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Fire Emblem Engage – Recensione

Recensito su Nintendo Switch
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Quello con Fire Emblem Engage è stato un lungo viaggio dal sapore ambiguo, che ha comunque saputo accompagnarmi durante tutto il periodo delle festività natalizie. Il nuovo capitolo della saga JRPG di stampo strategico ha saputo regalarmi decine e decine di ore di divertimento e appagamento grazie alla solita formula creata da Intelligent System sempre più vincente e ben levigata, che si fonde con una struttura complessivamente solida. Forte di una formula ormai divenuta leggendaria però, la software house nipponica sembra aver posto troppa attenzione sulla parte ludica del prodotto, finendo con il perdere di vista talvolta in maniera incomprensibile quella che è la componente narrativa del progetto che, sinceramente, ho faticato fortemente a seguire durante le oltre 57 ore di gioco passate in compagnia di Alear e dei suoi alleati. Sia chiaro, Fire Emblem Engage non è assolutamente un brutto gioco, non pensatelo nemmeno per un secondo, ma come temevo compie un passo indietro evidente rispetto al monumentale Three Hopes, almeno sul piano narrativo e tematico, che in questo nuovo capitolo del brand appaiono più “di contorno” di quanto si potesse immaginare, ed è un peccato. A memoria fatico a trovare un character design tanto curato (visivamente) e una batteria tanto ampia di personaggi potenzialmente unici, ed è proprio per questo motivo che ci sono rimasto male nel vedere tutto un po’ sprecato e lasciato al caso.

Nel complesso comunque, posso tranquillizzare quelli che a questo punto potrebbero avere qualche mancamento: Fire Emblem Engage è sicuramente uno dei Fire Emblem più completi e ricchi di sempre sul piano ludico, e al netto delle limitazioni di cui vi ho parlato, saprà comunque accompagnarvi in un lungo viaggio che però potrebbe essere meno emozionante di quanto vi sareste aspettati.

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Il risveglio del Drago Divino e del Drago Maligno

Il titolo del paragrafo che ho scelto è l’emblema del mio malcontento. L’ho scelto apposta, proprio per rimarcare quello che secondo me è il “problema” principale della produzione: la storia di fondo e il modo in cui viene narrata. Sin dai primi minuti di gioco ho iniziato a temere fortemente di essere di fronte a un titolo dalla componente narrativa eccessivamente debole, derivativa e a tratti quasi caricaturale, e questa sensazione si è trasformata in convinzione di capitolo in capitolo, senza mai abbandonarmi fino ai titoli di coda. Fire Emblem Engage è un prodotto molto lineare narrativamente parlando, che vive di pochissimi colpi di scena, tutti comunque molto prevedibili, e che mi ha ricordato gli stilemi di una tipica fiaba per bambini. Il protagonista, simbolo del bene ma tormentato da un oscuro passato, si scontra con il male, tra castelli in rovina, principesse guerriere, regni da onorare e alleanze da consolidare, in una struttura che non fa altro che arricchirsi di nuove informazioni soltanto a livello quantitativo ma (quasi) mai su quello quantitativo.

Fire Emblem Engage

È veramente strano: dopo aver giocato 57 ore circa faccio veramente fatica a ricordare un solo personaggio che abbia in qualche modo catturato il mio interesse sul piano narrativo, e lo dice uno che è cresciuto a pane, manga e anime, e che si affeziona molto facilmente a quello che vede (o legge) sul piccolo schermo. Fire Emblem Engage fallisce proprio qui e lo fa portando sui piccoli schermi di Switch un titolo troppo anacronistico sul fronte tematico, che pone troppo l’attenzione sulla bellezza e sugli sfarzi estetici dei suoi protagonisti, che risultano però spaventosamente poveri dal punto di vista del carattere e dell’ideologia di base. Il viaggio di Alear è a dir poco prevedibile, e non basta la scelta di attingere a piene mani dai capitoli passati del brand per aiutare il titolo a risultare più interessante sotto questo punto di vista.

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La conquista degli Anelli degli Emblemi è infatti una sorta di espediente sia per ampliare il cast sia per far compiere ai giocatori un lungo viaggio nei ricordi (gli Emblemi rappresentano gli eroi dei vecchi capitoli), ma sfortunatamente il pacchetto complessivo è talmente debole che non riesce a migliorare la situazione. La stessa fragilità costruttiva l’ho riscontrata anche nella cura e nell’attenzione ai meccanismi di contorno tipici di una produzione del genere. Ricordate gli interessanti dialoghi “accessori” di Three Hopes? Quelli relativi, per intenderci, al sistema di legame, sostegno e via dicendo, che davano però anche tante informazioni sui personaggi e facevano da ossatura alla loro caratterizzazione? Ebbene, anche qui sono presenti, ma sono palesemente più “abbozzati” e decisamente meno interessanti.

Come dicevo prima, tutto sembra talmente tanto ovvio e scontato da finire con il non essere quasi mai interessante, e anche quando si prova a empatizzare con uno o un altro membro del cast ci si accorge che in qualche modo si è di fronte a un prodotto che non si è sforzato più di tanto nel creare una batteria di eroi e villain interessanti. La storia, comunque, piacerà agli amanti del fantasy, a quelli che leggono comunque volentieri un libro pur sapendo di non doversi aspettare nessun colpo di genio, perché comunque i crismi del genere ci sono tutti, peccato però che si poteva e si doveva fare decisamente di più, soprattutto dopo i grandissimi traguardi raggiunti con Three Hopes, che sul piano narrativo risulta, oggi ancor di più, praticamente inarrivabile.

Fire Emblem Engage

Engage!

Con una potenza diametralmente opposta a quella dell’impianto narrativo l’aspetto ludico della produzione mi ha colpito come un novello Tyson, dritto in faccia. Mi sono realmente barricato in casa per poter giocare il più possibile, ho portato Nintendo Switch Oled con me nei posti più impensabili, proprio perché il desiderio di massacrare le orde di Aberrazioni di Lord Sombron era, ed è ancora, troppo forte, al netto dei grandi limiti sopracitati in termini di direzione narrativa e tematica. No, Fire Emblem Engage non ti spinge a giocare per sapere come andrà a finire la storia, ma ti polverizza la volontà e ti rapisce grazie al suo gameplay, sempre molto classico ma puntellato con una cura maniacale, che rende l’esperienza di gioco, specialmente per gli appassionati di vecchia data, a dir poco sublime.

L’aspetto che mi ha colpito di più, in tal senso, è il sistema di classi, sempre molto simile per quanto concerne il suo sviluppo e il suo modo di essere, ma incredibilmente importante nell’economia degli scontri e delle battaglie. Il livello di sfida di Fire Emblem Engage è sempre piuttosto ben bilanciato, ma come da tradizione per la serie vive di una curva di difficoltà lineare, che aumenta la sua “cattiveria” con il passare dei capitoli.

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Certo, più di una volta mi sono imbattuto in picchi di difficoltà a volte ingiustificabili, ma che ho comunque superato proprio grazie alla mia conoscenza del titolo, del suo gameplay e, appunto, all’utilizzo sapiente delle classi e delle loro caratteristiche. Posto che il funzionamento di base è molto simile al passato, con le nuove classi che si sbloccano una volta raggiunti determinati parametri con quelle precedenti, a farmi felice è stato proprio il vedere la netta differenza di efficacia di esse, spesso e volentieri in grado di “spaccare” gli scontri in maniera imponente. Cambiando classe cambia radicalmente l’approccio agli scontri e si aprono grandi libertà per il giocatore, che è sempre più padrone di far suo un sistema di gioco che gli cresce intorno continuamente. Fire Emblem Engage ritocca anche il sistema di movimento sulla “scacchiera” con nuovi espedienti e diversi accorgimenti pensati proprio per ampliare la mobilità dei personaggi sul campo di battaglia.

Alcune classi, come quelle volanti o quelle “a cavallo”, sono avvantaggiate in questo senso, come sempre, ma in generale è tutto il movimento che mi è parso più “libero” e aperto, cosa che rende gli scontri sia più belli da vedere e da vivere sia comunque anche più complessi.

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A giocare un ruolo fondamentale negli scontri, oltre alle classi, è anche l’aspetto legato agli Emblemi e alla dinamica dell’Unione, così come quella degli Emblemi “minori”. Parto con ordine: avete presente il recente Xenoblade Chronicles 3? Perfetto, l’Unione di Fire Emblem Engage funziona più o meno così. Per permettere ai personaggi di “unirsi” è necessario prima assegnare nell’apposito menù l’Emblema scelto nell’apposito spazio dedicato a uno dei personaggi del gioco, in totale libertà e senza alcun tipo di vincolo (tranne un caso specifico di cui però non voglio anticiparvi niente), cosa che permette al personaggio scelto di godere del potere di uno dei grandi eroi del passato della serie. Tramite l’Unione, oltre a una modifica dell’aspetto estetico, l’avatar selezionato ottiene nuove tecniche, possibilità diverse in termini di moto e in generale un piccolo boost alle statistiche di base, cosa che chiaramente lo rende più forte una volta avviato l’Engage. Certo, non è possibile rimanere “uniti” per tutto il tempo che si desidera, ma tramite il ritrovamento di alcuni oggetti sparsi per le arene è possibile prolungare l’effetto della tecnica.

Gli Emblemi, come dicevo prima, permettono anche di ottenere grazie al loro potere degli Emblemi minori, che possono essere equipaggiati con le stesse dinamiche dagli eroi. Questi emblemi però non offrono poteri speciali, ma “solo” un boost alle statistiche di base, ma per questo motivo risultano comunque molto utili, specialmente nelle fasi più avanzate del gioco. Unire e perfezionare l’intesa tra un’Emblema e gli eroi permette anche di sbloccare delle importantissime abilità passive, e proprio a proposito di questo ho sviluppato un parere fondamentalmente contrastante.

In generale mi sarei aspettato una diversa importanza all’aspetto dell’Engage, soprattutto in termini di libertà di accoppiamento, che mi è sembrata un po’ troppo caotica e senza una vera logica. Sarò io a essere pignolo, ma non me la sento di lasciare questo dettaglio fuori dal discorso. Come avrete capito, comunque, di cose da fare ne avrete veramente a volontà e il gameplay vi divertirà veramente tanto e, senza mezzi termini, è certamente uno degli aspetti migliori della produzione.

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Libertà esplorativa, missioni secondarie, scaramucce e Somniel è ai vostri piedi

Prima vi ho parlato della volontà degli sviluppatori di rendere più centrale e importante l’aspetto ludico del gioco e questo aspetto si è palesato osservando la tipologia di attività secondarie disponibili, che prendono “di petto” il giocatore trascinandolo con sempre più convinzione sul campo di battaglia. Scaramucce, Aberrazioni oro e argento, finanche le Appendici sono tutte al servizio del gameplay e sempre meno della storia in sé, che ancora una volta sembra volersi e doversi sacrificare sull’altare di una componente di gioco predominante, assuefacente e sempre molto divertente. Se quest’ultime hanno mire narrative più generose, e talvolta introducono nuovi personaggi o approfondiscono il background di quelli già presenti, le altre sono pensate praticamente solo per aumentare l’esperienza delle truppe, sperimentare nuove classi o riempire le tasche del Drago Divino e delle sue truppe.

Una volta completate queste missioni è consigliato tornare al Somniel per verificare i progressi, acquistare nuovi oggetti e, spesso e volentieri, permettono anche di accedere ad armi esclusive ritrovabili soltanto affrontando determinate battaglie.

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A differenza dell’Accademia di Three Hopes, però, il Somniel offre meno libertà creative al giocatore. Le attività disponibili sono poche, e consolidare il legame tra i vari membri del cast è molto più semplice di quanto fosse in passato. Anche analizzando questa cosa ho capito sempre più chiaramente che Fire Emblem Engage vuole essere un videogioco il più possibile, e considerando anche la natura dell’esclusiva di Nintendo è chiaro quanto centri appieno questo obbiettivo. Lo ammetto: un po’ mi aspettavo questa scelta di Game design, però non posso storcere un po’ il naso, perché si è un po’ persa per strada la profondità “complessiva” raggiunta con il precedente capitolo del brand, che per me rimane a dir poco inarrivabile.

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Una sola parola: arte!

L’aspetto su cui ho veramente ben poco da dire è sicuramente quello tecnico e artistico. Fire Emblem Engage è un prodotto visivamente incredibile, sia sotto il profilo funzionale sia sotto quello della mera bellezza. Non ho mai visto un character design tanto bello e curato, che non ha nulla da invidiare ai migliori anime e manga del momento, e ne sono sempre più convinto ora che l’avventura è finita. Fire Emblem Engage è un tripudio stilistico e cromatico, e soprattutto rappresenta un netto passo avanti sul piano tecnico rispetto al suo predecessore, sia in termini di stabilità sia in termini di pulizia generale. Sia in modalità docked sia in modalità handled il gioco non ha mai avuto incertezze e si è dimostrato sempre splendido e coloratissimo da vedere e peccato che le tante ambientazioni diverse siano state sfruttate poco e male in termini ludici, con aree sempre troppo piccole e che non rendono l’idea di una vena artistica a dir poco smisurata. Quello che però mi ha un po’ deluso è il doppiaggio, soprattutto quello inglese.

Fire Emblem Engage


Fire Emblem Engage è un ottimo videogioco, un fierissimo esponente del genere e della serie, ma non è certamente il migliore della storica saga. L’ho trovato troppo debole narrativamente rispetto al suo predecessore, e per tal motivo non posso negare che lo reputo un deciso passo indietro da parte di Intelligent System. Sia chiaro, ludicamente e artisticamente è veramente clamoroso, ma ho trovato la voglia di concentrare tutto un po’ troppo sul campo di battaglia veramente eccessiva. Se amate il brand, comunque, state tranquilli: troverete sempre pane per i vostri denti, ma probabilmente se state cercando la prima killer app di Nintendo del 2023 bisognerà aspettare ancora.

8.3
Fire Emblem Engage è l'ultimo capitolo dell'ormai leggendaria saga. Grandioso sotto il profilo tecnico e del gameplay ma con più di una lacuna nella trama.

Pro

  • Gameplay totale e assuefacente
  • Character design spettacolare
  • Bello da vedere e tecnicamente molto valido

Contro

  • Trama inesistente, o quasi
  • Personaggi poco interessanti
  • Poche attività secondarie "valide"
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