.hack//Quarantine Part 4 – Recensione .hack//Quarantine Part 4

Con QUARANTINE va finalmente a concludersi la saga di .hack della Bandai. Nell’arco di circa un anno sono stati quattro i titoli usciti (compreso questo); una formula commerciale sicuramente particolare, ma che ha dato modo ai seguaci della serie di non aspettare molto tempo tra un capitolo e l’altro.
Se non conoscete la saga di .hack e siete qui solo per curiosità o per caso, vi consiglio di leggere le recensioni dei primi tre capitoli: .hack//INFECTION.hack//MUTATION.hack//OUTBREAK.

Pluto Again

Ancora una volta vestirete i panni di Kite e dei suoi compagni; per fermare la corruzione che imperversa per The World dovrete allearvi persino con gli amministratori del gioco stesso e riportare le cose alla normalità.
Per coloro che, dopo le rivelazioni del capitolo precedente, sono in attesa di sapere se l’ultimo gioco della serie risolve tutti i dubbi fluttuanti ancora in The World, la risposta è: sì.
Questo gioco farà coincidere ogni cosa, dallo strano comportamento di Mia alle intenzioni di Cubia, fino a capire totalmente la vera ragione della diffusione del virus.
Sappiate inoltre sin da ora che grande sarà l’inter-connessione con .hack//Sign e .hack//Liminality. Proprio il DVD di Liminality vi darà degli ulteriori dettagli della trama; non solo, ma ci sarà un episodio extra, denominato .hack//Gift che avrà luogo quattro anni dopo la fine del gioco vero e proprio.
La storyline di QUARANTINE è piena di rivelazioni e colpi di scena. Abbondanti saranno le sequenze non interattive a cui assisterete, nelle quali troverete anche una buona dose di azione.
La conclusione della saga sarà sicuramente soddisfacente per tutti i fans che hanno avuto la pazienza di seguirla fino ad ora, anche considerato il materiale video aggiuntivo.

A caccia di Virus

Ancora una volta le meccaniche di gioco saranno le stesse di sempre.
Niente è stato fatto per alleviare i difetti del gameplay originale del videogame, anzi, da un certo punto di vista alcuni di essi sono stati estremizzati. L’esempio più plateale è l’obbligatoria ricerca di Virus Core: ora ne saranno necessari molti di più per proseguire, e questo vi obbligherà a cercare nemici da sconfiggere per un tempo lunghissimo, spingendovi a volte a dover tornare nei vecchi dungeon. Questa tediosa pratica viene portata a livelli tali che saprà spazientire anche il giocatore più tollerante.
Anche i combattimenti sono ora più difficili, ma non tanto per un livello superiore di tattica richiesta, quanto semplicemente per il potenziamento dei nemici sul piano delle statistiche. In questo capitolo spesso vi imbatterete nei Data-Bug con una frequenza a volte disarmante, costringendovi a lunghe e frustranti battaglie.
Sotto questa prospettiva QUARANTINE può essere considerato il capitolo più difficile della serie, anche se per alcuni potrà essere classificato come il più tedioso, più che altro.
Per il resto le novità sono pochine.
Kite avrà un nuovo potenziamento per il suo guanto: il Drain Heart, che gli consentirà di ottenere oggetti rari da gruppi di nemici interi. Saranno disponibili nuove missioni, equipaggiamenti e incantesimi, ma anche nuovi nemici e boss. Inoltre, Mia, Elk e Mistral torneranno come membri del vostro party.
Non è stato aggiunto nessun nuovo mini-gioco riguardante i Grunty, ma potrete imbarcarvi nella “Item Collection”, cioè una raccolta di ogni tipo di oggetto possibile; certo, non è un granché come passatempo, ma potreste trovarlo abbastanza divertente.
Se dopo aver portato a termine il gioco e aver visto il suo finale con tutta probabilità non ci sarà nessuna ragione al mondo che vi spingerà a ricominciare il videogame daccapo, è da segnalare che ci sono alcuni buoni motivi per continuare la vostra partita anche dopo la fine. Uno per tutti i personaggi segreti, tra i quali ne troverete alcuni che i fan della serie di .hack sicuramente troveranno familiari.
 

Le dinamiche di gioco saranno sempre le stesse, non aspettatevi cambiamenti.

 

Grafico-sonoramente costante

E’ quasi imbarazzante descrivere ad ogni capitolo l’aspetto tecnico di questo tipo di titoli, dato che puntualmente rimane in linea di massima immutato.
Graficamente ci troviamo di fronte allo stesso tipo di qualità sempre vista e rivista. Per fortuna le nuove tecniche e incantesimi più spettacolari giocheranno un ruolo importante nell’impatto visivo del titolo.
Ancora una volta il design dei personaggi è davvero encomiabile, anche se persistono le solite leggerezze a livello di texture. Purtroppo la differenza di qualità grafica con titoli usciti nello stesso periodo si nota.

I brani della colonna sonora rimangono gli stessi già ascoltati durante i capitoli precedenti. Ci sono alcune novità abbastanza interessanti (come alcuni accompagnamenti di boss), ma la qualità non si distacca di molto dalla solita.
Il doppiaggio ha evidentemente fatto dei passi avanti rispetto ai primi capitoli; gli attori sembrano recitare le loro parti con più enfasi e convinzione, e molte incertezze di localizzazione sembrano essersi risolte.
Come sempre, comunque, è presente l’opzione per ascoltare il doppiaggio in lingua originale (giapponese).
 

L’avventura di Kite e dei suoi compagni giunge finalmente a termine.

 

The end of The World

In generale QUARANTINE è il titolo più longevo della serie, ma soprattutto perché le sessioni per i Virus Core e i combattimenti contro i Data-Bug vi terranno occupati più tempo di quanto avvenuto in passato, e sarebbe molto arduo considerare questo aspetto come un miglioramento.

Se siete arrivati a questo capitolo vuol dire che ormai avete accettato la saga di .hack per quello che è, quindi non vi è alcun motivo a questo punto per non acquistare anche il presente titolo e terminare la serie.
Troverete la storia e la sua conclusione sicuramente appagante; del resto il motivo principe per giocare ai quattro episodi fondamentalmente uguali dovrebbe essere proprio la trama.
Con .hack, la Bandai ha voluto tentare un iter commerciale con una formula senz’altro originale e complessa, ma molte ancora sono le riserve che uno sguardo critico deve mantenere. Se è vero che stigmatizzare la commercialità di un prodotto videoludico può essere un atteggiamento un po’ ingenuo, non lo è quando questa commercialità va a incidere sulla qualità del prodotto stesso.
Immettere sul mercato una serie di quattro titoli senza voler rinnovare e diversificare (un minimo) la formula del gameplay e il lato tecnico è stata sicuramente una mossa sbagliata da parte della Bandai, che in questo modo si è auto-preclusa la possibilità di rendere sempre migliori i capitoli, proponendo in sostanza giochi del tutto simili tra di loro e sfidando la pazienza dei seguaci della saga.
Da biasimare soprattutto la scelta di commercializzare tutti i giochi a prezzo pieno, considerando le minimali differenze che sussistono tra i capitoli (escludendo il lato della trama). Non è esagerato affermare che la serie di .hack sarebbe rientrata (eliminando le parti accessorie) benissimo in uno o due titoli al massimo.
Siamo di fronte quindi ad un caso in cui la commercialità è andata a intaccare la qualità.
Aldilà di questo c’è comunque da riconoscere che .hack ha proposto un mondo sicuramente originale e dalle tematiche affascinanti ed attuali, distinguendosi per il suo particolare stile che fino alla fine è riuscito a mantenersi valido ed accattivante. Questo non è poco per un gioco del suo genere.

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