FIFA 22

FIFA 22 – Recensione

Recensito su PlayStation 5
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Le numerose e roboanti uscite videoludiche di settembre culminano con l’arrivo di quello che è senza mezzi termini uno dei prodotti più attesi e chiacchierati di ogni stagione: il nuovo FIFA 22. La nuova iterazione del calcistico di Electronic Arts, in uscita il 27 settembre per tutti quelli che hanno prenotato la Ultimate Edition e dal 1 ottobre per tutti gli altri, promette di migliorare e perfezionare il lavoro compiuto negli ultimi anni, senza però stravolgere una formula vincente, al netto di tutte le imperfezioni storiche del brand. Il passaggio alla tecnologia HyperMotion è senza dubbio uno spartiacque fondamentale per il nuovo corso della software house canadese e del suo brand di punta, il quale getta le basi, almeno su next-gen, per quello che si prospetta un futuro sicuramente radioso ma che necessita di ulteriori step per risultare veramente completo.

Nel complesso però possiamo affermare che la strada intrapresa sembra quella giusta e questo capitolo della serie, per quanto di “transizione” e necessario, rappresenta un buon punto di partenza, per quanto non perfetto.

Il gioco infatti si porta dietro alcune problematiche storiche della serie e alcune imprecisioni figlie proprio della nuova struttura ludica, del tutto comprensibili ma che potrebbero scoraggiare alcuni dei fan storici del brand, abituati a uno stilema ludico che per forza di cose risulta alterato in alcune dinamiche. Le novità comunque non mancano nemmeno in termini di modalità di gioco, tra cui spicca una rivoluzione delle modalità competitive quali Weekend League e Division Rivals e tanto altro, che sicuramente faranno la felicità (ma anche l’opposto, in alcuni casi) di tantissimi videogiocatori. Se siete curiosi di scoprire tutti i dettagli su FIFA 22, comunque, non vi resta che proseguire con la lettura della nostra recensione!

Il calcio a portata di pad

Parliamoci chiaro, per un titolo calcistico e soprattutto per una produzione vogliosa di provare a reinventare diverse dinamiche strutturali, l’aspetto più importante non potrebbe essere che quello relativo al gameplay. Electronic Arts non ha annunciato grandi rivoluzioni e del resto non le ha portate ma ha saputo rinnovare (non sempre in maniera riuscita però, attenzione) in maniera evidente alcune soluzioni ludiche, portando su schermo un prodotto pad alla mano profondamente differente rispetto a quello visto negli ultimi anni.

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Il passaggio alla tecnologia Hypermotion, in esclusiva per le versioni next-gen del gioco, ha modificato profondamente alcune delle dinamiche più importanti del gioco andando così a segnare un grosso solco tra il capitolo annuale e quelli precedenti. Per quanto a un occhio meno allenato FIFA 22 potrebbe sembrare molto simile a FIFA 21, in buona sostanza, la realtà dei fatti è molto diversa e questa cosa risulta evidente sin da subito, specialmente per chi come chi vi scrive ha giocato oltre 3000 partite su FIFA 21 e non parliamo di cambiamenti marginali, anzi. Ci sono bastate veramente pochissime partite per capire quanto il team di sviluppo abbia voluto modificare profondamente l’aspetto ludico della produzione, rimanendo però legati ai dogmi principali della produzione senza stravolgerli più di tanto ma comunque alterandoli in alcuni casi pesantemente.

La prima “vittima”, in senso positivo o negativo in base al punto di vista, sono le skill, che negli ultimi 3-4 capitoli della saga hanno sempre rappresentato una parte fondamentale del successo dei giocatori, che quest’anno sono state pesantemente ridimensionate sull’altare di un “realismo” più concreto e marcato. Sia chiaro, FIFA 22 rimane fondamentalmente un titolo spettacolare e votato al divertimento più che alla credibilità ma le modifiche apportate all’ossatura del gioco in tal senso risultano in alcuni passaggi anche molto evidenti. Proprio il discorso legato alle skill si appoggia ad altri fattori molto importanti che sono stati rivisitati, che vanno a impattare profondamente su questo aspetto del gioco e in generale su tutta la costruzione della manovra, in questo caso offensiva ma anche sull’altro lato del campo.

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Le skill, infatti, oltre a essere meno efficaci proprio in maniera intrinseca si vanno a schiantare con tre fattori principali che in questo FIFA 22 hanno subito una rivisitazione importante: la CPU avversaria, la fisica della palla e la fluidità generale degli atleti in campo, impreziositi da una quantità di animazioni sempre più esorbitante. Il diverso ritmo del gioco ma anche degli stessi corpi degli atleti, che si muovono in maniera più veritiera e soprattutto organizzata e riflessiva in mezzo al campo, rendono la costruzione della manovra meno funambolica e diretta, poiché proprio la “classica” frenesia nell’approcciare il gioco, paradossalmente, può risultare quest’anno una spada di Damocle difficile da sopportare.

Grazie alla tecnologia Hypermotion (noi però la chiamiamo anche CPU) il team di sviluppo messo su un’IA avversaria (ma anche alleata, sia chiaro) molto più consapevole di se stessa in mezzo al campo, cosa che si avverte in particolar modo nella fase difensiva, negli ultimi anni sempre più uno dei punti più oscuri e complicati da valutare della produzione targata Electronic Arts. La nuova fase difensiva, figlia proprio del passaggio al nuovo motore grafico, risulta molto più “ingombrante” ma funzionale e si avverte semplicemente osservando proprio i giocatori mossi dall’intelligenza artificiale, che finalmente si muovono in maniera più armoniosa e intelligente sul rettangolo di gioco, lasciando veramente pochi spazi alle scorribande avversarie. Questa nuova gestione della difesa viene agevolata anche da una lunga serie di nuove movenze di cui i giocatori sono in possesso, che li rendono chiaramente più reattivi e pronti a intervenire nelle diverse situazioni di gioco, specialmente quando il giocatore tende ad alzare la difesa in maniera troppo decisa senza preoccuparsi delle conseguenze.

FIFA 22

Oltre alla fase difensiva, molto più “manuale” ma allo stesso tempo automatica, grazie alla maggiore affidabilità dei compagni di squadra, Electronic Arts con FIFA 22 ha lavorato duramente anche su un’altra delle criticità più evidenti della produzione: i portieri. Come già anticipato in fase di avvicinamento alla release definitiva, il team di sviluppo ha svolto un grande lavoro sugli estremi difensori, che in particolare nelle ultime due edizioni del brand sono risultati a dir poco non all’altezza della situazione, in maniera anche fin troppo ingiusta. Con FIFA 22 la musica è cambiata in maniera radicale, con gli estremi difensori che risultano dei veri e propri muri umani davanti alla porta, quasi indipendente dall’overall del giocatore in sé. Dotati di una lunga serie di movenze aggiuntive e soprattutto di un’IA molto più evoluta questi ultimi si rendono protagonisti di interventi incredibili, risultando quasi insuperabili nell’uno contro uno e nelle conclusioni ravvicinate, dando così grande sicurezza a tutto il reparto arretrato.

Le buone intenzioni non sempre pagano

Tutto molto bello? Probabilmente potrebbe sembrarlo ma, in realtà, non è affatto così. Partendo proprio dagli estremi difensori, è doveroso segnalare che la loro incredibile bravura nell’opporsi alle conclusioni ravvicinate, onestamente eccessiva e in più di un’occasione ai limiti del credibile, si contrappone ad una incredibile quantità di svarioni nel respingere le conclusioni da fuori area, quest’anno straordinariamente efficaci, soprattutto se affidate al green led delle finalizzazioni a tempo perfette.

In tali occasioni i portieri risultano quasi sempre incapaci di leggere la traiettoria della palla, finendo per farsi trovare impreparati sia a livello di reattività sia di posizionamento, dando vita così a sbilanciamenti improvvisi (anche negli esiti delle gare online, chiaramente) forse anche più evidenti che negli anni scorsi. Nel momento in cui vi scriviamo (ci aspettiamo una patch “correttiva” a breve) riuscire a valutare il lavoro svolto sui portieri, per forza di cose, risulta veramente complesso e ci auguriamo che nel più breve tempo possibile si possa trovare un equilibrio finalmente a pochi passi ma che deve comunque essere ancora raggiunto.

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Discorso analogo ma comunque differente va fatto per quanto concerne la sopracitata fase difensiva, quest’anno veramente super efficace, forse, anche troppo. La CPU che muove i giocatori senza palla è molto aggressiva e veloce nel leggere le situazioni di gioco, anche quelle più complesse, in maniera però talvolta fin troppo eccessiva. Si passa un po’ da un estremo all’altro, così come per i portieri per intenderci, con la conseguente nascita di situazioni ugualmente incoerenti e poco realistiche, in cui si assiste alla quasi completa incapacità anche degli atleti più importanti come Mbappè, Neymar e via dicendo di superare i propri opponenti, anche quelli più modesti. Ciò è chiaramente dovuto da una CPU innaturalmente fin troppo abile ma soprattutto aggressiva, in grado di pressare per tutto il tempo e di leggere le linee di passaggio sempre e comunque, costringendo il giocatore ad affidarsi a soluzioni da fuori che, come detto prima, finiscono spesso per sorprendere il portiere avversario, a patto però di superare i fastidiosissimi auto block che anche quest’anno, al netto del cambio engine, tornano a bussare alla porta dei giocatori.

Il tutto si unisce a un ritmo di gioco volutamente rallentato, in cui si fa più fatica ad andar via in velocità anche con i soliti noti, il che chiaramente non sarebbe un male, se non fosse però che messi tutti nel calderone questi elementi generano un risultato probabilmente opposto o comunque diverso di quanto desiderato.

L’attacco è la miglior difesa?

Per forza di corse, è evidente che anche la fase offensiva, in questo FIFA 22, ha subito una forte rivisitazione rispetto ai capitoli degli anni scorsi. Sia chiaro, il ritmo di gioco risulta sempre forsennato e incessante ma a cambiare è la concezione stessa della creazione delle occasioni da gol. Come dicevamo prima, affidarsi alle solite scorribande degli atleti più rapidi quest’anno non è per forza di cose una mossa vincente, anzi, sia per le caratteristiche elencate poco sopra sia per la volontà del team di sviluppo del dare alla costruzione della manovra una diversa concezione, basandosi ancora sulle maggiori capacità dei calciatori virtuali mossi dall’Hypermotion. Grazie anche da una fisica della palla più pesante e credibile (salvo qualche raro caso in cui risulta esattamente l’opposto, tipo coi rinvii dei portieri) la costruzione dell’azione risulta più lenta e meno spedita, cosa che mette in mostra un aspetto se vogliamo diverso del titolo rispetto ai suoi predecessori, decisamente più votati all’arrembaggio e meno “riflessivi”. Per intenderci, ora il giro palla è la via migliore per arrivare sotto porta, cosa che dà nuova linfa a tutto il meccanismo ludico della produzione, in particolare dando uno sguardo ai giocatori presenti in game.

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Con questo gameplay riprendono importanza i giocatori anche più lenti ma più abili coi passaggi o difensori più forti fisicamente ma meno rapidi, sia offline sia online, cosa che non può che far piacere a una fetta d’utenza, da sempre desiderosi di assistere a questa piccola rivoluzione che quest’anno, seppur in piccolissime dosi, ha iniziato ad affacciarsi sui server di gioco. Sfortunatamente, però, non tutto funziona a dovere. Complice ancora una volta l’aggressività eccessiva dell’IA avversaria questa volontà di spingere il ritmo di gioco in una direzione diversa risulta per certi versi una limitazione, con il risultato, spesse volte, di assistere a manovre impastate e difficili da portare a termine, anche proprio per la maggior pesantezza sia della palla sia degli atleti in campo. Tuttavia, questo nuovo aspetto portato da FIFA 22 non è da sottovalutare, né da bollare come un fallimento, anzi. Siamo infatti convinti che, nonostante tutto, costruire l’azione sia molto più appagante e intrigante, e siamo anche sicuri che nel prossimo capitolo magari facendo attenzione alle criticità segnalate in precedenza, il risultato finale possa essere veramente molto interessante e, soprattutto, possa rappresentare un forte cambio di rotta rispetto ai capitoli precedenti.

Divertimento per tutti i gusti

FIFA 22, così come tutti i suoi predecessori, possiede un elemento su cui nessuno può veramente discutere: la ricca offerta di contenuti. Anche quest’anno, infatti, l’offerta contenutistica del colosso di Electronic Arts è esorbitante e soprattutto è in grado di pensare veramente a ogni tipologia di giocatori. Per gli amanti del calcio spettacolare, orfani del fu FIFA Street, torna quest’anno, in maniera più prepotente rispetto alle ultime edizioni, la Modalità Volta Football, impreziosita da una serie di miglioramenti sicuramente non rivoluzionari ma comunque molto intriganti. Il principale di essi riguarda sicuramente il sistema di progressione, che si basa non soltanto su un classico sistema con uno skill tree ma anche su delle abilità speciali uniche a seconda delle esigenze del giocatore, il che può generare sicuramente una buona varietà all’interno delle partite e nell’avanzamento generale del vostro alter ego. Le novità però non finiscono qui, e si estendono all’introduzione di alcuni divertenti mini giochi nel “mini gioco” come il calcio tennis e altre ancora, ideali per chi è alla ricerca di un gioco divertente e spensierato con cui passare qualche ora in compagnia di amici o in solitaria.

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Oltre alla modalità Volta, FIFA 22 offre ora più possibilità per chi vuole cimentarsi col calcio femminile, introducendo qualche piccola aggiunta strutturale con la possibilità di prendere parte ad alcuni tornei, in cui è possibile selezionare alcune delle nazionali calcistiche più famose del mondo. Anche per il quanto riguarda il Pro Club, modalità molto cara a tantissimi giocatori, è doveroso segnalare l’introduzione di alcune piccole novità, sicuramente però, ancora una volta, non rivoluzionarie ma comunque funzionali. I giocatori quest’anno possono godere di un matchmaking molto più rapido e preciso che riesce ad abbinare in maniera più consapevole i giocatori in base al loro reale livello di abilità, legato a sua volta all’introduzione di un sistema di progressione molto simile a quello di Volta. Da quest’anno, infatti, ogni avatar può avere accesso a un albero delle abilità da ampliare di partita in partita, con la possibilità di ampliare le skill con dei perk esclusivi che danno al giocatore attributi extra.

A questo si aggiunge un sistema di personalizzazione più ampio rispetto al passato, molto più vicino alle altre modalità di gioco ma che comunque non incide attivamente sul gioco vero e proprio ma si limita a una valenza meramente estetica. In ogni caso, comunque, per gli appassionati della modalità in questione l’appuntamento con la “rivoluzione” è ancora rimandato, poiché le nuove aggiunte sono sì interessanti ma non riescono a risultare veramente incisive a trecentosessanta gradi.

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FUT e Carriera: tra novità e le solite (in)certezze!

In questo mare di possibilità videoludiche a spiccare però sono le solite regine del panorama di FIFA: la Carriera Allenatore e il FUT. Le due principali iterazioni calcistiche in questo FIFA 22 vivono di una concezione fondamentalmente conservativa nella loro struttura, in cui a offrire le novità più importanti è quest’ultima, le cui novità però sono “limitate” alla sfera competitiva e ludica piuttosto che all’ossatura generale vera e propria. Prima di addentrarci nelle novità relative al FUT vogliamo analizzare prima quelle relative alla modalità Carriera, sicuramente interessanti ma comunque più marginali.

La novità più importante relativa alla Carriera Allenatore riguarda la possibilità di creare un team completamente da zero per iniziare la propria avventura, un po’ come avveniva con la cara Master League dei bei tempi sul fu PES. Una volta avviata la creazione del team, di cui è possibile selezionare liberamente divise, stemmi, colori sociali e dello stadio, attraverso una selezione preimpostata discretamente numerosa, il gioco vi offre la possibilità di andare a modificare diversi aspetti del nuovo Club, con un impatto sicuramente importante con quella che sarà l’esperienza di gioco.

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In questa fase è possibile andare a modificare parametri importanti quali il potenziale della squadra, l’età media e le aspettative dirigenziali, creando così un ecosistema personalizzato e appagante per tutte le tipologie di giocatori. Le differenze generate da queste diverse impostazioni, sul lungo periodo, sono certamente tutte ancora da valutare ma possiamo già dirvi che abbiamo avvertito fortemente la sensazione di “partire da zero” generata da questa nuova modalità di affrontare la carriera, a cui è doveroso approcciarsi in maniera più intelligente e “manageriale”, andando a tenere sotto controllo tutta la gestione della squadra.

Considerando poi che è possibile gestire anche il budget di partenza del team, la Carriera Allenatore di FIFA 22 può risultare una sfida super intrigante per ogni tipologia di giocatore, chiaramente con un occhio di riguardo per chi ha voglia di mettersi in gioco a livelli più elevati. Chiaramente è possibile scegliere anche un club esistente per avviare la Carriera ma in tal modo si va a levare quella che è la grossa fetta di novità della modalità in questione poiché, per il resto, le differenze rispetto a FIFA 21 sono sicuramente minime. Fondamentalmente, infatti, di cose nuove a parte la creazione del club non ce ne sono, con il team di sviluppo che ha deciso di puntare sul migliorare alcuni aspetti critici della precedente iterazione.

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Parliamo ad esempio di una gestione del mercato un tantino più realistica e un’interazione con i vari giocatori un minimo più credibile ma si tratta comunque di modifiche nel complesso marginali e che ne riguardano alcune meccaniche che, nel prossimo futuro, speriamo di ritrovare in forma diversa e più al passo coi tempi.

Questo è Ultimate Team: il calcio (non) per tutti!

Inutile girarci intorno, il vero motore della macchina chiamata FIFA 22 si chiama Ultimate Team, quest’anno pronto ai nastri di partenza forte di una discreta quantità di novità relative in particolare alla sfera competitiva della modalità regina del mercato videoludico degli sportivi.

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Da un punto di vista delle modalità nella modalità e nella creazione del team, compresa la gestione delle immancabili SBC, Ultimate Team si dimostra perfettamente in linea con quanto visto negli anni scorsi, con le novità più importanti che vanno a intaccare principale le modalità competitive per eccellenza: le Division Rivals e la Fut Champions. Con FIFA 22 il team di sviluppo ha rivoluzionato la progressione di entrambe le modalità, cercando di venire incontro alle richieste della community e alla esigenze di ogni tipologia di utenza.

Per fare ciò i ragazzi di Electronic Arts hanno tirato su un sistema di progressione differente e più “longevo” che cerca di accontentare in particolare quei giocatori che non hanno molto tempo a disposizione ma anche per cercare di bilanciare meglio il divario in campo tra i vari atleti coinvolti.

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Per fare ciò EA ha creato un sistema di ricompense e di avanzamento stagionale e non più settimanale, con i giocatori che dovranno scalare le divisioni attraverso un sistema di punti che consente il passaggio tra una divisione e l’altra, passando per dei checkpoint che servono per non perdere i progressi raggiunti in una determinata divisione. In base alla divisione raggiunta e alle vittorie centrate in quella settimana specifica il gioco poi consegnerà ai giocatori i classici premi settimanali, che vanno a unirsi a quelli mensili, che richiedono il raggiungimento di determinate “Milestone” che spesso e volentieri consistono semplicemente nel giocare un determinato numero di match, indipendentemente dal risultato finale.

Giocando la Rivals, come sempre, si accumulano poi punti per la Weekend League, che quest’anno però non sarà disponibile subito e per tutti. Una volta totalizzati i punti necessari per l’accesso alla modalità competitiva (1500 punti) non entrerete direttamente nel vivo della competizione bensì ai Playoff, giocabili tranquillamente durante tutto l’arco della settimana, che rappresentano lo scoglio finale per accedere alle finals vere e proprie, giocabili come da tradizione nel weekend, con un numero di partite ridotto però da 30 a 20.

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Per accedere alle fasi finali bisogna totalizzare 24 punti, con ogni giocatore che ha disposizione 9 partite per centrare l’obiettivo. Ogni partita vinta offre ai giocatori 4 punti qualificazione, mentre la sconfitta ne offre 1. Ciò vuol dire che servono 5 vittorie per accedere alla competizione finale, riscattabili però in qualunque momento e non per forza in quella settimana. Questi accorgimenti sono stati pensati per far risultare il tutto più accessibile ma hanno generato un effetto se vogliamo diverso e meno positivo sull’ambiente di gioco.

In primis il tutto è diventato molto “competitivo”, il che non è un male sia chiaro ma ha creato un ambiente di gioco ancor più asfissiante, in cui ogni partita risulta una piccola finale, che mette a dura prova i nervi di tutti i giocatori. In secondo luogo, il sistema di progressione delle Rivals tende a creare momenti di stagnazione molto evidenti in cui i giocatori rimangono bloccati in un limbo senza riuscire a progredire né a retrocedere, poiché il livello si azzera a ogni stagione e non ogni settimana.

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A chiudere il cerchio, dal nostro punto di vista negativo, ci pensano poi i premi vari, quest’anno fin troppo risicati e che non premiano lo sforzo fatto dai giocatori per centrare i vari obiettivi settimanali e stagionali, offrendo delle ricompense sin troppo risicate. Sia chiaro, negli scorsi capitoli succedeva forse l’esatto contrario ma non ci aspettavamo di passare da un estremo all’altro in maniera così evidente. Anche le ricompense dello Squad Battles sono state pesantemente ridimensionate cosa che potrebbe scoraggiare i giocatori meno incalliti o comunque coloro che non spendono valuta reale in game per acquistare pacchetti per potenziare le proprie squadre. Fortunatamente però il gioco è ricco di obiettivi da portare al termine per sbloccare pacchetti vari, utilissimi per migliorare il proprio team ma sicuramente non in grado di risultare un’alternativa veramente valida al fenomeno del pay-to-win.

Nel complesso, comunque, le varie modifiche apportate hanno il loro potenziale ma siamo convinti che almeno il sistema di reward andrebbe un attimino rivisto, per evitare che i giocatori possano scoraggiarsi e abbandonare anzitempo i server di gioco.

fifa 22

Luci (e ombre) a San Siro!

Da un punto di vista tecnico e grafico il nuovo FIFA 22, sorretto dal nuovo motore grafico, porta sugli schermi dei possessori delle console di nuova generazione un prodotto che conserva quella volontà del team di sviluppo di migliorare senza rivoluzionare, con buoni risultati. Il colpo d’occhio generale offerto dal titolo è infatti molto buono, con i modelli poligonali dei giocatori, sia quelli principali sia quelli secondari, molto più curati, sia a livelli di movenze sia sul piano più “pratico”, partendo dalla resa in campo, dalle proporzioni e dal comportamento dei giocatori sul rettangolo di gioco, chiaramente con un focus principale sugli atleti più illustri, che godono anche di un sistema di scan face più preciso e sempre più fotorealistico.

L’aumento dell’IA degli atleti non impatta soltanto a livello di gameplay ma anche sul piano tecnico e visivo, in cui grazie alle nuove possibilità offerte dall’Hypermotion il tutto sembra molto più credibile e realistico. I giocatori infatti si muovono in maniera più coerente e armonioso su un rettangolo di gioco virtuale allo stesso tempo più credibile e curato, in cui si assiste agli effetti del passaggio dei minuti di gioco con situazioni quali deterioramento del campo e via dicendo, che non incidono sul gameplay ma che comunque donano un’immagine più armoniosa a tutta la struttura.

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Electronic Arts ha lavorato anche sugli elementi di contorno, quali pubblico e resa degli elementi di sfondo, sempre più parte integrante dell’ecosistema ludico e audiovisivo, che si conferma, in termini pratici, con un target fissato sui 4K e i 60fps stabilissimi su console di nuova generazione.

La compagnia canadese ha oltretutto rivisto in maniera anche piuttosto evidente la gestione dell’illuminazione, che però per quanto sia parte integrante dei miglioramenti più evidenti del gioco si “macchia” di alcuni svarioni, specialmente su alcuni tipi di impianti di gioco e in determinate condizioni climatiche. In questi casi la resa cromatica del gioco risulta mal bilanciata, con alcuni colori o troppo caldi o troppo freddi, che rendono il colpo d’occhio a tratti irrealistico, come se il tutto fosse rivestito da un effetto cell shading per certi versi anche fastidioso. Chiaramente non si tratta di niente clamorosamente invalidante ma forse si poteva fare qualcosina in più in tal senso.

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Qualcosa in più che però è stata fatta per quanto riguarda il supporto al DualSense, intrigante e appagante pur senza rivoluzioni particolari. Electronic Arts ha spinto molto sul far respirare calcio anche a livello sensoriale ai giocatori PlayStation grazie proprio al nuovo pad, che restituisce ai giocatori elementi quali la stanchezza, il tocco del pallone, il tiro e in generale tutti i tipi di movimenti e contrasti vari.

In primis è proprio la resa delle collisioni a risultare molto “sentita” impugnando il controller ma anche l’affaticamento progressivo dei giocatori, con il pad che simula una sorta di battito che sta proprio a segnare l’indice di resistenza dei vari giocatori. Certo, non si tratta di nulla di impattante veramente sul gameplay ma sono delle piccole migliorie che aiutano a far respirare aria di next-gen in maniera più sentita.

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Questo aspetto viene impreziosito anche dai menù, resi molto più moderni a livello estetico che, ancora una volta, senza rivoluzionare il tutto rendono l’esperienza di gioco più piacevole. Chiosa finale sul comparto audio: grazie alle possibilità della nuova ammiraglia di Sony la resa sonora diventa più immersiva e aiuta il giocatore a sentirsi sempre di più parte integrante del gioco, per un risultato finale sicuramente intrigante e che getta le basi per un futuro promettente.

Discorso diverso per la telecronaca, ancora una volta affidata all’ottimo Pierluigi Pardo che però quest’anno verrà accompagnato dall’interessantissima new entry Daniele “Lele” Adani. Per quanto sulla carta la coppia sembri meravigliosa, in realtà la telecronaca rimane fondamentalmente di contorno e specialmente Adani gode di pochissime frasi e soprattutto sembra avere poco spazio, parlando soltanto in rare occasioni. Ci auguriamo che già dalla prossima stagione questo aspetto possa godere di un’attenzione maggiore anche perché il potenziale c’è.

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FIFA 22 non è il titolo rivoluzionario che qualcuno avrebbe potuto aspettarsi ma riesce comunque a segnare un grosso solco col passato sotto diversi aspetti. Il gameplay, ad esempio, ha fatto registrare dei passi avanti importanti ma le “nuove” lacune mettono il luce quello che è un lavoro comunque ottimo, che necessita però di un percorso di perfezionamento importante, proprio per evitare di ripetere gli errori commessi nel passato, specialmente per quel che concerne l’IA dei portieri e l’IA della CPU in fase difensiva. Le modifiche marginali apportate alla Carriera e alla gran parte delle modalità sono comunque dei segnali positivi ma ci aspettiamo qualcosa in più già dal prossimo capitolo. Anche le novità di Ultimate Team risultano molto interessanti ma siamo convinti che, anche stavolta, il tutto andrebbe in qualche modo rivisto, per cercare di evitare di creare uno sbilanciamento generale, tanto temuto nelle ultime stagioni, e che proprio con queste novità voleva essere allontanato, col rischio però di trovarsi per le mani l’effetto opposto. Nel complesso comunque possiamo rassicurare tutti gli appassionati del brand: FIFA 22 vi farà compagnia per tutto l’anno con tante cose da fare ma per la vera “rivoluzione” bisognerà attendere ancora.

8

Pro

  • Gameplay più curato e in forte contrasto col passato
  • Fase difensiva migliorata, con l'IA molto più consapevole di sé in mezzo al campo
  • Portieri più reattivi e meno facili da sorprendere (in alcuni casi fin troppo!)
  • Graficamente notevole, con tanti passi avanti sia nelle animazioni sia nella riproduzione degli atleti
  • Si può creare un club da zero nella Carriera Allenatore!
  • Volta, Carriera giocatore e Pro Club più ricche di contenuti...

Contro

  • ... ma ancora lontane dalle richieste dei giocatori
  • Poche novità alla Carriera al netto della possibilità di creare il club
  • Le novità delle Rivals e del FUT Champions spingono il gioco sempre più in direzione dei player più abili
  • FUT Champions rimasto sostanzialmente invariato
  • IA dei difensori e dei portieri, per quanto migliorata rispetto all'anno scorso, da rivedere, poiché troppo efficace
  • Alcune animazioni risultano "impastate" e rallentano le azioni
  • Telecronaca di Adani complessivamente anonima
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