Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty – Recensione Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty

..Metal Gear..?!

Era il 1987, e Hideo Kojima, allora solamente un game designer dilettante dalle idee all’avanguardia, rilasciava per l’MSX il primo episodio di una serie che sarebbe divenuta il punto di riferimento per ogni appassionato dei videogiochi d’azione. Il gioco proponeva meccaniche rivoluzionarie per l’epoca: piuttosto che affrontare i nemici a viso aperto eliminandoli a suon di proiettili, era indispensabile che il giocatore adottasse tattiche stealth (da qui il sottotitolo che la serie acquisisce col terzo episodio: "Tactical Espionage Action") per riuscire nell’impresa di sgominare il cattivo di turno, qui incarnato dal leggendario Big Boss e la sua organizzazione terroristica Outer Heaven.
15 anni dopo un Kojima decisamente più maturo dal punto di vista professionale tira fuori dal cilindro il quarto episodio della serie principale, l’oggetto di questa recensione, Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, che propone un nuovo protagonista: "Jack", nome in codice Raiden, che va a sostituirsi a Solid Snake nel ruolo di eroe della situazione. Molti fan della serie si sono detti scontenti della scelta di Kojima, ma il geniale autore, tramite la promozione del gioco (ogni trailer o screenshot mostrato al pubblico presentava come protagonista Snake ), non aveva fatto altro che anticipare le tematiche che avrebbe poi proposto nel gioco: il mondo è guidato da un flusso di informazioni controllato e, manipolando questo flusso, è possibile comandare il pianeta. Molti non capirono questa sua scelta, e si limitarono a etichettare il gioco come "fallimento", anche per colpa di una trama davvero molto complessa.
Passiamo ora ad esaminare gli aspetti tecnici del gioco.

La pelle del serpente

MGS2 appartiene alla prima generazione di giochi per PS2, è bene premetterlo. Nonostante ciò, la grafica che questo "secondo" capitolo sfoggia non è inferiore a molti altri capolavori per la medesima console: nonostante una piattezza di fondo che caratterizza gli ambienti, nel complesso i modelli dei personaggi e le animazioni sono estremamente ben realizzati, e riescono a offrire un esperienza realistica (nei limiti ovviamente della bizzarra trama). Durante il corso del gioco è inoltre possibile ammirare i modelli di mezzi di trasporto molti ispirati, che soddisferanno tutti i fan della tecnologia. In questi e in altri aspetti del gioco è possibile inoltre notare una certa cura nei dettagli: praticamente ogni elemento dello scenario è interattivo e/o distruggibile, cosicchè se siamo in una cucina e spariamo a della pentole di grandezza diversa, queste produrranno suoni diversi; se ci viene voglia di disinfestare un po’ il cielo, possiamo impugnare una delle innumerevoli armi a nostra disposizione e sparare ai gabbiani che volano sopra la struttura denominata Big Shell.

"It’s hard to say goodbye"

La colonna sonora del gioco non tradisce lo spirito della serie, offrendo principalmente temi stealth, sempre adatti alla situazione che si sta affrontando: se si è in stato di allarme, il sottofondo musicale sarà più concitato e ci metterà fretta; se invece la situazione è calma, il tema ci manterrà in costante allerta. Il tema principale del gioco, "It’s hard to say goodbye", è un pezzo di genere Jazz, e si tratta sicuramente di una scelta inaspettata da parte di Kojima, che ha sempre preferito sinfonie adatte agli scoppiettanti finali dei vari episodi della serie. Una scelta comunque interessante, che non mancherà di appassionare anche chi non ha mai giocato a un episodio della serie. Gli effetti sonori, dal canto loro, si fanno sentire: ogni elemento degli ambienti, interattivo e non, produce un suono diverso, a seconda se viene colpito con pistole, pugni, bombe, o qualunque cosa possa venirvi in mente. Da questo punto di vista, insomma, il gioco non delude.

La storia dei Patrioti

Due anni dopo l’incidente di Shadow Moses, Otacon e Snake sono diventati affiatati compagni, e hanno fondato un movimento per liberare il mondo dalla minaccia dei Metal Gear. Però, durante un’infiltrazione in una petroliera militare, in cui Snake si era introdotto per fornire al mondo le prove che il governo Americano stava fabbricando Metal Gear in serie, qualcosa va storto: un redivivo Revolver Ocelot prende possesso del prototipo del Metal Gear Ray e scappa, facendo affondare la nave. Snake scompare. Due anni dopo, in quello stesso luogo sorge un’enorme struttura per la purificazione delle acque denominata Big Shell: dei terroristi ne hanno preso possesso, rapendo così anche il Presidente degli Stati Uniti; per liberare gli ostaggi vogliono quaranta miliardi di dollari, oppure scateneranno delle esplosioni nucleari in tutto il mondo. Ovviamente il governo non è disposto a trattare con dei malavitosi, e manda sulla scena Raiden, un agente novellino appena uscito dall’addestramento. Il compito di Raiden sarà quello di salvare gli ostaggi ed eliminare i capi dell’organizzazione, ma, seppur aiutato da un redivivo Solid Snake, non sarà così facile..
A un primo acchito, la trama sembra tipica di un gioco del genere spionistico, ma andando avanti col gioco ci si rende conto che Kojima ha messo al fuoco molta più carne di quanto forse lui stesso si aspettava: descriverla nella sua interezza è impossibile, ma si tratta certamente dell’opera massima del genio Giapponese. 

Un serpente non striscia soltanto

Sia Raiden che Snake possono compiere varie mosse: scattare in avanti, eseguire combo, guardarsi attorno; senza menzionare il fatto che fanno un uso smodato di armi all’ultimo grido: durante il corso del gioco avrete a che fare con ogni di tipo di nemico (vi capiterà persino di dover abbattere un elicottero!) e per riuscire ad arrivare in fondo vi sarà necessario usare ogni risorsa a nostra disposizione. Eccoci quindi a tirare fuori bazooka, pistole silenziate, mitragliatori..e molto altro! La varietà del gameplay è assicurata anche dalla formazione dei vari ambienti: per raggiungere un certo posto sarete costretti ad appendervi a una ringhiera, mentre strisciare sotto una grata vi sarà indispensabile per raggiungere certi oggetti.

"Building the future and keeping the past alive are two and the same thing"

Il gioco, insomma, è sicuramente un "must have" per tutti i fan della serie, ma non è sconsigliato neanche a che desidera avvicinarsi alla serie per la prima volta: nonostante la presenza di numerosi riferimenti all’episodio precedente, il protagonista nuovo di zecca ne assicura una facile comprensione. Segnaliamo inoltre l’edizione speciale del gioco: Substance, che presenta contenuti inediti e modalità di gioco aggiuntive.

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