Lost Sea – Recensione

dubbiamente Lost Sea sostanzia appieno tutti i (pre)concetti solitamente associati alle opere videoludiche prodotte con un budget prossimo all’irrisorio. Risulta altresì inevitabile, however, rivolgere una discreta attenzione ai contenuti giocosi custoditi all’interno del codice binario del titolo, sommerso da un più che adeguato quantitativo di livelli, tutti contraddistinti da una forte componente esplorativa. Il cuore diLost Sea, questa radicata attitudine alla scoperta, finisce quindi per intrecciarsi con l’animo avventuriero dell’homo ludens, perennemente sospeso in una dimensione nella quale la momentanea soddisfazione procurata dalla fruizione di un’opera “mordi-e-fuggi” non riesce ad eliminare alcuni tarli che sviliscono il risultato finale conseguito da Eastasiasoft.

All’arrembaggio!

Iniziamo subito col dire che il primo impatto col gioco è abbastanza sincero: sin da subito si comprende di che pasta sia fatto questo action con visuale dall’alto. La grafica, innanzitutto, dimostra tutta la propria appartenenza ad un mondo nel quale le opere binarie vengono trainate mediante engine poco performanti e inadeguati a muovere un elevato numero di poligoni, asserviti tuttavia in maniera totale alla volontà dello sviluppatore che, intento a dipingere gli esotici isolotti di Lost Sea mediante l’utilizzo di vivaci colori e texture scarsamente dettagliate, riesce a donare al tutto un look comunque gradevole.

A livello di feeling, invece, occorre segnalare come l’azione su schermo scorra fluida e senza troppi intoppi. L’homo ludens apprende così i rudimenti del gioco prendendo parte ad un completo tutorial, in grado di accompagnarlo alla scoperta di un layout di comandi semplice e ben congegnato. La risposta agli input é precisa, un punto a favore per un lavoro che, in pratica, pone il giocatore al centro del proprio macrocosmo, spingendolo a visitare ogni mappa nel tentativo ultimo di depredare ogni environment dai propri tesori.


Il piacere della scoperta

Il fruitore verrà successivamente coinvolto in una serie di battaglie senza infamia e senza lode, sfruttando la materia grigia in occorrenza di semplici puzzle ambientali, adatti anche al giocatore meno esperto. L’esplorazione viene agevolata dall’introduzione di svariati partner reclutabili in-game, assieme ai quali raggiungere location altrimenti inaccessibili. Da sottolineare come ogni aiutante possa vantare skill precipue in grado di fargli perpetuare azioni dettate dalle capacità ereditate dal proprio corredo cromosomico.

Sebbene l’introduzione di tali compagni di avventura doni una certa profondità alla formula di gioco di Lost Sea, occorre sottolineare come l’intelligenza artificiale che li governa sia, a volte, sostanzialmente inadeguata: non saranno rare le volte durante le quali il vostro amichetto non riuscirà a seguirvi, rimanendo spalmato su di un ostacolo facilmente aggirabile.


Tiriamo le somme

Il difetto principale del gioco, che di fatto costringe il giudizio complessivo nell’ambito di una sufficienza piena, va ricercato nell’estrema ripetitività dell’azione: malgrado la generazione on the fly dell’isola sia procedurale, risulta palese come ciascun livello presenti poche differenze sostanziali rispetto al precedente e a quello ancora prima. Il sistema di crescita della propria nave e del personaggio, poi, incentiva il giocatore ad esplorare ogni anfratto della produzione binaria, andandosi però a schiantare con un’impostazione molto, forse troppo, improntata al grinding.

Lost Sea, con tutti i suoi limiti, rappresenta in fin dei conti una buona scusa per riprendere il pad in mano durante queste assolate giornate di Luglio, essendo maggiormente adatto ad una fruizione spensierata fra una partita a beach volley e l’altra, piuttosto che a lunghe sessioni di gioco.

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