavoro solido e ben concentrato, i ragazzi del team hanno saputo confezionare un prodotto di altissimo livello, capace di andare a mettere a posto, appunto, gran parte dei quelle criticità, introducendo anche alcune chicche che, sicuramente, i giocatori di vecchia data, e non solo, apprezzeranno parecchio. Quello che mi sono ritrovato per le mani, a essere del tutto onesti, è uno dei titoli sportivi più completi e lucidamente appaganti degli ultimi anni.
Le modifiche al tiro, alla difesa, le nuove animazioni, la nuova gestione dei contatti e la fisica della palla hanno raggiunti livelli impensabili. Di contro, però, permangono i soliti problemi legati alle microtransazioni, al competitive e, soprattutto, all’atavica assenza di una modalità single player veramente solida, capace di venire in contro alle esigenze dei giocatori che non vogliono per forza di cose passate le loro giornate su NBA 2K27 al Campo o nel MyTeam, e questo è un grande problema.
Ma ne parliamo, di tutto, con calma.

NBA 2K27: io diventerò…
Se devo essere spietatamente sincero, negli ultimi anni ho fatto seriamente fatica a portare al termine le varie storie legate a MP. In alcuni casi, a dire il vero, ho anche abbandonato la nave a metà, puntando su altri fattori della carriera per vivere quella porzione di gioco. Con NBA 2K27 e, soprattutto, grazie alla nuova storia chiamata Fire & Concrete, questo paradigma, dal mio punto di vista, è destinato a cambiare radicalmente. Almeno, con me ha funzionato. La nuova linea narrativa, per quanto pregna e piena di rimandi agli stereotipi tipici delle produzioni a tema, funziona bene, appassiona e tiene il giocatore sufficientemente “sveglio” , per tutta la sua durata.
Il protagonista MP veste i panni, stavolta, di una promessa dell’high school, vicino al grande salto a Duke. Tutti parlano di lui, tutti vogliono lui e lui beh, è semplicemente una macchina perfetta, ma poi nemmeno troppo. Un bruttissimo incidente d’auto, nato anche per l’incoscienza e la troppa sicurezza di sé del personaggio, confezionano un tremendo epilogo.
La carriera di MP è finita o, almeno, non è più su una strada spianata. Da questo punto, ovviamente, si allaccia la bontà dell’intreccio narrativo. Tra compagni di squadra ingombranti, agenti, cacciatori di offerte, allenatori bravi e generali di ferro, nonché rivalità a non finire, si muove la storia di un giovane giocatore che, chiaramente, può essere plasmato in maniera totale dal giocatore.
Questo intreccio narrativo seguirà la “nuova” ascesa di MP, passando per i campetti alla G-League, fino all’approdo in NBA. Se questo tipo di impostazione non fa per voi, però, niente paura. NBA 2K27 ha pensato anche a voi. Con NBA 2K27 fa il suo debutto MyCareer ERAS. Grazie a questa particolare modalità è possibile inserire il proprio giocatore in un contesto storico ben preciso, dagli anni 90′ di Micheal agli anni 2000 di Shaq & Kobe, passando per le dinastie dei Warriors di Curry o quella di LeBron, con tanto di grafiche a tema e una fedeltà generale impressionante.
Non è nulla di rivoluzionario, sia chiaro, ma è comunque una buonissima aggiunta. Ovviamente, un’altra gradita aggiunta è quella relativa alla creazione del personaggio femminile per la Carriera. NBA 2K27 mette nelle mani del giocatore una libertà totale anche in tal senso, con tante opzioni per creare la propria atleta e lanciarsi nella Città. A proposito di personalizzazione, vorrei fare un plauso anche all’app NBA MyHQ. Con quest’app, introdotta con NBA 2K27, è possibile prepaprare le build, ottenere ricompense e controllare un po’ diverse cose della vostra vita su NBA 2K27.

Nuovo giocatore, stessa Città…ma con tante novità
Quest’anno, poi, la personalizzazione è davvero totale. Tra specializzazioni delle build, la necessità di potenziarsi attraverso lo sblocco dei distintivi e via dicendo, il bilancio generale è davvero spropositato. C’è talmente di roba da fare, per intenderci, nella Città che veramente, a volte, non saprete dove mettere le mani. Per fortuna, il gioco quest’anno ha pensato anche ai meno bravi. La novità più interessante, in tal senso, si chiama sicuramente Casual Corner. Questa particolare destinazione della Città offre ai giocatori un modo perfetto per guadagnare punti esperienza, aderendo a match 3vs3 o 5vs5 con avversari inizialmente mossi dall’IA, una sorta di “drivatar”, per intenderci, con cui mettersi alla prova prima di lanciarsi nella mischia.
A proposito di mischia, la Città rimane gigantesca, con tantissime attività per guadagnare exp, soldi e non solo. Casual Corner mi sembra la scelta migliore per iniziare, anche grazie ai bonus VC giornalieri che offre, con obiettivi spesso semplici da realizzare. Per tutti gli altri, però, c”è veramente l’imbarazzo della scelta. Anzi, forse troppa. Come sempre, infatti, la Città rimane un luogo molto complesso in cui muoversi. Tra obiettivi complicati da seguire, menu spigolosi, tanta gente in giro e un po’ di lag è davvero difficile capire come e cosa fare per progredire. Questo, ovviamente, a patto che voi decidiate di non lasciarsi trasportare dalle microtransazioni.
Parlando di questo aspetto, però, si spalanca la porta dell’inferno, per così dire. Anche quest’anno, al netto delle tantissime aggiunte, lo spettro del pay-to-win si è abbattuto anche su NBA 2K27. Inutile girarci intorno: chi vuole spendere, sarà sempre dieci passi avanti a tutti gli altri. L’impostazione ludica è sempre quella e pensare di potenziare “onestamente” il proprio giocatore, per poter rivaleggiare con gli altri, è una piccola utopia, specialmente se avete poco tempo a disposizione. Questo è e rimane sempre un grandissimo peccato perché, onestamente, va a vanificare sempre quelle che sono tutte le novità introdotte, mettendo i giocatori con meno tempo o che non vogliono “shoppare” nella condizione di dover allontanarsi dalla città abbastanza velocemente.

MyTeam: la solita formula, con qualche novità
Parlando di microtransazioni invasive, ovviamente, non si può non citare la modalità MyTeam. La modalità online più giocata e amata dai giocatori di NBA 2K, l’equivalente del UT di FC, per intenderci, al netto di qualche piccolo ritocco, è forse quella che ha subito le minori modifiche, almeno per il momento.
La bontà e la qualità di alcune scelte le voglio testare con mano nel tempo e, nelle prossime settimane, magari ci torneremo su con un articolo dedicato. Per il momento, il focus principale è sulla “pulizia”. I ragazzi di 2K hanno snellito i menù, hanno reso tutto più chiaro, obiettivi e modalità ideali comprese, proprio per cercare di andare in contro ai giocatori e, soprattutto, separare più nettamente la parte single player e quella multiplayer.
La novità principale riguarda l’introduzione dei punti esperienza, che permettono ad alcune carte di livellare col tempo e di guadagnare un power up alle statistiche. Per quanto ancora circoscritta, è un’aggiunta potenzialmente interessante e che, in futuro, può regalare una buonissima varietà all’esperienza di gioco. Discorso simile per la modalità Exchange. La parte dedicata agli scambi, infatti, ora offre molte più carte, anche più accessibili, e può risultare un’aggiunta nevralgica per i giocatori di NBA 2K27, specialmente quelli più casual.
Il MyTeam di NBA 2K27, in tal senso, fa un ottimo lavoro anche in termini di ricompense. Grazie a un sistema di premi decisamente più remunerativo, i giocatori possono accumulare gli MT, la valuta di gioco, con grande rapidità rispetto al passato. La forbice tra chi spende soldi veri e chi no rimane enorme, certo, ma è chiaro che qualche piccolo passo avanti gli sviluppatori abbiano cercato di farlo e io sono fiducioso per il futuro.

ProPlay: difesa allo stato puro
Come ogni anno, il team di sviluppo, guidato da Ronnie 2K, ha concentrato gran parte degli sforzi per perfezionare e puntellare un gameplay sempre più ricco e rifinito, ma con alcune imprecisioni da non sottovalutare. Il focus principale, quest’anno, è stato rivolto alla gestione della difesa sul perimetro e alle dinamiche di tiro, specialmente quello in penetrazione, con un occhio di riguardo sempre e comunque dedicato ad altri aspetti fondamentali, come il timing di tiro e, chiaramente, tutta quello che riguarda le animazioni.
L’evoluzione della serie passa, ovviamente, per una profondità sempre più totale e maniacale del sistema ProPlay, la tecnologia di scansione dei giocatori reali che consente al team di donare quella profondità visiva e ludica che, ormai, ha fatto la storia del franchise. Quest’anno, come dicevo poc’anzi, i riflettori sono stati puntati soprattutto sulla difesa, considerata, negli ultimi anni, l’anello debole del pacchetto. Grazie alla nuova gestione delle animazioni difensive e soprattutto all’aumento del fattore “umano” negli interventi, è ora possibile tenere gli attaccanti avversari in maniera più soddisfacente e, diciamocela tutta, passiva.
Per intenderci, i difensori riescono ora a tenere nettamente meglio la linea difensiva, riuscendo a seguire l’attaccante con scivolamenti più consapevoli e movimenti più impattanti sull’avversario. Sotto questo aspetto, ho apprezzato parecchio anche l’aumento delle circostante in cui i lunghi avversari raddoppiano in maniera intelligente quando c’è una penetrazione o, più banalmente, in modo in cui, in generale, si segue il proprio avversario. Con NBA 2K27 ha finalmente più senso, a tal proposito, anche l’utilizzo dello stick destro del controller. In questa edizione, infatti, utilizzare lo stick è fondamentale per coprire gli spazi, esercitare pressione e ostacolare l’azione avversaria, in generale, con risultati evidenti sull’esperienza di gioco, soprattutto a livelli più alti di CPU.
Anche la gestione di fondamentali come palle rubate e rimbalzi è nettamente più profonda. Gli sviluppatori, nel primo caso, hanno introdotto una finestra d’azione nettamente diversa, che va a premiare proprio chi sa leggere bene il campo e le azioni. Con questo sistema ho notato che si sono abbassati parecchi i falli – praticamente sistematici – fischiati nel tentativo di rubare il pallone, e si sono aperte nuove strade per tenere gli avversari lontani dal proprio canestro.
A proposito di canestro; ho apprezzato tantissimo le nuove animazioni in tagliafuori e al rimbalzo. Riuscire a dominare sotto canestro, ora, è profondamente più complesso e manuale, ma riesce a premiare al meglio chi sa sfruttare le proprie competenze cestistiche e ludiche pad alla mano.

The “Shot”
Come ormai da tradizione, quando si parla di gameplay, non si può non menzionare il tiro. Anche NBA 2K27 diventa foriero di piccole rivoluzioni, tra ritorni e novità, per quanto riguarda la fase di conclusione, che diventa sempre più tecnica e complessa, ma anche potenzialmente letale, nel bene e nel male. In primo luogo, sono stati completamente riviste le conclusioni sotto canestro.
Movimenti in post e, soprattutto, i layup sono decisamente più credibili da vedere e soprattutto da realizzare. Ogni volta che un’atleta entra in penetrazione, infatti, muovendo la levetta destra può decidere in che direzione partire, con che mano concludere e, soprattutto, il tempismo di rilascio, tenendo conto anche della pressione difensiva.
Questo sistema permette di controllare, praticamente del tutto, il movimento in area, rendendo così potenzialmente letali giocatori come Anthony Edwards, Ja Morant, Shai e via dicendo. Il rovescio della medaglia, però, è che imparare il timing è veramente complesso, ragion per cui, soprattutto nelle fasi iniziali, potreste avere qualche problema ad assimilare tutti i nuovi concetti.
Va detto che è anche possibile tirare sempre con il solito tasto quadrato (o X) del pad, ma i tempismi da rispettare sono sempre quelli e, quindi, il livello di difficoltà è più o meno quello. Anche i movimenti in post sono aumentati a dismisura. Con i lunghi più forti di questo NBA 2K27, come Waker Kessler, Wemby o le star del passato, si possono concatenare un numero spropositato di movimenti sotto canestro, potenziando così l’arsenale offensivo di ogni giocatore.
Post basso, tiro da fuori, faedaway: attaccare il canestro, in tutti i modi
Anche, ovviamente, il tiro in sospensione ha subito lo stesso trattamento. Ora il tempismo di tiro è ancor più complesso, e varia da fattore in fattore. Per contrastare i canestri da centrocampo, con “timing verde”, gli sviluppatori hanno reso più difficile ogni tiro, a causa di diversi fattori da tenere conto prima di scagliare la palla verso il canestro. Così come nel basket reale, per tirare bene bisogna posizionare bene il corpo.
Tirare, ora, è una serie di movimenti da realizzare al meglio. Il tempo di ricezione, il posizionamento, la scelta della tipologia di tiro e, chiaramente, infine, il tempismo migliore possibile, sono le chiavi per sentirsi un po’ Steph Curry, ma spesso non basta. Con una marcatura serrata, con la stanchezza che avanza o, banalmente, con mani più “fredde” nella gestione del rilascio, riuscire a fare canestro può diventare un piccolo incubo, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati.
Negli anni scorsi, ogni volta che 2K ha provato rincarare la dose, in tal direzione, mi sono sempre fatto sentire in maniera negativa. Quest’anno, invece, trovo che tutto abbia il proprio senso e mi sento di premiare la scelta di rendere il tiro decisamente più complesso. Per tutti.

MyGM e MyNBA: qualcosa si muove, ma non è ancora abbastanza
Chi ha avuto modo di leggere il mio articolo dedicato a NBA 2K27, specialmente per quel che riguarda le mie aspettative intorno al gioco, saprà già dove andrò a parare in questa specifica sezione della recensione. NBA 2K27, onestamente, ci prova (timidamente) a rappresentare, in tal senso, più di una semplice speranza, ma crolla rovinosamente sugli stessi problemi, più o meno, delle ultime edizioni. Se da un lato l’offerta multigiocatore, soprattutto quella online, rimane ricca – per quanto schiacciata e limitata dalle microtransazioni – quella single player continua a risultare fin troppo scarna ma soprattutto priva di idee.
Con NBA 2K27, purtroppo, la struttura rimane sempre quella: le modalità di gioco sono le medesime, e l’aggiunta della MyGM Legacy, che permette di prendere parte a un’esperienza di gioco completa in un contesto storico a scelta, che sia l’era di MJ, di Kobe & Shaq, o dei gloriosi Celtctis di Bill Russell, non riesce a smuovere più di tanto gli equilibri. Per quanto le idee rimane valida, il risultato finale è sempre quello. A monte, infatti, si paga sempre una carenza di nuove idee atavica, che ormai la serie sembra non saper più superare.
La novità più attese pensate per impreziosire la modalità “allenatore” erano senza dubbio quelle legate a una gestione più credibile del mercato. Su tutto spicca l’introduzione di un salary cap più credibile, con tanto di primo e secondo apron (chi conosce la vera nba sa di cosa parlo), ossia dei limiti salariali oltre i cui scattano le tasse extra per le franchigie. Non mancano, poi, le nuove dinamiche dell’affiatamento della squadra, nonché l’introduzione di meccaniche più realistiche nella stipulazione dei contratti nella free Agency, e gli scambi più intelligenti con l’estensione a quattro squadre.

Un gioco più “umano”, ma non abbastanza
Dopo aver provato tutto, però, mi sono reso conto che tutto funziona, ma sempre e solo in parte. In primis, gli scambi a quattro squadre sono praticamente inesistenti. L’IA di NBA 2K27 non proverà mai a farli e il giocatore, se ci prova, difficilmente otterrà qualcosa. Anche le tasse extra sembrano non avere alcun peso nelle scelte degli atleti e delle franchigie, e questo mi ha sinceramente deluso.
Di buono c’è, invece, che l’effetto delle promesse in fase di contratto fatte ai giocatori incidono maggiormente sulla loro voglia di firmare o meno per voi, così come il morale dei giocatori, durante la stagione, impatti direttamente sulle loro prestazioni.
Per il resto, però, il peso delle novità non è così esagerato. L’offerta contenutistica delle modalità cardine dell’offerta single player del gioco arrivano con la stessa timidezza degli anni scorsi. Anche la modalità NBA Legacy, per quanto interessante, non risulta un motivo valido per rimanere incollati allo schermo.

Un comparto tecnico con (tanti)alti e bassi su PS5
Venendo al lato tecnico, probabilmente quello su cui c’è sempre poco da dire, anche per merito di un livello generale sempre più “fotorealistico”, quest’anno con NBA 2K27, invece, di cose da dire ce ne sono. Eccome. In primissimo luogo, mi voglio dedicare alle note meno liete, che non sono poi così tante, ma alcune mi hanno un po’ lasciato perplesso. Nel momento in cui scrivo questa recensione, quindi con la patch del day one applicata, il gioco è vittima di una sorta sfarfallio sui testi quando l’azione scorre troppo velocemente.
Mi spiego meglio: quando l’azione avanza, i testi, come i nomi degli atleti coinvolti o del risultato, tendono a sfocarsi in maniera vistosa, tanto da rendere illeggibile il tutto. Non accade sempre, a essere onesti, ma quando succede, beh, non è davvero il massimo. A questo si aggiunge un effetto particolarmente fastidioso che si verifica, a essere onesti, solo su alcuni parquet. In alcune circostanze, infatti, il passaggio da una zona all’altra del parquet tende a far apparire una sorta di alterazione cromatica del terreno di gioco, come se il parquet cambiasse di colpo colore, soprattutto sotto le plance.
Dopo la patch, a essere onesti, l’effetto si è parecchio smorzato. Gli sviluppatori, a proposito di correzioni, hanno compiuto un ottimo lavoro anche per correggere un fastidioso problema che tendeva a far surriscaldare parecchio la console, specialmente nelle partite “all’aperto”. Chiudendo il cerchio sulle cose brutte, voglio spendere due paroline anche sui menù di gioco e, di conseguenza, alla fluidità dei comandi. Ancora una volta questi risultano poco chiari e difficili da navigare e, soprattutto, sporcati da un input lag importante e qualche caricamento di troppo.

Fedeltà visiva senza precedenti
Venendo alle cose belle, invece, c’è davvero soltanto l’imbarazzo della scelta. Pur rimanendo “bloccato” alle potenzialità e alle possibilità dell’attuale generazioni di console (senza contare il salto quantico del DLSS 5, su PC) NBA 2K27 si mostra in forma a dir poco smagliante. Senza ribadire il concetto relativo alla clamorosa credibilità delle animazioni, è impossibile non lodare l’incredibile livello fedeltà raggiunto da, praticamente, ogni aspetto del gioco.
Dai giocatori, tutti ricreati praticamente alla perfezione, ai parquet, passando per la palla e per tutto quello che c’è sul campo, il lavoro svolto dal team è a dir poco maniacale, anche nella gestione degli shader e dell’illuminazione. Proprio la gestione degli effetti di luce, e tutti i benefici sul comparto visivo, in generale, mi ha davvero stupito. Il gioco raggiunge livelli davvero eccezionali, offrendo comunque buonissime prestazioni. Sul primo modello di PS5 il gioco si comporta davvero bene anche in termini di prestazioni, senza particolari nemmeno nel Parco e, in generale, online. Almeno per ora.
Chi conosce la NBA, chi vive la lega cestisca più importante, a pieni polmoni, capirà bene cosa intendo. Il livello raggiunto da NBA 2K27 non è il semplice tripudio di pixel ed effetti tecnici. NBA 2K27 trascina il giocatore all’interno di un mondo fatto di gesti unici, atteggiamenti iconici, segnali, modi di fare e atteggiamenti unici, ricreati con una passione, prima di tutto, mai vista prima d’ora.
NBA 2K27 è un titolo ludicamente solidissimo, quasi rivoluzionario, ma cade sui soliti difetti della serie, per quanto, comunque, riesca a nasconderli meglio rispetto al passato. Il gameplay è ancora una volta il fulcro dell’esperienza di gioco e risulta sempre più curato e maniacale, un veicolo perfetto che sottolinea l’identità di un brand sempre più padrone del mercato dei titoli sportivi. La nuova difesa, il nuovo sistema di rilascio, le nuove animazioni: sono alcuni esempi di un progetto via via sempre più curato nei minimi dettagli, e l’impatto sull’esperienza di gioco è sensibile.
Di contro, però, i dubbi che avevo sul valore delle modalità di gioco si sono in larga parte confermati. Ancora una volta, infatti, 2K non è riuscita a risollevare le sorti di un comparto single player ormai sempre più abbandonato a se stesso, con novità sempre marginali al MyGM e alla MyNBA che, ormai, risultano quasi anacronistiche. Le novità annunciate sono effettivamente presenti, come la gestione dei rapporti e una struttura di mercato più avanzata, ma hanno davvero poco sale da aggiungere.
Anche MyTeam e le altre modalità online hanno ricevuto aggiornamenti sensibili, ma nulla veramente in grado di spezzare, in qualche modo, la maledizione della ripetitività in cui negli ultimi anni la serie ha iniziato ad arenarsi. È un gran peccato, perché a livello di gameplay si sono toccati livelli impensabili e anche la MiaCarriera, con la nuova storia di MP, è stata, finalmente, una piacevole cavalcata e non la solita palla al piede. Insomma; facendo un paragone con la vera NBA, si potrebbe dire che NBA 2K27 sia un po’ come gli Spurs di Wemby: è arrivato lì lì per vincere tutto, ma poi è scivolato sul più bello.
Ci riproverà l’anno prossimo!
Un titolo ludicamente solidissimo, quasi rivoluzionario, ma che cade sui soliti difetti della serie
Pro
- Gameplay sempre più profondo
- La nuova fase difensiva è una manna dal cielo
- Animazioni e impatto visivo di un altro livello
- Primi segnali di cambiamento per le modalità di gioco?
Contro
- Le microtransazioni continuano a essere frustranti
- C'è ancora tanto da fare sul piano delle modalità offline
- Menu invasivi e poca chiarezza, soprattutto nella Città
- Alcuni bug su PS5
