Lego Batman: Legacy of The Dark Knight – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Lego Batman: Legacy of The Dark Knight, non serve un genio per capire che si tratti di una produzione a marchio Lego, lo si evince chiaramente dal titolo. Tuttavia, rimane molto difficile, per più di qualcuno, comprendere che la parola Lego non sempre è sinonimo di “gioco esclusivamente per bambini”. È un concetto che noto, con grande dispiacere, essere molto radicato: l’immaginario collettivo che si ha del mondo costruito a mattoncini e dell’umorismo tipico dei personaggi Lego è evidentemente questo.
Beh, Legacy of The Dark Knight prende questo pregiudizio e decide di scardinarlo in una quindicina di ore, in cui chi ne avrà voglia potrà godersi un titolo pensato per tutti: partendo, ovviamente, dai più piccoli, fino ad arrivare ai videogiocatori con qualche anno di esperienza in più sulle spalle.
Quello che ha creato TT Games è la celebrazione definitiva del mondo del Cavaliere Oscuro. Un caloroso tributo rivolto all’universo di Batman che tutti i fan aspettavano da più di dieci anni, ovvero dall’ultimo capitolo della trilogia di Arkham. Lego Batman: Legacy of The Dark Knight prende tutti i momenti più iconici della controparte cartacea e cinematografica e li catapulta nello strampalato universo Lego; il che non indebolisce la produzione, ma sembra quasi rafforzarla. Non c’è nulla di paradossale e ogni elemento viene riportato sullo schermo con grande cura ed attenzione.
Un Continuum Citazionistico: Il paradiso del fan service intelligente
Non me ne vogliate, ma mi sono preso la briga di utilizzare un termine che forse può stonare ai più italianisti tra voi. Però credo che sia il modo giusto per cominciare a spiegare l’essenza profonda di questo titolo. Parlo di un “continuum citazionistico”: sì, perché all’interno del gioco è presente ogni genere di riferimento possibile a qualsiasi opera legata all’epopea del difensore di Gotham.
I riferimenti alla cinematografia si sprecano, dai classici di Tim Burton – che hanno un peso importante e da cui il gioco attinge a piene mani – fino alla più recente trilogia di Christopher Nolan. Da questi si passa poi al mondo dei fumetti, con tante scene iconiche e, soprattutto, una miriade di costumi collezionabili che si rifanno proprio alle varie ere editoriali, oltre a tutta una serie di chicche legate al background dei personaggi. Infine, c’è la leggendaria serie animata degli anni ’90 da cui è stata ripresa una caratteristica non da poco come gli storici doppiatori che ci hanno fatto innamorare dell’uomo pipistrello da bambini, ma di questo parleremo più avanti.
Un esempio lampante di questa filosofia che permea in Lego Batman: Legacy of The Dark Knight si ha nei primi momenti della nostra avventura, quando ci troviamo catapultati in un museo in cui irrompono il Joker e i suoi scagnozzi. Vi dice qualcosa? Se la risposta è no, aggiungo che nel continuo della scena il Joker comincia a vandalizzare le opere d’arte al ritmo di “Partyman”. Per chi ancora non lo avesse focalizzato, si tratta della storica sequenza con Jack Nicholson nel Batman del 1989.

Il rispetto del mito: tra oscurità e dolcezza
Un altro mito da sfatare che aleggia attorno alle produzioni Lego è la natura della storia che si vuole raccontare: spesso la narrazione funge da mero pretesto comico. Non viene percepita come una parte integrante dell’esperienza, ma solo come un modo per permettere ai personaggi di interagire e creare situazioni assurde e divertenti. Anche in Lego Batman: Legacy of The Dark Knight per certi versi è così, ma ci sono delle diversità in verità assai più profonde.
TT Games utilizza la narrazione non come un unico filone lineare, in cui l’eroe deve semplicemente combattere contro il nemico principale dall’inizio alla fine. La storia di Lego Batman: Legacy of The Dark Knight è molto di più: ripercorre l’intera mitologia di Gotham. Vengono narrate le origini del Cavaliere Oscuro, ma anche quelle dei suoi comprimari e dei vari villain. Il tutto è ovviamente riproposto con un tatto diverso rispetto alle opere originali; sarebbe infatti impensabile ricreare fedelmente nel mondo Lego la drammatica nascita di Due Facce o il modo brutale in cui Bruce Wayne perde i propri genitori.
Nonostante questo compromesso, tutti i personaggi sono trattati con enorme rispetto. La rappresentazione è fedelissima e le storie dei singoli comprimari raggiungono un livello di profondità significativo: viene sviscerato il rapporto complesso e protettivo tra il commissario Gordon e sua figlia Barbara (Batgirl), la latente conflittualità che si viene a creare tra Batman e Robin, e infine si dà spazio ai villain. Oltre ai più blasonati Joker e Bane, viene concesso il giusto palcoscenico anche a personaggi meno altisonanti come Firefly e Kite Man, tratteggiati anche in questo caso con grande dignità.
In questo senso, una nota di merito va fatta a come gli sviluppatori siano riusciti ad unire la tipica dolcezza, ironia e delicatezza delle produzioni Lego, senza mai banalizzare o edulcorare eccessivamente persino i fatti più tragici e maturi della complessa storia del Cavaliere Oscuro.

L’eredità di Rocksteady incontra i mattoncini
Detto questo, parliamo di una delle scelte più chiacchierate nel periodo antecedente l’uscita del gioco. Gli ultimi titoli Lego, ma in generale gran parte delle produzioni odierne, disponevano di un roster di personaggi gigante, infinito in alcuni casi. Lego Batman: Legacy of The Dark Knight va nettamente in controtendenza. La scelta di limitare il cast a soli 7 personaggi giocabili si è rivelata un punto di forza azzeccatissimo.
La possibilità per il giocatore di muoversi all’interno di un roster decisamente più contenuto permette un maggior focus e una maggiore connessione empatica con ciascun eroe o villain. Saper gestire ognuno di loro e padroneggiare al meglio ogni particolarità che lo contraddistingue rende l’atto di selezionare un alter ego piuttosto che un altro un esercizio molto più stimolante rispetto al passato.
In questo senso lo snodo cruciale risiede nella varietà strutturale che i protagonisti offrono. Una varietà che non è data esclusivamente dal numero di skin estetiche di cui possiamo disporre, ma che è intrinseca al gameplay stesso. Ogni personaggio vanta un approccio specifico, con gadget unici e abilità particolari che permettono di affrontare le medime situazioni in maniera completamente differente a seconda di chi stiamo controllando.

L’eredità di Rocksteady incontra i mattoncini
Parlando di gameplay, bisogna fare un plauso al fantastico level design di Lego Batman: Legacy of The Dark Knight. La struttura del mondo di gioco è realizzata in modo decisamente convincente: presenta infatti una sezione Open World in cui potremo esplorare liberamente una Gotham non solo molto grande, ma anche caratterizzata divinamente.
La città è avvolta da una perenne pioggia e da una continua oscurità, un’atmosfera cupa smorzata magistralmente dai dialoghi comici e dai siparietti degli abitanti in pieno stile Lego. A questo si alternano poi le fases lineari che costituiscono le missioni principali, ottime per spezzare il ritmo dell’esplorazione proponendo qualcosa di più dinamico con tanti scontri corpo a corpo e fasi stealth.
Il sistema di combattimento è senza ombra di dubbio il fiore all’occhiello dell’intera produzione. Parliamo di una struttura geniale: TT Games è stata bravissima, e soprattutto intelligentissima, a prendere un sistema economico e iconico come il Free Flow – il combat system tecnico e dinamico della serie Arkham – e ad adattarlo in modo sublime al mondo dei mattoncini.
Questo adattamento presuppone, com’era ipotizzabile, una parziale semplificazione dell’originale; ciononostante, le sensazioni che si hanno pad alla mano sono esattamente le stesse di quando si giocava ad un capitolo della saga di Rocksteady.
Passiamo però, mio malgrado, alla nota meno lieta dell’esperienza: le fasi stealth. Non si tratta di situazioni realizzate male, voglio che questo risulti ben chiaro. La struttura delle aree è ben congeniata e le varie dinamiche che si possono creare grazie ai gadget le rendono comunque stimolanti.
Tuttavia, le ho trovate di difficile digestione all’interno dell’economia di gioco: mentre nella serie Arkham il piacere stava proprio nell’alternare fasi stealth calcolate a scazzottate furenti, qui ho prediletto di gran lunga le seconde. Questo mi ha portato più volte a ignorare deliberatamente la furtività a favore di un approccio decisamente più esplosivo e diretto.

Le voci della nostra infanzia: Balzarotti e Peroni sul trono
Nell’epoca moderna, quando si parla di un gioco bello graficamente, la stragrande maggioranza delle persone fa subito riferimento a una pulizia visiva che deve rasentare il fotorealismo.
In realtà, sono fermamente dell’idea che non sia necessario annullare lo spazio che divide il poligono dalla realtà per raggiungere l’eccellenza, e Lego Batman: Legacy of The Dark Knight ne è la prova lampante. Gotham è una gioia visiva: lo si nota nella gestione delle luci, nei riflessi della pioggia e nei dettagli della bagnatura sui singoli mattoncini che compongono gli edifici e i personaggi stessi.
Ma il vero colpo da maestro della produzione è senza dubbio il comparto audio. Oltre alla colonna sonora, che è un mix perfetto di tracce capaci di richiamare i film e la serie animata creando un effetto nostalgia potentissimo, a rubare la scena è un doppiaggio monumentale.
L’adattamento in italiano ha un’importanza che va ben oltre il valore puramente tecnico, toccando corde emotive impressionanti. Il ritorno delle voci storiche, su tutti Marco Balzarotti nei panni di Batman e Riccardo Peroni in quelli del Joker, è in assoluto la scelta vincente che consacra definitivamente l’opera, riportandoci dritti ai pomeriggi della nostra infanzia.
Conclusione
L’obiettivo ultimo che mi ero prefissato nel momento in cui ho messo mano alla tastiera per scrivere questa recensione, oltre a fornire un’analisi critica e dettagliata, era di smontare due grandi preconcetti legati a questa produzione.
Il primo, rivolto a chi lo liquida come “solo un gioco Lego” che non può competere con titoli considerati più maturi; il secondo, a chi accusa il gioco di usare il fan service spinto solo per nascondere magagne tecniche che – allerta spoiler – in realtà non esistono. Non fatico a dire che Legacy of The Dark Knight sia a tutti gli effetti il continuo della serie Arkham che i fan aspettavano da anni. Quindici ore di sola campagna principale sono una durata ottima per rivivere le emozioni di una saga che si piazza di diritto nell’olimpo videoludico.
In conclusione, Lego Batman: Legacy of The Dark Knight dimostra con assoluta fermezza che l’epica del Cavaliere Oscuro non ha bisogno del fotorealismo per colpire dritto al cuore. TT Games ha compiuto un vero miracolo di bilanciamento, confezionando un’opera dalla straordinaria doppia anima: da un lato si rivela una commovente, profonda lettera d’amore per i veterani cresciuti a pane e fumetti; dall’altro, si impone come un perfetto, accessibile e irresistibile trampolino di lancio per le nuove generazioni di eroi.
Non è solo il miglior gioco LEGO di sempre, ma Lego Batman: Legacy of The Dark Knight è il ritorno in grande stile del mito di Gotham che tutti stavamo aspettando. Un capolavoro imprescindibile da vivere fino all’ultimo mattoncino.
Non è solo il miglior gioco LEGO di sempre, ma il ritorno in grande stile del mito di Gotham che tutti stavamo aspettando. Un capolavoro imprescindibile da vivere fino all'ultimo mattoncino.
Pro
- Il "Continuum Citazionistico"
- Narrativa profonda e matura
- Roster limitato ma diversificato
- Doppiaggio italiano monumentale
Contro
- Fasi Stealth di difficile digestione